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Another

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AnotherAnother è una serie animata horror interessante, cui si mescolano elementi alla Final Destination e Battle Royale. Tratta dalla light novel ideata da Yukito Ayatsuji e pubblicata nel 2009, vede le vicende incentrate sulla terza classe della sezione C della Yomiyama Nord, scuola media della cittadina di Yomiyama, attorno alla quale c’è una strana atmosfera e accadono eventi a dir poco oscuri (da qui in poi SPOILER). Se ne accorge quasi subito Kōichi Sakakibara, da poco trasferitosi da Tokyo per via del lavoro di suo padre (che si svolge in India), vivendo con i nonni materni e la zia. Subito ricoverato in ospedale per un pneumotorace, riceve la visita dei due rappresentanti della classe che dovrà frequentare e dell’addetta alla contromisure; contromisure di non si sa cosa, ma non gli viene spiegato e nemmeno lo chiede. Mentre è in ospedale fa l’incontro in ascensore con una ragazza taciturna che porta una benda sull’occhio: si tratta di Mei Misaki, che sta andando all’obitorio per portare qualcosa a una persona che si trova lì. La incontrerà di nuovo a scuola, essendo compagni di classe, ma è come se lui fosse il solo a vederla, dato che nessun altro, né gli studenti della 3 C nè i suoi professori, interagiscono con lei. Misaki è restia ad avere a che fare con lui, se ne sta sempre isolata, e quando Sakakibara fa per avvicinarsi a lei i compagni cominciano ad avere atteggiamenti strani, al punto che viene avvisato di non avere a che fare con ciò che non esiste.
Sakakibara viene a sapere una strana storia cui è legata la sua classe: ventisei anni prima, uno studente modello, ben voluto da tutti, muore in un incidente con la sua famiglia. Lo shock è così forte che sia gli alunni sia i professori continuano a far finta che esista, al punto che alla consegna del diploma anche il preside fa mettere una sedia per lo studente morto. La cosa strana è che nella foto di gruppo della consegna compare anche il ragazzo deceduto, benché appaia molto pallido.
Quello che era sembrato un gesto di buon cuore, in un qualche modo apre un passaggio per la morte e dà il via a una maledizione sulla classe che si ripete anno dopo anno: alcuni studenti della classe, dei loro parenti e anche dei professori cominciano a morire in circostanze tragiche. Il tutto perché nella classe c’è una persona in più: una persona che è morta. Nessuno sa chi è (nemmeno il morto sa di essere tale) e tutti hanno degli strani vuoti di memoria che fanno dimenticare eventi del passato. Ed è proprio questa mancanza di memoria che rende difficile spezzare la maledizione. Per farlo, si fanno dei tentativi e ciò che finora pare dare i maggiori risultati è quello, per far essere la classe senza una persona in più, d’ignorare uno studente come se non esistesse.
La contromisura però comincia a non funzionare dal momento in cui Sakakibara, non informato dei fatti, continua a parlare con Misaki, facendo sì che lei sia riconosciuta come persona esistente. Almeno, così ritengono i compagni di classe.
Per diverse puntate lo spettatore si fa l’idea che Misaki sia una sorta di fantasma, dato che pare che solo Sakakibara interloquisca con lei; anche Sakakibara ne ha il sospetto quando va a vedere una sorta di museo delle bambole e là la incontra, ricordandosi che l’anziana all’ingresso l’aveva avvertito che era l’unico avventore presente. Ma seppure strana, Misaki è una persona come lui e ha una particolarità: da piccola ha perso un occhio e la madre (la creatrice delle bambole del museo che ha visitato) per sostituirglielo gliene ha fatto uno di vetro, il quale le permette di vedere cose invisibili, che lei chiama il colore della morte (nella cultura giapponese, e non solo, chi perde un occhio può vedere cose che sono celate agli altri).
L’atmosfera surreale, quasi di sospensione, che si ha nelle prime puntate viene bruscamente interrotta quando Yukari Sakuragi, la rappresentante femminile della classe, esce dall’aula dopo essere stata chiamata da un professore e vedendo insieme Sakakibara e Misaki si spaventa e correndo giù dalle scale inciampa e muore cadendo sull’ombrello, la cui punta le trapassa il collo. E qui Another mostra i punti in comune con la famosa serie di Final Destination, con la morte che comincia a perseguitare i personaggi, facendogli fare le morti più assurde e violente.
