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Dark Wings of Steel

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Nel 2011 i Rhapsody of Fire si sono separati.
Da una parte il chitarrista Luca Turilli (seguito da Patrice Guers (Basso) e Dominique Leurquin (chitarra)), che ha dato vita a una nuova band (i Luca Turilli’s Rhapsody), realizzando un album (Ascending to Infinity) che ha trovato riscontri e apprezzamenti, risultando convincente.
Dark wings of steelDall’altra il tastierista Alex Staropoli (con il quale è rimasto il cantante Fabio Lione e il batterista Alex Holzwarth), che, con i nuovi membri (il chitarrista Roberto De Micheli e il bassista Oliver Holzwarth), ha fatto uscire il 22 novembre 2013 l’album Dark Wings of Steel.
Un album che presenta sonorità meno elaborate rispetto a lavori precedenti come Triumph or Agony e The Frozen Tears of Angels, più metal e meno stile film score; già l’artwork di Felipe Machado Franco che fa da copertina all’album fa presagire il cambiamento avvenuto durante l’ascolto dei brani. Uno stile duro, severo,  privo della ricercatezza del passato, più diretto.
Dopo il brano di apertura Vis Divina dominato dalle tastiere di Staropoli, la chitarra di De Micheli fa da apertura a Rising from Tragic Flames, una canzone veloce e potente, ricca di cori, che ripropone gli elementi che contraddistinguono i Rhapsody of Fire. Segue Angel of Light, più malinconica, con tastiera e pianoforte che fanno da apertura e un Lione che riesce a dosare toni cattivi ed evocativi. Tears of Pain si mantiene sulle atmosfere del brano che l’ha preceduto, con il coro che fa egregiamente il suo dovere duettando con Lione. Fly to Crystal Skyes
parte lenta, ma con le sue melodie porta una ventata che spinge a protendersi verso l’alto, in un volo che allontana dalle atmosfere melanconiche vissute in precedenza.
Atmosfere che ritornano in My Sacrifice, un brano che incede lento, ma potente, che quasi sembra voler cullare l’ascoltatore. Ascoltatore che però viene subito scosso dall’attacco veloce di Silver Lake of Tears, con la voce di Lione che sembra quasi voler graffiare. Dopo questa galoppata, si torna sui melodie più calme e cullanti con la ballad Custode di Pace, brano completamente cantato in italiano che segue le orme di Il Canto del Vento (Triumph or Agony).
A Tale of Magic risveglia dalla tranquillità in cui si era caduti, brano con un sound di forte impatto e un ritornello davvero efficace; ottima la prova delle chitarre. La miglior canzone dell’album.
Chiudono Dark Wings of Steel e Sad Mystic Moon: due brani solidi, con il secondo che colpisce soprattutto per il lavoro del coro, veramente notevole e ispirato.
Dark Wings of Steel è un buon album: ben suonato, che ricorda l’impronta dei primi album della band, ma che proprio rispetto ai primi lavori manca di quella potenza ed epicità che li avevano contraddistinti. Soprattutto gli manca una cosa: dopo il suo ascolto, salvo un paio di canzoni, le melodie e i testi non rimangono nella mente di chi ascolta.
In definitiva un buon lavoro, ma che non lascia il segno, che rispetto all’album degli altri Rhapsody di Turilli è un gradino sotto.

