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Il magazzino dei mondi 2

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Fatti, non Onanismo (e nemmeno Sodomia)

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Il periodo che si sta attraversando non è buono, lo vedono in molti, anche quelli che prima tenevano chiusi gli occhi per non vedere o mentivano deliberatamente per far star buona la gente che credeva alle loro promesse, ma non si sta facendo nulla per uscirne, trovare una soluzione.
Anzi.
Per risolvere i problemi si picchia sempre sui più deboli, pensionati e lavoratori dipendenti, ma non manager, figurarsi gli imprenditori, lasciamo stare i politici che continuano ad aumentare i loro stipendi già prosperi e non meritati, dato che non fanno nulla se non danni. Una storia vecchia come il mondo: togliere ai poveri per dare ai ricchi.
E sentire un presidente del consiglio a cui “gli sanguina il cuore” per aver messo la tassa di solidarietà sui calciatori e che ha tirato un sospiro di sollievo quando ha potuto toglierla (perché gente che guadagna centinaia di migliaia di euro l’anno non rischi di non arrivare alla fine del mese per l’una tantum emessa) è l’ennesima presa in giro seguita da uno schiaffo bello pesante: allungare l’età pensionabile e annullare il riscatto della laurea ai fini del calcolo dell’anzianità. Salvo poi ritirarla (o pensare di farlo) appena sorgono le (giuste) proteste sull’incostituzionalità della manovra. Perché qualcuno s’è accordo che sulle pensioni è in atto un golpe che mostrerà discriminazioni, differenze di condizioni, violazioni di diritti.
Tante parole, niente fatti.
Questo sono i politici potenti/prepotenti.

E dopo le vagonate di letame che continuano a scaricare (non se ne può più di questo tanfo, senza contare che mosche e tafani che s’ammassano attorno a esse sono davvero fastidiosi), una notizia che mostra come i politici non servono, che la volontà e il darsi da fare anche nel piccolo possono smuovere le montagne e ottenere migliorie non da poco.
Si tratta di Felix Finkbeiner (qua il suo sito), ragazzo di 13 anni che a partire dal 28 marzo 2007 ha piantato un milione di alberi. Un ragazzo che sa che il futuro non è fra trent’anni come ritengono gli adulti, ma è adesso. E’ adesso, nel presente, che si può rendere il futuro migliore, che si deve fare, non perdere tempo a parlare.
“Stop talking, Start Planting.”
Basta parlare, inizia a piantare.
Bella l’immagine della pubblicità di lui che mette una mano davanti ai personaggi politici per farli stare zitti: è una cosa che dovrebbero cominciare a fare tutte le persone, tutti i popoli.
Felix non si fida degli adulti e a ragione: hanno dimostrato di essere mancanti, inconcludenti quando non dannosi: si sa come funzionano le cose, come per i bandi pubblici dove c’è solo una parvenza di legalità, quando chi andrà a ricoprire il ruolo è già stato scelto, o l’accesso all’università, dove ci sono giovani disposti a dare prestazioni sessuali per passare le selezioni. E di esempi ce n’è una lista lunga sempre.
La salvezza arriva dunque dai bambini? Può essere, basta che gli adulti non li rovinino con la mentalità che li ha governati finora.
Ma la salvezza non arriva solo dai bambini, può arrivare da tutti, basta essere consapevoli, basta scacciare l’ignoranza con la consapevolezza e la conoscenza. Basta essere padroni della propria vita e delle proprie scelte.

