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It di Andrés Muschietti: fallimento o successo?

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It _ Capitolo dueQuando era stato annunciato un film su It di Stephen King, si erano espressi dei dubbi sulla bontà e la riuscita della pellicola: a visione effettuata, il lavoro di Andrés Muschietti li ha confermati o li ha dissolti?
Si può dire che in alcuni tratti, dove è rimasto fedele al romanzo, il film funziona e riesce bene nel suo intento. Alcune scene sono state mantenute rispettando lo spirito del libro, come quella l’attacco della statua del boscaiolo oppure, molto bella, come quella dove i cinque Perdenti sopravvissuti, usciti da sottoterra, si rispecchiano in una vetrina e si rivedono tutti e sette, compresi i due che sono morti; nel libro non è proprio così, dato che sono in quattro a uscire da sottoterra e a rispecchiarsi sono in sei, però il senso della scena viene mantenuto. Molto apprezzato che It – Capitolo due si sia concentrato sulla memoria, un tema molto importante del libro, e sull’affrontare un passato che si è preferito dimenticare. Molto somigliante al romanzo il ritorno alla vecchia casa di Bev, dove scopre, dall’anziana signora che vi vive, la morte del padre con cui aveva rotto i rapporti; una delle scene meglio riuscite del film, con la parte della vecchia che è in cucina che fa finire un poco di strizza (anche se ricorda moltissimo una scena di Il sesto senso). Stessa cosa vale per la scena che dà il via alla seconda parte dell’opera, che ricalca praticamente in tutto l’omosessuale pestato da un gruppo di giovani e buttato giù da un ponte, dove It sulla sponda del fiume lo azzanna sotto un’ascella.
La storia non è più ambientata nel 1957-58 e nel 1984-85, ma viene traslata nel 1988 e nel 2016, il che non è negativo, anche se questa sembra più una trovata per sfruttare l’effetto nostalgia degli anni 80 che tanto va di moda da qualche tempo e seguire l’onda del successo di opere come Stranger Things.
Questi sono solo alcuni esempi per far capire che ci sono delle cose buone nel lavoro di Muschietti.
Tuttavia, i due capitoli diretti dal regista hanno delle pecche non da poco, che vanno a tradire quanto letto nel libro. Se strizzare l’occhio agli anni 80 poteva essere una scelta furba per accaparrarsi più pubblico, far divenire Richie un omosessuale segretamente innamorato dell’amico Eddie è una paraculata per avere l’appoggio della comunità LGTB e adeguarsi a un politicamente corretto che va tanto di moda (ma che in fondo nasconde una certa ipocrisia, dato che i fatti non seguono le parole tanto ben pronunciate). Di per sé, la scelta di un amore non dichiarato verso un amico non è sbagliata, ed è anche fatta bene e ben riuscita, ma la si critica perché nel romanzo le cose non stanno così e certe furbate (strizzare l’occhio agli omosessuali per avere il loro consenso) non sono poi così furbe, dato che ci si accorge subito del loro fine. D’accordo che si tratta di un prodotto commerciale e deve raggiungere il maggior mercato possibile, ma occorre anche rispettare la storia su cui si basa il film.
In It – Capitolo due viene aggiunto un personaggio secondario, un bambino, che sta rivivendo quello che hanno passato i Perdenti da piccoli: Bill cerca di salvarlo, ma It lo uccide e lui parte da solo per sconfiggere il mostro e non mettere in pericolo gli amici. Una scelta un po’ forzata e anche un po’ patetica, dato che solo con l’unione si può sconfiggere la malefica creatura.
E parlando di sconfiggere It, il modo in cui avviene fa scadere il film. D’accordo che non era facile mostrare il rituale di Chud (anche nel romanzo è difficile capire come quel “mordersi la lingua a vicenda” servisse a sconfiggere il mostro), però come avviene nel film è davvero ridicolo (anche eliminare la Tartaruga e mettere gli indiani per scoprire il rituale lo è). Come è ridicolo il modo in cui viene sconfitto dai Perdenti la prima volta.
Nel romanzo, la vittoria dipendeva in qualche modo dalla forza con cui credevano i Perdenti in qualcosa: in questo c’era un che di magico che era legato all’immaginazione di quando si è bambini. Nel libro, i Perdenti riescono a sconfiggere It da bambini perché quando è nella forma di lupo mannaro sono convinti che con l’argento (l’arma per sconfiggere i licantropi secondo la tradizione) lo si possa eliminare, e questa convinzione è l’arma che li aiuta a vincere (It è sottoposto alla regola che essendo licantropo può essere ferito e ucciso dall’argento: come le paure dei bambini sono la sua forza, così le loro convinzioni sono la sua debolezza).
Nel primo film invece, It da mostro davvero temibile viene ridotto a un essere che è sconfitto venendo preso a calci e bastonate.
Nel secondo film le cose vanno ancora peggio: It viene ridotto all’impotenza a suon di insulti, così gli si può strappare il cuore e farla finita una volta per tutte (peccato si siano dimenticati delle uova che aveva deposto…).
Altra cosa poco apprezzata è che la moglie di Bill e il marito di Bev facciano solo una comparsata nella pellicola, mentre invece hanno un ruolo più ampio nel romanzo. Anche la scelta di fare sì che Mike se la cavi con poco dall’attacco di Henry Bowers e possa unirsi allo scontro finale lascia un poco desiderare, togliendo non poco pathos (nel romanzo sono solo in cinque a scendere nelle fogne per affrontare It).
E poi, c’è il finale. Per due volte viene detto che i finali dei romanzi scritti da Bill non piacciono, specchio delle critiche ricevuto da King su alcuni suoi lavori. Il finale del libro, può essere triste, ma in un certo senso è anche giusto: i Perdenti vedono scomparire la cicatrice sulla mano con cui avevano giurato di tornare se It fosse ritornato, ma cominciano a dimenticare quello che è successo, scordandosi gli uni degli altri man mano che si allontanano. Non c’era bisogno di cambiarlo. Ma chissà perché, nel Capitolo due si è ritenuto di dare più spazio alla speranza e meno alla malinconia e pertanto i ricordi rimangono. Pure la lettera scritta da Stan prima di suicidarsi e spiegare il perché l’ha fatto è una forzatura che stride con la vera natura del gesto del Perdente mancate (Stan, il più razionale del gruppo, non riesce a reggere al pensiero di dover di nuovo affrontare qualcosa d’irrazionale come It, preferendo la morte al confrontarsi di nuovo con l’incubo tornato dal suo passato; altro che essere di aiuto al gruppo).
I due film di Muschietti hanno qualche buono spunto, ma per lo più si rivelano opere riuscite a metà, che scivolano su diverse parti importanti. Un peccato, perché It aveva (e ha) tanto da dire, anche se è davvero difficile mettere su schermo un’opera del genere.

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