Una riflessione da un discorso di Ursula K. Le Guin

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Ursula K. Le GuinAl National Book Awards del 2014, Ursula K. Le Guin ha espresso la sua opinione sulle attuali pubblicazioni e sulle scelte che vengono fatte dall’editorie. Il sunto del suo discorso è una critica verso gli autori che si stanno adeguando al modo di fare di Amazon, ma anche un’esortazione a essere più liberi, riscoprendo il loro ruolo sociale, di essere coscienza e spunto critico di riflessione e non fare dello scrivere solo un modo per fare soldi.
Una riflessione che porta a prendere atto di una società cupa, pervasa di paura e ossessioni; una società che paralizza e che non dà speranza, quando invece è proprio della speranza di cui si ha bisogno, quella speranza che spinge alla libertà e non all’adeguarsi e al sottomettersi.
Proprio contro l’adeguarsi e al sottomettersi degli scrittori Ursula K. Le Guin ha puntato il dito, facendo osservare che gli uffici vendita stanno avendo un ruolo sempre più predominante nell’editoria, dove si creano opere seguendo il diktat delle strategie di vendita per avere maggiori profitti. Come si sapeva una volta, un libro non è solo un bene di consumo, come viene invece fatto passare in quest’epoca di consumismo e capitalismo, ma un qualcosa capace d’insegnare, far riflettere, trasmettere valori, ideali: è questo che non va perso per essere sacrificato in nome del denaro.
Ursula K. Le Guin non è l’unica a pensarla in questa maniera: ci sono altri scrittori che esortano a riscoprire questa via. Nel mio piccolo, ho già espresso più volte questo tipo di pensiero: chi segue questo sito ha avuto modo di leggere gli articoli che fanno riflettere su un sistema che si basa sui dettami dell’Era dell’Economia (sia inerenti all’editoria sia ai restanti sistemi) e ha avuto modo di vedere come questo mio pensiero si rifletta sulle opere che realizzo (L’Ultimo Potere in special modo).
Ma non è solo su Le Strade dei Mondi che ho parlato di questo: su Fantasy Magazine in più di un’occasione ho parlato di questo sistema (basta dare uno scorcio alla pagina collaboratori dedicatami per vedere: Qualche osservazione sulla percezione da parte dei lettori dei romanzi fantasy realizzati in Italia, Influenze e deterioramento delle storie e dello stile del Fantasy contemporaneo, Dove sta andando l’editoria? e Sui prezzi dei libri punti di vista a confronto). Per quanto espresso, in alcuni casi sono stato tacciato di voler mostrare che l’editoria è solo brutta e cattiva, che il sistema non va criticato.
Proprio su questo volevo fare una breve riflessione, che va sempre a ricadere sul due pesi due misure. Come si è visto in questo articolo, il pensiero espresso sullo scrivere libri e su come si giudica il sistema è lo stesso, l’unica differenza è che viene da persone distinte: una conosciuta e l’altra no, una che ha avuto successo e notorietà, il cui valore è stato riconosciuto da molti, e l’altra no. Ma questo non dovrebbe fare differenza, perché se un pensiero è giusto, è giusto a prescindere da chi lo pensa.
E invece si deve prendere atto che la realtà è differente, che molte persone riconoscono la validità di un pensiero solo se viene da chi ricopre certi ruoli. E’ questo il limite che molti individui hanno: non riconoscere la verità quando l’hanno davanti a prescindere dalla forma, ma basare la sua validità in base al successo, al consenso che la maggioranza da a chi esprime un certo pensiero.
Non ci si deve meravigliare che non si vada da nessuna parte fintantoché si possiede un simile modo di fare.

