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L'Ultimo Potere - Preludium: III Credenze ipocrite e cieca follia - parte 1

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Seduto all’angolo del bancone, il vecchio sorseggiava la birra, scrutando i movimenti delle persone riflesse nel grande specchio che ricopriva la parete davanti a lui.
Era bastato mettere piede all’interno del locale che diverse paia d’occhi gli si fossero incollati addosso e non lo avessero mollato un solo secondo; vedeva nelle persone sedute ai tavoli la titubanza a muoversi, ma sapeva che prima o poi l’agitazione che serpeggiava tra gli avventori del locale avrebbe spinto qualcuno a fare quel passo.
Nemmeno cinque minuti dopo, un uomo s’alzò in piedi, dirigendosi verso di lui.
«Ehi.» Si sentì chiamare.
«Cosa vuoi?» Chiese dopo aver tratto una lunga sorsata dal boccale.
«La tua presenza non è gradita.» I lustrini sull’abito scintillarono seguendo i movimenti dell’uomo.
«Davvero?» Riprese a bere senza degnare l’avventore di uno sguardo.
«Certo.» Disse l’altro convinto, ma non poté nascondere il tremito che gli scuoteva la mano.
«E di grazia, per quale motivo la mia presenza al bar è un fastidio?»
«Non sei tu a fare le domande!» Sbottò l’esile uomo. «Ti basta sapere che te ne devi andare da qui e subito.»
Allungò una mano per afferrarlo alla spalla, ma un’occhiata del vecchio lo bloccò.
«Nessuno può dirmi quello che debbo o non debbo fare.» Il tono gelido fece ritrarre l’avventore di diversi passi.
Alle sue spalle la folla cominciò a rumoreggiare, come di marea che saliva.
«E dal momento che non sto arrecando danno a nessuno, me ne andrò quando avrò finito di bere.»
La provocazione sortì effetto: diversi avventori si alzarono dalle sedie sollevando i pugni al cielo.
«Vattene da questo locale!»
«Non vogliamo forestieri nella nostra città!»
Il vecchio li ignorò, continuando a bere.
Le proteste s’andarono moltiplicando, mettendo in pochi attimi il bar in subbuglio. Sorseggiando tranquillamente, il vecchio osservò nello specchio la schiera di sagome luccicanti avanzare sempre più folta e numerosa.
«Signori, signori.» Un ometto si parò davanti alla folla. «Non dimenticate l’ospitalità.» La lunga sciarpa bianca di lino appoggiata sulle spalle ondeggiò a sfiorare le ginocchia.
La massa si chetò di fronte al sorriso bonario dell’uomo in nero. Compiaciuto, fece cenno con le mani alla gente di tornare a sedersi.
«Li deve scusare.» Disse rivolgendosi al vecchio. «Sono persone di buon cuore, ma ogni tanto si lasciano un po’ andare.»
L’uomo seduto al bancone gli scoccò una dura occhiata. «A me sembrano un gruppo di xenofobi pronto a saltare addosso a chiunque non rispecchi gli standard cui è abituato.»
«Caro fratello, il tuo è un severo giudizio. Non dovresti giudicare chi non conosci.» L’ammonì con un sorriso l’ometto.
«Non sono fratello di nessuno.» Lo ammonì il vecchio. «E giudico in base a quanto vedo: siete degli ipocriti. Vedete di non importunarmi.»
Mormorii di protesta tornarono a levarsi alle sue spalle.
Il sorriso dell’uomo vestito di nero si fece teso. «Il nostro Dio insegna la prudenza, sia con le parole sia con i fatti.»
Sotto la lunga capigliatura bianca striata di grigio e nero, il vecchio sfoggiò un sorriso rapace. «A quale dio ti riferisci? Mammom, il demone del denaro? O Asmodeo, il signore dell’odio? O forse Belial? Quali di questi dei adorate?»
L’ometto sgranò gli occhi, impallidendo all’improvviso. «Tu… » Sibilò lasciando cadere la maschera di bonarietà e tendendo i muscoli facciali in uno slancio di stupore e furia. «Come hai…»
Il vecchio lo inchiodò con lo sguardo, gli occhi del colore del ghiaccio che lo osservavano intensamente, come se stessero bruciando. Brutalmente lo scrutò senza dargli tregua, studiando la reazione dell’omuncolo.
