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L’Ultimo Potere – Preludium – IV Scintilla - Parte I

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Nella brezza della sera, venuta a dare refrigerio dopo l’afa del giorno, i due uomini se ne stavano seduti nella veranda, il loro dolce far niente accompagnato dal fruscio delle piccole palme poste ai quattro angoli.
Sprofondati sui soffici cuscini posti sulla panca di legno, se ne stavano con i piedi appoggiati sulle sedie prese da un tavolo a fianco. Rimasti gli unici avventori del pub, sorseggiavano distrattamente il drink, lasciando che i cubetti di ghiaccio si sciogliessero e l’acqua andasse ad allungare il liquido ambrato, permettendo di essere centellinato più a lungo. La notte era ancora giovane e non volevano saperne di ritirarsi.
Appoggiato sull’angolo del tavolo, un giornale se ne stava in bilico con le pagine arricciate agli angoli, abbandonato come un cane.
«Hai sentito?» Disse annoiato l’uomo in camicia bianca con una collana di grosse placche d’oro al collo. «Hanno trovato lo stupratore della ragazza.»
«Lo scopri solo adesso?» Il compagno alzò un sopracciglio «E’ in galera da più di un mese.»
«No, no, quello che ti sto dicendo è un’esclusiva: ci sono nuovi risvolti nella vicenda.» Precisò l’altro.
«Che genere di risvolti? La vicenda ormai è conclusa: fra qualche giorno ci sarà il processo.»
«E il giudice dovrà acquisire i nuovi elementi del caso.» Proseguì l’uomo in camicia bianca, rianimandosi dal tedio in cui era stato fino a quel momento. «La ragazza stuprata si è svegliata dal coma e ha parlato con la polizia, rivelando l’identità dell’aggressore.»
«E salterà fuori che l’aggressore non è il pezzente che adesso è dietro le sbarre.» Scrollò il capo con un sorrisetto sardonico, facendo tintinnare i grossi orecchini che portava.
«Esatto.»
«Certo che è lui.» Sbottò alterato l’uomo dalla maglietta con brillantini viola. «Altrimenti la polizia non l’avrebbe arrestato.»
«La polizia l’ha arrestato per evitargli un linciaggio: lo sai che i suoi parenti sono stati massacrati da una folla impazzita solo perché non erano riusciti a trovarlo.» Precisò l’uomo con la camicia.
«Bah, voci da parrucchiere: in realtà non è successo nulla, nessuno s’è fatto male. C’è stata solo una civile manifestazione di protesta perché la polizia non faceva nulla per arrestare il colpevole, pur conoscendone l’identità. Tutto qui.»
«Invece i fatti sono andati come ti ho detto.»
«Bah, sciocchezze.» L’opposizione fu liquidata con fastidio.
«Non sono affatto sciocchezze.» Protestò l’uomo con la camicia. «Comunque, ritornando al punto dal quale siamo partiti, c’è la testimonianza della vittima che spiega come sono andate realmente le cose.»
Il compagno sbuffò. «E chi sarebbe allora il colpevole?» Chiese per accontentare l’amico.
«Il figlio del capo della città e i suoi amici.» Compiaciuto, osservò la reazione di sorpresa che le parole avevano suscitato. «Secondo la versione dei fatti data dalla ragazza, stava terminando il turno di lavoro quando i colpevoli sono arrivati alla palestra e hanno cominciato a infastidirla. In principio ha creduto che stessero scherzando, anche se un po’ pesantemente, ma quando ha tentato di farli andare via perché doveva chiudere la palestra, i ragazzi si sono messi a ridere e l’hanno trascinata nella palestra, strappandole i vestiti e violentandola a turno. Quando ha cominciato a urlare, è stata colpita da un peso alla testa e ha perso conoscenza; da quel momento in poi hanno potuto farle tutto quello che volevano. Praticamente hanno fatto un festino, dato che dietro si erano portati anche della droga, come se avessero progettato tutto; magari non si aspettavano che lei dicesse di no.»
«E chi ti ha detto tutte queste cose?» Chiese sospettoso il compagno.
«C’è un articolo sul giornale.»
«Bah.» La notizia fu liquidata con un cenno come se fosse una mosca fastidiosa. «E dai ascolto ai giornali? Scrivono pettegolezzi per attirare l’attenzione; imbrattano pagine per fare scalpore e così aumentare le vendite. Le loro fonti non sono mai attendibili, non sono verificate. Cosa credi che possa fare più clamore, un reato commesso da un barbone, un reietto della società, oppure da una delle persone più in vista della città? Quindi è logico che la notizia apparsa sul giornale non può essere che una menzogna.»
L’uomo con la camicia bianca non era convinto. «La dovizia dei particolari dati dalla ragazza non può essere fonte d’invenzione e ci sono indizi che confermano la sua versione di fatti.»
«Quali indizi?»
«La ragazza ha lottato prima di perdere i sensi, graffiando il figlio del capo: sotto le sue unghie sono state riscontrate tracce di sangue ed epidermide. Inoltre nelle parti intime sono state trovate abbondanti tracce di liquido seminale: il controllo del dna ha dato conferma che appartengono al figlio del capo.»
