Racconti delle strade dei mondi
Jonathan Livingston e il Vangelo
Strade Nascoste – Racconti
Inferno e Paradiso (racconto)
Lontano dalla Terra (racconto)
La fine di ogni cosa (racconto)
L’Ultimo Baluardo (racconto)
|
By M.T., on Dicembre 28th, 2025%  Il Manuale del Mago Modesto per Sopravvivere nell’Inghilterrra Medioevale è uno dei progetti segreti di Brandon Sanderson che hanno visto la luce nel 2020 e 2021; una storia la cui idea originale Sanderson si era narrata a se stesso a letto verso il 2019 (abitudine che l’autore ha sempre). Il titolo, almeno una parte, invece risale al 2010, ma era stato accantonato perché ricordava un po’ troppo Harry Potter. Quando però lo scrittore americano ha cominciato a fare sul serio con questa storia, i vari pezzi sparsi negli anni si sono messi insieme ed ecco Il Manuale del Mago Modesto per Sopravvivere nell’Inghilterrra Medioevale, un volume che per lo più appartiene al genere fantascientifico ma che ha pure elementi classici del fantasy.
La storia è semplice: un uomo si ritrova catapultato in un mondo che sta attraversando un’era storica che è molto simile a quella dell’Inghilterra Medioevale e non ricorda assolutamente nulla di sé, né come ci è arrivato, né perché si trova lì. Ha solo dei fogli bruciacchiati di un libro che gli dovrebbero spiegare la situazione in cui si trova.
Tra equivoci, imbrogli, flashback sul proprio passato e peripezie varie che includono elementi medioevali come castelli, credenze di vario genere, vichinghi, il protagonista scoprirà molte cose, anche su se stesso.
Il via a Il Manuale del Mago Modesto per Sopravvivere nell’Inghilterrra Medioevale lo danno i viaggi interdimensionali e l’esistenza di mondi molto simili al nostro con epoche altrettanto simili che possono essere acquistate per viverci avventure e magari diventare gli eroi di quel pianeta; ci sono naniti, portali e fari dimensionali, spiriti, divinità, tutti elementi per creare una bella storia fantastica, che si legge agevolmente. La cosa che più ho apprezzato del romanzo è stato il protagonista, non certo il solito eroe, il suo essere un fallito ma non tanto per gli sbagli fatti (tutti ne fanno) quanto per arrivare a essere convinto di esserlo perché tutti lo avevano ritenuto tale, perché nessuno gli aveva mai dato fiducia: a furia di non avere fiducia dagli altri, era giunto a perderla in se stesso. Tuttavia, è bastato arrivare in un ambiente diverso, staccarsi da un’atmosfera negativa, avere qualcuno che crede in lui, che il protagonista cambia, trovando la possibilità di un nuovo inizio.
Il Manuale del Mago Modesto per Sopravvivere nell’Inghilterrra Medioevale è stato un buon libro, con un Sanderson che non scivola questa volta nello young adult e nemmeno in certe scene con protagoniste arie di vario tipo.
By M.T., on Dicembre 21st, 2025%  Mr. Nobody against Putin è un documentario realizzato da Pavel Talankin, insegnante russo di scuola elementare, e candidato dalla Danimarca agli Oscar. Un documentario che denuncia come la propaganda russa abbia raggiunto tutto il paese, insinuandosi anche all’interno della scuola, divenendo da luogo di formazione, confronto e crescita a campo di reclutamento. Talankin aveva ricevuto la direttiva di documentare l’attuazione delle nuove direttive scolastiche del governo russo, ma è andato oltre questo perché aveva potuto costatare che c’era molto di più: dall’inizio della guerra con l’Ucraina, la propaganda russa, volgendo lo sguardo anche all’interno, ha voluto formare una generazione ultra nazionalista per prepararla all’arruolamento, investendo pesantemente nella sua preparazione. Un indottrinamento ideologico molto totalitaristico, che punta sulla forza, sul nazionalismo, con il pensiero critico che viene annullato. Bambini cui viene ordinato di marciare con la bandiera russa, leggere nuovi libri di storia rivisti e revisionati per difendere l’invasione russa dell’Ucraina, partecipare a tornei di lancio delle granate; veterani di guerra che visitano le scuole per predicare i valori nazionalistici russi.
