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La Casa del Tempo Sospeso

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La Casa del Tempo Sospeso«In questo bellissimo romanzo c’è la magia. Non le pozioni allucinogene e i draghi volanti, ma la magia delle parole che spinge a rileggerlo subito dopo averlo finito…». E’ il commento di Ksenija Rozdestvenskaja presente sulla copertina di La Casa del Tempo Sospeso , il romanzo scritto da Mariam Petrosjan.
Sostanzialmente tendo a diffidare di simili frasi, ma terminata la lettura del libro, mi trovo d’accordo con quanto scritto. L’autrice riesce a suscitare con il suo stile un’atmosfera di sospensione della realtà (anche se di realtà parla) che trasporta all’interno della Casa, avvolgendo il lettore e coinvolgendolo nelle vicende dei ragazzi che vi abitano, facendolo immedesimare ogni volta nel punto di vista di chi sta parlando. La magia è presente, non è solo una parola per attirare lettori con la propensione per il fantastico, ma è qualcosa di sottile e sfuggente, un elemento invisibile di cui s’avverte impercettibilmente la presenza, che è sempre dietro l’angolo, ma non si riesce mai a cogliere fino a quando non è lei a decidere di rivelarsi. Una magia che appartiene alla Casa, la vera protagonista delle vicende del romanzo, dove i ragazzi che vi vivono sono il mezzo per mostrarla al lettore.
La Casa, il vero mondo per quei ragazzi non voluti dalle famiglie, tenuti lontano dai loro occhi perché un fastidio, perché diversi (come piace ai più dire “diversamente abili”) da quella che è considerata la normalità. Quella normalità così alienante che i ragazzi sono terrorizzati a tornarci, che vedono come un incubo, perché è questo per loro l’Esteriorità, il cosiddetto mondo degli adulti, della maturità.
Forse è come dice l’autrice: «I miei protagonisti hanno il mio stesso complesso, non vogliono staccarsi dalla loro infanzia. In fondo il libro parla di questo,; in buona parte, se non del tutto, la loro è la paura di crescere.». Ma c’è anche dell’altro: il rigetto di un mondo brutale dove per crescere si deve sacrificare una parte importante di sé: l’innocenza, la capacità di sognare, di sentirsi vicini ai propri simili. Un mondo fatto di chiusura ed egoismo, dove non c’è comprensione.
Perché nella Casa, anche se ci sono divisioni, lotte, scontri fra gruppi e divergenze di opinioni, ci si aiuta, ci si supporta l’un con l’altro, non si viene lasciati soli, non si è dimenticati; ragazzi che fungono da guida ad altri ragazzi (a dimostrazione di come troppo spesso i giovani sono abbandonati a se stessi), dove gli adulti hanno solo il ruolo di comparse e macchiette che si potrebbero definire comiche se non fossero desolatamente grottesche nel mostrare tutte le mancanze del crescere in una società dura e vuota, tutta la loro assenza di comprensione e conoscenza del mondo dei giovani che gli fa perdere per sempre la loro fiducia (l’unico capace di avvicinarsi a una parvenza di empatia con loro, arrivando a essere considerato quasi un dio, subisce il caro prezzo che comporta la rottura dell’idealizzazione). Un mondo imperfetto, questo è certo, come imperfetti lo sono i ragazzi protagonisti, anche duro e crudele, ma reale, non certo ammantato d’ipocrisia e illusione come lo è l’Esteriorità; un sistema con regole diverse da quelle conosciute, dove niente è casuale, nemmeno i nomi dati nella Casa ai ragazzi (un altro segno di distinzione e distacco dall’Esteriorità): ognuno di essi indica la parte più caratterizzante dei suoi abitanti. Con Sfinge ci si riferisce all’intensità dello sguardo, capace di andare nel profondo dell’animo, quasi di trafiggere; con Lupo al possedere una brama quasi predatoria, spietata, che ottiene quello che vuole senza curarsi degli altri e delle conseguenze; con Strega si indica una ragazza con un equilibrio, una comprensione del prossimo, un discernimento fuori dal comune che molti lo ritengono quasi magico. Questi sono alcuni esempi per capire l’importanza che hanno i nomi di persone e luoghi in questo libro.
Luoghi quelli della Casa, come il Bosco, il Sepolcreto, il Solaio, il Tetto, Il Crocicchio che vedono Lord, Fumatore, Sciacallo, Cieco, Rosso, Macedone e tanti altri intraprendere un viaggio dall’infanzia fino all’età adulta, facendogli scoprire l’amicizia, la fiducia, l’odio, il sesso, la morte; un percorso che proprio in momenti come la Notte delle Storie, la Notte Più Lunga vede rivelata l’essenza della Casa; momenti in cui ogni ragazzo si troverà a fare la propria scelta. Scelte su cui ogni persona s’è soffermata a rifletterci sopra almeno una volta nella vita.
Chi non ha immaginato, o desiderato, che il tempo si soffermasse in un certo momento della propria esistenza e che questo momento durasse per sempre, facendo rimanere immutate le cose.
Chi non ha sognato di partire alla scoperta del mondo, un viaggio dove tutto è solo avventura, dove non si hanno né legami né pensieri, non si deve niente a nessuno: un vivere il momento presente senza preoccuparsi del futuro, di quello che verrà, un cercare una strada senza sapere quale essa sia, ma che farà costruire qualcosa di nuovo.
Pensieri che difficilmente s’ammettono per timore d’essere tacciati d’immaturità o anche di vigliaccheria, ma si è davvero certi che se da giovani si avesse la possibilità di vedere se stessi adulti, si avrebbe un’immagine di sé piacente? La si accetterebbe o la si rigetterebbe con raccapriccio?
Troppo spesso quello che si era viene perduto, ci si allontana in una maniera che si diventa irriconoscibili, persino ai propri occhi. E quei legami che si ritenevano così forti, capaci di durare in eterno, non sono che vecchie foto che spesso non si vuol più vedere perché ricordano troppo ciò che si è lasciato andare.
In fondo, è così sbagliato non voler perdere una parte di sé che si ritiene importante, preziosa? Voler restare, o tornare, in quel posto che si chiama casa? Quel posto dove ci si sente accettati, dove si avverte un calore sempre presente, un calore che nessun tempo potrà raffreddare perché è senza tempo. Sottile, difficile da scovare, quasi inesistente se non per chi sa cercare; un po’ come la magia che scivola nelle pagine di La Casa del Tempo Sospeso: un soffio leggero che si può quasi afferrare, ma che è elusivo e non si fa mai scoprire del tutto per non perdere quel potere di cui è impregnato.

(questa recensione su La Casa del Tempo Sopseso era stata scritta e pubblicata anni fa per Fantasy Magazine, ma ho deciso di riproporla perché si tratta di un libro che merita di essere letto).

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