Fax da Sarajevo

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fax-da-sarajevoNel 1945 abbiamo detto al mondo intero “mai più.” Nel 1992 abbiamo dimenticato la nostra promessa.
Con queste parole inizia la quarta di copertina di Fax da Sarajevo opera di Joe Kubert edita da Alessandro Editore. Una storia di sopravvivenza che narra attraverso Ervin Rustemagic e la sua famiglia (la moglie Edina e i figli Edvin e Maja) gli orrori della guerra di Sarajevo, il conflitto bellico scatenato dal criminale Milosevic che ha gettato l’allora Jugoslavia in un inferno che ha ripetuto quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Mantenendosi in contatto tramite fax con i suoi amici Joe e Muriel, Ervin racconta la vita condotta in due anni dove la morte era sempre alle porte e ogni tentativo di sfuggire da quella che un tempo era la sua casa veniva sempre stroncato, scontrandosi contro regole e burocrazie assurde, facendo i conti con l’indifferenza e l’immobilismo delle forze politiche mondiali che stavano a guardare mentre vedeva morire la gente attorno a lui. E si ha dinanzi uno scenario sconvolgente e orripilante, che mostra tutta le disperazione e la brutalità di cui l’essere umano è capace.
I bambini costituivano i bersagli privilegiati. I cecchini ricevevano una taglia per ogni bersaglio colpito. I bambini erano scelti dunque per questioni mercenarie. Se un bambino veniva colpito, i genitori si sarebbero precipitati in suo soccorso, per portarlo al riparo, cosa che permetteva al cecchino di assicurarsi almeno due taglie. Per il bambino, e per coloro che accorrevano in suo aiuto. (1)
La specialità dei Serbi è di andare nelle case della gente, uccidere e rubare tutto ciò che ha valore. (2)
Le esplosioni costanti sono diventate familiari. Accettate come una cosa normale. (3)
Vicini di casa e persone che aveva sempre considerato amiche si erano messe in tesata di annientarlo, lui e la sua famiglia. Sarajevo era diventata una città di rifugiati nella quale gli abitanti terrorizzati fuggivano per scambiare il luogo della loro vita con altri abitanti terrorizzati che fuggivano verso un luogo presumibilmente più sicuro. Così facendo, si lasciavano dietro il giocattolo di un bambino o una fotografia di famiglia. Troppe cose da portare con sé quando si deve fuggire in fretta. (3)
I civili che osavano avventurarsi in strada per andare a cercare dell’acqua dalle condutture rotte finivano vittime di una granata o di una pallottola. Uomini, donne, bambini senza braccia e senza più gambe. (4)
Campi dove donne (madri, mogli, sorelle bambine) venivano incarcerate e violentate allo scopo di far nascere dei bambini serbi. Un nuovo modo di “purificazione etnica”. Paesi interi erano stati spazzati via, tutti gli uomini rinchiusi nei campi di concentramento. (5)
un'immagine di fax da SarajevoL’agghiacciante realtà di qualcuno che sacrifica se stesso per una sigaretta era un esempio di come il valore della vita stessa si era deteriorato fino a diventare quasi insignificante. (6)
Queste sono le realtà cui Ervin e la sua famiglia hanno avuto a che fare e che la penna di Joe Kubert ha mostrato nelle sue tavole in Fax da Sarajevo, dando vita con le sue immagini a quanto l’amico gli scriveva nei fax. Un’opera curata e dettagliata, che ha messo in mostra gli orrori di un passato non troppo lontano, ma anche la solidarietà e l’umanità che si riesce a riscoprire nei fondi più bui della storia. La bravura di Kubert è riuscita ben a mostrare con il suo tratto e l’uso dei colori la vita in quei luoghi d’inferno e a trasmettere il senso d’impotenza che si prova dinanzi a follie come lo sono le guerre e certe ideologie come quelle di Milosevic (pulizia etnica) e il fatto che tanti le abbiano seguite, arrivando a uccidere solo perché qualcuno l’ha ordinato. Colpisce il fatto che sia esploso un odio così grande verso quelli che un tempo erano vicini e amici, e che si sia dato ascolto a un criminale senza fermarsi a riflettere; o forse semplicemente i semi di questo odio esistevano già e si aspettava solo che qualcuno delle il via a tutto per scatenare quello che gli animi stavano celando.
Ma colpisce anche come le forze politiche mondiali siano rimaste ferme a guardare invece d’intervenire con prontezza, spesso ponendo ostacoli burocratici senza senso a chi semplicemente cercava una via di salvezza da luoghi dove la pazzia regnava.
Dopo lunghe peripezie, quando non sembrava più esserci speranza, Ervin e la sua famiglia sono riusciti a fuggire e a trovare salvezza: la loro storia ha un lieto fine. Ma per tanti non è stato così. Uno di questo è stato Karim Zaimovic, giovane giornalista, che ha scattato foto sulla realtà di Sarajevo e che avrebbe dovuto lavorare con Ervin nel suo studio, realizzando così il suo sogno di lavorare in un settore che gli piaceva, con un editore di fumetti. E’ morto nell’agosto 1995, a causa di una granata.
A completare l’ottimo volume, in appendice sono riportate in ampio numero fotografie che testimoniano sia la distruzione abbattutasi sugli edifici delle città, sia alcuni momenti di vita della famiglia Rustemagic durante il periodo della guerra.
Una lettura che andrebbe fatta per non dimenticare, per imparare e non continuare a ripetere errori che portano solo orrori e perdite.

