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Elantris

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Elantris è il romanzo d’esordio di Brandon Sanderson, avvenuto nel 2005.
Elantris è una città stupenda, la città degli dei: un luogo di potere, radiosità e magia, dove le pietre stesse brillano con una luce interiore. Di notte Elantris splende come un enorme fuoco argenteo, visibile perfino da grandi distanze.
Ancora più straordinari però sono i suoi abitanti. Bellissimi, immortali, capaci di qualsiasi cosa, di curare malattie, creare dal nulla tutto ciò di cui hanno bisogno. Chiunque abiti a Teod o Arelon può divenire uno di loro: solitamente la Trasformazione (o Shaod) arriva di notte, cambiando completamente l’esistenza di chi viene scelto.
Ma poi, un giorno, tutto questo è finito. Quando è giunto il Reod, le persone toccate dallo Shaod non si sono più trasformate in bellissimi dei, ma in creature che sono parodie della vita: senza capelli, la pelle piene di macchie. Il loro cuore si è fermato, ma hanno continuato a esistere; soprattutto hanno sempre fame, ma sono costretti a vivere di stenti e rubare il cibo dai nuovi arrivati a Elantris perché sono stati emarginati, come in un ghetto, proprio nella città in cui tanti giungevano per ricevere aiuto o guardare ammirati le sue meraviglie.
La bellissima Elantris è divenuta un luogo di miseria e abbandono, piena di fango, dove l’umanità viene perduta. Per essa e i suoi abitanti pare non esserci speranza, fino a quando non vi giunge il principe Raoden, anch’egli colpito dallo Shaod. Ma come è nella sua natura, non accetta una realtà ingiusta e comincia a darsi da fare per ridare un senso alla vita a quelli come lui, fargli riscoprire la dignità umana.
E mentre Raoden sta ricostruendo una società all’interno di Elantris, ad Arelon è giunta Sarene, la sua promessa sposa, che si ritrova vedova pochi giorni prima delle nozze, vincolata da un contratto matrimoniale che le impone di rimanere. Sarene, che aveva acconsentito di sposare Raoden per creare un’alleanza con il suo paese natale, Teon, per opporsi all’impero di Fjorden che tutto vuole conquistare, non si lascia andare e adempie al suo ruolo di principessa: aiuta Arelon a non soccombere al sistema ingiusto creato e portato avanti da re Iadon, oltre che opporsi al gyorn derethi Hrathen, giunto da Fjorden per convertire Arelon alla religione dell’impero.
Le vicende di Elantris ruotano attorno alle azioni dei tre personaggi principali appena descritti: ognuno ha i suoi fini, ma tutti sono per la salvezza di Arelon, costretti a confrontarsi con le difficoltà che ostacolano il loro cammino. Per tutti loro però c’è un punto in comune: conquistare la fiducia degli altri per ottenere quello che vogliono, perché da soli non possono fare nulla.
Brandon Sanderson, come nelle altre opere successive a questa, dimostra di sapersela cavare con la creazione del sistema magico: in Elantris punta su poteri che si basano sugli Aon (una sorta di rune), il fondamento sia della lingua che della magia in Arelon e nelle sue regioni circostanti. Attraverso di essi si manifesta l’Aondor. Perché un Aon funzioni, deve essere disegnato con assoluta precisione e bisogna volerlo disegnare (occorre l’intenzione, non può essere qualcosa di accidentale); inoltre, l’uso e il potere di un Aon dipendono da quanto si è vicini a Elantris, rivelando che il potere è legato alla terra.
La nascita di un Elantriano appare, a una prima vista, come qualcosa voluto dalla volontà divina, ma c’è chi ritiene che tutto ciò sia inverosimile, dato che gli dei di questa parte di Cosmoverso sono morti e chi utilizza il Dor sta canalizzano i cadaveri di questi dei (non è una novità per Sanderson utilizzare i corpi degli dei per avere potere, come ha fatto vedere nella prima trilogia di Mistborn); non rimane che ritenere che tale nascita eccezionale sia qualcosa di casuale, a meno che non ci sia qualche schema nascosto di cui al momento si ignora l’esistenza.