«Cosa s’inventerebbero i giornalisti pur di far notizia: anche indizi che non esistono.»
«Forse qualcosa di vero c’è.» Precisò l’uomo con la camicia. «Il capo della città ha rilasciato un’intervista in risposta all’articolo. Se non ci fosse stato nulla di concreto, non avrebbe fatto una mossa del genere.»
«Ah, sì?» Disse l’altro dileggiandolo. «E cosa avrebbe detto il capo?»
«Che ci dev’essere stato un equivoco, che la ragazza deve essersi confusa, probabilmente a causa del periodo in coma e che ha tutta la sua solidarietà per quanto le è successo.»
«Vedi?» Allargò le braccia l’altro. «Tutto chiarito.»
«Rimangono pur sempre le prove.» Obiettò l’uomo con la camicia.
Il compagno batté un piede stizzito. «Non sai che si possono inventare le prove? Quanti scambi possono avvenire all’interno di un ospedale? Basta che il figlio del capo sia andato a fare un esame, un prelievo del sangue, perché possano aver acquisito dei dati su di lui e così trovare il modo d’incastrarlo; questo non è che il tentativo di uno invidioso della posizione del capo o di suo figlio. La verità è semplice; mi meraviglio di te a credere a simili fandonie. Dai più credito a un giornalista qualunque che alla figura guida della città: se è in quella posizione significa che è una persona di valore e che perciò non può mentire.»
«Le affermazioni della ragazza stuprata sono di tutt’altro avviso.»
«Come ha detto il capo, il coma deve averla fatta sbarellare. E poi chi dice che, se veramente c’è stato un rapporto sessuale con il figlio del capo, lei non fosse consenziente e abbia sfruttato la vicenda per farsi pubblicità o far scoppiare uno scandalo?»
«E secondo te, sarebbe finita in ospedale in fin di vita?» Obiettò tranquillamente l’uomo con la camicia.
«Quella puttana.» Continuò imperterrito il compagno senza dargli ascolto. «Ci sarà stata e ora vuole cercare di sfruttare la situazione a suo favore per spillargli dei soldi. Maledette donne, non pensano ad altro.»
«Aveva un trauma cranico.» Tornò a sottolineare l’uomo con la camicia. «In che razza di rapporto consenziente ci si fa ridurre in fin di vita?»
«Ma in che mondo vivi?» Sbottò l’altro rigettando ogni argomentazione. «Sei così ingenuo da non riuscire a vedere? Quella ragazza potrebbe essersi messa d’accordo per screditare il figlio del capo oppure sta cercando di coprire la vera identità dell’aggressore, sfruttando questo caso a suo favore.» S’accalorò fino a far imporporare le guance. «Sai quante donne e ragazze sarebbero disposte a darla al figlio del capo? C’è la fila.» Marcò con foga le ultime parole. «Può sbattere tutte quelle che vuole: che motivo avrebbe di violentarne una?»
«Ah davvero?» Disse sarcastico l’altro. «Non ci avevo pensato.»
«Visto che non ti convinci, te lo spiego in un altro modo. Non è una cosa da tutti i giorni sbattersi il figlio del capo; quindi, se davvero c’è stato rapporto tra loro, ha fatto in modo di avere dei segni che portassero a lui per ricattarlo. Magari voleva rimanere incinta, ma poi è accaduto qualcos’altro e ha cercato di sfruttare la situazione a suo favore. Fidati, conosco le donne: sono delle carogne, degli esseri diabolici. Tu non sai che cosa sono disposte a fare pur di arricchirsi e avere potere.»
«Sì, certo.» L’uomo dalla camicia bianca gli diede ragione per farlo smettere, ma l’altro continuò imperterrito l’arringa.
«Lo dice anche la storia: non è quanto riporta il libro sacro e che ci riferisce a ogni celebrazione il sacerdote? E’ una prova incontrovertibile, un dato di fatto: le donne sono l’origine di tutti i mali del mondo.»
«Non penso sia così.»
«Pensa quello che ti pare, povero sciocco.» Inveì con forza il compagno. «Dì quello che vuoi, ma quel caso ormai è chiuso: il colpevole è già stato arrestato. Se la polizia l’ha messo in prigione c’è un motivo.»
«Non hanno svolto nemmeno un’indagine. In galera potrebbe esserci un innocente.» Obiettò l’uomo dalla camicia.
«Bah, ti perdi dietro delle sciocchezze. Un poco di buono è sempre colpevole; anche se non fosse l’autore di quel reato, la prigione è il posto più adatto a lui.»
Con quest’ultima affermazione, s’alzò in piedi, traballando sotto il peso del ventre prominente e avviandosi con passo incerto lungo la scalinata. Il cigolio dell’altalena di un giardino vicino accompagnò la sua camminata ondulatoria.
Rimasto solo, l’uomo con la camicia continuò a sorseggiare lentamente il drink, lo sguardo fisso sulle farfalle che danzavano attorno alla luce di un lampione.

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