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L'Ultimo Baluardo

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I Figli di Armageddon primo romanzo di La Genesi di ShannaraSul forum di Writer’s Dream, in un 3D dedicato a L’Ultimo Baluardo, un utente (Niko), tra le altre cose, nel suo commento ha fatto notare che il brano ricorda molto l’atmosfera dei lavori del Verbo e Vuoto (a questo link un approfondimento sulla saga) e della Genesi di Shannara di Terry Brooks. La cosa mi ha fatto piacere perché significa che sono riuscito a fare un buon lavoro, dato che reputo quelle opere di Brooks ben fatte (specialmente la prima, la seconda un po’ meno e per un buon motivo): per me sono un buon esempio di mondo che va in rovina e della lotta contro le forze del caos e della distruzione. Riprendendo quanto ho scritto in risposta a Niko, da quei libri ho cercato di cogliere (come da altre opere di altri autori) tale spirito: Brooks rappresenta con Verbo e Vuoto la lotta eterna tra bene e male e ben mostra cosa sono i Demoni. Io dei Demoni ho dato una descrizione differente rispetto a lui, perché ho voluto mostrare qual è il potere dei Vizi e come agisce sulla natura umana.
La parte riguardo gli Spettri (il gruppo di bambini e giovani guidati da Falco nella Genesi di Shannara) è molto bella, la migliore insieme a quella di Tom Logan: la prima parte di I Figli di Armageddon è uno dei migliori lavori di Brooks, poi scivola, e non di poco, con la questione degli elfi; non mi è piaciuta per niente, ha sfruttato malissimo il materiale a disposizione e spiego anche il perché. Quando ho letto della comparsa degli elfi in I Figli di Armageddon, ho mandato a spendere l’autore perché ha rovinato un libro fino a quel punto ottimo. Brooks ha scelto la strada più semplice per immettere gli elfi nella saga Verbo e Vuoto e così creare il collegamento con Shannara, ovvero che sono sempre stati sulla Terra e così l’Eterea. Brooks con La Genesi di Shannara poteva cogliere l’occasione di creare il Divieto e l’Albero che tiene imprigionati i Demoni utilizzando l’indiano Due Orsi e il mondo degli spiriti, per esempio: da questo punto potevano nascere gli elfi e la saga avrebbe avuto un senso, un legame più profondo con il nostro mondo. Soprattutto, non avrebbe rovinato il senso di credibilità della saga: d’accordo che è narrativa fantastica (questa però non deve essere una scusa per scrivere sciocchezze), ma anche in esso bisogna mantenere una certa coerenza. Perché se il lettore si trova davanti qualcosa che incrina l’atmosfera, la sua immaginazione, allora si rovina quanto di buono fatto fino a un certo punto.
Dal mio punto di vista, Brooks, su questa scelta, non è difendibile: ha sbagliato per pigrizia. Poteva e doveva fare meglio per creare la congiunzione tra Verbo e Vuoto e Shannara: così ha buttato un’occasione, dimostrando la china sempre più discendente presa da Il Viaggio della Jerle Shannara in poi.
Dai romanzi precedenti La Genesi di Shannara si sa che gli elfi esistono dai tempi di Faerie, ma non è mai stato detto in quale forma: potevano essere per esempio solo spiriti, forze dedite a proteggere la vita, al servizio del Verbo. Se Brooks avesse usato meglio Due Orsi e i poteri del Verbo, avrebbe potuto mostrare la nascita dell’Eterea, del Divieto (non come elementi già presenti): un gruppo di umani (potevano essere Cavalieri del Verbo), attraverso un rituale, poteva creare i due elementi citati qui sopra accogliendo gli spiriti/elfi dentro di sé e sfruttando i loro poteri, venendone perciò modificati e divenendo così la manifestazione materiale degli elfi, assumendosi il compito di proteggere l’Eterea, impedire il ritorno Dei demoni (coloro che hanno ridotto in rovina la Terra) e prendersi cura del mondo, com’è nella natura elfica.
A mio avviso, la scelta che ho proposto è migliore di quella realizzata da Brooks: ha più senso, crea un legame migliore tra le due saghe e non è certo una soluzione difficile da trovare: bastava rifletterci solo un poco e sarebbe stata più funzionale e di gran lunga migliore di quella letta, che toglie credibilità al lavoro e sense of wonder.
Questo è il mio giudizio da lettore. Come scrittore ho evitato di fare simili errori, prendendo spunto e ispirazione da quanto di buono altri scrittori hanno fatto, cercando di cogliere lo spirito trasmesso nel loro lavoro e imparando da esso. Più che in L’Ultimo Baluardo (e di conseguenza in L’Ultimo Potere) (anche se se ne può avvertire la somiglianza), è nel romanzo successivo dei Tempi della Caduta, L’Ultimo Demone, che ho preso ispirazione da I Figli di Armageddon. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.

