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Tagli, precariato, perdita

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La sparata di Brunetta su come i precari siano la rovina dell’Italia ha fatto il giro della nazione, facendo levare polemiche e innescando una serie di reazioni che si conoscono bene. Al ministro gli si potrebbe obiettare che se ci si trova in questa situazione la colpa è della legge Biagi, voluta e sponsorizzata dal governo cui appartiene, e del voler puntare sulle società interinali, creando instabilità e sfruttamento, non flessibilità e arricchimento.
Un sistema che ha rovinato, non migliorato, il mondo del lavoro, ma soprattutto ha colpito le persone, impoverendole (salari bassi, minimi e minor contributi pensionistici) e angustiandole (il proprio valore è nullo, si è solo numeri che possono essere sostituiti e accantonati in qualsiasi momento, ricattabili in quanto se non si obbedisce completamente al volere della ditta non si viene riconfermati). Con un tale modo di lavorare l’individuo non ha modo di fare alcun tipo di progetti, gli sono precluse molte strade, tra le quali anche quella dei sentimenti; sgradevole a dirsi, ma in questa società, privi di soldi, si è preclusi alla vita sociale e alla possibilità di creare una famiglia, anche solo stare insieme a un’altra persona.
Disagi molto gravi dei quali i politici se ne fregano, dato che il loro conto in banca è ben alimentato proprio dalle persone che tanto denigrano, disprezzano. Politici che sono dimentichi di come sia la popolazione a mantenerli in una certa posizione e non sia certo per merito loro.
Queste uscite dei ministri scelti dal governo sono solo parole che servono a distogliere l’attenzione dai fatti importanti: perché mentre infervora la polemica, pochi sanno che 1800 lavoratori interinali sono stati licenziati dall’INPS per effetto dell’ultima legge finanziaria; un numero ingente di posti di lavoro persi a causa dei tagli alla pubblica amministrazione imposti da Tremonti. Questo non comporterà solamente un maggior numero di persone cui lo stato si dovrà far carico con l’indennità di disoccupazione, ma significa impantanare il sistema che l’ente gestisce, perché nessuno prenderà il posto delle persone licenziate. E anche se questo avvenisse ci sarà una perdita qualitativa del servizio, dato che tali lavoratori avevano acquisito un’esperienza pari a quella dei dipendenti stabili.
Privati di questa forza lavoro ci saranno rallentamenti e peggioramenti nell’erogazione del servizio, perché non ci saranno più le persone preposte a occuparsi delle pratiche d’invalidità civile o alle indennità di disoccupazione.
Di fronte a questo stato delle cose, il governo non fa niente e non mantiene, come ormai d’abitudine,le promesse e gli impegni di cui si era fatto carico. Un governo che fa tagli credendo che così si possa risparmiare non dovendo più pagare stipendi a un certo numero di persone; ma quello che crede essere un guadagno è in realtà una rimessa, dato che grazie all’operato dei licenziati nelle casse dell’INPS erano confluiti 250 milioni di euro in due anni e che senza di loro non si verificherà più, anzi le uscite aumenteranno visto che si è costretti a pagare la disoccupazione a persone che non potranno più creare un utile.
Inutile dire che con questo andazzo l’istituto andrà in perdita.
Ogni giorno che passa, ogni azione del governo, porta rovina al paese: quante prove occorrono ancora per far aprire gli occhi e spingere la gente a volere il cambiamento?

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