1 – pag.187
2 – pag.189
3 – pag.191
4 – pag.193
5 – pag.197
6 – pag.199

Uguaglianza

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la fattoria degli animaliCome prima, vi furono calorosi applausi e i bicchieri vennero vuotati fino al fondo. Ma mentre gli animali di fuori fissavano la scena, sembrò loro che qualcosa di strano stesse accadendo. Che cosa c’era di mutato nei visi dei porci? Gli occhi stanchi di Berta andavano dall’uno all’altro grugno. Alcuni avevano cinque menti, altri quattro, altri tre. Ma che cos’era che sembrava dissolversi e trasformarsi? Poi, finiti gli applausi, la compagnia riprese le carte e continuò la partita interrotta, e gli animali silenziosamente si ritirarono.
Ma non avevano percorso venti metri che si fermarono di botto. Un clamore di voci veniva dalla casa colonica. Si precipitarono indietro e di nuovo spiarono dalla finestra. Sì, era scoppiato un violento litigio. Vi erano grida, colpi vibrati sulla tavola, acuti sguardi di sospetto, proteste furiose. Lo scompiglio pareva esser stato provocato dal fatto che Napoleon e il signor Pilkington avevano ciascuno e simultaneamente giocato un asso di spade.
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.

La fattoria degli animali. George Orwell.

La bontà di un’opera si dimostra quando questa si dimostra universale, adatta a qualsiasi tempo e società, perché mostra verità e atteggiamenti che sono propri dell’uomo. George Orwell in questo è sempre riuscito. Questo brano tratto dalla sua opera La fattoria degli animali rispecchia perfettamente il quadro delle forze politiche presenti ora in Italia, che dimostrano uguaglianza tra loro: non si distinguono le une dalle altre, sono tutte della stessa razza.
Per questo occorre fare attenzione, per non fare la fine di Gondrano, aiutando un sistema che se ne frega degli altri e li sfrutta soltanto per il proprio interesse.