I Talismani di Shannara

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I Talismani di Shannara di Terry BrooksI Talismani di Shannara è la degna conclusione che Terry Brooks ha dato al ciclo di quattro volumi degli Eredi di Shannara.
Tutti i compiti affidati da Allanon sono stati portati a termine.
Walker Boh, usando la Pietra Nera, ha fatto ritornare Paranor ed è diventato il primo dei nuovi Druidi, facendo entrare in sé l’esperienza lasciata da Allanon e dagli altri Druidi all’interno della fortezza: è diventato un individuo diverso da quello che viveva a Pietra del Focolare, ma è anche lo stesso, deciso a fare a modo suo e non come hanno fatto i suoi predecessori.
Par ha ritrovato la Spada di Shannara, ma ancora non sa come usarla, continuando a scappare dalle grinfie degli Ombrati e della Federazione che lo braccano senza posa nelle gallerie sotto Tyrsis.
Wren ha riportato gli elfi nelle Terre dell’Ovest grazie alla magia del Loden, sopravvissuta agli orrori di Morrowind e alla sua verità, divenendo la loro regina. Il prezzo che però ha dovuto pagare è stato altissimo: ha dovuto lasciare alle sue spalle la sua vecchia vita, ha visto la scomparsa degli ultimi familiari rimasti e soprattutto di Garth, l’amico e protettore che le era sempre rimasto al fianco.
Lo scontro finale si sta avvicinando, ma i tre non sono gli unici impegnati in questa lotta.
Ci sono Padishar Creel e i Nati Liberi decisi a contrastare in ogni modo la Federazione. C’è Morgan Leah, sopravvissuto a Eldwist e ai suoi mostri, che ha riavuto la spada di Leah di nuovo integra dopo essere stata spezzata nella lotta contro gli Ombrati durante la ricerca della Spada di Shannara (avvenuta nel primo libro), ultimo dono di Viridiana e ricordo di lei, che così sempre gli sarà al fianco. Ci sono Cogline e Bisbiglio, riemersi dalle mura di Paranor dopo essere stati salvati dalla magia che protegge le Storie dei Druidi. C’è Coll, riuscito a fuggire (o fatto fuggire) da Sentinella del Sud grazie all’oscura magia di un misterioso mantello.
Rimmer Dall però non è preoccupato di tutto ciò, sicuro della sua forza, della magia di cui dispone, convinto che i suoi piani faranno cadere gli Ohmsford e i suoi alleati. Walker è un Druido, ma ancora inesperto e perciò gli manda contro i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, in modo da minare la sua sicurezza e poi eliminarlo. Wren è determinata, ma ha subito troppe perdite e pertanto è vulnerabile; senza contare che i suoi elfi dovranno affrontare la temibile e smisurata armata della Federazione. Par è vicino a essere spezzato: ancora un ultimo colpo e il suo spirito sarà frantumato definitivamente e così il Primo Cercatore potrà finalmente mettere le mani su di lui e sulla sua magia.

Ricco di azione e combattimenti, I Talismani di Shannara dà compimento alla vicende che per tre libri sono ben stati portati avanti da Terry Brooks. Verità vengono finalmente svelate, missioni sono portate a termine, conflitti sono risolti. La caratterizzazione dei personaggi è ottima, anche per quelli secondari (Matty Roh compare solo in questo volume, ma subito cattura il lettore), avvincenti gli scontri tra l’esercito degli elfi e quello della Federazione, tra Walker e i Quattro Cavalieri, per non parlare di quelli che vedono in azione i Cavalieri Alati e i Roc ; tra agguati, salvataggi, sacrifici estremi, la narrazione prosegue fluida fino alla fine. L’unico appunto che può essere fatto a Brooks è la scelta di mostrare all’inizio del romanzo il punto di vista di Rimmer Dall e dei suoi piani: è vero che da tempo si sa che lui e gli Ombrati sono il nemico da sconfiggere, che farà di tutto per eliminare gli Ohmsford, ma far vedere subito i suoi piani per la parte finale della storia, toglie in parte suspense e sorpresa all’evolversi della trama, facendo già sapere cosa c’è ad attendere i protagonisti. Fosse stato immesso a metà libro, con le dovute modifiche, dato che si sarebbe trattato in questo caso di una riflessione su quanto stava avvenendo, si sarebbe ottenuto un effetto migliore.
Tolto questo, I Talismani di Shannara è un romanzo molto buono, che va degnamente a concludere un ciclo che può essere annoverato tra i migliori del genere fantasy.