Talankin, col suo ruolo di filmare le lezioni ai bambini, ha potuto mostrare come le scuole sono i principali luoghi in cui la propaganda si diffonde e fa presa, soprattutto nei bambini, fortemente influenzabili, dato che nel maestro vedo una figura da seguire, che racconta loro la verità. In questo modo l’ideologia del governo può attecchire con forza sulle nuove generazioni, come asserito dalla stesso Putin quando ha detto che le guerre si vincono con l’aiuto degli insegnanti. Nuove generazioni rovinate da una contorta, distorta ideologia.
Fuggito dalla Russia nel 2024 da solo, senza avvisare nessuno dato che era tenuto sotto controllo dal governo, con l’aiuto di un giornalista americano ha realizzato il documentario Mr. Nobody against Putin con il materiale che era riuscito a portare con sé, presentandolo poi, tra gli altri , alSundance Film Festival.
Mr. Nobody against Putin non sorprende, perché questo è il modus di fare dei regimi, di tutti i regimi: abbattere lo spirito critico, mentire, condizionare la mente della popolazione. Tutti elementi gravi, che sono ancora più gravi quando si vanno a toccare i bambini (c’è un passo del Vangelo che parla molto duramente di questo modo di fare: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” Marco 9,42). La propaganda del regime russa non è certo nata con la guerra in Ucraina: esiste dai tempi di Stalin e anche prima. Ma non è una cosa solo russa: ogni regime usa la forza, usa il condizionamento, crea dei nemici su cui volgere l’attenzione per raggiungere i suoi fini e distoglierla da problemi che non si vuole siano visti o scoperti.
Non sorprende, ma Mr. Nobody against Putin è importante da vedere e far conoscere perché si deve sapere con che realtà si ha a che fare. E lo devono sapere soprattutto i nostrani sostenitori della propaganda russa (anche se c’è chi asserisce che è tutta una montatura per screditare Putin e la Russia, parte della propaganda occidentale: non c’è peggior cieco di chi vuole vedere, né peggior sordo di chi non vuol sentire): “Il regime russo non concentra solo armi e truppe sul campo di battaglia: investe risorse nel diffondere l’idea di un mondo in cui l’aggressività imperialista diventa difesa della patria, la censura difesa dell’unità nazionale e l’odio verso l’“altro” – che sia un Paese vicino come l’Ucraina o una comunità culturale diversa – parte del tessuto quotidiano. In classe e fuori, la propaganda plasma il modo in cui i bambini vedono il futuro e come tasselli di società concepiscono identità e conflitto.
La storia di Talankin ci ricorda che la propaganda non è solo disinformazione tecnica: è un’arma politica con effetti reali sulla formazione delle coscienze. E la presenza di narrative filo-russe nel nostro Paese oggi non è un dettaglio marginale: è un segnale che dobbiamo prendere sul serio. Non si tratta di demonizzare opinioni diverse, ma di riconoscere come le narrative di un regime nazionalista e liberticida stiano trovando terreno fertile in una parte dell’opinione pubblica italiana, creando confusione, legittimazione e persino simpatia verso un governo che reprime dissenso e plasma l’educazione statale per fini politici.” (1)
1. https://www.linkiesta.it/2025/12/maestro-propaganda-russa-falso-patriottismo/
By M.T., on Dicembre 14th, 2025%  “Essere umano, creatura straordinaria, chi sei?”: è l’interrogativo posto oggi al premio Nobel per la Letteratura 2025, László Krasznahorkai, in un passaggio nel suo discorso di accettazione del riconoscimento, a Stoccolma, che ha dedicato a una rilettura dell’evoluzione dell’uomo, dall’invenzione della ruota alla disillusione di oggi, alla fine dell’immaginazione.
“Hai inventato la ruota, hai inventato il fuoco, hai capito che la cooperazione era il tuo unico mezzo di sopravvivenza, hai inventato la necrofagia per poter essere il signore del mondo sotto il tuo comando, hai acquisito un intelletto sorprendentemente grande, e il tuo cervello è così grande, così solcato e così complesso che in realtà, per mezzo di questo cervello, hai acquisito potere, anche se in qualche modo limitato, su questo mondo che è stato anche nominato da te, portandoti a tali riconoscimenti che in seguito si sarebbero rivelati non veri, ma che ti hanno aiutato a progredire nel corso della tua evoluzione”, ha sottolineato lo scrittore 71enne nel discorso, pronunciato in ungherese, come si legge nella traduzione proposta sul sito ufficiale del Nobel.
