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Marvel o DC?

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Quando si parla di supereroi, si pensa subito ai mondi DC Comics e Marvel. E può venire naturale in certi casi chiedersi quale delle due case editrici sia la migliore. Dare una risposta è difficile perché entrambe hanno saputo creare personaggi che sono diventati famosi, che sono entrati nell’immaginario collettivo; entrambe hanno creato storie che sono entrate nella storia del fumetto, entrambe hanno avuto e hanno grandi disegnatori, entrambe hanno ispirato film e serie tv di successo.
Allora come si fa a scegliere? In molti direbbero che il migliore è quello che ha avuto il pubblico maggiore e per questo occorre ripercorrere un poco la storia dei personaggi che hanno inventato.
Entrambe sono nate negli anni 30 (anche se la DC è di qualche anno più vecchia) ed entrambe hanno venduto milioni di copie di fumetti nel mondo, con la DC che però ha avuto un grande successo da subito con Superman, Batman e Wonder Woman, mentre il successo vero e proprio per la Marvel è iniziato ad arrivare negli anni 60 quando apparirono personaggi come i Fantastici Quattro, Spider-Man, Hulk e Thor, per citarne alcuni. Entrambe hanno ispirato film e serie tv, anche se quella che lo ha fatto di più inizialmente è stata la DC Comics, partendo dagli anni 40 con Lewis Wilson a interpretare Batman in un serial cinematografico, per poi passare al famoso Batman interpretato da Adam West negli anni 60: come si vedrà anche in seguito, il mondo DC Comics è quello che per primo ha influenzato maggiormente cinema e telefilm. Negli anni 70, Lynda Carter ha vestito i panni di Wonder Woman e lo sfortunato Christopher Reeve interpreterà per la prima volta Superman (lo si vedrà in questo ruolo per altri tre film), mentre da Tim Burton alla fine degli anni 80 si avrà il primo film su Batman, con un successo tale che gli anni 90 videro altri tre film dedicati all’Uomo Pipistrello. Questi anni videro nascere diverse serie dedicate al mondo DC quali Smalville, Flash, Lois & Clark: Le nuove avventure di Superman, per non parlare dei cartoni animati su Batman e Superman.
La Marvel, invece, almeno fino agli anni 2000, non ha avuto una presenza tale sul grande e piccolo schermo. C’è stata la famosa serie L’incredibile Hulk (qui Bruce Banner viene chiamato David Banner) degli anni 70, che ha visto il duo Bill Bixby e Lou Ferrigno impegnati anche in due film per la televisione (in uno di questi è presente anche il personaggio di Thor); sempre in quegli anni ci sono stati dei film sull’Uomo-Ragno, ma che non hanno avuto grande successo. Stessa sorte negli anni 90 subirà il film su The Punisher interpretato da Dolph Lundgren, mentre per il Blade di Wesley Snipes sarà diverso. Meglio la Marvel andrà sul versante cartoonistico con le serie dedicate a Capitan America, Spider-Man e soprattutto gli X-Men, vero e proprio successo mondiale da quando Claremont ha preso le redini delle serie fumettistiche dedicate ai mutanti, dando una grande linfa vitale a questo gruppo di supereroi.
Dal 2000 in poi, le cose però cambiano e vedono i personaggi Marvel salire con prepotenza alla ribalta. Gli X-Men e soprattutto gli Spider-Man di Sam Raimi faranno da apripista a quella che sarà una vera esplosione di film Marvel: Fantastici Quattro, Capitan America, Thor, Iron Man, Doctor Strange, Avengers, Ant-Man, Venom, Guardiani della Galassia, Deadpool, Wolverine. Per non parlare delle serie tv dedicate a Dare Devil, Jessica Jones, Iron fist, Scarlet Witch, ai Runaways e agli agenti dello S.H.I.E.L.D.
I personaggi della DC Comics tenteranno di tenere il passo, ma solo la trilogia di Nolan su Batman ci riuscirà (a parte il film L’Uomo d’Acciaio di Zack Snyder, gli altri non otterranno lo stesso successo di quelli Marvel, non essendo allo stesso livello). Sorte migliore toccherà alle serie tv di Flash, Arrow, Batgirl, The Legend of Tomorrow, Supergirl, carine ma tuttavia nulla di eccezionale.