La Regina degli Elfi di Shannara

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La Regina degli Elfi di Shannara, terzo capitolo del ciclo degli Eredi di Terry Brooks,La Regina degli Elfi di Shannara, terzo capitolo del ciclo degli Eredi di Terry Brooks, vede come protagonista Wren e la ricerca degli elfi affidatagli da Allanon, spariti dalle Quattro Terre da un centinaio di anni per sfuggire alla persecuzione della Federazione e all’accusa di essere la causa del male che ha cominciato a dilagare. Avvisata dalla veggente Occhio di Serpe trovata a Grimpen Ward, Wren si reca con l’amico e mentore Garth, il Rover che l’ha addestrata fin dall’età di cinque anni dopo aver vissuto per qualche tempo a Valle d’Ombra con gli Ohmsford, alle grotte dei Rocchi, sulla costa dello Spartiacque Azzurro, e accende un fuoco per tre giorni e tre notti, per far giungere chi potrà aiutarli nella ricerca. Ma prima che l’aiuto ricercato arrivi, i due sono attaccati da un Ombrato: un combattimento che sembra segnato, se non che Wren scopre che i tre sassi dipinti che porta con sé dall’infanzia sono le famose Pietre Magiche dei suoi antenati e con la magia appena riscoperta elimina l’aggressore.
Al termine dei tre giorni, fa la sua comparsa Tiger Ty, un elfo celeste, in groppa al suo Roc, un volatile gigantesco, e lì scoprono che gli elfi terrestri (come Tiger Ty li chiama) sono andati su Morrowind, un’isola al largo della costa, ma di essi però non si sa più nulla da anni dopo l’avvento dei mostri, scomparsi o semplicemente rinchiusisi all’interno della loro Città. Accompagnati dall’elfo celeste, che li lascia sulla spiaggia dell’isola, Wren e Garth si ritrovano immersi in un mondo da incubo, completamente stravolto dal paradiso terrestre che un tempo era. Paludi e giungle soffocanti, deserti arroventati, montagne difficili da scalare, per non parlare dei mostri che li abitano e che sono sempre in caccia. Raggiungere la città sembra un’impresa impossibile, se non fosse per l’incontro con Stresa, un Gatto Screziato, una creatura capace di parlare creata dalla magia degli elfi: salvatolo dalla trappola del Wisteron, uno dei mostri più pericolosi di Morrowind, la bestia li aiuta a raggiungere la città degli elfi, a patto che lo portino con loro di ritorno nelle Quattro Terre.
Entrati in Arborlon, molte scoperte attendono Wren: su se stessa, sulla magia, sull’origine del male che ha distrutto l’isola e fatto nascere i Demoni (che non sono quelli imprigionati nel Divieto dall’Eterea; la sua vita ne viene completamente cambiata e stravolta, facendola venire a patti con verità spiacevoli e realtà nascoste. Senza contare il viaggio di ritorno, che è un vero e proprio viaggio all’inferno.

Oltre alla trama principale, come negli altri romanzi incentrati prevalentemente a un protagonista (Par per Gli Eredi di Shannara, Walker Boh per Il Druido di Shannara), anche in La regina degli Elfi di Shannara ci sono piccole parti dedicate ad altri personaggi: si vedranno le vicende di Coll, Par e soprattutto Walker Boh, che, dopo il ritrovamento della Pietra Nera, andrà incontro al destino che lo attende nella spettrale (intesa in senso letterale) Paranor.
La Regina degli Elfi di Shannara è forse il libro migliore del ciclo degli Eredi (anche se tutti sono molto belli): avvincente, ricco di colpi di scena, ma soprattutto rivelatore di quelle verità finora rimaste segrete e accennate nei due libri precedenti. Scoperte sconvolgenti in una storia densa, fatta di avventura, atti eroici, disperazione, perdita e tradimenti: Brooks riesce ad amalgamare fantasy e horror in un ottimo binomio, immettendo nella sua opera di narrativa un messaggio che fa riflettere e denuncia la sperimentazione incontrollata, priva di morale ed etica: è vero che qui si tratta di sperimenti fatti con la magia, dove con essa si creano nuove creature unendo razze diverse e ci si spinge anche a voler creare qualcosa di nuovo, di superiore a quanto già esistente, ma il concetto è chiaro. Leggendo certe pagine di La Regina degli Elfi di Shannara viene subito in mente la critica contro certe sperimentazioni genetiche, dove scienziati senza scrupoli ed etica, per scoprire cose nuove, si spingono oltre i limiti, dando vita a cose poco piacevoli. Il progresso è utile ed è una gran cosa, ma occorre essere consapevoli di certe azioni e delle conseguenze che da esse possono nascere, dei danni che si possono causare agli esseri viventi, alla natura, al mondo intero; una ricerca di conoscenza e di maggior potere che spesso diventa follia e si sa che la follia non porta mai nulla di buono: la storia umana è costellata di esempi su questa realtà (gli orrori degli esperimenti “medici” fatti dai nazisti, quelli dei primi trapianti di organi, quelli nucleari).
Se a tutto questo si aggiunge che La Regina degli Elfi di Shannara presenta forse il miglior protagonista dell’intero ciclo (Wren coinvolge il lettore con la sua determinazione e il suo senso di giustizia, oltre a una gran umanità), che al suo fianco ci sono personaggi che rimangono impressi nella mente e nel cuore del lettore (gli animali Stresa e Fauno, la veggente Eowen e la regina Ellenroh, Garth, protettore di Wren, e poi Aurin Striate detto il Gufo, Triss, capitano della Guardia Nazionale degli Elfi, Tiger Ty con il suo Roc), immersi in uno scenario che ben trasmette la sensazione di pericolo, morte e orrore, non si può non constatare che si è di fronte a una storia davvero ben congeniata.