“Il vostro sviluppo, avanzando apparentemente a passi da gigante, ha rafforzato la vostra specie sulla Terra e l’ha fatta crescere”, ha continuato. “Vi siete riuniti in orde, avete edificato società, avete creato civiltà, siete diventati capaci anche del miracolo di non estinguervi, sebbene anche questa possibilità esistesse, ma ancora una volta vi siete retti sulle vostre gambe. Poi, come homo habilis, avete creato strumenti di pietra e avete saputo anche usarli, poi come homo erectus, avete scoperto il fuoco, e poi grazie a un piccolo dettaglio – a differenza dello scimpanzé, la vostra laringe e il palato molle non si toccano – vi è diventato possibile dare vita al linguaggio, parallelamente allo sviluppo del centro del linguaggio nel cervello; vi siete seduti con il Signore dei Cieli, se possiamo credere all’Antico Testamento, vi siete seduti con Lui e avete dato nomi a tutte le cose create che vi ha mostrato, poi più tardi avete inventato la scrittura, ma ormai eravate già capaci di ragionamenti filosofici, prima avete collegato gli eventi, poi li avete separati dalle vostre credenze religiose”.
E ancora, rivolgendosi idealmente all’uomo, “hai inventato il tempo, hai costruito veicoli e barche, hai vagato per l’ignoto sulla Terra, saccheggiando tutto ciò che poteva essere saccheggiato, hai capito cosa significava concentrare le tue forze e il tuo potere, hai mappato pianeti ritenuti inavvicinabili, e ormai non consideravi più il Sole come un Dio e le stelle come determinanti del destino, hai inventato, o meglio hai modificato la sessualità, i ruoli degli uomini e delle donne, e molto tardi, anche se non è mai troppo tardi, hai scoperto l’amore per loro, hai inventato i sentimenti, l’empatia, le diverse gerarchie nell’acquisizione della conoscenza, e infine sei volato nello spazio, abbandonando gli uccelli, poi sei volato sulla Luna, e lì hai mosso i tuoi primi passi, hai inventato armi tali che potrebbero far saltare in aria l’intera Terra più volte, e poi hai inventato scienze in modo così flessibile grazie alle quali il domani ha la precedenza e mortifica ciò che può essere solo immaginato oggi, e hai creato l’arte dai disegni rupestri fino all’Ultima Cena di Leonardo, dal magico buio l’incanto del ritmo fino a Johann Sebastian Bach”.
“Infine, in conformità con il progresso storico, tu, con assoluta e assoluta immediatezza, hai cominciato a non credere più a nulla e, grazie ai dispositivi che tu stesso hai inventato, distruggendo l’immaginazione, ora ti rimane solo la memoria a breve termine, e così hai abbandonato il nobile e comune possesso della conoscenza, della bellezza e del bene morale, e ora sei pronto a trasferirti nelle pianure, dove le tue gambe affonderanno, non muoverti, stai andando su Marte? Invece – ha sottolineato ancora – non muoverti, perché questo fango ti inghiottirà, ti trascinerà nella palude, ma è stato bellissimo, il tuo percorso attraverso l’evoluzione è stato mozzafiato, solo, sfortunatamente: non può essere ripetuto”.
Questo è l’excursus dello scrittore Nobel per la Letteratura Krasznahorkai, dalla ruota alla disillusione di oggi; un discorso condivisibile, lungo e approfondito. In passato, ho fatto analisi del genere sulla natura dell’uomo, alcune su questo sito, altre messe nei miei lavori, altre solo pensate; ora, allo stato attuale dei fatti, vedendo come stanno le cose, vedendo il comportamento di tanti, specie di potenti e dei molti che li sostengono, la risposta che mi viene da dare è una, molto meno elaborata, più sintetica, e sicuramente molto poco gradevole. Una risposta che si riduce a due semplici parole.
By M.T., on Dicembre 7th, 2025%  Di John Gwynne avevo letto L’ombra degli dei (ambientazione che s’ispira alla mitologia vichinga) e sia la storia sia lo stile mi erano piaciuti, pertanto, quando ho letto di un’altra sua serie che trattava, in parole povere, della lotta tra angeli e demoni (figure che mi hanno sempre affascinato), approfittando di una promozione, ho deciso di leggere Venti di Guerra, primo di una trilogia che si pone come seguito di un’altra serie di questo autore, La fede e l’inganno.