Di fronte al successo e al riscontro di pubblico, verrebbe dire che la Marvel è la migliore, ma questo non sarebbe corretto, perché in questo caso molto dipende dall’approccio avuto da sceneggiatori e registi, dall’interpretazione data dagli attori (impossibile confrontare un Jason Momoa a un Robert Downey Jr.), andando lontano dalla bontà delle storie cartacee che hanno dato vita a un determinato personaggio. Se è vero che i film su Superman non hanno preso nulla da certe storie scritte da Alan Moore (l’autore dei famosi Watchmen e V for Vendetta) e forse solo Nolan è riuscito a fare qualcosa di simile a ciò che fece Frank Miller con Batman, è altrettanto vero che nessuno dei film sugli X-men è riuscito ad arrivare al livello delle storie create da Claremont.
Allora perché c’è chi reputa migliore Marvel rispetto alla DC Comics oppure viceversa?
La questione è semplicemente soggettiva e dipende dallo scoccare di una scintilla che fa appassionare a certe storie e a certi personaggi piuttosto che ad altri. Arriva un momento che si scoprono storie che fanno particolarmente presa e che lasciano un segno, facendo appassionare a certi personaggi piuttosto che ad altri.
Insuperabili X-men, famoso cartone animato ispisrato ai famosi mutanti MarvelIndiscutibile è la grandezza di personaggi come Batman e Superman, ma la presa che hanno sul lettore dipende molto dall’approccio dello sceneggiatore e come presenta il personaggio e le sue avventure, senza contare che anche lo stile del disegnatore ha la sua parte d’impatto. Personalmente, per quanto da piccolo abbia visto film su Superman e Batman, oltre ai vari telefilm sull’Uomo d’Acciao, Flash e Hulk, nessuno di questi mi ha spinto a quell’età a ricercare le storie cartacee per scoprire di più su questi personaggi; stessa sorte è toccata ai cartoni animati di Capitan America, Iron Man e Spider-Man.
Ben diversa è stata invece la storia con il cartone Insuperabili X-men, che mi ha fatto appassionare alle vicende del famoso gruppo mutante e spinto a volerne sapere di più, anche se allora non c’era Internet, non c’erano fumetterie vicine e non molte edicole avevano fumetti Marvel. Per un ragazzo delle medie, che viveva un periodo di cambiamento fisico e mentale, era facile provare empatia per un gruppo di mutanti che viveva in un istituto dove imparare a usare i propri poteri. Vedere analogie tra l’andare a scuola e l’andare allo Xavier Institute è molto semplice, ma non era solo quello a far presa: c’era il vedere personaggi che cercavano di trovare il proprio posto in un mondo che li considerava diversi a far sentire questi supereroi vicini. La diversità vista come male faceva parteggiare per loro, ma ad avvicinarli al lettore c’era anche il fatto che i protagonisti faceva fatica a capire ad accettare questa diversità che li faceva sentire unici ed eccezionali, al punto che alcuni desideravano trovare un modo per essere come le persone normali.
Tutte queste cose un adolescente razionalmente non le comprendeva, non le analizzava, semplicemente si godeva le avventure tifando per Wolverine, Tempesta, Ciclope, Rogue, Gambit, Jean Grey, ma quello che essi rappresentavano rimaneva con forza. C’era però anche dell’altro: seppure fossero letture pensate per ragazzi, non erano solo per loro, ma potevano essere lette anche da adulti, visto che affrontavano tematiche come gli esperimenti sugli esseri viventi o la reclusione in ghetti come avevano fatto i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale (non per niente, uno dei personaggi più importanti delle storie degli X-Men è Magneto, che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di quell’infausto periodo).
Grazie a questi personaggi, col tempo ho poi letto e apprezzato altre storie di altri personaggi Marvel (Spider-Man, Thor, gli Avengers, il bel Moonknight di Huston e Finch, l’Hulk di Peter David, Adam Warlock, DareDevil, per citarne alcuni): non sono diventato un esperto che conosce tutto del mondo fumettistico di questa casa editrice, ma una piccola cultura me la sono fatta, se così si può dire. Cosa che non posso dire della DC: certo, conosco alcune storie (La morte di Superman e alcune storie di Moore su questo personaggio, per non parlare del Batman di Miller, per esempio), riconosco il loro valore, ma non hanno saputo coinvolgermi come quelle Marvel.
In conclusione, non può esistere una risposta universale alla domanda a chi delle due case editrici è la migliore; esiste invece la risposta personale che ognuno può trovare leggendo le storie che sono state scritte nel corso degli anni.