Libertà Condizionata

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La libertà è un valore importante, attorno al quale ruota l’essere di ogni individuo; senza di essa la vita perde sapore, alle volte divenendo insipida, alle volte amara. Gli individui si credono liberi, ma chi si può dire realmente libero? Tutto condiziona o tenta di condizionare: famiglia, amicizia, media, istituzioni. Una persona potrà dirsi libera quando sarà semplicemente se stessa, senza dipendere da giudizi esterni, seguendo il proprio essere, una forma di rispetto sia per ciò che è, sia per gli altri.
Questo discorso è molto ampio da affrontare, ma voglio soffermarmi su una sua parte: la libertà artistica. Può riguardare la scrittura, la musica, la pittura: l’arte ha molte forme per manifestarsi. Un artista dovrebbe essere libero di esprimere la creatività che lo permea, senza briglie, senza confini. Certo va modellata, perfezionata, curata, ma va lasciata scorrere liberamente. Spesso si sente parlare di censure, di limitazioni, dove l’arte viene piegata a interessi economici o politici; così è anche per l’informazione, come spesso le cronache quotidiane riportano. Non è un male solo del paese in cui viviamo, esistono altre nazioni con questo problema, dove molti artisti criticano questa limitazione alla libertà, perché impoverisce, toglie nutrimento. E si sa che se a una pianta questo viene a mancare, può andare incontro solo a un triste destino.
Ormai si conosce, non è solo di adesso, cosa ha comportato un sistema basato solo sul guadagno sfrenato: uno snaturamento dell’essere umano, a partire dal rapportarsi con gli altri e con se stessi, allontanandosi dal centro dell’esistenza. Questo ha comportato danni (il numero di patologie fisiche e psichiche è sempre in aumento) non solo agli esseri umani, ma anche all’ambiente: la perdita di rispetto ha colpito duramente la natura. Forte è il messaggio che arriva da autori come Hayao Miyazaki, che spesso nelle suo opere ha mostrato la relazione dell’uomo con la natura e la dimensione spirituale.
Parlo di Miyazaki perché ricercando notizie su di lui sono arrivato a questo: Intervista a Dai Sato. Un articolo interessante, sul quale mi voglio soffermare su due punti, anche se ci sarebbe tanto di cui discutere.
“Purtroppo credo che i fan stiano perdendo la propria alfabetizzazione sui media, l’abilità di leggere la narrativa e le storie, d’intuirne i significati nascosti tra le righe, e persino la curiosità d’interrogarsi su di essi”…Sato si è cimentato in un dibattito piuttosto spinoso per quanto riguarda il ruolo delle storie all’interno degli anime giapponesi, dolendosi del fatto che i propri lavori siano stati etichettati come “difficili” (muzukashii-kei), all’opposto di quelli di “blanda atmosfera” (kuuki-kei): nei titoli kuuki-kei non accade mai nulla di rilevante, non esiste alcun sviluppo narrativo, nessuna trama significativa. Sono opere che tendono a focalizzarsi su personaggi carini o moe, riuscendo ad essere molto popolari tra i fan di quest’ultimo genere.
Un fattore che si sta vedendo anche nella letteratura occidentale; fare un paragone tra manga e libri non è proponibile, dato che si tratta di due cose differenti, ma questo per far capire che manga e anime hanno in Giappone la stessa diffusione che in occidente hanno romanzi e film, e che stanno risentendo : basare tutto sull’apparire, senza ricercare la profondità. Spesso ci si lamenta di trame piatte o banali, superficiali: pochi sono i prodotti che si discostano da questa linea. Ma se è vero che il mercato produce questo, è altrettanto vero che è il pubblico a volerlo.
“Nessuno vuole saperne di conoscere i NEET, o disoccupati. Piuttosto, tutti preferiscono guardare un gruppo di studentesse liceali che creano un complesso musicale e si chiedono “come si suona questa nota?”
Non è forse quello che succede nei paesi occidentali, dove vanno per la maggiore certe tipologie di libri o serie televisive? Non che questo sia di per sé un male; lo diventa se diventa solo ciò che si vuole.
“Se stiamo sempre a fuggire dalla realtà e dai suoi problemi, quando mai li affronteremo?”
Il divertimento, l’avere storie per alleggerire i pensieri, servono ma non si può basarsi solo su queste cose. Le storie, perché questo sono manga, libri, film, devono essere anche mezzi per mostrare la realtà e farne avere consapevolezza. I mondi, reali o immaginari, hanno il compito di far apprendere: non devono essere privati di questo scopo. Pare che tutto ciò adesso sia messo da parte. Ne parla Shuho Sato, rivelando il mondo che si nasconde dietro alle pubblicazioni dei manga.
Spesso si pensa che chi pubblica un libro abbia grandi guadagni: così non è. Spesso invece deve fare dei compromessi o adattarsi a regole poco gradevoli, come ad esempio adattare le tematiche delle proprie storie all’onda del mercato: così o restarne fuori. Oppure fare come Shuto Sato di distribuire i propri lavori via web, per dissociarsi dal complesso editoriale ritenuto fondato su pratiche poco etiche e disoneste nonché poco rispettose della dignità degli autori.
La creatività non può e non deve essere condizionata, come non si può rinunciare alla dignità e alla libertà; farlo significherebbe rinnegare se stessi. Ma vale davvero la pena farlo per restare in un sistema che non guarda in faccia a niente e nessuno?

