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Il Porcellum del lavoro, ovvero instabilità, precariato, caporalato e sfruttamento.

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Distolti come si è da notizie che sono specchietti per le allodole, l’attenzione si concentra su omicidi resi torbidi e tirati per le lunghe per essere sotto i riflettori, macchine del fango, bunga bunga vari di politici, vip, calciatori e quanto può portare lontano dalla realtà. Senza contare che il sistema creato vuol far vedere un mondo perfetto, fatto di luci e sorrisi e ottimismo a fiumi, dove tutto va bene.
Tutto una facciata, sepolcri imbiancati, sono parole passate attuali nel presente che li giudicano: all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Uno dei problemi da riconoscere e affrontare è questo: si è perso contatto con la realtà. La si vuole evitare, tenerla lontana, perché riconoscerla, significa riconoscere gli errori fatti e la responsabilità di essere fautori della situazione in cui ci si trova.
Una fetta di questa realtà è il mondo del lavoro, una giungla intricata, quando non un vero e proprio inferno, dove si sta tornando al livello di schiavi.
Anni fa è stata immessa, appoggiata e pluripubblicizzata la flessibilità, dicendo che era il futuro, il modo d’avanzare; le società interinali sono sorte come funghi, considerate manna dal cielo. Dopo poco più di un decennio, ma molti l’avevano capito subito, ci si trova a fare i conti con instabilità, precariato e caporalato, si è perso qualità nella realizzazione del prodotto e si è perso dignità. Si è costretti ad accettare di tutto per avere un posto di lavoro, perché ci si deve realizzare, si deve scalare la piramide per arrivare in cima e dimostrare che si è persone di valore.
Si è sfruttati, questa è la verità; il resto è illusione.
A trent’anni se si perde il posto si è quasi fuori dal mondo del lavoro perché non più in età di contratti d’apprendistato, perché si diventa un costo, non si è una risorsa; a quaranta e a cinquanta meglio non parlarne. Fino a poco tempo fa l’esperienza era un elemento ricercato, le ditte si contendevano persone che avevano maturato e sviluppato una buona professionalità; ora viene liquidata con disprezzo, contano solo i tagli e il risparmio economico.
Per tanto si è accettato questo modo di fare e lo si accetta ancora.
Ma qualcuno ha cominciato a dire basta. Ognuno lo fa nel modo che preferisce, come in questo caso (da guardare quest’intro : con ironia esprime con chiarezza il concetto; date un occhio anche alle varie pubblicità).
Ne parla anche Repubblica con questo articolo .
Qualcuno storcerà il naso per questa iniziativa, la riterrà un modo per attirare attenzione, avere visibilità, un moto gogliardico e nulla più. Resta il fatto che quanto è sbagliato, come il mondo del lavoro attuale, va giudicato, mostrato, condannato e fatto sì che non più esista.

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