Disorgonizzazione vaccinazione Covid: incompetenza italiana

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L’Italia sembra mettersi davvero d’impegno quando si tratta di dimostrare la sua incompetenza. Ed è ancora più interessante vedere che lo fa su una questione importante come quella della vaccinazione contro il Covid: a volte ci si chiede se l’improvvisazione e la mancanza di organizzazione e preparazione non siano in realtà qualcosa di espressamente voluto. Non si sa a che scopo, ma questo è il sospetto che si fa sempre più largo nella mente.
L'Unipol Arena, dove si fa la vaccinazione CovidDopo che le prenotazioni per potersi vaccinare erano state sospese in diverse occasioni, quando finalmente si ha la possibilità di fare la benedetta vaccinazione contro il Covid, per poter accedere all’hub vaccinale si scopre che occorrono pagare 2 E per il parcheggio nell’area dove vengono somministrati i vaccini (Unipol Arena), a meno di non lasciare l’auto distante e andarci a piedi (ma se si devono accompagnare persone anziane con problemi e acciacchi nel camminare, questa soluzione non è quella che si può scegliere, quindi occorre pagare). Sul foglio della prenotazione ci si raccomanda di arrivare puntuali, di non arrivare in anticipo ma di rispettare l’orario del foglio per non creare assembramenti, ma seguire tale esortazione è resa assolutamente inutile dal fatto che il governo (altra perla dopo le altre propinate) ha deciso che dal 16 agosto tutti quelli compresi tra i 12 e i 18 possono recarsi nei centri vaccinali senza prenotazione (questo è un bello schiaffo in faccia per chi ha dovuto invece prenotarsi e aspettare, dimostrando che ci sono due pesi due misure, alla faccia dell’uguaglianza), e così ci si trova con file strette di decine e decine di persone (alla faccia dell’evitare assembramenti, ma era prevedibilissimo che sarebbe successo questo: come mai le teste fine al governo non ci sono arrivate? Proprio per questo in Lombardia è stata mantenuta la prenotazione anche per tale fascia di età).
Così, invece di cavarsela in pochi minuti, ci si ritrova a perdere un’ora, dove, visto il gran numero di persone, i rischi di contagio aumentano e un luogo per la prevenzione del Covid diventa un luogo potenzialmente più pericoloso di un centro commerciale o che altro. Non contento di questo, il governo, come ha dimostrato più volte da quando è iniziata la pandemia, si diverte a cambiare le regole ogni quindici giorni, creando come se non bastasse ulteriore confusione, e così, l’appuntamento del richiamo del vaccino viene passato da trenta e passa giorni a ventuno. Questo sembrerebbe un bene, se non fosse che il cambiamento porta l’utente a dover poi tribolare per l’incompetenza del personale: non viene dato nessun foglio stampato come quello della prenotazione, ma si scrive a biro sul bigliettino dell’avvenuta prima dose la nuova data, senza dire né il luogo né l’orario, e solo se il vaccinando chiede, gli viene detto che la sede e gli orari sono gli stessi della prima dose.
Uno pensa che sia tutto a posto, ma non è così. Fatta la vaccinazione e consegnato il modulo compilato con i propri dati (quello che è stato visionato dai medici prima della vaccinazione), un’altra addetta informa che perché la prenotazione sia valida nella nuova data, occorre andare subito a uno sportello Cup e cambiare la data vecchia con quella nuova, perché altrimenti rimane valida quella avuta con la prenotazione (ovvero la seconda dose dopo trenta giorni).
Si va allo sportello Cup della farmacia più vicina dove (dopo aver perso ulteriore tempo) si scopre però che per il nuovo giorno indicato non ci sono più posti liberi, che c’è solo il giorno dopo; naturalmente l’addetta non può essere di nessun aiuto, dato che non sa nulla riguardo tale questione e non può fare nulla per verificare le cose o che altro, e quindi occorre prendere la nuova data che non è quella indicata. Uno dice poco male, un giorno dopo non cambia nulla, ma fatta la prenotazione (prima no?), un’altra addetta dice che se però all’hub vaccinale hanno dato l’altra data, allora significa che è già stato registrato il richiamo e occorre presentarsi il giorno precedente alla prenotazione appena fatta.