La Libertà non ha prezzo

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C’era una volta un simpatico asinello selvatico che trascorreva le sue giornate in libertà, passeggiando per i campi e mangiando il cibo che trovava. Durante uno dei suoi giri quotidiani ebbe modo di vedere un suo simile, dall’aspetto sano e robusto, che brucava l’erba in un grande prato cintato da un’alta staccionata di legno. Esso, osservando l’animale domestico, pensò: “Che bella vita! Lui sì che sta bene: é spensierato, senza problemi e con il cibo a volontà”. In effetti l’altro asino sembrava proprio fortunato: gli venivano serviti due pasti abbondanti al giorno, riposava in una stalla bene attrezzata ed aveva un pascolo meraviglioso a sua disposizione.
L’asino selvatico, invece, doveva accontentarsi dei miseri sterpi che riusciva a trovare ai margini della strada, perché i prati ricoperti di erbetta fresca erano tutti privati. Ogni tanto, il povero asinello appoggiava il muso sulla cima della staccionata e, guardando l’altro, lo invidiava da morire.
Un giorno, pero, il giovane asinello, girovagando tranquillo, incontrò sulla via, un animale talmente sovraccarico di legna, sacchi di grano ed altro da non essere in grado di capire di che bestia si trattasse. Quando questa, per reagire ad una violenta frustata del suo padrone, tirò un calcio e alzò il muso, lo riconobbe: era l’asino domestico che fino a quel giorno aveva tanto invidiato! “Eh, caro mio,” gli gridò affiancandosi a lui “a questo prezzo non farei mai cambio con te. Nessuno mi comanda, io sono libero e leggero come una libellula. Se poi non mangio bene come te, meglio, mi mantengo in linea. E per sopravvivere mi arrangio”.
Dopo quell’incontro l’asino selvatico non provò più alcuna invidia per il suo simile.

L’asino selvatico e l’asino domestico – Esopo

La libertà non ha prezzo. Nessun benessere, nessuna ricchezza vale un’esistenza in cui viene limitata e nessun bene materiale può comprare la felicità, anche se in apparenza fa vivere meglio, ma si tratta di un’illusione che cela costi e privazioni non indifferenti.
In fondo però, ognuno è libero di scegliere cosa sia meglio tra gli agi e il come si vive. Ma non dipendere da niente e nessuno è una conquista che nessuno può dare, ma chiunque può trovare. Se lo si vuole.

