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La credibilità di una storia

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Quando si scrive un romanzo o un racconto, qualsiasi sia il genere di appartenenza, occorre sempre mantenere credibilità in quello che si fa e non creare qualcosa d’inverosimile (a meno che non si sia nel grottesco e sia una cosa voluta). Di questo fatto non deve fare eccezione la letteratura fantastica: non è perché si parla di qualcosa d’inventato, di pura fantasia, che non ha a che fare con la realtà (o ne ha poca), che si può scrivere tutto quello che passa per la testa. Soprattutto se si scrive per ragazzi, perché si rischia di far passare che vista l’età gli si può propinare di tutto e non è un bel messaggio.
Si prenda per esempio il terzo volume della serie più famosa della Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban: le vicende del libro si risolvono grazie a un oggetto, una Giratempo. Come già il nome lascia intuire, l’artefatto in questione permette di viaggiare nel tempo, come spiega Hermione a Harry, rivelando che l’ha usato per tutto l’anno per seguire due materie che avevano lezione nello stesso orario. Già aver dato a un adolescente, per quanto coscienziosa, un oggetto di tale potere lascia perplessi, come lascia perplesso il fatto che sia stata proprio una professoressa a farlo, ben sapendo che cose terribili accadono ai maghi che interferiscono con il tempo (altra domanda che ci si pone: ma gli altri professori non fanno riunioni accorgendosi dell’anomalia di avere una studentessa che frequenta due corsi che hanno lo stesso orario? Sono tutti d’accordo?) Tralasciando questi elementi, ciò che sorprende è come le Giratempo compaiano solo in questo romanzo; nei romanzi successivi, se non si ricorda male, si fa cenno che siano state distrutte. Ma vista la potenza di questi artefatti, perché non utilizzarli prima, per vicende molto più gravi? Per rispettare le regole imposte dal Ministero della Magia?
Fosse così, qui ci sarebbe una contraddizione con quanto visto fino a questo punto, perché spesso e volentieri, per non dire sempre, i personaggi infrangono non si sa quante regole, a partire dal preside stesso, che non le ha mai rispettate, né da giovane, né da anziano. Avendo a disposizione un simile artefatto perché, per esempio, con la conoscenza acquisita col viaggiare nel tempo non intervenire e rivelare l’identità di Peter Minus quando è ancora trasformato in topo? Perché non evitare la morte di Cedric nel libro successivo? E soprattutto, perché non fermare Voldemort prima che faccia quello che ha fatto, evitando non solo la morte dei genitori di Harry, ma anche di tante altre persone e scatenare un periodo oscuro? (Quest’ultima domanda porta altri quesiti: quando sono state inventate le Giratempo? C’era già ai tempi della nascita di Voldemort? Se sì, perché nessuno le ha usate per fermarlo? Perché non le ha usate Voldemort stesso? Domande che fanno scricchiolare la credibilità dell’opera).
Un autore dovrebbe evitare di immettere elementi del genere nelle sue storie se non è in grado di gestirli con coerenza ed efficacia, perché poi non possono essere liquidati tanto facilmente, lasciando i lettori non solo perplessi, ma che si sentono quasi presi in giro (piccola chicca: una Giratempo tornerà a saltare fuori nello sceneggiato teatrale Harry Potter e la maledizione dell’erede).
Una scena in Skyward mina un poco la credibilità dell'operaAltra storia che solleva delle perplessità è quella di Maze Runner – Il labirinto. I ragazzi, dopo aver scoperto che sono all’interno di un esperimento, vengono a sapere da chi li sta seguendo che il pianeta è stato distrutto da un incremento dell’attività solare, che ha causato miliardi di vittime. Già questo sarebbe sufficiente per distruggere tutti gli elementi della civiltà, ma in più ci si aggiunge la comparsa di un virus che decima ancora di più i sopravvissuti. Con queste basi, si ha uno scenario apocalittico di tutto rispetto, dove c’è rimasto poco o niente, e l’unica attività consentita è la sopravvivenza; con tutto in rovina, compresa l’economia, come hanno fatto gli scienziati a racimolare fondi e risorse per costruire edifici complessi come i tanti labirinti creati per portare avanti gli esperimenti sui ragazzi che paiono resistere al virus? Se possedevano così tanti mezzi, perché non utilizzarli diversamente invece di creare un esperimento così complesso? D’accordo che è per testare la resistenza dei ragazzi in un ambiente ostile e vedere se possono essere la cura per l’umanità, ma ciò rende la base su cui è costruita tutta la storia un po’ debole.
Non va a influire sulla trama, ma anche una scelta fatta da Brandon Sanderson in Skyward lascia perplessi: mandare gli allievi della scuola piloti in combattimento poche ore dopo essere entrati in essa, quando sanno a malapena far decollare un astrocaccia, è una decisione per niente azzeccata. Va bene che dovevano essere solamente un diversivo, ma non si manda allo sbaraglio gente inesperta che può fare più danno che altro.
Sono solo alcuni esempi ma dovrebbero essere sufficienti per capire l’attenzione che uno scrittore deve porre ai suoi lavori per rendere salda la loro credibilità e quanto lavoro deve esserci dietro la costruzione di una trama e del mondo in cui essa viene calata.

2 comments to La credibilità di una storia

  • Per quanto riguarda Harry Potter, la cosa che mi stupisce è che molti lo prendono piuttosto sul serio. Io i libri non li ho letti, ma spesso seguo quando qualcuno ne parla, e di frequente emergono i limiti (o il semplicismo) delle storie.
    Comunque la coerenza interna è un argomento delicato. Anche con tutta la buona volontà, situazioni sbagliate o dubbie si possono verificare.
    Famosa la storia sul Signore degli Anelli, quando qualcuno (non so chi) ha tirato fuori l’idea che per distruggere l’anello sarebbe bastato farsi portare sopra Monte Fato dalle aquile alleate dei “buoni” e gettarlo dall’alto nella lava. Ci sono state delle repliche, non sempre convincenti. Le aquile non sono tassisti al servizio di nessuno (ma nemmeno quando si rischia la fine della civiltà nel mondo?). Le aquile sono prudenti e non si espongono al rischio (anche quando c’è in ballo così tanto?). L’anello poteva essere preso dal nemico se l’aquila su cui viaggiava il portatore fosse stata uccisa (ma invece nella maniera scelta nel libro rischi non ce n’erano?).
    Il worldbuilding è pieno di insidie…

    • Mi ricordo le discussioni sulle aquile del SdA 🙂
      HP, il suo lo fa: intrattenere. A parte il primo e secondo volume, gli altri volumi scorrono bene, si leggono con piacere (l’ultimo è un po’ troppo veloce, ma ha alcune parti su un personaggio che non sono affatto male); hanno però dei punti che lasciano un po’ perplessi (come quello citato).

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