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Un caso di coscienza e giustizia

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Da settimane l’informazione non fa altro che parlare del caso dell’Ilva, del braccio di ferro che c’è tra chi vuole chiuderla per effettuare la bonifica e chi vuole invece che la produzione continui; naturalmente è la parte imprenditoriale che vuole che gli stabilimenti continuino a lavorare (nonostante il danno perpetrato così a lungo), richiamando l’attenzione sui danni economici che il paese e l’occupazione subirebbe, evitando di far notare con cura che l’unica cosa chi gli preme è il tornaconto personale. Per ottenere quello che vogliono coprono le malefatte usando ogni mezzo, chiamano in causa il governo, pretendendo che il loro volere sia messo sopra tutto, perché non c’è niente di più importante. Un copione vecchio e conosciuto, come vecchio e conosciuto è il copione del fare i furbi, del non rispettare le regole per guadagnare di più: i ricchi vogliono diventare sempre più ricchi. Fanno il loro interesse: non sorprende.
Quello che invece potrebbe sorprendere è il fatto che altri che sapevano come andavano le cose, sono rimasti in silenzio; omertà che ha portato ai danni evidenti e per le quali ora si sta piangendo e gridando tragedia. Quelli di cui si sta parlando sono i lavoratori, che non potevano non sapere di come le regole non venivano rispettate, che hanno taciuto perché dovevano continuare così per non perdere il lavoro, perché dovevano mantenere la famiglia, dovevano avere i soldi per vivere, difendendo la ditta col pensiero di fare il proprio interesse. Ma così facendo non si sono accorti e non si accorgono che non lo stanno facendo, che difendono l’indifendibile, che stanno uccidendo la vita, stanno bruciando il futuro per sé, per i propri figli e per le generazioni a venire: per l’interesse dell’immediato, accecati dall’interesse personale, non riescono a vedere il quadro più grande. E quello che più fa pensare è che oltre a non riuscire a vederlo, se ne freghino pure, continuando a obbedire a un meccanismo mortale invece di ribellarsi e dare compimento a quella giustizia che troppo a lungo è rimasta da parte.
Un caso di coscienza e giustizia messo a tacere per una questione di soldi: un caso che ormai è diventato quotidianità, dove la maggioranza delle persone ragiona in questo modo. Ma a furia di piegarsi e accettare tutto quello che passa il convento in nome del guadagno, accetatre ogni richiesta di chi siede in posizioni di potere, si rimane con nulla in mano e si perde anche quel poco che si ha.

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