Rocche,Castelli, Chiese e Borghi Antichi

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Anniversario

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In questo giorno, nel 2010, prendeva vita Le Strade dei Mondi. E’ trascorso un anno da quando ho postato il primo post e da allora ne sono seguiti altri, di vario genere. Dall’attualità alla letteratura, dai film alla fotografia; ho spaziato su diversi fronti, toccando parti di un argomento più grande: la vita. E’ questo l’intento che mi ha spinto a scrivere le pagine del sito che gestisco: approfondire, osservare, scoprire gli aspetti che fanno parte dell’esistenza e che la rendono meravigliosa. Ma anche terribile. Perché la vita è fatta di ricchezze e miserie, di riso e di pianto e bisogna essere consapevoli di queste dualità molteplici, perché reprimere o dimenticare anche un solo aspetto porta sempre delle conseguenze che prima o poi mostrano il conto da pagare.
E’ normale, quando si fa un percorso e si arriva a certe tappe, fermarsi e fare un quadro della situazione, fare valutazioni su quanto fatto. Certo, si potrebbe parlare di quante visite e visitatori ci sono stati, di quanti articoli e commenti sono stati postati, ma sono soltanto numeri e i numeri non fanno comprendere se si è raggiunto l’obiettivo prefissato: lo si può capire solo vedendo se questo percorso ha portato avanti o si è rimasti fermi sempre a quel punto.
Posso costatare che scrivere sul sito mi ha aiutato ad affinare la scrittura, (lato di me scoperto una decina d’anni fa, per gioco; con il senno di poi ci si accorge che questo lato è sempre stato presente, che l’immaginazione stava aspettando il momento opportuno per essere incanalata e dare forma alle sue creazioni), ad avere un diverso occhio critico su cosa scrivo e su come lo scrivo.
Rispetto agli intenti iniziali il campo d’azione si è allargato: non comunico più solo attraverso la scrittura, ma utilizzo anche la fotografia. E si sa che un’immagine può trasmettere molto di più di tante parole.
Aprire il sito mi ha spinto verso altri lidi e da qui è nato il mio scrivere su Fantasy Magazine, approfondendo un argomento, il fantastico, che mi è caro e che può dare davvero molto. Perché il fantastico non è quella mera operazione commerciale di questi ultimi anni atta a far soldi e a pubblicare opere di mero consumo, ma ha radici profonde, che arrivano ai miti e alle leggende, agli archetipi, alle tradizioni antiche. Favole, qualcuno potrebbe obiettare, semplici sceneggiature, ma gli antichi greci, e non solo loro, sapevano che le storie avevano una grande forza, avevano il potere della rivelazione, di far scoprire i lati dell’esistenza presenti in sè, negli altri, nel mondo e facenti parte di un copro più grande di cui tutti facciamo parte.
Le Strade dei Mondi mi ha fatto confrontare con altre persone che scrivono in rete e ha dato modo di conoscerle anche di persona. Sono stati incontri piacevoli e positivi: è sempre così quando si possono condividere interessi e passioni e ci si può confrontare in maniera costruttiva.
Questi sono stati gli elementi che hanno reso l’esperienza del sito meritevole d’essere stata fatta, facendone un quadro positivo.

Oggi vorrei raccontare

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una storia. Una storia che può ricordare una favola di Esopo attualizzata però al tempo in cui viviamo. Una storia che magari è già stata ascoltata perché non è certo nuova, ma che si può sentire ancora una volta.

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice.
Lì trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d’amore.
Era produttiva e felice ma, ahimé, non era supervisionata.
Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza.
La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l’ora di entrata e di uscita e preparò pure dei bellissimi report.
Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono.
E intanto la formica produttiva e felice lavorava e lavorava.
Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello Scarafaggio supervisore, e cosi finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze.
Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori.
Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a
lamentarsi di tutto il movimento di carte che c’era da fare.
Il Calabrone, gestore generale, pertanto, concluse che era il momento di adottare delle misure: crearono la posizione di gestore dell’area dove lavorava la Formica produttiva e felice.
L’incarico fu dato a una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale.
Il nuovo gestore di area – è chiaro – ebbe bisogno di un nuovo computer e quando si ha più di un computer e necessaria una Intranet.
Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell’impresa precedente), che l’aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l’area dove lavorava la Formica produttiva e felice.
La Formica non canticchiava più e ogni giorno si faceva più irascibile.
“Dovremo commissionare uno studio sull’ambiente lavorativo, un giorno di questi”, disse la Cicala.
Ma un giorno il gestore generale, al rivedere le cifre, si rese conto che l’unità, nella quale lavorava la Formica produttiva e felice, non rendeva più tanto.
E cosi contattò il Gufo, PRESTIGIOSO CONSULENTE, perché facesse una diagnosi della situazione.
Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva: “C’e troppa gente in questo ufficio.”
E così il gestore generale seguì il consiglio del consulente, e licenziò la Formica incazzata, che prima era felice.