«Ha insultato il sacerdote.» La frase passò da una bocca all’altra, un brusio che andò ad alimentare l’agitazione della folla.
«Guardate come osa, quel pezzente.» Presero a sibilare con astio le prime file.
Sotto la pressione delle feroci pupille del vecchio, il sacerdote cominciò a farfugliare, incespicando in una sedia mentre indietreggiava. Una mano lo sostenne perché non cadesse. Rincuorato dal contatto, si voltò verso la massa, allargando le braccia di scatto.
«Avete sentito!» Sbottò irretito. «Ha bestemmiato.» Puntò il dito disgustato.
«La colpa è vostra, non mia.» Rimbrottò il vecchio girandosi verso la massa e appoggiando la schiena al bancone.
«Che vai farneticando? Sei tu che hai pronunciato la bestemmia, non noi.» Lo accusò un uomo dalla camicia rosa con disegni fatti di lustrini bianchi.
«Ma voi siete la causa delle mie parole. Se non aveste parlato, vi avrei lasciato in pace: voi mi si siete venuti a cercare. E mi avete trovato.» Un semplice sguardo e molte bocche pronte a inveire si richiusero di scatto. «Ora voi dite che ho bestemmiato, ma è una questione di punti di vista; infatti quello che ho fatto è stato fare una semplice domanda. Domanda alla quale avete reagito in maniera spropositata. Al che viene da pensare che il problema non sia quello che ho detto, ma quello in cui credete. Solo che non vi va di ammetterlo.»
«Tu hai definito la nostra religione un culto di demoni!» Protestò una donna con un vestito giallo attraverso il quale si vedevano i capezzoli induriti.
«Infatti è così. Voi puzzate di Demoni: siete impregnati del loro lezzo immondo.» Gli occhi glaciali del vecchio tornarono a inchiodarsi sul sacerdote.
«Tu sei pazzo.» Inveì un’altra donna dalla mise spudoratamente sfacciata. «Tu continui a bestemmiare la religione in cui crediamo.»
«Vedete, non sono io il problema, ma la vostra religione. Perché se non esistesse, non ci sarebbe la bestemmia. La causa di tutto è quella commistione di credenze che osate chiamare religione. E scommetto che perseguitate chiunque osi insultarla.» Aggiunse sarcastico.
«Certamente!» Intervenne il sacerdote di nuovo padrone del proprio comportamento. «Bisogna far rispettare la legge…»
«Altrimenti nessuno la rispetterà più.» Concluse il vecchio per lui. «E vi siete mai domandati perché certa gente arriva a bestemmiare e insultarla?»
«Perché è gente malvagia!» Sbottò la donna dai capezzoli induriti, come se fosse una cosa ovvia.
«No, la colpa, ancora una volta, è solamente vostra.» Gli azzurri occhi impietosi smorzarono ogni replica. «Con i vostri atteggiamenti ipocriti e le imposizioni che gettate sulle persone, attirate l’odio della gente. Gli insulti che certi individui lanciano al cosiddetto vostro dio, sono fatti per spregio nei vostri confronti: vogliono infangare l’immagine che tanto idolatrate, perché è il simbolo di tutto ciò che voi rappresentate. Quelle persone non insultano nessuna divinità, ma voi. Solo che non se ne rendono propriamente conto; o più semplicemente, temono che insultarvi direttamente comporti una persecuzione peggiore.»
«Noi siamo gente per bene!» Inveì l’uomo che per primo gli aveva rivolto parola nel locale. «Tu ci tratti come se uccidessimo la gente!»
«Da come vi comportate, dubito che possiate essere considerata brava gente: siete pronti a scagliarvi come un sol uomo su di me. D’altronde, non sarebbe la prima volta che una cosa del genere accade.» Precisò con freddezza. «Nascondete sotto edulcorate parole la vostra natura perversa e malvagia. Voi non siete uomini retti: solo generatori di rancori e ossessioni. Voi venerate l’apparenza. E infatti date la priorità al modo di vestire, piuttosto che al modo di essere.» Puntò il dito sulla folla che lo accerchiava. «Sembrate manichini che sfilano, presi nel rimirarsi l’uno con l’altro.»
