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L'asino selvatico e l'asino domestico

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C’era una volta un simpatico asinello selvatico che trascorreva le sue giornate in libertà, passeggiando per i campi e mangiando il cibo che trovava. Durante uno dei suoi giri quotidiani ebbe modo di vedere un suo simile, dall’aspetto sano e robusto, che brucava l’erba in un grande prato cintato da un’alta staccionata di legno. Esso, osservando l’animale domestico, pensò: “Che bella vita! Lui sì che sta bene: è spensierato, senza problemi e con il cibo a volontà”. In effetti l’altro asino sembrava proprio fortunato: gli venivano serviti due pasti abbondanti al giorno, riposava in una stalla bene attrezzata ed aveva un pascolo meraviglioso a sua disposizione.
L’asino selvatico, invece, doveva accontentarsi dei miseri sterpi che riusciva a trovare ai margini della strada, perché i prati ricoperti di erbetta fresca erano tutti privati. Ogni tanto, il povero asinello appoggiava il muso sulla cima della staccionata e, guardando l’altro, lo invidiava da morire.
L'asino selvatico e l'asino domesticoUn giorno, però, il giovane asinello, girovagando tranquillo, incontrò sulla via, un animale talmente sovraccarico di legna, sacchi di grano ed altro da non essere in grado di capire di che bestia si trattasse. Quando questa, per reagire ad una violenta frustata del suo padrone, tirò un calcio e alzò il muso, lo riconobbe: era l’asino domestico che fino a quel giorno aveva tanto invidiato! “Eh, caro mio,” gli gridò affiancandosi a lui “a questo prezzo non farei mai cambio con te. Nessuno mi comanda, io sono libero e leggero come una libellula. Se poi non mangio bene come te, meglio, mi mantengo in linea. E per sopravvivere mi arrangio”. Dopo quell’incontro l’asino selvatico non provò più alcuna invidia per il suo simile.
(1)

L’uomo moderno si considera più avanzato rispetto ai suoi antenati. In parte, questo è vero: la tecnologia, la scienza, gli hanno permesso di realizzare progetti, compiere azioni che un tempo appartenevano solo all’immaginazione.
Ma come tutte le cose, c’è un prezzo da pagare: il benessere ha richiesto il suo tributo. Per avere tutti le comodità che la tecnologia ha messo a disposizione (cellulari, tv a pagamento, collegamenti a internet con ogni forma di dispositivo, servizi per la casa, optional per le auto, assicurazioni, tasse sui servizi, solo per fare qualche esempio) occorre passare la maggior parte del proprio tempo sul posto di lavoro per avere i soldi necessari per poter mantenere tutte queste cose. Un guadagno, che con il peggioramento della situazione lavorativa (più ore lavorate per lo stesso stipendio, meno diritti), pesa sempre di più e che spinge a dover lavorare sempre di più se si vuole mantenere tutto questo; tutto ciò con conseguente peggioramento del modo di vivere, dato che oltre alla fatica si accumulano ansie, stress e si ha minor tempo da passare con i propri affetti e da impiegare per i propri interessi. Per avere un maggior benessere, ci si è fatto carico di pesi maggiori e soprattutto si è limitata di molto la propria libertà.
Una maggiore sicurezza economica e di benessere, ma ne è valsa la pena? Visto come si vive attualmente, sembra che la maggior parte ritenga di sì. Gli antichi invece sono di avviso contrario, ritenendo che la libertà non ha prezzo e non c’è nulla che la possa uguagliare.

1- Racconto tratto dal sito lefiabe.

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