Dopo averla ascoltata, si può obiettare che questa è la realtà che si vive ogni giorno. Certo, ma le storie fanno proprio questo: con forme e stile differenti parlano proprio della realtà.
E questa storia è specchio della condizione dei lavoratori, dei cittadini, dove troppe persone comandano e sovrintendono e troppe poche lavorano e si danno da fare per realizzare in concreto qualcosa. Politici, consulenti, responsabili, capi: ce ne sono davvero troppi per i reali bisogni della società. Parassiti che vivono sulle spalle degli altri, succhiando energie, in una parola sfruttando. Parassiti che complicano le cose quando in realtà sarebbero molto più semplici, immettendo burocrazia e meccanismi cervellotici anche dove non ce n’è bisogno.
E allora basta con calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi: tutte queste figure non servono per far andare avanti le cose, servono solo ad alcuni per vivere sulle spalle degli altri senza fare niente.
Tutto ciò insegna tale storia e un’altra cosa: se sei felice, non farlo vedere, attireresti l’attenzione di chi non sa vivere e non riesce a trovare qualcosa che lo soddisfi nell’esistenza. Stai attento, perché l’invidia è una brutta bestia, e queste persone, non riuscendo a ottenere per loro la felicità, non te lo perdonerebbero: perché se non possono ottenere qualcosa, neanche gli altri allora debbono riuscirci. E farebbero di tutto per rovinarti la felicità che hai trovato.

Rocche, Castelli, Chiese e Borghi Antichi

No Gravatar

Ci stanno portando via tutto. E gli stiamo permettendo di farlo.

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Mentre la gente è alle prese con ferie e divertimenti, intenta a fare la cicala, c’è chi sta lavorando per lei, o meglio, per scaricarle addosso il fardello di quei problemi che non ha voluto risolvere nel passato e che ora non sa risolvere.
Il governo fa l’ennesima pensata di far pagare ai poveri il gigantesco debito pubblico.
Come?
Facendo condoni (ovvero farla passare liscia ai disonesti chiedendo un piccolo contentino per chiudere tutte e due gli occhi), togliendo servizi, licenziando personale, spostando alla domenica le feste che non siano religiose(in realtà eliminando: tutto sacrificabile per i soldi; addio consapevolezza, memoria e dignità umana. L’individuo è solo una macchina per fare denaro. Mossa che, aggiungiamo, non farebbe guadagnare quello che si crede, anzi magari farebbe pure perdere) (questo è seguire l’esempio di Marchionne: dopo l’eliminazione di pause e diritti vari, togliere le feste è un modo per far lavorare sempre, in continuazione, senza tregua; presto s’arriverà a lavorare 15/16 ore al giorno, 7 giorni su 7. E intanto stanno lavorando per poter licenziare quando al datore di lavoro pare e piace).
In poche parole togliere tutti questi diritti acquisiti negli anni con lotte e sacrifici. Il governo sta effettuando solo dei tagli, senza fare investimenti, ottuso nel condurre una linea di condotta che dà (pochi) risultati nell’immediato e nessuno nel futuro, anzi fa andare in perdita. Un governo senza idee: sintomatico il proclama di certi cosiddetti politici secondo i quali devono essere altri a dargli le idee per uscire da questa situazione di crisi (gli stessi individui che dicevano che la crisi non c’era e se c’era, il paese l’aveva superata senza accorgersene).
E mentre accade tutto questo, le persone se ne stanno ferme senza fare niente, anzi, alcune sono pure contente di accettare qualsiasi condizione e compromesso pur di poter guadagnare e avere soldi,anche pochi, così da poter continuare ad andare in ferie. Si adattano a qualsiasi cosa: lavorare di più, calarsi lo stipendio, perdere livelli d’inquadramento. Si stanno svendendo, anzi prostituendo e così facendo si calpesta sempre di più la dignità.
Chi agisce in questo modo rovina non solo se stesso, ma anche chi lotta e non accetta certe condizioni (per uno che rifiuta le basse offerte delle società interinali, ce ne sono cinquanta che farebbero di tutto per prenderle) e anche le generazioni future.
Si guardi il caso Coin, che nelle vetrine invece di usare manichini usa giovani modelli. Le proteste che il sindacato ha levato sono state zittite non dalla ditta, ma proprio dagli indossatori, che volevano quel lavoro perché si guadagnava senza far fatica, meglio che fare il muratore o l’operaio. Persone che vogliono essere usate come oggetti, che hanno in sé la cultura dell’apparire, dell’essere ammirati, che non pensano che questo sistema è sbagliato e che proprio la mentalità che hanno sarà controproducente e li danneggerà: perché la bellezza e la giovinezza non dureranno, e ci sarà sempre chi sarà più giovane e più bello, pronto a fare le scarpe a qualsiasi costo. Una volta passato quel periodo, che cosa si farà, se non si sa fare qualcos’altro?
O è proprio perché non si sa fare niente e non si vuole impegnarsi in niente, che si ricercano certi lavori? Il sistema, i media, i politici hanno fatto passare messaggi che hanno creato una cultura, una mentalità dove non ci si deve impegnare, dove non servono capacità e qualità per andare avanti, dove il successo avviene solamente grazie allo svendersi, al sopravanzare sugli altri, dove la conoscenza è inutile e l’ignoranza è un valore aggiunto (perché così si è usati da chi sta in alto,ha soldi e potere, mentre la conoscenza permette di non obbedire a ordini e decisioni sbagliate e controproducenti, di farsi rispettare e considerare come individui e non come oggetti).
Ancora non ci si rende conto della china presa e di quanto drastica sia la situazione: si pensa che le cose possano tornare all’apice dell’era del consumismo, ma quest’epoca è al declino, ha fatto il suo corso e non tornerà.
E invece di darsi da fare per avviare un cambiamento, per vivere in maniera migliore, si contribuisce a far andare peggio le cose, a rinunciare all’unica cosa che si possiede veramente: la scelta.
Il futuro per i lavoratori ( e per i loro figli), sarà pieno di rospi amari da ingoiare. Amarissimi.