Non vanno poi dimenticati gli Sheon, sfere di luce fluttuanti e senzienti, con al loro interno disegnato un Aon, che sono legati ad alcuni individui (Radoen e Sarene ne hanno uno). Triste è il fato in cui essi incorrono quando il loro compagno umano è colpito dalla Shaod: impazziscono e non sono più se stessi, vagando per Elantris senza una meta.
I punti interessanti di Elantris però non si limitano a questo: ciò che rende affascinante la lettura sono le azioni e le motivazioni dei personaggi.
Raoden che dal nulla comincia a crearsi un seguito, dando uno scopo alle persone che si aggregano a lui, perché così la loro attenzione si discosti dall’autocommiserazione e dal dolore che sempre li accompagna (gli Elantriano non muoiono per le ferite subite, ma non guariscono mai e la sofferenza dovuta a esse non se ne va, ma si accumula ogni volta che si fanno male, finché non impazziscono). Il suo impegno è volto a costruire una società che sia autosufficiente, dove ognuno ha un compito, vivendo dignitosamente, lontano dalle barbarie che prima del suo arrivo imperversavano, oltre a cercare di scoprire perché lo Shaod è cambiato e il Dor ora agisce in maniera differente.
Sarene che cerca di salvare un regno dall’incompetenza di un re che ha costruito un sistema basato sulla ricchezza, dove si ottengono titoli nobiliari in base a quanto si guadagna, spingendo le persone in una spietata competizione, dove chi non è ricco è praticamente uno schiavo. Non solo: Sarene cerca di far emancipare le donne della corte, visto come sono considerate. Per lei non è solo una questione di giustizia, ma anche un nuovo inizio, la ricerca di un’accettazione e un essere amata che nella sua patria no è riuscita a trovare.
Hrathen che è giunto ad Arelon per convertire la popolazione alla sua fede e così salvarla, letteralmente, perché se entro tre mesi non ci riuscirà, il paese subirà un’invasione militare dell’impero Fjorden, portando migliaia di morti. Una strage che vuole evitare, per non rivivere quanto avvenuto in un altro paese convertito. Hrathen non solo si dovrà confrontare con i fantasmi del suo passato e i dubbi sorti riguardo la sua fede, ma anche con l’integralismo di Dilaf, che vuole distruggere a tutti i costi Elantris (ben mostrato come nasce l’odio verso qualcuno o qualcosa).
Sanderson è bravo nella pianificazione e nello sviluppo degli eventi che occupano buona parte del romanzo; un avanzare lento, che però risulta piacevole. Forse è proprio per questo che quando tira le redini di tutte le sue trame lo fa troppo in fretta, rompendo il ritmo narrativo creato e facendo accadere troppe cose in poche pagine, lasciando il lettore perplesso, come se l’autore avesse avuto fretta di finire la sua storia. Perplessità che sorgono anche per come certe situazioni vengono risolte, risultando poco credibili.
Piccola nota: anche qui, come in altri romanzi dell’autore, Hoid fa la sua comparsa.
Elantris è un buon libro di esordio, ma non è perfetto; tuttavia ha permesso a Sanderson di farsi conoscere e apprezzare: con il tempo e l’esperienza è sicuramente maturato e migliorato, ma questa sua opera risulta comunque godibile e apprezzabile.

(In passato, come si può vedere da questo mio vecchio articolo, non ho recensito Elantris all’uscita perché decisi di non acquistarlo per via del prezzo alto. Che cosa è cambiato da allora? Semplice: alle volte nei mercati dell’usato si possono trovare libri a prezzi davvero bassi e alle volte ci sono conoscenti che passano il libro, avendo così la possibilità di leggere ciò che interessa. Le mie idee riguardo la questione che sollevai allora sono rimaste le stesse).

2 commenti per Elantris

  • Bel colpo, a me non capita quasi mai di trovare qualcosa di davvero interessanti nei mercatini dell’usato… A volte ho avuto dei libri dagli amici, ma non spesso. Hai una copia in italiano o in inglese?

    • In questo caso me l’hanno passato (copia in italiano trovata in un mercatino). In una libreria che vende anche usato, ho trovato la prima trilogia dei Mistborn a dieci euro: l’avevo già, altrimenti sarebbe stato un affare. King, Zafon, Bradley, Martin, Hobb, tante opere di fantascienza: nell’usato ho trovato delle occasioni mica male (e certi libri erano praticamente nuovi).

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