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Il palanchino delle lacrime

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Chow Ching Lie, autrice di Il palanchino delle lacrimePuò sembrare assurda l’esistenza di certe mentalità nel XX secolo, eppure queste sono realtà che si sono protratte a lungo e che purtroppo in diverse parti del mondo sono ancora esistenti. Nella sua autobiografia Il palanchino delle lacrime (il titolo del libro prende nome dalla portantina delle nozze definito “il palanchino della gioia”, ribattezzato dall’autrice “il palanchino delle lacrime”, simbolo dell’imposizione di un sistema che le ha rovinato la vita), Chow Chin Lie mostra la condizione e la considerazione della donna che si aveva in Cina fino al 1950, anno in cui entrava in vigore una legge che proibiva, tra le altre cose, l’uccisione dei neonati, i matrimoni forzati, l’abuso di potere delle suocere. Come scrive l’autrice a inizio libro “sono nata nella Cina della miseria e della lacrime. Fin da bambina ho cominciato a piangere e a soffrire. Ero graziosa ma questo non è un merito, fu una maledizione…La mia infelice condizione non faceva che rispecchiare il costume di un vasto paese in cui sarebbe stato meglio non venire al mondo, se si aveva la sfortuna di nascere femmina…E’ più crudele soffocare una bambina appena vede la luce, oppure venderla qualche anno dopo, non essendo in grado di mantenerla, perché diventi ospite di una casa chiusa?
Queste poche parole, a cui si vanno poi ad aggiungere i fatti descritti in seguito, fanno ben capire come la donna fino a un determinato periodo non godesse di nessun diritto, di nessuna possibilità di scelta: la sua libertà era praticamente nulla, sempre assoggettata a servire i voleri e le esigenze dei genitori, del marito, dei figli, dei suoceri. E tutto per tradizione, per leggi e idee tramandate da secoli, dove la donna doveva solo obbedire e restare in silenzio, dove l’istruzione era vista come inutile (oltre che un ostacolo), perché non serviva a chi doveva essere solamente moglie e madre; i suoi sentimenti, le sue aspirazioni, i suoi sogni, non valevano nulla: era solo un oggetto atto a compiacere le esigenze altrui.
Per soddisfare i voleri dei nonni e della madre, Chow Chin Lie  viene costretta a sposarsi all’età di tredici anni, dove per farla piegare alle continue pressione della ricca famiglia del futuro marito, vengono messe in atto tecniche di sensi di colpa, ricatti e ogni escamotage per farla cedere e accettare il matrimonio. A cui seguono le pressioni perché il prima possibile metta al mondo un figlio.
In questo contesto viene mostrata anche l’ascesa al potere di Mao Tse-tung e del suo governo, con tutti i cambiamenti che le sue leggi portarono in un sistema che perdurava da così tanto a lungo. Cambiamenti in meglio per una parte della popolazione (specie per i lavoratori e le donne), ma che richiedevano una totale dedizione agli ideali del governo per non incorrere in indagini e perdita di quanto si aveva.
Il palanchino delle lacrime è una storia che andrebbe conosciuta, un resoconto utile per capire l’importanza dei diritti dell’individuo e della loro difesa, che mai dovrebbero essere calpestati in nome della tradizione o di un partito, né per nessun altro motivo.

4 comments to Il palanchino delle lacrime

  • Ma nemmeno l’avvento del comunismo ha cambiato la mentalità della gente. Anzi, con la legge del “figlio unico” adottata dopo Mao e in vigore fino a poco tempo fa le coppie, potendo avere solo un figlio e volendolo maschio, finivano per praticare aborti selettivi (che se lo ptoeva permettere) o sopprimere le figlie femmine alla nascita. Come da tradizione, insomma. Il bel risultato è stato un squilibrio di decine di migliaia di maschi “di troppo” nella popolazione cinese.
    E le ragazze essendo in numero insufficiente vengono vendute, rapite ecc…
    In ogni caso la legge in decine di anni non ha ottenuto il risultato di causare un calo demografico (perché è stata aggirata in vari modi).

    • Questo è vero. Senza contare che con il maggior numero di uomini rispetto alle donne, la Cina è uno dei paesi con il maggior numero di stupri.
      Come accade all’inizio dei cambiamenti, si percepisce il sentore di qualcosa di nuovo e migliore: solo poi in seguito si è consapevoli di cosa è stato realmente.
      Nel romanzo si percepisce questo cambiamento, anche se non è certo tutto rose e fiori, anzi, la protagonista ha ancora tante difficoltà da affrontare e superare, anche se si percepisce speranza (SPOILER: sarà perché a un certo punto si trasferisce in Francia, dove riesce a costruirsi una vita e a farsi poi raggiungere dai suoi due figli. Non rinnega le sue origini, il suo paese, vi si sente ancora legata, ritornando a trovare i parenti, però si trova bene dov’è, contenta della felicità che si è conquistata).

  • Da quello che mi riferiscono persone che vivono là per lavoro, le cose NON stanno cambiando molto, in Cina. Almeno non subito con l’eliminazione della legge. Immagino che una generazione di maschi se la vedrà piuttosto dura (chi non riesce a emigrare).

  • Il percepire il sentore di un miglioramento nel cambiamento è riferito al contesto del romanzo, quello che la protagonista avverte nel periodo in cui vive (ma che poi non si avvera).
    Per quanto riguarda la realtà presente, non ho un quadro preciso della situazione della Cina, ma reputo che non sia un bel vivere: credo che le cose non siano cambiate molto rispetto al libro che ho letto. D’altronde, dove ci sono sistemi rigidi, autoritari (dittatoriali), non lo è mai (basta avere un pensiero differente da chi è al potere e si finisce in galera o anche qualcosa di più).

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