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L’uomo da sempre è alla ricerca delle sue origini.
Una ricerca per capire chi è, qual è il senso della sua esistenza, la ragione per cui è venuto al mondo; un posto, quello nel mondo, che tanti cercano di trovare, ma in cui pochi ci riescono.
Una ricerca che è sentita con maggiore forza nelle persone che non hanno una famiglia originaria, ma solo una adottiva, specialmente se si tratta di un nucleo famigliare dove non si riesce ad avvertire affetto e calore umano, dove non c’è comprensione, ma solo imposizione e violenza: un dover seguire regole conformi alla società, piegate all’apparenza e all’ipocrisia, che nascondono dietro una facciata di normalità una realtà fatta di prepotenza, ossessività, morbosità, muta accettazione e incapacità di ribellarsi a quanto c’è di sbagliato.
Una realtà che porta a non sentirsi né apprezzati né accettati, che allontana, che fa creare un muro tra sé e il mondo, in modo da non far avvicinare nessuno e così non essere toccati da delusioni e avere l’ennesimo spiacevole ricordo da aggiungere alla propria memoria. Un mondo, quello creato dagli uomini, con legami basati sull’egoismo e lo sfruttamento, che abbruttisce ogni cosa, che la rende cupa, facendo perdere la voglia di vivere, di assaporare le esperienze, come un cibo che viene mangiato senza essere gustato, ma semplicemente ingerito perché aiuta ad andare avanti. Un mondo pratico che guarda solo a quanto può essere utile, può dare guadagno: una macchina che vuole accumulare soldi, sempre di corsa, che non si ferma a cogliere la bellezza che si cela dietro una melodia, un dipinto. Troppo rude e grezzo per apprezzare la delicatezza dell’ispirazione, per saperla ascoltare tanto è chiuso nel suo pragmatismo.
E’ proprio sullo scontro tra elementi che sono la nemesi uno dell’altro, che nasce la guerra nascosta tra Pragmatici (imprenditori, uomini d’affari, potenti) ed Eclettici (individui con una forte propensione per l’arte). Una guerra che dura da anni, con una parte che vuole ottenere il controllo sugli uomini imponendo le regole rigide della produttività e dell’economia, e l’altra che cerca di preservare la capacità d’essere libero dell’animo umano e di poter giungere alla verità, sia di sé stesso sia del significato dell’esistenza. Una verità cui si può giungere attraverso la scoperta, attraverso un cammino nascosto, un cammino nebuloso che si rivela solo in certi momenti e circostanze. Una rivelazione, quella che avviene attraverso l’intuizione, che usa un linguaggio sottile composto da sensazioni, emozioni, scaturite da immagini, suoni, parole. E’ questo che fa l’arte: rivelare all’animo umano verità e consapevolezza, quella consapevolezza che rende sapienti e dissipa l’ignoranza, l’elemento tanto apprezzato da chi vuole controllare le masse.
Una consapevolezza quella raggiunta dagli antichi che hanno voluto trasmettere ai loro eredi attraverso i miti, una forma di conoscenza che non può andare estinta, che è radicata nell’inconscio umano e che parla attraverso simboli, come possono essere le Muse, ispiratrici e protagoniste dell’ultimo romanzo realizzato da Francesco Falconi: esseri dai grandi poteri che camminano tra la folla come persone comuni, ma con la capacità e il potere d’influenzare la gente attraverso le loro doti. Doti capaci di distruggere e creare, di uccidere e salvare, semplicemente variando il tono della voce usata per dare vita a un canto che è magico, come accade in La Canzone di Shannara di Terry Brooks, dove perfino la natura si piega ai voleri delle note che sorgono dalle corde vocali di Brin Ohmsford, e come accade in Muses con Alice. Protagoniste di libri scritti da autori differenti in periodi differenti, con un dono in comune; ma le analogie finiscono qui, sia data la differenza di carattere delle due ragazze, sia data la tipologia di mondo e vicende in cui sono calate.
Eppure, anche se con modi differenti, in entrambi i casi viene mostrata la difficoltà di accettare il proprio essere, specialmente quel lato oscuro in cui si rischia di perdersi se non si ha una guida capace di non far smarrire mentre si muovono i passi su un terreno ancora sconosciuto, con il quale spesso si è costretti a convivere a lungo, alle volte facendo finta che non esista, alle volte combattendolo, ma che solo una volta compreso può dissolversi e smettere d’essere d’ostacolo per la riuscita della propria esistenza.

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