Il malcapitato che ha appena fatto la prima dose del vaccino, a cui cominciano a fumare perché già da prima giravano per essere sottoposto d mesi al bombardamento mediatico che ci si deve vaccinare ma che si è trovato ad avere a che fare con i muri alzati dal governo e tutti gli ordini e contrordini impartiti, a questo punto porge la fatidica domanda: qual è la data giusta? La risposta è di un candore fantastico: non lo sappiamo, torni all’Hub vaccinale e parli con l’amministrazione e vedrà che le diranno che la data valida è quella che hanno dato loro (ma se è stato appenda detto che non lo si sa?)
Il malcapitato che ha appena fatto la prima dose del vaccino non resta che ritornare all’hub e perdere di nuovo tempo per riuscire a parlare con un addetto cui spiegare la propria situazione (e nel mentre cercare di stare lontano al fitto flusso di genitori che portano figli senza appuntamento a farsi vaccinare); quando finalmente riesce a trovare una buonanima che lo ascolta, questa si ritrova a non saper come rispondere. La buonanima allora fa aspettare di nuovo l’utente e va a parlare con uno dei medici che controllano i moduli. Al ritorno, porge le scuse della dottoressa con cui ha parlato per il casino che l’addetta del dopo vaccinazione ha fatto nel suo caso, perché non era necessario recarsi al Cup, e di tenere come data quella del promemoria dell’appuntamento del richiamo avuto dallo sportello Cup.
La cosa sembra essersi risolta, anche se all’utente, confuso da aver avuto nel giro di breve tempo diverse versioni della stessa questione, qualche timore rimane e spera di non avere brutte sorprese il giorno in cui andrà a fare il richiamo della vaccinazione. Una certezza però ce l’ha: per una cosa di pochi minuti, ha dovuto tribolare e perdere diverse ore, oltre a perdere tranquillità e serenità (e aver voglia di mandare tutto a…)
Ma questa è l’Italia, la terra dei cachi, di papaveri e papi e appalti truccati, come canterebbe Elio, e quindi ormai ci si dovrebbe avere fatto il callo. Nonostante ciò, si è stanchi di tribolare causa incompetenza altrui, a partire da chi governa, e si avrebbe voglia di polverizzare a pedate il fondoschiena di chi crea questi casini, come direbbe Don Camillo di Guareschi. Soprattutto, si avrebbe voglia di fare una cosa: visto che tanti dicono che i cittadini sono i datori di lavoro di chi sta al governo, allora si vorrebbe licenziare in tronco (senza nessuna buonuscita, ma chiedendo i danni) tutti coloro che non hanno saputo gestire a dovere non solo le vaccinazioni ma tutta la questione pandemia (si è tanto criticato, anche giustamente, il governo Conte, ma su quello Draghi, che ha fatto lo stesso, non si dice nulla).
Dulcis in fundo, ma non meno importante, occorre ricordare un piccolo suggerimento per chi deve organizzare le cose: brîsa ciapér pr al cûl.

Hellsing Ultimate

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Hellsin UltimateGià dal titolo, Hellsing Ultimate fa capire che si è di fronte a una serie animata sui vampiri: il riferimento a uno dei cacciatori di vampiri più famosi al mondo, Van Hellsing, è troppo evidente per non coglierlo. Se a questo si aggiunge che è la versione più violenta di Vampires di Carpenter mantenendo la sua vena di critica alla Chiesa (anzi, si può dire che è decisamente anticlericale), con dialoghi che sembrano scritti da Garth Ennis, allora ci si è già fatti un discreto quadro di Hellsing Ultimate, la versione più fedele del manga Hellsing scritto e disegnato da Kōta Hirano.
La storia non è nulla di complicato. In Inghilterra, il casato Hellsing lotta contro vampiri, ghoul e altre creature soprannaturali indicate come mostri; i suoi membri più in vista sono l’ultima degli Hellsing, Integra, il maggiordomo Walter, e Alucard, l’asso nella manica. Naturalmente, Alucard non solo è un vampiro, ma è il vampiro (leggere il suo nome partendo da destra), un non morto dai poteri illimitati (praticamente non c’è nessuno che può tenergli testa e questo può togliere un poco di suspense nel seguire la serie: fortunatamente, i punti di forza dell’opera sono altri), che fa a pezzi i nemici con sadico divertimento, al punto da sembrare uno psicopatico. Anzi, si può dire tranquillamente che quasi tutti i personaggi sono psicopatici, visto il divertimento che provano nel compiere massacri e macellare gli avversari, nel godere della sete di sangue. Vero, siamo in un anime di vampiri (veri vampiri, nulla a che vedere con robe alla Twilight) e ciò rende giustizia alla loro natura, ma purtroppo pure gli esseri umani non sono da meno, vedere la Tredicesima Divisione Iscariota della Chiesa Cattolica, che altro non è che la controparte di Hellsing del Vaticano, formata da fanatici che puniscono tutti coloro che sono dalla loro parte: il peggiore di tutti è il suo capo Enrico Maxwell, che, per potere e la posizione che occupa, non esita a ordinare alle sue truppe di eliminare anche gli inermi cittadini di Londra quando la città è invasa dai Nazisti, visti come pagani e peccatori, invece di pensare a fermare l’Ultimo Battaglione (cosa che infastidisce molto il più forte degli Iscarioti, Padre Anderson, perché gli dimostra come abbia smarrito il suo compito e come la Nona Crociata, così si chiama la spedizione a Londra, gli abbia dato alla testa).
