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L’assassinio del Commendatore

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L'Assassino del CommendatoreL’assassinio del Commendatore ha i tipici elementi della produzione di Haruki Murakami: un’adolescente che esprime poco le emozioni ma ha particolari capacità sensoriali, il rapporto problematico del protagonista con una donna, lo stesso protagonista che vive una crisi esistenziale tra i trenta e i quarant’anni, una ragazza che improvvisamente e inspiegabilmente scompare, sogni così vividi da essere quasi reali che davvero vanno a influire sulla realtà, strani personaggi che aiutano i personaggi nel dipanarsi delle vicende, la musica (rock e classica) che sempre accompagna. La particolarità di questo romanzo è che la pittura ha un ruolo importante nelle trame e non per niente l’opera prende il titolo da un quadro di Amada Tomohiko, grande pittore giapponese nella cui casa il protagonista va a vivere da solo; i due s’incontreranno solo in un paio di occasioni, senza che però tra i due ci sia un dialogo vero e proprio, dato che Amada, colpito dall’alzheimer (come un altro personaggio di 1Q84), è ricoverato in una clinica ormai alla fine dei suoi giorni senza essere consapevole di quello che accade attorno a sé.
Non è una coincidenza che le vicende si mettano in moto quando il protagonista trova nel sottotetto della casa di Amada un quadro impacchettato; toltolo dall’involucro, si ritroverà davanti un’opera inedita di Tomohiko, L’assassinio del Commendatore. Il protagonista, pittore pure lui, attualmente impegnato come insegnate di disegno dopo aver lasciato il lavoro di ritrattista, capisce subito che è dinanzi all’opera migliore di Tomohiko: ne è colpito non solo dalla bellezza, ma anche dal fatto che l’opera ha un messaggio da trasmettere, come se fosse metafora di qualcosa che l’autore ha vissuto ma di cui non è mai riuscito a parlare. Forse, come riesce a scoprire, si tratta di quando Tomohiko viveva in Germania al tempo della Seconda Guerra Mondiale e partecipò a un attentato contro ufficiali nazisti; lui, grazie all’intervento del governo giapponese, riuscì a essere rimpatriato, ma quelli che erano con lui (anche la donna che amava) furono presi, brutalmente torturati e uccisi.
I misteri però non finiscono qui. Il protagonista ha a che fare con un personaggio dal forte magnetismo, il signor Menshiki, che gli chiede prima di fargli un ritratto, poi di aiutarlo a capire se una ragazzina, Marie Akikawa, possa essere sua figlia. Senza contare la buca nascosta che sta dietro la casa di Amada dove la notte, sempre alla stessa ora, risuona una campanella: dopo averla aperta, il protagonista comincerà a vedere il Commendatore del quadro di Tomohiko, vestito alla stessa maniera e avente la stessa statura di quella del quadro (una sessantina di centimetri). Anche se l’aspetto è lo stesso, questo personaggio è l’incarnazione di un’idea e fungerà, se così si può dire, da guida in un percorso strano e particolare.
L’assassinio del Commendatore è un romanzo lento e introspettivo, dove vengono raccontati i piccoli riti quotidiani che si perpetrano giorno dopo giorno. Le parti migliori sono il viaggio che fa il protagonista per il paese dopo che la moglie lo lascia e la sua permanenza nella casa del padre dell’amico Masahiko: la prima ha la forza di Norwegian Wood, con il personaggio che cerca di ritrovare se stesso, la seconda, con l’abitazione in montagna contornata da boschi, sa creare un’atmosfera di calma di cui necessita un’artista per realizzare i suoi lavori. L’aspetto più fantastico invece è quello che coinvolge di meno.
All’apparenza, i fatti che accadono in L’assassinio del Commendatore non sono molti, eppure con il suo stile tranquillo Murakami sa trascinare il lettore all’interno delle sue pagine. In definitiva, una buona lettura, in pieno stile Murakami, anche se gli manca qualcosa per raggiungere i lavori migliori dell’autore.