Il brusio tornò a levarsi come il frinire di cicale.
«Un buon credente deve vivere nel decoro, curando la sua persona, facendo sì che sia di bell’aspetto e presenza.» S’alzò la voce del sacerdote. «Questo è scritto nelle sacre scritture. Chi non mette in pratica questi insegnamenti non può essere che un delinquente dall’animo malvagio e la sua condotta merita vendetta davanti a Dio.» Proclamò con sicumera.
«Quindi un bel vestito ed è tutto a posto.» Il vecchio sollevò il boccale di birra alle parole del sacerdote, bevendo un sorso alla sua salute.
«Un abito cambia l’anima di un uomo.» Ribatté l’uomo vestito di nero. «Un aspetto piacente e piacevole da guardare è indice della bontà dell’uomo. Da tale caratteristica si riconosce se la vita di una persona sarà benedetta o maledetta da Dio, se è destinata ai patimenti o alle beatitudini eterne. Nella sua gran saggezza, Dio ha voluto darci i segni per riconoscere i malvagi.»
«Siete degli sciocchi se date fede a queste parole.» Saettò il brusco commento all’indirizzo del sermone del sacerdote. «Se anche un qualche dio avesse disposto una cosa del genere, l’uomo avrebbe trovato il modo per aggirare questa regola, riuscendo a ingannare i suoi simili. Come avviene con la chirurgia plastica: così siete convinti di trasformarvi in esseri migliori, d’avvicinarvi alla perfezione.» Le parole tagliarono l’aria come una frusta. «L’aspetto fisico non dice nulla della natura di un uomo. Una persona è un criminale o un innocente a prescindere dal corpo in cui si ritrova: ciò che decide il suo comportamento sono le influenze avute dall’ambiente in cui è nato, dagli incontri fatti per strada e dalla sua capacità di farsi condizionare. E soprattutto, dalla sua volontà di essere.»
Il sacerdote lo guardò con occhi pieni di livore. «Tu sei un vagabondo, un senza casa. Non appartieni a nessuna comunità, non hai radici, non sei legato a niente…»
«Mi ritengo molto fortunato di ciò.» Convenne l’interlocutore sollevando di nuovo il boccale di birra e trangugiando un’ampia sorsata del liquido biondo.
«Un miscredente che non partecipa alle sante celebrazioni e non ascolta i testi sacri, che vive per strada spostandosi da un posto all’altro, che può saperne della verità?»
«Avrei molto da dire sui testi sacri e sulle verità che i ministri religiosi stanno ben attenti a non divulgare, spacciando per rivelazioni le menzogne che invece si inventano.» Scosse il capo. «Ma non servirebbe a nulla con gente che non vuole vedere, che vuole credere a tutti i costi in ciò che gli fa più comodo. Una cosa però la posso dire: viaggiare è un bene, si apprendono molte cose e ci si confronta con molte realtà, più che restare racchiusi nel solito posto. La staticità rattrappisce il cervello.»
«Osi mettere a confronto le tue illazioni con la sapienza di Dio?»
«Sempre che quello in cui credi sia veramente un dio e non qualcos’altro. O qualcun altro.» Lo sguardo del vecchio si fece di nuovo intenso.
Questa volta il sacerdote non indietreggiò deciso a non rivelare di nuovo il suo disagio. «Creatura ignorante!» Sbottò imperioso. «Osi contestare le parole di un ministro divino? La legge di Dio è inequivocabile. Così sta scritto: un figlio di un delinquente sarà sicuramente un delinquente e la sua bruttura rivelerà la sua anima nera.» Intimò spiritato.
«Un altro esaltato.» Il vecchio socchiuse gli occhi indagatori. «O forse no?» Borbottò tra sé. «Forse le vostre scritture si riferiscono al brutto carattere, non a un aspetto fisico poco piacevole. Dovreste leggerle meglio.» Rispose riportando la voce a un tono che potesse essere di nuovo udito.
«Sacrilegio!» Sbottò indispettito il sacerdote. «Nella nostra religione abbiamo grandi maestri che hanno dedicato la loro vita allo studio dei testi sacri.»
«Se questi sono i risultati, allora è stata una vita spesa male.»