Una nota sull’edizione italiana in possesso, quella del 1992 di Arnoldo Mondadori Editore, con traduzione di Savino D’amico (ogni volume ha avuto un traduttore differente). A parte un numero di refusi maggiore dei romanzi precedenti (parole attaccate tra loro), errori di traduzione (Stresa, sdraiato nell’imbracatura del Roc, non può certo cavalcare), ci si domanda, da quanto letto, se all’interno della casa editrice ci sia stata comunicazione tra i vari addetti ai lavori o se invece si è lasciato andare qualcuno per i fatti propri senza che ci fosse supervisione, dato che in La Regina degli Elfi di Shannara nomi che erano stati tradotti nei volumi precedenti (lo Spettro del Lago, la veggente Occhio di Serpe, Sentinella del Sud) sono stati lasciati in lingua originale, rischiando così di causare confusione in chi legge e magari non ha gran dimestichezza con la lingua inglese. Quando s’intraprende un progetto, occorre una certa coerenza: o tutti i nomi vengono tradotti o devono essere lasciati in lingua originale, non si può cambiare di volta in volta secondo l’estro del traduttore. Purtroppo questa è una cosa che in Italia si è vista diverse volte (restando in tema di autore e casa editrice, è accaduto lo stesso anche con il ciclo di Landover).

Il Druido di Shannara

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Il druido di ShannaraIl Druido di Shannara, secondo volume del ciclo degli Eredi di Shannara di Terry Brooks, riprende gli eventi lasciati in sospeso in Gli Eredi di Shannara e lo fa seguendo la trama dedicata a Walker Boh e al compito di riportare Paranor e i Druidi nelle Quattro Terre. Nel volume precedente si era lasciato lo Zio Oscuro avvelenato dall’Asphynx, il braccio pietrificato e saldamente ancorato alla roccia, prigioniero nella Cripta dei Re. Straziato e indebolito, con un gesto disperato riesce a liberarsi, amputandosi il braccio. Viene trovato e soccorso da Cogline, ma nemmeno gli Stor, i famosi gnomi guaritori, possono salvarlo dal veleno che scorre nel suo corpo; si ritira così a Pietra del Focolare, tentando disperatamente di trovare un modo per salvarsi e gli permetta di portare avanti la missione. Tutto però sembra perduto quando giungono Rimmer Dall e una legione d’Ombrati, distruggendo la casa e lasciandolo morente dopo che Cogline e Bisbiglio, il gatto delle paludi, sono caduti sotto i colpi dei nemici per dargli una possibilità di salvezza.
Nel mentre, Morgan Leah, lasciato Padishar Creel dopo la caduta della Sporgenza, ferito nel corpo e nello spirito per la perdita della sua spada magica, ora spezzata, va a Varfleet per mantenere la promessa fatta a Steff in punto di morte e proteggere Nonna Elise e Zia Jilt, in pericolo dopo il tradimento di Teel, rivelatasi in realtà un Ombrato infiltrato. Riesce a salvarle dalle grinfie della Federazione, ma viene da essa catturato. Il più improbabile dei salvatori, Pe Ell, lo libera, seguendo gli ordini di Viridiana, figlia del Re del Fiume Argento, vero e proprio miracolo vivente che porta speranza e risanamento ovunque si rechi. Il trio si reca a Pietra del Focolare, appena in tempo per salvare Walker; a questo punto la fanciulla svela i suoi piani e perché ha riunito i tre: devono recarsi a Eldwist, città-regno di Uhl Belk, il Re della Pietra, e riprendere quanto ha rubato, la Pietra Nera.
A loro si uniranno Horner Dees, una Guida, e Carismano, un cantastorie, in un viaggio che si rivelerà pieno di desolazione e devastazione. Perché a Eldwist non c’è nulla di vivo, tutto è diventato di pietra, secondo il volere distorto di Uhl Belk, che vuole estendere il suo dominio su tutte le terre, mutando tutto in arida roccia con l’aiuto del suo mostruoso figlio, il Maw Grint, trasformatosi in un gigantesco verme. Non bastasse questo, devono aggirarsi nella città stando attenti a non finire nelle grinfie di Rastrello, gigantesco Serpide che funge da cane da guardia del Re della Pietra.
La desolazione di Eldwist, il senso di smarrimento che la città deserta dà, spesso avvolta dalla nebbia e dalla pioggia, rendono perfettamente lo stato d’animo in cui i personaggi si trovano, ognuno con i suoi dubbi, le sue paure, i suoi pesi da portare e gli sbagli fatti da dover affrontare. Stati d’animo riscontrabili soprattutto in Morgan e Walker, due dei migliori personaggi della saga, entrambi spezzati (uno per la perdita della spada magica, l’altro del braccio), entrambi privati di quelle sicurezze che li avevano resi quelli che erano. Una ricerca la loro che non sarà solo quella di trovare la Pietra Nera e fermare Uhl Belk, ma anche di ritrovare se stessi, tornare a essere integri, arrivando ad accettare il proprio ruolo nella storia e non più rinnegandolo e fuggendo da esso (questo riguarda soprattutto Walker). Un compito in cui verranno aiutati da Viridiana, figlia della terra e degli elementi, mezzo con cui il Re del Fiume Argento vuole fermare il fratello, il Re della Pietra, che sta diventando più umana di quanto potesse credere, costretta ad affrontare elementi sconosciuti ed estranei quali i sentimenti.
Il Druido di Shannara è un ottimo romanzo, con una trama solida, una caratterizzazione e un approfondimento dei personaggi davvero ben fatti e non solo nei riguardi di Walker e Morgan: con poche pennellate Brooks riesce a tratteggiare il carattere del burbero Horner Dees e del sognatore Carismano. Per non parlare del freddo e spietato Pe Ell, la cui natura è fin da subito rivelata, ma che avrà da rivelare delle sorprese (come si vedrà nel finale, cosa che non si limiterà solo a lui). E per chi vuole andare oltre a una bella storia ben raccontata, ci sono pure spunti di riflessione su come nasce la dipendenza e come anche un buon intento possa trasformarsi in rovina (vedasi cosa simboleggia la pietra, solida, sicura, resistente, ma anche priva di vita, che non porta cambiamento alcuno e non può dare nulla).