Ci si chiederà cosa c’entrano i nazisti in una serie di vampiri ambientata nei giorni d’oggi: c’entrano eccome, dato che Millenium è un gruppo nazista che fa ricerche segrete sui non morti (aiutato dal Vaticano) e che è già stato fermato da Hellsing nel 1944 a Varsavia. Nonostante la caduta del Reich, il gruppo è sopravvissuto e ha continuato il suo lavoro, creando l’Ultimo Battaglione, mille SS veterane vampirizzate che, come tentò di fare Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, attaccano Londra per distruggerla. Ma questo è solo uno specchio per le allodole: il loro vero scopo è Hellsing, soprattutto Alucard. Anzi si può dire che è il sogno, l’ossessione del Maggiore, il capo dell’organizzazione Millenium, che ha profuso tutti i suoi sforzi per sconfiggere il vampiro. Per lui e i suoi sottoposti trovare la morte combattendo contro un nemico che finalmente li sconfigge è un premio agognato, perché la guerra è tutto, il massimo cui si può anelare.
Hellsing Ultimate è una serie violenta, molto violenta (si può dire tranquillamente splatter), ma la violenza non è fine a se stessa, usata per farsi guardare; soprattutto, Hellsing Ultimate è molto più di questo: certo, dalle prime puntate si può pensare che tutto sia solo un bagno di sangue, dove si va avanti solo per vedere come moriranno i personaggi, ma in verità i legami che ci sono tra le varie figure, le rivelazioni che vengono fatte, rendono l’opera interessante. Scoprire cosa ha reso Alucard un uomo assetato di sangue fino a farlo diventare un vampiro, l’evoluzione di Seras Victoria da draculina a vampira vera e propria, il legame che c’è tra Integra e il famoso vampiro, la filosofia di vita del mercenario Bernadotte, il dualismo tra Alucard e Padre Anderson, dà molto spessore a Hellsing Ultimate, senza contare che la feroce critica che viene fatta alla Chiesa Cattolica per come si è comportata nei confronti dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale non lascia certo indifferenti e fa molto riflettere sulle colpe che ha avuto questa istituzione negli orrori che si sono verificati. Inoltre, è davvero molto interessante quanto è stato preso da Dracula di Bram Stoker (e che, tra le altre cose, spiega come i nazisti sono riusciti a diventare vampiri), che dà una connotazione più profonda a Hellsing Ultimate.
Se piace l’horror e non si è disturbati da tanta violenza, questa è una serie che merita di essere recuperata.

Green pass, cattiva comunicazione e altro.

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Green PassSembra incredibile come l’Italia riesca sempre a non far bene le cose o a seguire la strada inappropriata: è qualcosa di più forte di lei, instillato nel suo dna, radicato nel suo passato. Forse è per questo che a tanti paesi europei il nostro sta tanto antipatico, per non dire di peggio: grazie alle scelte dei suoi governanti, l’Italia viene vista come una nazione di voltagabbana, di opportunisti. E come dagli torto? Dai tempi delle Guerre d’Indipendenza si fa così: ci si allea con quello che sembra più forte, quello che può dare più vantaggi, salvo poi cambiare in corsa se le cose non vanno bene. L’esempio più eclatante è quello della Seconda Guerra Mondiale, con la sciagurata scelta di allearsi con la Germania Nazista nonostante tutto gridasse che fosse una decisione sbagliata.
Non siamo più in guerra, ma la pandemia Covid sa dimostrando che l’Italia non è affatto cambiato: si va sempre dietro alla parte sbagliata.
