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Insomnia

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Derry deve avere un certo fascino per Stephen King, dato che è il luogo dove ha ambientato alcune delle sue storie più conosciute; sfogliando le sue opere, subito salta all’occhio 22/11/’63, l’ultima fatica pubblicata dallo scrittore americano, passando poi per il racconto Finestra segreta, giardino segreto della raccolta di Quattro dopo mezzanotte. Se Derry è divenuta famosa però, lo è grazie al suo capolavoro, IT, un’oscura saga corale permeata d’orrori e drammi umani, che affronta temi come la forza soverchiante della memoria e del dimenticare, i traumi infantili che accompagnano gli individui come cicatrici sempre pronte a rammentare ciò che è stato, la violenza che si nasconde dietro la maschera della quotidianità, la grettezza e la bassezza umana celate dietro le apparenze di una cittadina come tante. Ma è soprattutto la follia la protagonista di questa storia, quel male così ben rappresentato dal pagliaccio che semina morte e orrore; una protagonista che ricompare in Insomnia (questa volta con spoglie diverse), altro romanzo di King sempre ambientato nella cittadina del Maine, dove, per qualche pagina, fa la sua comparsa uno dei protagonisti del libro sopra citato, Mike Hanlon (dirige la biblioteca cittadina): un’apparizione fugace, che non toglie spazio al personaggio principale, Ralph Roberts, attorno al quale ruotano tutte le vicende del romanzo.
Già in questo punto si evidenzia la prima differenza tra i due libri. Se in IT si vedeva agire il Club dei Perdenti (William “Bill” Denbrough, Ben Hanscom, Beverly Marsh, Richie Tozier, Eddie Kaspbrak, Stan Uris, Mike Hanlon) ognuno con una parte precisa nel combattere la forza che si era abbattuta su Derry, in Insomnia Ralph Roberts è il protagonista indiscusso; certo ha chi lo aiuta (Joe Wizer, Lois Chasse, Don Veazie, le forze dell’Intento che si oppongono a quelle del Caso), ma in pratica è lui il fulcro della storia e tutto viene mostrato attraverso il suo punto di vista.
Altra cosa che lo contraddistingue da IT (e soprattutto da molti romanzi di produzione recente) è che il protagonista è un vecchio: non un adolescente, un giovane o un uomo maturo, nel pieno delle forze, ma un uomo sulla via del declino, con tutti i problemi che comporta l’anzianità; già la frase presente sotto il titolo del prologo tratta Dalla Bellezza di Juan Montalvo (La vecchiaia è un’isola circondata dalla Morte) fa capire quale sarà l’indirizzo dato al romanzo. Una scelta interessante, dove vengono sottolineati con maggior forza i limiti dell’essere umano, e soprattutto intelligente, che non segue le mode: certo, l’anno in cui è stato scritto, il 1994, non risentiva come avvenuto poco più tardi, specie nell’ambito fantastico, di voler avere giovani come salvatori e risolutori di ogni situazione; una tipologia di storie inverosimile, più che fantastica, dato che, come disse qualcuno con termini ironici, i giovani non sono una risorsa, bensì un problema e una rimessa; e se ci si pensa c’è più verità di quanto si creda in questa battuta, dato che se si guarda la maggior parte dei giovani d’oggi, ci si trova davanti a individui capricciosi, viziati, inaffidabili, egoisti, egocentrici, narcisisti, capaci solo di pensare a divertirsi e nient’altro, come se il mondo cominciasse e finisse con loro. Con questi presupposti è impossibile pensare, anche se si tratta di romanzi, che gente simile sia capace di salvare il destino d’interi pianeti.
E’ attraverso gli occhi di Ralph che si rivela che la realtà è molto più ampia di quello che appare: ci sono forze, energie che continuamente si confrontano per cercare di mantenere l’equilibrio o farlo precipitare. Possono essere viste come l’eterna lotta tra Bene e Male, tra Ordine e Caos, ma la verità è che ognuna di esse, come gli esseri viventi, cerca di ricavarsi il proprio spazio nel mondo, di avere la sua parte. Un modo di agire che naturalmente non fa che innescare l’azione/reazione, dove ogni decisione porta a certe strade e ne preclude altre, dove la libertà il più delle volte sembra essere condizionata da qualcosa al di fuori del proprio controllo, lasciando ben poco spazio alle possibilità di decisione. Non si tratta di predestinazione come subito si potrebbe pensare, quanto piuttosto di predisposizione, ovvero la possibilità di essere influenzati più da certe forze che da altre: sta di fatto però che alla fine c’è sempre la possibilità di scegliere, di decidere come dev’essere la propria vita, anche se in certi momenti può sembrare d’aver perso la bussola.
E’ proprio così che si apre il romanzo, con Ralph al fianco della moglie che sta per morire, consumata da un tumore che la fa appassire giorno dopo giorno: mesi accompagnati dal costante ticchettio dell’orologio della morte che scandisce ogni istante che passa, facendosi sempre più forte all’avvicinarsi dei suoi ultimi rintocchi. Come se non bastasse lo strazio di una simile agonia e del vuoto lasciato dalla sua perdita, Ralph comincia ad avere problemi con il sonno, dormendo sempre meno notte dopo notte: non solo il corpo, ma anche la mente sembra cominciare a risentire della mancanza di ore di riposo. Sul punto di ritenere d’essere a un passo dall’impazzire, Ralph s’accorge che le cose stanno diversamente, che non è solo lui a vedere certe cose, ma ne sono capaci anche neonati e animali. E’ questo il momento in cui inizia a scoprire il mondo dei colori delle aure: è attraverso di essi che riesce a conoscere chi sono veramente le persone, che animo possiedono, i segreti che celano e che non sono mai stati rivelati a nessuno. Una conoscenza che dona controllo sugli altri, che conferisce potere, ma che allo stesso tempo fa scoprire che ci sono energie più grandi che agiscono in una vita che i più sfiorano soltanto in sua superficie.
E’ questa scoperta, il modo in cui avviene e come viene affrontata da Ralph, il punto di forza del libro, non certo per la trama, che per quanto sia stata ben strutturata, non è niente di originale, riproponendo qualcosa di già conosciuto da tempi antichi (basta fare un salto alla mitologia greca e al modo in cui il fato veniva spiegato attraverso le Parche). Interessanti sono anche gli allacciamenti ad altre opere: quello che salta più all’occhio riguarda la citazione tratta da Il Signore degli Anelli di J.R.R.Tolkien per mostrare come ci siano oggetti, persone, attorno cui si concentrano poteri, emozioni, ossessioni, così grandi che sono capaci di cambiare il corso della storia (proprio questo rende la scelta che deve fare Ralph così importante). Ma chi ha letto la serie della Torre Nera sempre di King non può farsi sfuggire che qui venga usato il termine ka-tet, ovvero che un gruppo di persone sia unito dal destino, o dal Ka: un evento non spiegabile razionalmente, ma che dimostra come le persone che perseguono lo stesso fine si ritrovano sullo stesso cammino, tenuti insieme finché la morte non li separi, anche se appartenenti a mondi differenti. Un tema questo molto caro a Stephen King, dato che praticamente tutte le sue opere sono collegate una all’altra e riconducono alla sua opera magnus, la serie della Tore Nera. Insomnia, come già successo con altre opere come Le Notti di Salem, Cuori di Atlantide, dà un personaggio presente nelle sue pagine alla saga del Pistolero, oltre naturalmente a fare riferimenti a essa, come la visione mostrata a Ralph di una torre circondata da un campo di rose o al menzionare come nemico dell’Intento il Re Sanguinario, noto nel mondo di Roland come il Re Rosso. Un buon libro, con buoni spunti di riflessione tipici delle opere dello scrittore americano che vanno a scavare i lati oscuri della realtà e a portarli alla luce; non una delle sue opere migliori, né tra quelle più toccanti o inquietanti, ma di sicuro una buona lettura e un tassello importante per chi vuole conoscere il mondo della Torre Nera.