Gli Eredi di Shannara

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Gli Eredi di ShannaraPeriodo di riletture in ambito fantasy, visto che di nuove uscite valide e interessanti (almeno personalmente) al momento non ce ne sono, dato che con il successo della serie Cronache del Ghiaccio e del Fuoco i prodotti attuali si mettono sulla scia di romanzi stile Martin/Abercrombie, dove l’elemento fantastico è minimo e si punta tanto sul mostrare il fango della società umana e dei suoi membri. Un genere, specie con Abercrombie, che ho apprezzato, ma quando l’attenzione di un genere si focalizza solo su un certo tipo di storia, ci si stanca, perché la varietà è importante.
Così ho riletto Gli Eredi di Shannara di Terry Brooks, primo romanzo del ciclo degli Eredi; una veloce rilettura di alcuni brani era stata fatta tempo fa quando ho realizzato un articolo d’approfondimento su questa saga, ma era da molto che non leggevo completamente il romanzo dall’inizio alla fine. Non è stato come la prima volta che l’ho letto (l’età conta), ma è stato lo stesso coinvolgente e piacevole.
Sono trascorsi trecento anni nelle Quattro Terre dalla scomparsa di Allanon, dei Druidi e di Paranor: delle vicende che fecero la storia di quel periodo solo pochi hanno memoria che sono stati fatti reali, i più ritengono che sono soltanto miti. Il mondo è completamente cambiato da quell’epoca. Gli elfi sono scomparsi dalle Terre dell’Ovest da un centinaio di anni. La Federazione ha preso possesso delle terre e delle città del Sud, schiavizzando i nani e allargando sempre più il suo dominio. La magia è quasi scomparsa e in pochi credono realmente in essa; Par e Coll Ohmsford sono tra questi e viaggiano nelle città raccontando le storie del passato per mantenerle in vita. Soprattutto, Par possiede la magia appartenuta al suo antenato Jair Ohmsford, in grado di creare immagini e illusioni.
Per questo la Federazione lo vuole catturare, dato che ha bandito la magia e tutti coloro che ne fanno uso. Rimmer Dall, il capo dei Cercatori, in persona lo raggiunge a Varfleet per catturarlo, ma l’intervento di uno sconosciuto, legato a Par in una maniera che risale ai loro antenati uniti nella lotta contro il Signore degli Inganni, manda in fumo i suoi piani.
Non sono solo Rimmer Dall e il misterioso salvatore a seguire Par. Da un passato dimenticato riemerge Cogline, eremita, Druido mancato e portavoce di Allanon, venuto a cercare gli eredi di Shannara per convincerli ad ascoltare i sogni che Allanon gli ha inviato. E così non solo i due ragazzi di Valle d’Ombra, ma anche loro cugina Wren e lo zio Walker Boh sono coinvolti in quella che si rivelerà una vicenda di grande portata: le Quattro Terre stanno morendo, gli Ombrati stanno dilagando in esse. Occorre trovare una soluzione per salvare il mondo. Vinte la ritrosia e la diffidenza, gli eredi rispondono alla chiamata di Allanon e si recano al Perno dell’Ade per ascoltare le parole del Druido e le missioni che ha da affidargli. Par deve trovare la Spada di Shannara, un tempo custodita nel Parco del Popolo a Tyrsis e poi improvvisamente scomparsa. Wren deve ritrovare gli Elfi e farli tornare. Walker Boh deve far rivivere Paranor e i Druidi.
Imprese all’apparenza impossibili ma necessarie per salvare e guarire le Quattro Terre, per sconfiggere gli Ombrati e scoprire il mistero che li riguarda.
Mentre Walker e Wren sono restii ad accettare il loro ruolo, Par non ha dubbi e, seguito da Coll e Morgan Leah, parte nella sua ricerca, trovandosi così ad avere a che fare con i Nati Liberi, un gruppo di ribelli che si oppone al dominio della Federazione. In un viaggio ricco di colpi di scena, combattimenti con Ombrati, tradimenti e incontri speciali, Par si troverà travolto da una marea che lo sconvolgerà con la sua forza, in un turbine di emozioni e vicende che rischiano di farlo perdere, incapace di vedere dove stia la verità.
Romanzo avvincente, senza un momento di stanca, Gli Eredi di Shannara fa conoscere l’ansia e la paura che vengono dallo scappare a dall’avere a che fare con un nemico di cui non si sa nulla, la tranquillità di Pietra del Focolare, lo spettro della minaccia che la visione di Allanon ha mostrato, lo strazio della scomparsa di persone care e del tradimento. Ma mostra anche quanto può costare cara la perdita del ricordo del passato, facendo anche riflettere sulle lezioni che la storia sa dare; è vero, si è in una storia inventata, ma non si può fare a meno osservando la Federazione di pensare ai fasci/nazisti (il vestirsi di nero, utilizzare come simbolo quello di un animale predatore, il lupo, quando il regime nazista usava un’aquila) e alle persecuzioni perpetrate verso chi era considerato diverso (ebrei, polacchi, rom, neri). La stessa cosa si vede in Gli Eredi di Shannara, con la Federazione che dà la caccia e imprigiona chi usa la magia, che ha schiacciato i nani con deportazioni, sfruttamento del lavoro in quello che vuole essere un lento sterminio; senza contare che come ogni regime tenta di riscrivere la storia a proprio favore, facendo credere quello che vuole (tentativo che è stato fatto qualche hanno fa in Italia dal governo di destra, volendo revisionare i testi di storia a proprio vantaggio e tentando di far passare la destra diversamente da quello che è stata).
Un romanzo profondo, che dà importanza al rapporto con il mondo e la natura e alla sua preservazione, alla memoria e alla conoscenza delle cose. Ottimi tutti i personaggi, ben caratterizzati e approfonditi, non solo nei protagonisti, ma anche in quelli secondari dal granitico Steff all’enigmatica Teel, da Nonna Elise a Zia Jilt, dal carismatico Padishar Creel all’adorabile Damson, dallo schivo Talpa al saggio e scorbutico Cogline. Unico punto debole (attenzione: a seguire SPOILER) quando Walker Boh va alla Cripta dei Re alla ricerca della Pietra Nera: proprio lui, così riflessivo, diffidente, lascia da parte la cautela e infila la mano in un buco senza accendere una luce per vedere cosa c’è dentro. Quanto accaduto a seguito di quest’azione poteva accadere ugualmente, ma il farlo avvenire in maniera diversa avrebbe giovato alla solidità della storia, così invece è un agire sciocco di un personaggio che sciocco non è.
Tolto questo piccolo dettaglio, Gli Eredi di Shannara rimane un ottimo libro, primo romanzo della migliore saga realizzata da Brooks.