Johnson dichiara che il vaccino Astrazeneca è buonissimo, che è efficace (poco ci manca che risolvesse anche altri problemi sanitari, come fosse una panacea)? Bene, l’Italia, nonostante ci fossero avvisaglie che questo vaccino dei problemi li dava (e non da poco), ci va subito dietro cominciando con una campagna bombardante ed estenuante che Astrazeneca va usato, che i benefici sono superiori ai rischi, salvo poi fare marcia indietro quando i fatti hanno dimostrato che le cose non stanno affatto così (da ricordarsi com’era stata criticata superficialmente, quasi con disprezzo, la decisione dei paesi scandinavi di utilizzare solo Moderna e Pfizer visti i problemi di Astrazeneca e J&J, quando invece avevano capito da subito qual era la scelta giusta da prendere). Risultato di questa decisione sbagliata è l’aver creato maggiore insicurezza e diffidenza nei confronti dei vaccini (anche nelle persone che erano favorevoli a vaccinarsi), rallentando le adesioni alla vaccinazione.
Macron rende obbligatorio il green pass? L’Italia non può che fare lo stesso, anche se camuffa l’obbligatorietà: “noi non vi obblighiamo a vaccinarvi, ma se non siete vaccinati, non potete usufruire di tanti servizi”. Questo si chiamo ricatto, oltre che a mancanza di coraggio delle proprie azioni perché non si vogliono subire critiche. Facendo come stanno facendo adesso, i governanti italiani si assicurano di non passare per dittatori, ma così stanno rendendo palese il fatto che per l’ennesima volta stanno prendendo in giro le persone. Con il loro modo di fare non si stanno rendendo conto che non stanno creando un buon clima attorno ai vaccini, creando l’opposto di quello che servirebbe in un momento come questo (vedere le parole inappropriate di Draghi sul non vaccinarsi: personalmente sono favorevole ai vaccini, ma le parole del premier sono un autogol grande come una casa che non fa bene alla causa). Inoltre, se si vuole far sì che la gente utilizzi il Green Pass, occorre metterla nelle condizioni di averlo quindi, se un paese si hanno 50 milioni di abitanti, occorre che ci siano minimo 100 milioni di dosi già pronte da utilizzare perché è inammissibile pretendere che la gente abbia il Green Pass quando le prenotazioni sono bloccate perché non ci sono dosi da inoculare.
Come se non bastassero questi danni a un paese con le pezze al culo, il governo italiano cala il carico, divenendo la causa della nuova ondata (la variante Delta) che sta investendo il paese: dopo la vittoria dello scudetto dell’Inter, tutti, anche il più tonto, sapevano cosa sarebbe successo con la vittoria della Nazionale italiana di calcio agli Europei (solo di portata cento volte superiore) e il governo italiano non ha preso nessuna contromisura, anzi ha volutamente lasciato fare, comportandosi come uno che vede che una tegola del tetto è in bilico e sta per cadergli in testa e sta lì a guardare invece di spostarsi e magari prendere una scala e toglierla perché nessuno si faccia male.
E visto che siamo in tema di prese in giro e di cattiva comunicazione, parliamo di come Conte, che ha fatto le stesse cose di Draghi, ma che è stato criticato all’inverosimile, mentre quello che fa Draghi va sempre bene, a dimostrazione che l’unica cosa che conta per i politici italiani è avere una fetta di potere (quelli che criticavano Conte lo facevano perché erano fuori dal governo, mentre ora, che possono stare dalla parte dei bottoni, se ne stanno buoni e tranquilli). Oppure parliamo dei giovani, che fino a poco tempo fare erano una risorsa, la nostra speranza, il nostro futuro, e ora sono diventati degli appestatori, la causa primaria della nuova ondata covid e sono additati come il male.
Tutto ciò per dimostrare che a livello di comunicazione l’Italia è davvero messa male, riuscendo a ottenere sempre l’opposto di quanto si vorrebbe raggiungere. Green pass, vaccinazioni, sono al momento i mezzi più efficaci per, se non fermare, rallentare la pandemia, ma a causa di una comunicazione errata vengono visti in malo modo e guardati con sospetto e diffidenza. Se a questo ci si aggiunge che in troppi fanno sparate di vario genere su questioni così importanti aggiungendo caos al caos che già c’è, si capisce perché la cattiva comunicazione è così pericolosa e va a minare qualcosa d’importante come la prevenzione.