Di sport (?), di rispetto e di becerume

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Chi segue lo sport, in questi giorni ha assistito all’esonero dell’allenatore dell’Inter Walter Mazzarri, vedendo il ritorno sulla panchina nerazzurra di Roberto Mancini, già alla guida della squadra qualche anno fa.
Chi è sportivo sa che quando non ci sono risultati positivi, che non rispecchiano gli obiettivi prefissati, questa è una scelta che spesso le società fanno nel tentativo di migliorare la situazione.
Una scelta mai piacevole per chi viene esonerato e che spesso non porta i risultati che ci si auspica. Alla fine, chi paga è sempre l’allenatore: è sempre lui il capro espiatorio. Che faccia degli errori è fuori discussione, ma spesso non si tiene conto che molti errori dipendono dalla società, perché non ha fatto un mercato adeguato, perché non c’è strategia, perché non crea un ambiente capace di dare fiducia, tranquillità, sicurezza. L’Inter ne è un esempio: salvo certi periodi (il tempo in cui è stato allenatore José Mourinho), è sempre stata una società difficile, dove qualsiasi cosa si faceva non andava mai bene, dove non c’era programmazione, guidata da un presidente (Massimo Moratti) che ha vissuto con il complesso delle vittorie del padre e che ha sempre preso decisioni d’impulso, senza mai riflettere con calma, spendendo (sprecando) molti soldi per allestire una squadra che fosse vincente. Un presidente che negli ultimi anni si è creato e portato dietro un carrozzone che ha fatto più danno che utile, non riuscendo a cogliere i frutti dei risultati raggiunti (Triplete), sperperando quanto fatto e distruggendo un solido lavoro su cui costruire il futuro (rispecchiando perfettamente l’andazzo dell’Italia). Un caos ingestibile, che ha portato Moratti a cedere la quota di maggioranza della società a Thohir (ma credendo di essere ancora chi decide, viste certe sue uscite).
Altro fattore di cui non si tiene conto è quello inerente i calciatori. Alle volte non si hanno giocatori di livello (l’Inter attuale non ha quelli del Real Madrid e nemmeno quelli di quattro anni fa che hanno vinto il Triplete) oppure quelli che si hanno non rendono come dovuto, alle volte causa infortuni, ma alle volte perché si ritiene che l’allenatore non è in grado di motivarli (ma con il lavoro che fanno e soprattutto gli stipendi che percepiscono, soprattutto considerando che si parla di professionisti, una tale motivazione perde forza).
Si possono prendere in considerazione vari fattori, fatto sta che Mazzarri è stato esonerato: essendo la società a metterci i soldi, è tra le sue possibilità, anche se ci si può chiedere dove sia finita la progettualità di cui tanto si era parlato (ma nello sport, come nella politica, spesso si dicono tante cose e poi se ne fanno altre) e del tanto decantato fair play finanziario (secondo quanto riportato da stampa Mancini percepirà uno stipendio netto di quattro milioni netti l’anno, contro i 3,5 di Mazzarri).
Per chi segue il calcio, queste sono vicende cui si è abituati.
Quello che ha fatto specie, è il massacro mediatico cui è stato sottoposto Mazzarri: giornalisti di ogni emittente l’anno criticato di continuo, facendo aumentare la pressione sulle sue spalle. Qualsiasi scelta facesse era contestata, qualsiasi risultato ottenesse era criticato (anche il 7 a 0 sul Sassuolo lo è stato, con asserzioni di mancanza di rispetto per l’avversario e di vergogna perché non doveva umiliarlo in quella maniera, ma doveva fermarsi prima evitando un passivo così pesante): in qualsiasi situazione, c’era sempre chi paventava (e auspicava) il suo esonero, asserendo che al posto della società lo avrebbe licenziato senza pensarci due volte.
In fondo, da chi è giornalista (ma che oramai non fa più il vero giornalismo, la vera informazione, ma cerca solo di urlare di più e spararle più grosse per fare audience), ci si aspetta questo comportamento.
Non ce lo si aspetta invece dai tifosi della propria squadra, che invece sono stati quelli che hanno fatto di peggio, assumendo un comportamento penoso e vergognoso. C’era chi tifava contro, sperava che la squadra andasse male, perdesse pur di arrivare a esonerare l’allenatore. Tifosi che speravano in questo e pretendevano, facendo anche pressioni, che la società licenziasse l’allenatore perché a loro non andava bene. Insulti, fischi: cominciavano ancora prima che la squadra iniziasse a giocare. C’erano critiche e contestazioni anche se la squadra faceva gol, anche se giocava bene, sminuendo qualsiasi cosa positiva veniva fatta.
Ora che l’esonero è avvenuto, questi tifosi festeggiano come se avessero vinto una coppa, senza considerare che un esonero è invece sempre un fallimento e non c’è nulla da festeggiare. Sono convinti (ma è solo illusione) che ora l’Inter possa tornare grande, che possa vincere lo scudetto come fatto qualche anno fa con Mancini: si sentono orgogliosi di quanto fatto, reputando che è merito loro se la cacciata di Mazzarri è avvenuta e c’è stato il ritorno di Mancini. Ma se è merito loro, che si accollino anche gli oneri, pagando lo stipendio del nuovo allenatore (pagando il doppio o il triplo il biglietto per andare allo stadio o l’abbonamento per vedere le partite in tv).
E visto che sono così attivi, capaci di ottenere risultati, perché invece di perdere tempo dietro una squadra di calcio, non fanno qualcosa di più utile e non si danno da fare per risollevare le sorti di un paese che va in malora, guidato da persone che non sono capaci di farlo, ma pensano solo a fare il loro interesse (questo a prescindere dal partito: ormai chi governa appartiene alla stessa razza, non c’è più differenza, come succede in La fattoria degli animali di George Orwell)?
A fronte di ciò, si osservi bene, perché la folla ha dimostrato quanto può cambiare le cose: le pulsioni, i moti della massa possono travolgere ogni cosa. Ma la folla è fatta d’individui: quello che accade è frutto solo delle loro passioni? Oppure dietro c’è qualcuno che li condiziona, li manipola, per spingerli nelle direzioni che gli fanno più comodo per il proprio interesse?
Un'immagine della farsa Salernitana-NocerinaPurtroppo, quando ci sono masse composte da grandi numeri, il rischio che possa insorgere la violenza non è tanto lontano. In questo caso si è trattato di una violenza psicologica e verbale (se si guarda, ci sono stati tifosi che hanno fatto molto peggio, vedasi quelli juventini, usando la tragedia di Superga per sfottere quelli del Torino; non ci si meraviglia di certi comportamenti, dato il pessimo esempio che spesso arriva dalla dirigenza bianconera, denigrante e offensiva), non fisica, ma è già successo nel calcio di gruppi di tifosi che hanno obbligato i giocatori a togliersi la maglia perché ritenuti indegni. Tifosi che hanno minacciato i giocatori, li hanno terrorizzati al punto che temendo per l’incolumità loro e delle loro famiglie, hanno falsato una partita fingendo un numero tale d’infortuni da far saltare la gara.
Simili fatti, dato che sono inerenti lo sport, possono sembrare cose di poco conto, ma non bisogna sottovalutarli, perché possono essere l’avvisaglia di qualcosa di peggio: si sta vivendo in un brutto periodo, anche se non lo si vuole ammettere, anche se non si dà peso ai segnali che ci sono, sottovalutando l’aggressività e la violenza represse che sono nelle persone e aspettano solo il momento, le persone giuste, per farle esplodere.
Quanto accaduto non è una cosa su cui passarci sopra perché non è più una cosa di sport, è andata oltre: dimostra la voglia di sopraffazione che cova nell’animo della gente, del suo voler imporsi sugli altri, di far fare quello che vuole.
Non si è più nel campo dello sport: si è nel campo del calpestare il rispetto, nel campo del becerume.
Non si passi oltre con una scrollata di spalle, dimenticandosene e considerando solo i risultati di prestigio e successo nel caso arrivassero: perché da questi fatti possono poi venire cose molto più spiacevoli e peggiori.
Dopo non si pianga e ci si domandi come sono potute accadere certe tragedie.

