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Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

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O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.
Era su queste parole che Il Cavaliere Oscuro scivolava vero l’epico finale che mostrava lo spessore del Batman realizzato da Cristopher Nolan: un eroe mascherato capace di sopportare di tutto, anche l’onta dell’infamia e della persecuzione perché tutti i sacrifici e le lotte contro il crimine non fossero stati vani e l’ordine potesse essere mantenuto in una città sull’orlo della rovina, già salvata in un’altra occasione da utopie distruttive.
Ma ogni azione comporta una reazione, ogni decisione ha un prezzo da pagare: una legge che vale per tutti, nessuno escluso. E così Bruce Wayne ha sulle spalle un carico di rimpianti, di dolore, di ferite sia fisiche sia psichiche che lo fanno allontanare dal mondo, dove non riesce più a trovare un senso a un’esistenza che è divenuta un lento trascinarsi senza uno scopo, senza una ragione d’essere. Persa ogni motivazione, se ne sta rinchiuso in un’ala del palazzo ricostruito dove un tempo era vissuto e cresciuto con i suoi genitori, distrutto una volta dalla Setta delle Ombre venuta a Gotham per attuare il suo piano di giustizia oscura: una sorta di riposo malinconico del guerriero, un lento spegnersi perché la guerra è stata vinta.
Ma c’è sempre una guerra pronta a scoppiare e il male risorge dove è stato seppellito, perché c’è sempre qualcuno che vuole vedere bruciare il mondo, dare attuazione ai suoi piani di conquista del potere. Ed è qui che entra in scena Bane, vera e propria macchina da guerra che non si ferma davanti a nulla, che usa e travolge chiunque gli si para sul suo cammino.
Di fronte a una minaccia del genere, Bruce Wayne si trova a dover vestire nuovamente i panni di Batman, costretto ad affrontare un avversario, non solo più forte fisicamente, ma anche più motivato, mosso da una rabbia che lui non ha più: una forza, quella della motivazione, capace di essere un potente alleato, senza la quale ci si ritrova avvolti dall’ombra della sconfitta, come il maggiordomo Alfred teme che avvenga, vedendo un Bruce logorato dalle battaglie, ma soprattutto dalle perdite. La vittoria contro il Joker ha lasciato ferite che non possono essere guarite, che hanno indebolito spirito e fisico e questo avrà le sue conseguenze nello scontro con Bane, un nemico di tutt’altro genere di quello affrontato in precedenza: perché se il Joker del crimine era la mente, Bane ne è invece il braccio, un esecutore che usa la forza bruta e un carisma che si chiama terrore per ottenere ciò che vuole. Un nemico che occupa la scena e lo fa bene; talmente bene che accentra tutta l’attenzione su di sé, distogliendo l’attenzione da chi tesse le trame di una macchinazione mortale.
Una macchinazione atta a colpire un sistema economico fatto di speculazioni e d’arricchimento sulle masse povere per permettere ai ricchi di diventare sempre più ricchi, che può sembrare anche giusta, ma che è solo una maschera per sfruttare il senso d’oppressione e di rivalsa delle persone comuni nei riguardi dell’elite in modo da far esplodere l’odio e generare quel disordine che distoglie lo sguardo da ciò che conta realmente. In un clima di rivoluzione stile francese, dove in apparenza si vuole dare potere al popolo, Bane esorta la popolazione a fare ciò che vuole, a prendere il destino nelle proprie mani e così conquistare la libertà, una sorta d’invito all’anarchia. Ma questa non è anarchia, come ben dice il protagonista della graphic novel V per Vendetta: questo è caos. Un caos che è ammantato dall’illusione della libertà di scelta, quando invece non c’è alcuna scelta, dato che si è comandati e condizionati dalla paura; una pura e semplice manipolazione come già avvenuto con Joker, che ha assunto una connotazione diversa, ma la cui natura è sempre la stessa.
La critica che Bane fa al sistema sarebbe giusta se fosse sincera, ma è solo una facciata, perché vuole sostituire il potere con un altro potere, vuole distruggere una dittatura per immetterne un’altra: questa non è giustizia. Bisogna sottolineare che il messaggio del film, come invece giornali e politici hanno voluto vedere strumentalizzando la pellicola, non è quello di Batman erto a difesa del capitalismo come unico sistema possibile per il mondo: si tratta di un eroe che difende gli innocenti, difende le persone perché non debbano subire soprusi, torti, violenze, perché non debbano soffrire a causa delle scelte sbagliate di altri come è toccato a lui quando era un bambino, facendosi difensore di chi non può difendersi da solo.
Un film meno cerebrale e profondo del precedente, ma non per questo superficiale, tutt’altro, ma di qualche spanna inferiore per il fatto che l’avversario di turno non è all’altezza di Joker, vera nemesi di Batman (e in qualche modo suo complementare): Bane è brutalità e violenza di grande forza d’urto, mentre quella di Joker era più subdola, più sottile. Con Joker si ha a che fare con un vera e propria mente criminale, un ottimo, anche se squilibrato, conoscitore dell’animo umano, capace di prevedere quasi ogni reazione di chi aveva davanti e di sfruttarla a proprio favore (a cui uno straordinario Haeth Ledger ha dato la migliore interpretazione possibile che un personaggio possa desiderare). Tuttavia Bane non è da considerarsi il cliché del nemico tutto muscoli e niente cervello: è un vero e proprio guerriero, che conosce i punti strategici del nemico, conosce il suo modo di agire e sa soprattutto che per indebolire la resistenza di una popolazione occorre colpire i suoi simboli: privata di fiducia e speranza, la si priva di spirito combattivo e pertanto la si rende incapace di ribellarsi, la si incatena rendendola schiava.
Catene che non sono forgiate solo dalla paura, ma che possono nascere anche dal rimorso, dal senso del dovere, dal seguire le regole, arrivando a essere così strette e pesanti che anche la strada che fino a un certo punto si riteneva giusta diventa qualcosa che va abbandonato, allontanandosi per trovare un nuovo cammino.
Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno è la degna conclusione della trilogia realizzata da Nolan, il punto d’unione in cui convergono i film precedenti, portando a termine un percorso lungo e non facile che ha fatto in un qualche modo venire a patti con il passato.

