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Rejoicie - Una storia del primo contatto

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RejoiceRejoice è un’opera di fantascienza scritta da Steven Erikson, famoso per la saga Il Libro Malazan dei Caduti. Come viene spiegato fin dalla prima pagina nella nota per il lettore, il titolo originale Rejoice – A Knife to the Heart fa riferimento a due passi del Vangelo: il primo (Lc 1, 28) riguarda la sena dell’Annunciazione, con l’angelo che dica a Maria “Rallegrati!”, il secondo (Lc 2,35) fa riferimento alla profezia di Simeone in cui rivela che suo figlio sarà fonte di rovina e risurrezione per molti in Israele, una contraddizione perché vengano rivelate molte verità tenute nascoste, e che questo ferirà anche lei. Tale nota serve per comprendere qual è lo spirito di Rejoice: la venuta di un cambiamento portato da qualcuno che è salvifico di cui c’è da rallegrarsi, ma non per questo facile da accettare e attuare, dato che questo per molti risulterà essere la fine del modo di vivere che hanno conosciuto.
Rejoice altro non è che una storia del primo contatto tra umani e alieni. Niente extraterrestri strani e scontri alla Independence Day. Niente alla E.T., Alien e compagnia bella. Gli alieni ci sono ma non si vedono mai, mandando avanti un’intelligenza artificiale chiamata Adam che rapisce una scrittrice di fantascienza, Samantha August, perché faccia da ambasciatrice per gli alieni presso i popoli della Terra. Perché proprio una scrittrice di fantascienza e non un politico, uno scienziato o qualcun altro?
La risposta è perché serve qualcuno capace d’immaginare; sì, l’immaginazione, così bistrattata da un mondo che si fa sempre più appiattito e vuole che la gente pensi sempre meno, è la chiave per dare agli essere umani una possibilità per il futuro. Questo è uno degli elementi su cui la triade di civiltà aliene intervenute sulla Terra punta, come Adam rivela a Samantha. Ma gli alieni non sono venuti per rendere più consapevoli gli essere umani, questo è solo un evento secondario della loro venuta: quello primario è salvare l’ecosistema della Terra, la cui più grande minaccia è l’umanità stessa. Per questo tutte le forme di sfruttamento del pianeta vengono bloccate, ogni forma di violenza viene fermata; niente più guerre che devastano paesi e popolazioni, ma nemmeno più violenze private: nessuno può più fare male a qualcun altro. Senza l’uso della forza bruta, presto cessano le minacce e le varie nazioni si ritrovano inermi; senza la violenza tutta l’umanità rimane sconvolta, costretta a trovare un modo diverso di fare e di vivere.
Gli alieni non sono venuti però solo a fermare l’umanità: sono venuti a dargli una possibilità. Malattie e dipendenze spariscono, così come la fame: nessuno viene più dimenticato, tutto hanno quello di cui necessitano per vivere. Un’era dell’abbondanza si prospetta per l’umanità.
Ma il cambiamento può spiazzare e far paura perché quando un mondo crolla si crea un vuoto che non si sa come riempire. Privati dei sistemi finora conosciuti (capitalismo, consumismo, le varie modalità di governo), gli esseri umani si trovano fermi, senza sapere come agire; ancora una volta gli alieni intervengono dandogli i mezzi, la tecnologia, per creare qualcosa di nuovo, per avere dei nuovi obiettivi.
Tuttavia ci sono delle resistenze che si oppongono al cambiamento, soprattutto da coloro che si erano arricchiti ed erano divenuti potenti con il sistema che così a lungo aveva dominato sulla Terra e sui popoli. Sprezzanti imprenditori, spietati opportunisti, arroganti presidenti, cercano ancora di condizionare le persona con le loro macchine del fango screditando quanto stanno facendo gli alieni.
Ma fa davvero bene al cuore, alla mente, allo spirito, vedere presidenti, imprenditori, politici, ricchi, tutti coloro che avevano dettato legge creando un sistema competitivo che premiava pochi e schiacciava tanti, perdere tutto il loro potere e divenire inermi, essere un nulla che non viene più considerato e non ha più nessuna influenza. Fa bene vedere le loro menzogne svelate. Fa bene vedere una prospettiva futura per le persone, avere un sistema equo dove c’è posto per tutti.
Soprattutto fa bene riavere speranza, perché per quanto dicano in tanti, ormai essa era andata perduta perché ormai la Terra e i suoi abitanti senza un intervento esterno erano perduti.
Rejoice è un libro di grandissima intelligenza: fa una disamina lucida della società attuale mettendo in mostra i suoi problemi. Tanti sarebbero i brani da riportare perché davvero ricchi di spunti di riflessione, ma si corre il rischio praticamente di dover postare l’intero libro. Non ci si aspetti d’incontrare scontri intergalattici o azioni clamorose: i fatti avvengono ma senza sensazionalismi, cui si può assistere solo con calme, fermandosi a riflettere, quello che per tanto tempo è mancato all’umanità.
Chi ha già avuto modo di leggere lavori di Erikson troverà in Rejoice uno stile meno difficile rispetto alla serie fantasy, ma dove è ben evidente lo sguardo attento e profondo dell’autore sulle tematiche affrontate, con dialoghi tra i personaggi che sono un confronto che l’umanità dovrebbe avere con se stessa.
Un’ottima lettura che mostra gli errori umani fatti nel creare sistemi destinati al fallimento, ma che lascia anche speranza. Magari non una delle opere più commerciali del mercato, ma un’opera di cui in questo momento si ha bisogno e che andrebbe letta dal maggior numero di persone possibili.

2 comments to Rejoice – Una storia del primo contatto

  • Be’, senz’altro è interessante, e devo dire che può essere uno stimolo leggere Erikson in qualcosa di più accessibile della serie del Libro Malazan dei Caduti.

    Butto però lì un’incertezza… perché così tanti scrittori di fantascienza devono mettere un valore salvifico nell’incontro con gli extraterrestri? Saggi, disposti a dare una mano, loro hanno capito tutto, loro ci spiegano i nostri errori.
    Chissà cosa abbiamo fatto di male per essere l’unica razza che sbaglia tutto nell’universo?
    Comunque magari lo leggo…..

    • Sì, è più accessibile della saga Malazan.
      Non so perché si scelga di vedere gli alieni in questa maniera, forse perché c’è bisogno di avere qualcuno che risolva i problemi che abbiamo creato: visto che non ce la si fa da soli, si aspetta l’aiuto esterno. Una storia vecchia come l’uomo, molto usata nelle religioni. Visto il periodo, una storia con un po’ di speranza ci vuole; ma una speranza intelligente, non come quella cosa “dell’andrà tutto bene” che imperversa ora (andrà tutto bene proprio un bel niente).

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