Una smorfia di disgusto contorse i lineamenti del sacerdote. «Sei da compatire se non sai vedere la grandezza di questi uomini, se non capisci quale dono d’amore e bontà ci hanno dato. Tutte le persone di buon cuore sanno riconoscere una verità del genere.»
Il vecchio rise di gusto. «Siete da compatire: è risaputo che con un’espressione devota e un atteggiamento pio, inzuccherate perfino i demoni e li fate passare per santi. O per il vostro dio. Chi si fa abbindolare da simili discorsi non è una persona di buon cuore, è solamente un bovino che non vede al di là dell’anello legato al naso. Sperando che questi animali non si offendano per il paragone.»
«Osi paragonare persone virtuose a delle bestie?» Un uomo con un lungo foulard verde e arancione avvolto attorno al collo affiancò il sacerdote.
«Non oso paragonare le persone virtuose agli animali, ma oso paragonare voi, perché non siete virtuosi, ma oppressori e persecutori. E verrà un giorno che quanti avete oppresso e perseguitato saranno vendicati.»
«Perché dovrebbero essere vendicati?» Chiese perplessa la donna dall’abito giallo. «E che male c’è nel seguire persone buone?»
Un sorriso da lupo solcò il volto ispido di barba. «Voi considerate buoni solo gli individui che assecondano le vostre perversità e con la loro omertà benedicono i vostri vizi. E lo stesso fanno loro con voi, così vi sentite considerati buoni a vostra volta. Una persona è buona, e perciò valida ai vostri occhi, solo se sta alle regole che voi e i vostri padri avete redatto per piegare il mondo al vostro volere. Le vostre regole non sono giuste e nemmeno eque: sono fatte solo per compiacervi.
Voi parlate d’amore e di bontà, le proclamate in continuazione perché non esistono nella vostra vita: e come può trovare spazio, se nel vostro animo siete violenti? Usate tali parole per coprire ciò che siete: se veramente quei due elementi fossero presenti nella vostra vita, non avreste bisogno di parlarne in continuazione. Ma così non è.
I tentativi per mascherare la verità e l’aggrapparvi a quello che credete d’essere, sono patetici. Avete creato un culto per giustificare il vostro senso di sottomissione verso le autorità. I vostri comandamenti, il vostro obbedire, sono l’espressione del senso di colpa che provate tutte le volte che siete spinti a dare forma alle vostre fantasie infami: un senso di colpa di cui non vi liberate mai, che volete imporre agli altri. E quando non ci riuscite, guardate con sospetto chi non si lascia toccare dalle vostre regole e sentite il bisogno di proteggervi, a qualsiasi costo.»
«Ma non siamo così!» Protestò una donna indispettita.
«La solita affermazione per mettere a tacere la coscienza, per negare l’evidenza; volete perseverare nel vostro operato, pretendendo dagli altri l’approvazione, perché ritenete che l’approvazione della maggioranza possa mutare un’azione deplorevole in un’azione meritevole. Un lavare i panni sporchi per apparire lindi e immacolati. Ma un diavolo rimane un diavolo: non si può cambiare la natura delle cose.»
Il sacerdote fece un gesto di scongiuro. «Tu sei l’incarnazione del maligno, venuto a traviarci. Ma la forza della nostra fede ti fermerà.»
La folla cominciò a rumoreggiare e dare segni d’impazienza.
«La forza della fede o la forza bruta? Prima che i vostri pensieri si tramutino in atti, vi suggerisco di ponderare le conseguenze che il vostro gesto comporterebbe. Siete numericamente superiori, ma tale vantaggio potrebbe risultare nullo di fronte a un uomo armato di mitragliatore. Ora, potete credere che stia bluffando, ma niente vi dà la certezza che sotto l’impermeabile non ci sia davvero questo delizioso strumento. Né avrò l’accortezza di mostrarvelo, dato che quando viene messo in vista, è solamente per essere usato. Volete appagare la vostra curiosità versando del sangue? Se è così, non avete che da mettere in pratica quanto stavate per fare.»
Un brusio si levò dalla massa; occhiate nervose corsero tra gli astanti.
«Vecchio, vattene da questo posto: non sei il benvenuto.» Lo apostrofò il sacerdote.