“Ah, Manny, ci sarebbe un colpo a San Francisco: mezzo milione di dollari, le buste paghe di uno zuccherificio. E’ quello che ho sempre sognato: un colpo fantastico e poi mettermi a riposo. Non dover far più niente. Ah, cazzo, me ne andrei a Las Vegas con tanti di quei soldi in tasca da permettermi tutte le puttane che voglio. Che bello…ho passato tutte le notti a sognare di fare quello che voglio.”
“Sognare?”
“Sì.”
(Manny sputa a terra) “Sognare…STRONZATE…Non farai mai niente del genere. Te lo dico io cosa farai: ti troverai un lavoro. ECCO cosa farai, ti troverai un lavoro, uno di quei lavori che può trovare uno come noi. Passare le giornate a lavare le tazzine in un bar o a pulire i cessi. E ti aggrapperai a quel lavoro come se fosse oro, perché è oro: questo devi imparare. Quello è oro. OH! DEVI starmi a sentire! E quando il padrone entra a fine giornata, e viene a vedere come hai lavorato, TU non lo guarderai negli occhi. GUARDERAI per terra, perché avrai una gran voglia di saltargli addosso, sbatterlo per terra e farlo urlare. E farlo supplicare e piangere. E così guarderai per terra, perché avrai paura di farlo: QUESTA è la vita che ti aspetta, stronzo.
Lui si guarderà intorno per controllare quello che hai fatto e dirà: Oh, c’è ancora una macchiolina,laggiù. CRISTO, è possibile che non l’hai vista? PRIMA di andare via, quella me la levi!
Reprimerai la rabbia che ti sale al cervello e pulirai quella macchia, ecco; pulirai quella macchia bene, finché non diventerà bello lucido.

E il venerdì, ritirerai la tua busta paga. SE TU ci riuscissi, SE TU ci riuscissi, potresti diventare presidente di una banca, quello che vuoi! Se riesci a farlo.”
“NON IO, amico. IO non voglio fare quella vita di merda! Allora me ne rimanevo in galera.”
“Allora peggio per te,ragazzo. Peggio per te.”
“TU la faresti quella vita di merda?”
“Magari potessi…Magari potessi.

A Trenta secondi dalla fine – Dialogo tra Manny e Buck quando sono sul treno.

E’ questo che ci attende se le cose non cambieranno: vivere con uno spirito di rabbia e rassegnazione, sottomessi, costretti a piegarci alla volontà altrui, senza contare più nulla.