7 comments to Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno

  • guarda, non ho ancora visto il film ma sono contento di leggere questa tua recensione perchè ho paura che in internet stia prendendo piede l’idea che questo sia un film “fascista”, idea portata avanti anche da persone intelligenti:
    http://prontoallaresa.blogspot.it/2012/08/il-cavaliere-oscuro-il-ritorno-la.html

  • comunque a Recchioni il film è piaciuto nonostante non ne condivida l’ideologia (cioè quella che lui pensa essere l’ideologia del film) e questo saper separare i giudizi è segno di intelligenza, secondo me

    • Quando c’è qualcosa che attira masse numerose, si cerca sempre di cercare appigli per dimostrare che appartiene a una parte o all’altra; uno degli esempi che mi viene in mente più spesso è quello di Il Signore degli Anelli, dove istituzioni religiose e politiche hanno sempre cercato di averlo nella propria schiera.
      Stessa cosa accade con il film di Nolan. Di messaggi ne ha diversi, dalla difesa dell’ordine e dei deboli per non vanificare il lavoro dei genitori di Bruce al non essere più soggiogati a sensi del dovere e di colpa: di fascista non c’è niente per me. Ma se qualcuno vuol vedere qualcosa, lo vede anche se non c’è.
      Lo reputo un buon film, non perfetto (qualche buco c’è), ben fatto, con dialoghi credibili, che non raggiunge però la grandezza e l’epicità del secondo. Ma di capolavori ne nasce uno ogni tanto 😉

  • Grazie per la risposta, sono incline a pensarla come te: se ci vuoi vedere qualcosa lo vedi anche se non c’è, a volte

  • Comunque ho fatto leggere la recensione di Recchioni ad un mio amico sul suo blog che ha visto il film e non pensa che sia fascista, mi ha risposto con considerazioni interessanti sul personaggio di Bane, le offro anche a te: “E’ vero, Nolan mette in scena un conflitto che vede al centro proprio l’economia, la grande finanza e i grandi capitali (almeno inizialmente): ma Bane non può in alcun modo rappresentare i manifestanti del movimento Occupy, e questo perché, apertamente, la posizione da lui sostenuta costituisce una menzogna, un tradimento delle stesse idee che sarebbero alla base di quel movimento. Non credo che i manifestanti di Occupy chiedano la pena di morte per ricconi, broker e esponenti dell’alta finanza: chiedono una redistribuzione della ricchezza, e sostengono che una società nuova possa fondarsi solo su un equo trattamento per tutte le persone, chiedono in definitiva un primato dell’uomo sull’economia. Non mi sembra sia questa la posizione incarnata da Bane, anzi: il suo è, come scrivevo, il colpo di coda dell’Ordine, che finge di destituire il Potere solo per sostituirlo con un establishment ancora più cupo, basato su paura e violenza, l’esatto contrario dell’obiettivo del movimento Occupy. La società deve perire ed essere purificata perché non è più in grado di mantenere l’Ordine, in questo senso essa è decadente. Mi sembra che siamo anni luce lontani. Che Nolan abbia scelto volontariamente di “stravolgere” questo aspetto per presentare i manifestanti come pericolosi terroristi? Non ne sono convinto, la visione del film non è così manichea e dicotomica come si scrive nella recensione che mi hai presentato, mentre è certamente manicheo e dicotomico definire il film fascista solo perché mette in scena aspetti controversi del mondo in cui viviamo.”

  • La disamina che mi hai presentata la condivido: il piano di Bane è una maschera, una finzione per convincere le persone a spargere il caos e portare alla distruzione il sistema, come era già stato provato a fare in passato. Non vedo nell’intento di Nolan di fare una rassomiglianza tra Bane e i suoi seguaci e i membri di Occupy, mostrandoli come terroristi: nature e intenti completamente diverse, dove Bane è solo odio e violenza, non ha ideali d’uguaglianza, vuole vedere bruciare la città come Joker, ma lo fa con mezzi differenti.

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