2 comments to Insomnia

  • Sono d’accordo. Conosco molte persone alle quali questo romanzo è risultato altamente indgesto). E’ vero, non ti trascina come certi capolavori kinghiani ma anch’io l’ho trovato una lettura piacevole, che non mi ha annoiato (pur appunto non travolgendomi) e molto utile per “La torre nera”… Comunque mi piace il fatto che, man mano che maturava e invecchiava, King ha cominciato a introdurre punti di vista e personaggi più maturi o anche proprio anziani, nei suoi romanzi. Mi è sembrata anche una cosa naturale e “sana”.

    • La prima parte, quella dove Ralph assiste alla moglie morente e comincia a scoprire i “poteri” legati al non dormire, mi ha interessato molto per come è stata affrontata, soprattutto nel modo in cui fa vedere le debolezze e i mancamenti del protagonista; la seconda parte, pur rimanendo su un buon livello, non è della stessa intensità.
      Non ho letto tutto di King, forse una quindicina di libri, ma da quanto visto gli sono sempre stati cari certi temi, la follia, l’orrore celato della quotidianità, e per farlo ha usato personaggi di una certa età, anche se non ha disdegnato di usare bambini per far vedere come vedono i più piccoli certe esperienze (mi viene sempre in mente IT, un capolavoro).

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