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Non sempre la realtà è ciò che appare

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Spesso le apparenze inganno e altrettanto spesso, dietro una facciata, si nascondono verità che non si sospettano. Quanto di ciò che si vede è apparenza e quanto è realtà? Difficile dirlo, almeno per chi si sofferma solo alle apparenze: saper cogliere le sfumature e soprattutto vedere oltre la facciata non è una qualità che tutti riescono a raggiungere. In alcuni individui può essere una capacità innata, altri possono svilupparla con la pratica o vivendo certe esperienze; di certo quando questo si verifica cambia il modo di guardare, come se si acquisisse una seconda vista. E allora nuove realtà si aprono davanti agli occhi: mondi nuovi, come se si capitasse in un pianeta alieno tanto è forte lo spaesamento di fronte alla verità che ci si para davanti. Perché dietro la facciata edulcorata di un mondo d’apparente pace ed equilibrio può celarsi una fossa di cadaveri o la distesa dell’inferno. Sepolcri imbiancati, si sarebbe detto in passato, all’esterno belli da vedersi, ma dentro pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Molti sono davvero convinti, e così vogliono far credere per tirare acqua al loro mulino, che questo sia il mondo migliore, l’Eldorado, fare di una menzogna un’illusione nel quale imprigionare le persone. Ma se le persone potessero vedere, se gli cadessero le squame che hanno sugli occhi, sarebbero ancora disposte a sottostare a certe regole? Sarebbero ancora inermi strumenti, fautori inconsapevoli di un mondo da incubo che alimentano con le emozioni e le emanazioni che scaturiscono da pensieri, parole, azioni? Perché tutto, anche il fattore più insignificante interagisce con il grande corpo che è la vita. Anche se non si vede.

La città gli faceva questo effetto. Cresciuto nella campagna e negli spazi aperti, i centri urbani lo soffocavano. Non riusciva a capire come tante persone riuscissero a viverci: era Caos, frenetico e senza senso. La gente si muoveva in continuazione, senza uno scopo, senza dare un senso all’esistenza; tanti ingranaggi che non sapevano cosa facevano funzionare.
Perciò nel passato era stato un sollievo allontanarsene, lasciare un luogo in apparenza splendente, ma che in realtà celava una gran miseria.
Anche adesso, con gli occhi chiusi, poteva vedere la realtà che si celava sotto la superficie: un mondo in cui s’aggiravano spiriti smarriti, vaganti senza meta, lo sguardo perso nel vuoto, girovagando per strade con edifici grigi e smunti, le pareti sciatte e trascurate. Vicoli sporchi, pieni di crepe in cui s’insinuavano spiriti del sotterfugio, della menzogna; piazze pullulanti di grossi spiriti accidiosi, boriosi nell’essere scialbe melme tremolanti e sbavanti.
La città era un deserto d’alte pietre, popolato di fantasmi tristi e tetri; persino in pieno pomeriggio il cielo era uggioso e crepuscolare.
Pochi erano i luoghi splendenti in Hatieven. Anche i palazzi che la gente credeva oasi idilliache erano specchi deformanti: dall’altra parte del confine si trovavano solo paludi stagnanti abitate da presenze striscianti e parassitarie.
Chissà se la popolazione avrebbe ritenuto ancora di vivere in uno dei migliori posti del mondo se avesse avuto la possibilità di vedere con i suoi occhi. Non che fosse così solo Hatieven: tutte le città lo erano e la gente si ostinava ancora a viverci, intristendosi e angustiandosi l’esistenza.
Non sarebbe mai riuscito a capire quella scelta di vita e non sarebbe stata l’unica cosa.

2 comments to Non sempre la realtà è ciò che appare

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