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Nebbie

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Le nebbie da sempre sono state considerate qualcosa di misterioso per il loro ammantare, rendere indefinite e celare le cose. Il caratteristico colore grigio le rende una frontiera, una terra di nessuno, un confine tra zone diverse; una sorta di difesa per ciò che è prezioso, come luoghi di potere, luoghi dove è raccolto il sapere, la conoscenza; una difesa che rende invisibile, che non fa trovare la strada, dove solo chi è meritevole può accedere a quanto sta cercando.
Nella mitologia ci sono tante storie su di esse, la più famosa è quella che riguarda Avalon, isola leggendaria legata ai miti arturiani, considerata da alcuni il regno delle fate: un luogo magico, un luogo fuori dal tempo, precluso ai più, a cui a pochi era concesso d’accedere.
Idea simile viene usata da Terry Brooks nel regno di Landover, dove le Nebbie sono il Mondo delle Fate, un luogo di magia dove è facile perdersi. Certo le nebbie rappresentano un confine per questo mondo, ma sono molto di più: sono un crocevia, un punto di passaggio e collegamento tra tutti i mondi, come le sinapsi del cervello. Un mondo fatato, un mondo effimero di non-esistenza, che esiste e allo stesso tempo non esiste affatto, dato che si trova contemporaneamente dappertutto e in nessun luogo. Una sorta di corridoio, di passaggio temporale per vari piani d’esistenza, oltre che fonte della magia. Specchio del viaggio interiore, dell’incontro con l’inconscio e dei timori che ogni individuo possiede e che solo con il coraggio d’affrontare la verità si può uscire da quei meandri nebulosi che lo caratterizzano.
Anche Brandon Sanderson nella trilogia Mistborn non vede le nebbie come semplice agente atmosferico, tuttavia dà una connotazione differente da quelle appena viste: non una barriera protettiva (un oggetto) o un canale comunicante (un mezzo), ma un’essenza senziente, con una volontà propria (una forza vivente). Un’energia che è parte ed è creatrice del mondo su cui scivola, una sorta di guardiano il cui agire è sconosciuto alla maggioranza, così misterioso che i più la vedono come una forza malevola che minaccia l’umanità, dal quale bisogna proteggersi e fuggire; solo attraverso la temerarietà e la ricerca di alcuni si potrà scoprire come azioni ritenute anche minacciose in realtà sono volte alla preservazione della vita, alla scoperta del modo di proteggere ciò che è prezioso.
Di stampo simile è la visione data da William W. Connors e Steve Miller per l’ambientazione Ravenloft di Advanced Dungeons&Dragons, anche se la scelta della natura delle Nebbie, come è giusto che sia, dato che si tratta di un gioco di ruolo, viene lasciata al DM. Nei Domini del Terrore non ci si arriva di spontanea volontà, ma grazie al loro sottile abbraccio: pochi conoscono l’identità di questa essenza, ma tutti le temono, sapendo che sono una forza inarrestabile (capace di piegare al proprio volere anche un semidio) e che attirare la loro attenzione non porta nulla di buono. Che esse siano il mezzo attraverso cui agiscono le Potenze Oscure che governano Ravenloft o le Potenze stesse, è un mistero da sempre insoluto. Quale che sia la verità, le Nebbie compaiono come pallidi banchi inquieti che sgorgano dalla terra e avvolgono gli autori di azioni malvagie, veri e propri esseri dannati che vengono trascinati all’interno dei Domini del Terrore dai quali non c’è via d’uscita.
Come non si riesce a comprendere la natura di tali manifestazioni, altrettanto avviene per le motivazioni del loro agire. I più le ritengono come un elemento naturale, un qualcosa che esiste, ma che non si riesce a capire, i cui fini è meglio che rimangano un mistero e che vanno accettati per come accadono, senza fare domande. Chi ha tentato di fare luce su tutto questo ha potuto sviluppare solo teorie. Secondo alcuni le Nebbie o le Potenze hanno un’indole malvagia e cercano di radunare tutta la malvagità del multiverso per creare un’immensa armata del Male da usare come forza di conquista di tutti i piani; altri le vedono come una sorta di guardiani che puniscono le creature più terribili e le rinchiudono in un semipiano creato appositamente per loro come prigione, un modo per proteggere gli innocenti dalla loro malvagità. Esiste anche la possibilità che esse non siano divinità o potenti entità che agiscano nell’ombra, ma che semplicemente siano la manifestazione del karma negativo creato dalle azioni malvagie decise e volute dagli uomini, una forza che con il tempo ha assunto potere e che agisce come se avesse una volontà: un’energia d’attrazione che tira verso di sé chi possiede un’essenza simile alla propria.
Tutti modi fantasiosi per dare spiegazione a qualcosa di misterioso e allo stesso tempo attraente, ma in cui si cela una verità: la ricerca dell’uomo di fare chiarezza, di riuscire a sollevare il velo d’ignoranza che gli preclude la conoscenza. Quel velo che la nebbia riesce così bene a incarnare e che può essere l’icona di ciò che deve essere superato, una sorta di varcare la soglia per un mondo nuovo, più grande, oppure il rimanere immobile in una situazione stagnante, limitante, e triste come un limbo, dove si conduce un’esistenza come i Signore dei Domini: un’esistenza confinata come una prigione e maledetta.

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