Mad Max : Fury Road

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Mad Max: Fury RoadMad Max: Fury Road mantiene le premesse non solo d’intrattenimento (il binomio belle donne/motori si conferma una ricetta di successo), ma anche lo spirito della prima trilogia, soprattutto del secondo film, cui trae molta ispirazione a livello di trama e di eventi.
Quando venne data la notizia di un quarto film sul guerriero della strada, non ne fui molto convinto, timoroso che la serie venisse rovinata, perdendo le caratteristiche che l’avevano fatta apprezzare in nome della spettacolarità (purtroppo reboot, remake, hanno fin troppo spesso dimostrato la loro mediocrità); è vero che il regista, George Miller, è sempre lo stesso, ma alle volte questo non è garanzia di qualità, dato che la verve può essere andata perduta (vedasi George Lucas con la seconda trilogia di Guerre Stellari) o si è adeguata alla commercialità (altro campo, ma si prenda l’esempio di Terry Brooks con le produzioni realizzate dopo il ciclo degli Eredi di Shannara).
Con piacere deve dire che il film è stato superiore alle attese. Adrenalinico, mai un momento di stanca, mai banale, teso, avvincente, è quasi alla pari con Interceptor – Il Guerriero della strada (il secondo film della serie ha un che di epico, di desolazione e perdita, che manca a Mad Max: Fury Road), la pellicola migliore girata da Miller. Certo non è perfetto. Tom Hardy non ha il carisma di Mel Gibson (in certi momenti non sembra altro che un bruto che sa a malapena parlare). Il motore V8 adorato come una divinità poteva essere evitato, così come certi riferimenti al Valhalla e alla morte gloriosa da trovare sulla strada. Ma si è in un mondo impazzito e si è voluto portare tutto all’estremo, dai mezzi agli antagonisti che inseguono il gruppo di fuggitivi. Ora non sono solo il carburante, l’acqua, il cibo, i beni più preziosi richiesti in un mondo desertico, ma anche chi non è contaminato, non ha patologie tumorali, deformazioni che ne condizionano la vita e perciò possiede sangue “puro” da usare per trasfusioni. Chi è sano viene catturato per essere usato come sacca donatrice di sangue, permettendo così di continuare a vivere a chi è malato. E’ così che Max si trova imprigionato e usato dai Figli della Guerra guidati da Immortan Joe, un despota che guida una cittadina ossessionato dall’avere dal suo harem di belle donne dei figli sani (e non menomati come quelli che ha già, uno un gigante ritardato, l’altro un nano deforme, che tanto ricordano il duo di Mad Max – Oltre la sfera del tuono, Master/Blaster).
Questo naturalmente prima che l’Imperatrice Furiosa (ottima l’interpretazione di Charlize Theron) non cerchi di raggiungere con una blindocisterna le Terre Verdi assieme alle donne cui Immortan tiene tanto e che vogliono essere finalmente libere. Dapprima Max è risoluto a pensare solo per sé e alla sua sopravvivenza, incarnando il perfetto esempio di solitario che non vuole più avere a che fare con gli altri e l’umanità (questo a seguito della perdita della moglie e della figlia), poi coinvolto nell’aiutare il gruppo disperato a trovare una speranza all’apparenza impossibile (e magari così facendo trovare quella redenzione capace di dargli un po’ di pace, come fa Nux, dapprima un Figlio della Guerra e poi eroe che si sacrifica per salvare i fuggitivi).
La maggior parte del film s’incentra sull’inseguimento della blindocisterna e la sua difesa da parte di Max e Fuoriosa (vera protagonista del film e capace di mettere da parte Max, relegandolo al ruolo di comprimario), che ricorda molto quanto visto in Interceptor – Il guerriero della strada (a Miller piace autocitarsi: già quando appare Valchiria, una delle Molte Madri, si sa che morirà durante il viaggio di ritorno alla cittadella combattendo contro gli uomini di Immortan, proprio come successo alla donna guerriera che fa parte del convoglio guidata da Max/Gibson).
Coma, the Doof Warrior, interpretato da iOTAVisivamente spettacolare, esplosioni, rombi di motori e sleghi di chitarra all’ennesima potenza (il personaggio di Coma, the Doof Warrior, interpretato da iOTA, è totalmente inutile, un tamarro di prima categoria, ma quando appare sullo schermo trascina lo spettatore con le sue movenze e la sua musica), lascia anche un po’ di spazio alla riflessione, oltre un messaggio di speranza per un mondo in rovina che può ancora riprendersi.