Tramonti d'autunno

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Tramonti d'autunno

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Archetipi - Angelo Custode

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angelo custodeSecondo la tradizione cristiana, alla nascita di ciascun individuo viene dato un angelo custode che è sempre al suo fianco, consigliando, proteggendo; una figura così forte al punto da avere una preghiera appositamente dedicata a essa (Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste). Molto conosciute le immagini che lo rappresentano come un essere umano dotato di ali e un’aureola, spesso vestito di bianco (come per esempio nel mosaico dell’Annunciazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma.)
Similmente, nella tradizione cabalistica, le persone nate in un certo periodo hanno un determinato angelo custode che non solo li protegge, ma gli conferisce anche doni e poteri; è così, per esempio, che chi è nato dal 21 al 25 marzo ha Vehuiah come angelo custode, permettendo di rivelare i segreti e i misteri della personalità e di comprendere ciò che ha condotti a essere quello che si è. Attraverso la preghiera a questo angelo è possibile interpretare chiaramente gli avvenimenti della propria esistenza. (1)
Essendo uno degli archetipi, l’angelo custode è presente in ogni cultura, assumendo, a seconda dell’epoca in cui vivono le persone e dei costumi della civiltà di quel tempo, sembianze differenti (alle volte pure inusuali, che fanno pensare a tutto, tranne a quella che è la sua natura). Ma quale che sia il suo aspetto, il suo ruolo di protettore rimane invariato, prendendosi cura di chi è sotto la sua tutela; un ruolo che lo fa intervenire quando c’è realmente bisogno, lasciando che il protetto faccia le sue scelte e segua la strada che ha deciso d’intraprendere, senza essere invadente e castrante (evitando così di creare dipendenza e deresponsabilizzando), perché troppa compassione, generosità, può essere controproducente e creare danno, così da non essere più un aiuto, ma un impedimento. Ne è esempio la società attuale, irresponsabile ai massimi livelli, dove ci si aspetta sempre che sia qualcun altro a risolvere le questioni, dove nessuno fa qualcosa in prima persona per venire a capo di difficoltà e problemi, bloccati in un mare di accidia che impaluda sempre più.

1- Angeli e Arcangeli, pag.23. Haziel. Oscar Mondadori 2008

V for Vendetta

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V for vendetta

La forma di queste nuvole mi ha portato alla mente la V di V for Vendetta, il famoso fumetto di Alan Moore e David Lloyd e naturalmente al fatto storico cui si ispira,la Congiura delle Polveri, avvenuto il 5 novembre 1605: un giorno da ricordare, per la lezione che ha da dare sull’opporsi alle ingiustizie e ai sistemi sbagliati.