Poco dopo Sakuragi, tocca all’infermiera che è stata gentile con Sakakibara in ospedale (e che è sorella di uno dei suoi compagni di classe), e che cerca di aiutarlo a scoprire cosa si cela dietro la 3 C: morirà nella caduta dell’ascensore che stava usando, sfracellandosi quando esso raggiungerà il suolo. Sarà poi la volta di Ikuo Takabayashi, compagno di Sakakibara malato di cuore, che nel momento in cui cerca di dirgli la verità, muore d’infarto. Poi toccherà a un loro professore che si suicida davanti a loro.
Il meccanismo della maledizione pare essersi messo in moto e sembra non esserci più nulla da fare, ma si scopre che il fenomeno quindici anni prima era stato fermato; Reiko Mikami, zia di Sakakibara, aveva frequentato la 3 C in quell’anno (e il fatto che la frequentasse colpì sua sorella, madre di Sakakibara, che morì dando alla luce il figlio) e quindi fa avere un incontro con chi era riuscito ad arrestare la maledizione. Lei, assieme al nipote, Mei e qualche altro compagno di classe vanno all’hotel sul mare dove Katsumi Matsunaga lavora; ma Katsumi non si ricorda come fece, solo che aveva lasciato un indizio nella vecchia scuola. Seppure lontani dalla cittadina, la morte sembra averli raggiunti fin lì e Junta Nakao, uno dei ragazzi che ha seguito Sakakibara, muore tranciato dalle eliche di una barca (ma si rivelerà che le cause della sua morte sono in realtà dovute a un trauma cranico avvenuto mentre scendeva le scale di casa: se fosse andato subito in ospedale, non avrebbe perso conoscenza in acqua e non sarebbe stato investito dalla barca).
Sakakibara, assieme a Naoya Teshigawara e Yūya Mochizuki, trovano nella vecchia scuola l’indizio prezioso: in un nastro, Matsunaga ha registrato cosa è successo quindici anni prima. Andati in gita in un vecchio tempio (dove anche l’attuale 3 C andrà) con la speranza di spezzare la maledizione, sono stati colti da un temporale (che manco a dirlo ha mietuto vittime); mentre erano lì, Matsunaga ha litigato con un altro compagno, uccidendolo accidentalmente. Ne rimane sconvolto, ma nessuno dei compagni restanti si ricordava dell’ucciso; tornato dove aveva lasciato il compagno, non trova più il suo corpo e allora capisce che quello che ha assassinato era il morto che quell’anno faceva parte della classe, la persona in più. A quel punto comprende come fermare la maledizione: restituire il morto alla morte.
Con questa consapevolezza, Sakakibara e i due amici si apprestano a fermare la calamità (nel mentre ci sono state altre morti alla Final Destination), ma le cose giunti all’hotel degenerano all’improvviso. La cassetta è stata scoperta e il segreto divulgato: in molti credono che il morto sia Mei e comincia una caccia sfrenata in stile Battle Royale. La follia degenera tra i ragazzi e non solo: la proprietaria dell’hotel uccide il marito (erano parenti di un ragazzo della 3 C) e comincia a braccare i ragazzi. L’hotel va a fuoco. C’è chi muore cadendo dalle finestre, chi schiacciato da un pilastro o un lampadario, chi impiccato a cavi elettrici, chi trafitto da schegge di vetro, chi pugnalato o colpito in testa da una spranga di ferro. Il morto verrà trovato e si rivelerà essere qualcuno d’inaspettato, anche se di indizi ne erano stati dati.
La maledizione è stata fermata per il momento, ma tornerà a colpire le classi 3 C del futuro, per questo chi è sopravvissuto, prima che la memoria svanisca, lascia un indizio per chi verrà per fare sì che la tragedia sia arrestata per tempo.
Another è, come già detto, una serie interessante; non un capolavoro, ma sa il fatto suo. Inquietante, a tratti angosciante, in alcuni momenti pure splatter: di certo non annoia. Magari all’inizio è un po’ lento, e ha delle accelerate improvvise che colpiscono (anche se alcune ce le si aspetta una volta capito il meccanismo alla Final Destination), però il senso di mistero iniziale funziona e riesce a protrarsi fin verso il crescendo finale.
Qualcuno potrà obiettare che la decisione in Another di far sparire la memoria quando il morto torna in vita sia una forzatura, ma bisogna calarsi anche un poco nella cultura giapponese e al modo in cui le maledizioni delle loro storie funzionano. Per chi è abituato agli horror all’”occidentale”, Another potrà risultare strano, come strani lo sono tutti gli horror giapponesi per chi ha questo tipo di sguardo, ma se si cerca di calarsi in una cultura diversa dalla nostra, allora questa storia prende e coinvolge. Consigliato.

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