Ora due osservazioni a margine del film, che da esse prendono spunto.
Semmai ci sarà qualcuno che vorrà girare un film o una serie televisiva su Le Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson, è da contattare assolutamente chi ha realizzato gli effetti speciali di Mad Max : Fury Road: la tempesta di sabbia mi ha fatto subito venire in mente un’altempesta ed è stata fatta veramente bene, potente, distruttiva, impressionante. Magari Miller ha letto il lavoro di Sanderson e gli è talmente piaciuto questo elemento che ha voluto usarlo anche lui ;).
La scena in cui Furiosa, raggiunte le Molte Madri, scopre che la meta cui ha sempre cercato, le Terre Verdi, non esiste più, è praticamente la stessa in cui Guerriero scopre da Maestro che Luna Azzurra è qualcosa che non esiste: per entrambi c’è il crollo della speranza, l’infrangersi del sogno, la perdita della ragione di vita. Questo non vuol essere un mettere a paragone Mad Max: Fury Road con L’Ultimo Potere, né dire che uno ha preso ispirazione dall’altro (L’Ultimo Potere è del 2011 e Miller non ha certo preso spunto da qualcosa che non credo proprio sia di sua conoscenza), ma dimostrare che l’uomo, in forme e tempi diversi, narra le stesse situazioni, mostrandole ad altri perché la consapevolezza non vada perduta e sia d’aiuto agli altri per andare avanti.

La serie tv di Shannara

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prima immagine della serie tv di ShannaraDa pochi giorni è stata lanciata la prima foto ufficiale della serie televisiva dedicata al mondo di Shannara di Terry Brooks, e in particolare al suo inizio, Le Pietre Magiche di Shannara (secondo romanzo del mondo di Shannara, preferito a La Spada di Shannara perché ritenuto più adatto a far partire il tutto). I proclami, come sempre, sono entusiasti, ma per chi vuole essere obiettivo da quanto visto e letto in rete non può essere così, anzi il giudizio non può essere certo positivo. Gli attori scelti non sembrano essere adatti ai ruoli, non è stata fatta una selezione adeguata alle caratteristiche lette nei libri; è vero che ognuno si fa un’immagine personale del personaggio ed è impossibile che corrisponda a chi interpreterà il suo ruolo, ma un minimo di attinenza servirebbe. Si prenda l’esempio di Amberle, un’elfa piccola e minuta, che ha fatto una scelta radicale di vita e non possiede alcun potere magico, trasformata in una ragazza dotata di magia, che usa la spada e soprattutto più alta del suo corrispondente cartaceo (osservare l’immagine postata per vedere che è più grande dell’attrice che interpreta Eretria, cosa che invece non è così nel romanzo). Un cambiamento spinto dal voler dare al pubblico personaggi femminili forti, delle eroine, come pare adesso andare di moda, perché così si raggiunge e si coinvolge un maggior numero di persone. Di per sé la scelta potrebbe anche essere accettata, se non fosse che va a stravolgere lo spirito del libro. E’ sbagliato andare a cambiare un lavoro che è ottimo e ha avuto un grande successo; questa mania di adattarsi ai tempi, di dare al pubblico quello che vuole, è un grosso errore. Le Pietre Magiche di Shannara ha avuto successo, è piaciuto a più di una generazione proprio per come è stato creato; lo stravolgimento che verrà fatto nella serie televisiva porterà a fare un lavoro mediocre, proprio come è stato fatto con La Spada della Verità e, visti gli scarsi risultati da questa serie, non ci si prospetta di vedere dei seguiti, dato che si è bruciato prodotto e mercato.
Quello soprattutto che colpisce e fa pensare è che Terry Brooks è soddisfatto ed entusiasta del lavoro svolto. A questo punto si è di fronte a due strade: o allo scrittore viene dato un lauto compenso (e per questo è contento per il guadagno) oppure pur di vedere il suo lavoro sullo schermo e avere notorietà è pronto ad accettare di tutto, anche a stravolgere il suo lavoro (e questo significa che si è perso del tutto nella commercialità, vendendosi al mercato e al solo fare soldi). Ci sono stati autori che si sono infuriati per le trasposizioni su pellicola delle loro opere (per esempio Michael Ende con La Storia Infinita, o Alan Moore con Watchmen, e dire che con quest’ultimo era stato fatto anche un buon lavoro, rispettando non solo lo spirito del fumetto, ma anche in buona parte la trama); il comportamento di Brooks fa riflettere, soprattutto dimostra una caduta non solo di stile, ma anche di rispetto, perché un autore non dovrebbe permettere che si stravolga il proprio lavoro per venderlo alla massa e accontentare i dettami del momento: è una questione di onestà per il proprio operato, ma soprattutto per se stessi. Magari si può essere portati a credere che adeguandosi si abbia da guadagnarci, invece si ha tutto e solo da perdere.