«Non era nelle mie intenzioni stabilirmici: ero solo di passaggio.» Tenne a precisare il vecchio. «E vista la brutta gente abitante la cittadina, non ho intenzione di soffermarmi un minuto di più.» Attento a non dare le spalle alla massa, s’avviò verso l’uscita, varcando la soglia senza più voltarsi indietro.

La piccola folla restò a osservare la sagoma dai lunghi capelli bianchi che usciva dalla porta e s’allontanava lungo il vialetto. Solo quando non lo videro più, gli animi si rilassarono e la gente cominciò a tornare al proprio posto.
«Stranieri.» L’uomo con la camicia dai lustrini arancione fece una smorfia di disgusto. «Maledetti vagabondi: non si sa mai cosa possa arrivare da fuori.»
«Di certo era un poco di buono. Non avete visto da quanto non si rasava il volto? Sarà stata la barba di almeno una settimana.» Squittì una donna dal vistoso rossetto viola.
«Sicuramente un tipo poco raccomandabile. Una persona dabbene non si permetterebbe di mettere in dubbio la parola di un ministro di Dio.» Convenne un attempato signore con gli occhiali dalla montatura d’oro, prima di voltarsi verso il sacerdote. «La preghiamo, ci spieghi come riconoscere questo genere d’individui: dobbiamo difendere le nostre case e la nostra comunità.» Supplicò con voce tremula.
Pieno di sé, il ministro religioso riacquistò la sua compostezza e il suo aspetto stoico, velocemente sparito di fronte alla nomina di un’arma da fuoco. «Avete ragione cari concittadini: bisogna sempre essere vigili. Se la vista fosse offuscata e aveste dubbi sulla bruttura di una persona, ci sono altri segnali che possono rivelare la natura malvagia delle persone: i criminali portano tratti anti-sociali, che si possono riscontrare già nei genitori e nei nonni. Sono caratteri che si trasmettono dalla nascita, per via ereditaria: gente che vive in solitaria, rifugge i momenti d’incontro nella comunità. Chi sceglie di vivere ai margini della società, vicino a boschi e foreste, lo fa perché ha da nascondere qualcosa e solo persone malvagie devono celare azioni oscure e disdicevoli. Dal loro comportamento e modo di vivere li riconoscerete.»
Uno scrosciante applauso scaturì dalla folla.
Se il vecchio fosse stato presente, avrebbe potuto dire che era in quella maniera che la verità veniva schiacciata e messa a tacere: il consenso della moltitudine poteva rendere vera anche una menzogna.
Così fu solo un consenso unanime, pervaso da sollievo, esaltazione e una sorta di delirio malato.

Uscito dal bar, il vecchio si diresse deciso verso la pianura. Tenendosi lontano dalle vie affollate, affrettò il passo per allontanarsi quanto prima da quel luogo.
Quanto visto era più di una conferma. La misura era colma, non si poteva tornare più indietro.
Non c’era salvezza, non c’era redenzione.
Perduta. Perduta per sempre assieme alla gente.
La città era condannata; non c’era niente che potesse fare per lei. Si era appestata troppo profondamente perché il suo futuro fosse diverso da quanto stava andando incontro.
I pezzi erano già stati mossi e la partita non poteva più essere fermata. Se c’era qualcuno che ancora non si era lasciato prendere da quella follia, che avesse l’accortezza di fuggire lontano.
Davanti alla distesa verde, lanciò un’ultima occhiata ai palazzi con le insegne accese. Ancora poco e si sarebbero fulminate per non brillare più. Davvero maledetto era chi viveva in quei giorni e in quel luogo: la tribolazione sarebbe stata immensa. Non poteva far altro che lasciare quella gente al suo destino; in fondo era quanto si era scelto. E lui aveva un compito più importante che mettersi a fare il paladino delle cause perse.
Inalò l’aria umida portata dai campi. Presto sarebbe piovuto.
Chissà questa volta dove la ricerca lo avrebbe portato.
E chissà se gli altri erano riusciti a scoprire qualcosa di nuovo.
Quesiti che da tempo aspettavano una risposta.
«Di nuovo in cammino dunque, verso la prossima meta.» Mormorò il vecchio scuotendosi la polvere dall’orlo dei pantaloni consunti.

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