Per buona parte della lettura Venti di Guerra mi ha coinvolto, pur non essendo nulla di originale o sorprendente, come si può capire leggendo la quarta di copertina. “I Ben-Elim, feroce stirpe di angeli guerrieri, hanno fatto irruzione nelle Terre dell’Esilio oltre centotrenta anni fa, sulle tracce dei loro eterni nemici, l’orda dei demoni di Kadoshim. Dopo averli sconfitti in una battaglia epocale, i Ben-Elim hanno fatto di questo mondo la loro casa, estendendone i confini e assoggettando antichi regni sotto il loro potere. Ma la pace nelle Terre dell’Esilio è fragile, e il loro indiscusso dominio è in pericolo. I Kadoshim sopravvissuti si stanno riunendo ai margini dell’impero”.
I Ben-Elim sono angeli con le ali bianche, i Khadoshim sono demoni con ali simil pipistrello, sono nemici giurati… niente che non si sia già visto nell’iconografia classica. Quindi siamo di fronte ai buoni contro i cattivi? Non proprio: si può dire che siamo di fronte a due diversi tipi di male, di cui uno è preferibile all’altro perché l’altro, è davvero il peggio che possa esserci. I Ben-Elim non sono proprio buoni: impongono con la forza il proprio modo di vedere le cose, sono rigidi, intransigenti, trattano gli esseri umani come sottoposti ed esseri inferiori, insomma sono una sorta di dittatori. I Khadoshim dal canto loro sono feroci esseri dediti al massacro e alla distruzione e come i Ben-Elim considerano gli umani creature inferiori a loro (anche se sono un po’ più furbi dei loro nemici, dato non reprimono così tanto con le regole gli uomini).
La storia, in questo primo libro, viene mostrata attraverso quattro protagonisti: Bleda, Riv, Drem e Sig.
Sig è una gigantessa che appartiene all’Ordine Splendente, un esempio per i suoi compagni per i suoi saldi principi e la sua determinazione; è tormentata dal suo passato e dagli eventi della prima guerra tra Ben-Elim e Khadoshim, di cui ha fatto parte (i giganti hanno una lunga vita).
Bleda è figlio della capotribù dei Shirak, preso sotto la protezione dei Ben-Elim (tradotto: preso con la forza) assieme a Jin, figla del capotribù dei Cheren, per feramre la guerra che c’era tra le loro tribù: viene addestrato per combattere i Khadosim rimasti.
Riv vive nella stessa città di Bleda, è figlia di un’Ala Bianca, l’esercito di umani che i Ben-Elim addestrano, e il suo sogno è divenire a sua volta un’Ala Bianca; è una testa calda e perde facilmente il controllo.
Infine c’è Drem, che vive come cacciatore con il padre al nord, lontano dalla civiltà e dall’influsso dei Ben-Elim; la sua è stata una vita dura ma pacifica, anche se i due si sono sempre spostati da un luogo all’altro. C’è qualcosa nel passato di Olin, il padre di Bleda, che viene tenuto celato e che Drem non riesce a scoprire, che sente come un peso. La loro vita viene sconvolta quando ritrovano della pietrastella, il minerale con il quale si è creato il metallo che ha imprigionato Asroth, capo dei Khadoshim, assieme a Michael, capo dei Ben-Elim, e il padre decide di forgiare una spada per eliminare definitivamente la minaccia dei Khadoshim (come? Ma naturalmente tagliando la testa al loro capo imprigionato). Naturalmente le cose non andranno come previsto e tra un colpo di scena e l’altro si assisterà all’attuazione del piano dei Khadoshim di avere la loro rivincita.
Venti di Guerra è un buon romanzo per buona parte della sua lunghezza; certi colpi di scena non sono stati colpi di scena per me (il fastidio che aveva Riv alla schiena mi aveva rivelato in realtà chi lei fosse davvero), ma tutto sommato questo non mi ha rovinato la lettura. Quello che ha rovinato la lettura nel finale è la virata verso lo young adult e la comparsa di pruriti amorosi (che purtroppo si accentueranno nei volumi successivi; sì, ho già letto i seguiti) che mi hanno fatto cascare un po’ le braccia (ma sarà peggio nei seguiti). Peccato per questa scelta, vista la storia avrei preferito tematiche più adulte. Comunque, anche in Venti di Guerra, come in L’ombra degli dei, la vendetta è un tema ricorrente, se non fondante, della storia.
|
Le mie 10 righe dai llibri
|
Commenti recenti