Luna

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In questi giorni, leggendo la seconda parte di I Cacciatori di Ossa di Steven Erikson, tra i tanti brani che mi hanno colpito (posso dire che ogni pagina di questo scrittore ha qualcosa da trasmettere ed è qualcosa di veramente grande e profondo), ce n’è stato uno che mi ha fatto tornare in mente un ricordo del passato.

«Nessuno ha notato la luna ieri sera?» chiese Scillara. «E’ screziata. Strana, come se fosse stata bucherellata.»
«Alcuni di quei buchi», osservò Barathol, «sembrano ingrandirsi».
La donna lo guardò; annuì. «Bene: lo credevo anch’io, ma noi ne ero sicura. Cosa significa, secondo te?»
Barathol scosse le spalle. «Si dice che la luna sia un altro regno come il nostro, con gente sulla superficie. A volte, cose precipitane dal nostro cielo. Rocce. Palle di fuoco. Si racconta che così fu la Caduta del Dio Storpio: montagne intere piombarono giù, cancellando quasi tutto un continente e riempiendo metà del cielo di fumo e di cenere.» Lanciò un’occhiata a Scillara, poi a Cutter, «Pensavo che, forse, qualcosa ha colpito la luna allo stesso modo.»

Il ricordo è legato a un videogioco, Final Fantasy 8, e in particolar modo al Pianto Lunare.
Anche nel gioco creato dalla Squaresoft, la Luna è abitata da creature (in questo caso però mostri) e secondo una leggenda, quando la Luna è vicina alla Terra si verifica il Pianto Lunare, un fenomeno che fa piovere i mostri sul mondo. Fu tale evento a distruggere un intero continente: Centra ora è solo una terra piena di rovine.

Più che pensare a Steven Erikson ispirato dal videogioco, mi sono soffermato a riflettere su quante leggende circondano il satellite che ruota attorno al nostro pianeta, quante storie la Luna ha ispirato nelle persone, dai pensatori agli artisti, dai filosofi alla gente comune.
Dalle culture nomadi che ritenevano che la Luna morisse ogni notte scendendo nel mondo delle ombre, o fosse in un perenne inseguimento del Sole, agli antichi greci che ne fecero una dea con Selene, figlia dei titani Iperione e Teia, sorella di Elio ed Eos, identificata poi nella tarda mitologia greca e romana con Artemide e Diana.
Dai Mesopotamici con Nanna o Sin, dagli Egiziani con Thoth, dai Frigi e dai giapponesi con Men e Tsukuyomi, fino ad arrivare alle credenze medievali con i lupi mannari che si trasformavano alla luce lunare e le streghe che si riunivano per i loro Esbat (feste minori che celebravano le fasi lunari) (tale nome dà il titolo a un’opera di Lara Manni ) e a Isil, che fa parte della mitologia di Arda, il mondo immaginario creato da J.R.R. Tolkien.
Certo, la scienza e la tecnologia hanno dato molte risposte su questo satellite, togliendo parte di quell’aura magica che l’astro argentato ha sempre posseduto; tuttavia non si è risuciti a togliere del tutto la poesia e il fascino che la Luna possiede.
Innamorati si baciano con una passione particolare nelle notti in cui l’astro brilla.
Cantanti e gruppi musicali sono ispirati dai suoi raggi, come i Sonata Arctica in My Selene e i Kamelot in Moonlight.
Poeti e scrittori,come Leopardi e Gianni Rodari, Pirandello in Ciaula scopre la Luna, compongono le loro opere pensando a questo astro lucente.
Tanti, infiniti possono essere gli esempi di come la Luna ha influenza, dalla materia (maree, fermentazioni), alla psiche (cambiamenti d’umore, lunatismo) e l’immaginazione.
Una cosa però è certa: quando l’uomo alza lo sguardo al cielo (non solo alla Luna ma anche alle stelle) apre le porte di un altro mondo, lasciando spazio alla fantasia, al sogno, alla spiritualità, alla ricerca di risposte, perché forse è consapevole, anche se inconsciamente, che in luoghi lontani e infiniti è celata la risoluzione alle domande che da sempre si pone, è celata la propria origine.
O forse sono soltanto lo specchio di qualcosa che è più vicino di quanto possa pensare.