Essere delle oche

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Piumino MonclerLe grandi marche, in qualsiasi settore, hanno sempre avuto prodotti dai prezzi elevati. Le persone sono da sempre state convinte che prezzi così alti fossero indice di grande qualità. La realtà dimostra che tutto ciò è falso: questo è quanto l’indagine di Report fatta da Sabrina Giannini ha portato a galla per quanto riguarda la produzione di piumini Moncler.
Oltre alla spropositata differenza tra costo di produzione e prezzo di vendita (i capi più elaborati costano 30 E al pezzo e vengono venduti a 1000/1200 E), colpisce un sistema atto a cercare di fare sempre più guadagno sulle spalle degli altri, che dimostra tutto il suo cinismo e il suo disprezzo per gli individui (emblematica l’affermazione di un imprenditore che ha portato il lavoro all’estero “non me ne frega niente dei lavoratori italiani”, quando produrre in Italia ha un costo superiore di soli 20 E). Oltretutto la tanta decantata qualità di Moncler non è tale, dato che per riempire le sue giacche non viene usato piumino di prima scelta e che continua a delocalizzare per avere sempre costi di manodopera inferiore (da Romania e Armenia ora produce in Transnistria, uno stato auto-proclamato facente parte del territorio della Moldavia, non riconosciuto dalle Nazioni Unite).
Come vengono spiumate le ocheAncora più scandaloso è come tale piumino viene ottenuto e non per la lavorazione cui le piume d’oca sono sottoposte in fabbrica, ma per come sono ottenute dagli animali: il trattamento dei poveri volatili è bestiale. Gli allevamenti ungheresi in cui vengono allevate le oche non sono a norma e le povere bestie sono trattate in una maniera che le loro piume non possono essere considerate di prima qualità. Cosa ancora peggiore, per il fatto che si ritiene che le piume di oche vive siano migliori di oche morte, gli animali vengono brutalmente spiumati vivi tre/quattro volte l’anno, riportando sempre ferite (sommariamente curate con ago, filo e tintura di iodio), alle volte così gravi che conducono al decesso dell’animale, con persone che eseguono questo compito per 30 centesimi a capo (la normativa europea prevede che il piumaggio delle oche venga raccolto mediante pettinatura, una tecnica che non causa dolore né stress agli uccelli, ma non viene applicata perché richiede troppo tempo). Nonostante le prove mostrate da giornalisti che hanno fatto indagini su tale realtà, gli enti che dovrebbero salvaguardare le povere bestie ritengono che questo processo sia inevitabile, avallando e favorendo questo modo di fare, permettendo così di continuare questa spietata macchina del guadagno. Una macchina fatta e creata da gente senza scrupoli che pensa solo al guadagno, fregandosene del rispetto e della dignità.
Altrettanto brutale è lo scoprire come vengono trattate le oche usate per la macellazione (anche le loro piume sono usate per fare piumini): oche alimentate forzatamente per farle ammalare e permettere che il fegato cresca quattro volte il normale per soddisfare la domanda dell’organo indispensabile per relizzare il tanto richiesto foie gras.
Tutto quello che è stato mostrato rivela un sistema distruttivo, che non fa che causare danni e tutto perché ci sono individui che non si sanno accontentare, che vogliono sempre di più in barba alla dignità degli altri e al rispetto per le regole (emblema di ciò è Ruffini, proprietario di Moncler, tanto portato come esempio positivo da Renzi, che la dice lunga sulla linea di governo del nostro paese).
Ci si vuole rendere conto del prezzo che altri pagano (animali, persone) perché si possano avere certe merci?
Si vuole prendere coscienza della brutalità e del cinismo di chi si vuole arricchire senza scrupoli, fregandosene degli altri?
O si vuole continuare a fregarsene, chiudere gli occhi, perché si devono soddisfare le proprie voglie, si deve dare corda al proprio egoismo, incuranti di quello che c’è dietro quello che si possiede?
E’ con questo modo di fare che si dà il permesso e si crea la fortuna di certe persone, è su questo che esse contano per arricchirsi: sul menefreghismo e l’egoismo della maggior parte delle persone, perché danno ascolto solo alla loro cupidigia e al loro desiderio di possesso e soddisfazione del proprio ego.
Ma un modo ci sarebbe per fermare queste persone, colpirle nel loro punto forte, che allo stesso tempo è il loro punto debole: il portafoglio. Dinanzi al loro modo di fare, basterebbe smettere di comprare i loro prodotti: questo è l’unico modo di fermarli, dato che non ci sono sistemi che assicurino che il loro modo di fare rispetti le regole. Non ci sono controlli perché l’unica cosa che conta è guadagnare, è far funzionare la macchina del denaro.
Le persone possono avere in mano la capacità di cambiare le cose, di farle andare meglio. Ma se ne fregano, pensando solo a se stesse, come se tutto quello che accade intorno a loro non le riguarda, le cose non miglioreranno mai.