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Il cane che guarda le stelle

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Il cane che guarda le stelleIl cane che guarda le stelle: indica una persona che desidera ciò che non può avere, dall’immagine di un cane che continua a osservare le stelle con smania.
Con questa frase si apre Il cane che guarda le stelle di Takashi Murakami, manga in due capitoli che vede come protagonisti due uomini e i loro cani (attenzione: a seguire spoiler). Nel primo capitolo, che dà anche il nome all’opera, viene narrata la storia di Happy, fin da quado viene adottato da una bambina (era stato abbandonato per strada in uno scatolone con il fratello): viene accudito, sfamato e fa il suo particolare incontro con il padre di famiglia. Nonostante un inizio non dei migliori, è proprio l’uomo quello che lo accudisce di più e cui più si lega: fanno sempre lunghe passeggiate insieme, e papà (come lo chiama Happy) parla molto. Happy cresce all’interno di un gruppo famigliare come tanti, le giornate che si susseguono tranquille e piacevoli: a Happy basta poter stare con la sua famiglia. Ma le cose cambiano. La bambina cresce e diventa un’adolescente ribelle che quasi non si cura più di lui. Papà perde il lavoro e si ammala di cuore. La moglie, visto quello che è successo al marito, chiede il divorzio e si rifà un’altra vita. Costretto a vendere la casa e a dare una buona parte dei soldi alla moglie, all’uomo rimane solo un furgone, poche cose e Happy; così decide di andare a sud, dove è nato, iniziando un lungo viaggio assieme al cane. Il loro viaggio si svolge lungo la costa e appare spensierato, ma dietro la spensieratezza si nasconde il carico di dolore e solitudine di un uomo abbandonato nel momento di maggior difficoltà, a cui è rimasto vicino solo il cane, che lo ama in modo sincero, disinteressato, contento semplicemente di potergli stare accanto. Le cose non vanno però per il meglio: l’uomo aiuta un bambino in difficoltà, ma mentre dorme questo gli ruba tutti i soldi e fugge. Happy deve subire un intervento d’urgenza per calcoli renali, costringendo l’uomo a vendere le poche cose che ancora aveva per curarlo. Ormai senza più niente, se non il furgone e pochi spiccioli, i due raggiungono la loro meta, vivendo in auto nei pressi di un campeggio dei resti lasciati dai campeggiatori e di quello che la natura ha da offrire. Le condizioni dell’uomo peggiorano, fino a portarlo alla morte. Happy gli rimane al fianco per mesi, vivendo di quel che trova, non capendo quel che è successo, fino a quando anche per lui giunge il suo momento, addormentandosi ai piedi dell’uomo per sempre, con un finale che ricorda quello del film Hachiko.

Il secondo capitolo (I girasoli) vede come protagonista Okutsu, un assistente sociale che deve occuparsi del caso di un uomo trovato morto in un’auto abbandonata in un campo (come si può ben capire, la storia è legata al capitolo precedente). Okutsu, cinquantenne, vive solo nella vecchia casa lasciatagli dai nonni, dai quali è stato cresciuto: si prende cura della loro vecchia auto e del campo di girasoli che il nonno aveva piantato per allietare la moglie malata costretta a letto; girasoli che ogni anno porta sulla loro tomba. Il fatto di aver trovato anche un cane, anch’esso morto, vicino all’uomo deceduto, fa tornare alla mente a Okutsu il cane che il nonno gli aveva regalato dopo la scomparsa della nonna, così che non fosse solo una volta che anche lui se ne sarebbe andato. Ripensando al passato, l’uomo è colto dai sensi di colpa per non aver passato molto tempo con il suo cane, trascurandolo, senza che però mai il cane gliene facesse una colpa, ma essendo sempre felice del poco tempo che passava con lui. Proprio il cane di Okutsu dà il titolo all’opera di Murakami, perché gli piaceva stare seduto a fissarle: è il ricordo di lui spinge Okutsu a scoprire la storia dell’uomo morto, senza però successo: il deceduto ha fatto in modo che non si potesse risalire a lui, così da non poter essere riportato indietro. Okutsu, colpito dal senso di colpa per non aver accudito meglio il suo cane e dalla fedeltà di Happy, porta sulla sua tomba (posta vicino all’auto che non può essere rimossa per le difficoltà a raggiungerla) le ceneri dell’uomo cremato, così che possano essere vicini nella morte come lo erano stati in vita, e un girasole. Dall’anno seguente, c’è un’altra tomba circondata da girasoli durante l’estate.

Il cane che guarda le stelle è una storia dolce, toccante, che sicuramente sarà apprezzata da chi ama gli animali, ma anche da altri perché in tono leggero ma profondo affronta temi come l’abbandono, la solitudine, la perdita, e fa riflettere come gli esseri umani possano essere egoisti, meschini e capricciosi, feroci nel dare giudizi, al contrario dei cani, che si affezionano alle persone senza badare al conto in banca, a come ci si veste, a quello che si ha, contenti di avere un po’ di attenzione e che gli si dedichi un poco del loro tempo. Un affetto sincero che fa quasi sentire in colpa. Il cane che guarda le stelle è una storia bella ma triste, a tratti commovente, con un tratto di disegno semplice, non ricercato, ma efficace. Una piccola perla la cui lettura è consigliata, anche se può far venire un po’ di magone.

1 commento per Il cane che guarda le stelle

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