Conoscenza perduta

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Quanta conoscenza perduta c’è nella storia dell’uomo?
Ci si è mai soffermati a riflettere su questo?
Se ci si pensa, già quando muore un singolo individuo si perde l’esperienza accumulata in tutta una vita e anche se l’individuo scomparso avesse raccontato ad amici e parenti quanto vissuto, nel giro di una/due generazioni questa andrebbe dimenticata e persa. Nel caso lasciasse qualcosa di scritto, come succede con autobiografie di personaggi noti, la conoscenza del suo vissuto potrebbe perpetrarsi un po’ più a lungo; ma va tenuto conto che un individuo non racconta tutto quello che ha appreso, specie per quanto riguarda le esperienze strettamente personali, e questa è irrimediabilmente conoscenza perduta, che andrà scoperta nuovamente da ogni singolo quando rivivrà esperienze analoghe. Anche lasciando qualcosa per iscritto, le esperienze passate vengono dimenticate, soprattutto vengono dimenticate le lezioni che hanno da dare, come purtroppo accade, basta vedere come le promesse fatte nel 1945 di non ripetere più gli orrori della Seconda Guerra Mondiali e poco più di quarant’anni dopo si sono ripetuti in quella guerra che ha diviso la Jugoslavia.
Anche se è brutto dirlo, questo è purtroppo qualcosa d’inevitabile, dato che sembra esserci qualcosa nella mente dell’uomo che spinge a dimenticare, specie le esperienze e gli eventi più nefasti, quando la memoria di ciò dovrebbe essere invece ben salda.
Ma quando è la conoscenza di un’intera civiltà, un popolo, ad andare perduta?
Si pensa a quale patrimonio l’umanità deve fare a meno? Che cosa porta questa perdita? Soprattutto, che cosa la causa?
Alle volte può essere una catastrofe naturale. Anche se per molti si tratta solo di un mito, basta pensare ad Atlantide: tra le varie storie sulla sua scomparsa, si racconta di una catastrofe che l’ha completamente spazzata via, lasciando di lei solo il ricordo, cancellando tutto il sapere che era a sua disposizione (un sapere che si narra ben più avanzato di quello attualmente in possesso dell’umanità). Senza scomodare il mito, basta pensare alla civiltà cretese, distrutta da un terremoto: è vero che non è scomparsa del tutto, ma è anche vero che dopo il disastro non è più riuscita a riavere il fasto di prima e parte del suo sapere è andato perduto.
Il più delle volte però la causa della perdita di conoscenza è dovuta all’uomo e sempre per via di guerre, di conquista, di sopraffazione.
rogo di libri da parte dei nazisti E’ vero che i conquistatori hanno anche saputo inglobare il sapere degli sconfitti, come hanno fatto per esempio i romani con la cultura greca, apprendendo molto dal popolo conquistato, ma il più delle volte alla conquista è seguita la perdita. Non va dimenticato quello che ha fatto la Cina, che con i suoi vari governi ha distrutto interi patrimoni del passato.
Quante storie, lingue, sono andate perdute in questo modo?
Basta pensare ai nativi americani, scacciati dalle loro terre, rinchiusi in riserve quando non uccisi: un popolo spezzato, dove, dopo la morte degli anziani, il sapere delle tradizioni non è stato portato avanti dai giovani, andando così perduto, e ora rimane solo qualche frammento di ciò che si sapeva un tempo.
Adesso si può obiettare che se avessero avuto la tecnologia di cui ora si è in possesso, niente sarebbe scomparso. Ma se ne è davvero sicuri?
La tecnologia è volta sempre a evolvere, a creare cose nuove, ma spesso si dimentica, od omette volontariamente, di creare dispostivi che possano essere compatibili con quelli precedenti, facendo così perdere quanto era connesso a essi; qualcosa che va perduto in nome del consumismo e della ricerca di accumulare sempre più denaro che si nasconde dietro la maschera del progresso. E’ risaputo che a seguito di tale spinta si vorrebbe rendere tutto digitale, informatizzare ogni cosa (riviste, libri), in modo da non avere più nulla di materiale, così da rendere tutto più veloce e avere meno problemi di spazio e di consumo di materie prime.
Ma che cosa succederebbe se si perdessero i dispositivi per visionare i dati, se si perdesse il saper usare tale tecnologia o più semplicemente non si avesse più modo di alimentarli?
La conoscenza accumulata sarebbe qualcosa d’inutile, un grande tesoro cui nessuno potrebbe accedervi.
Su queste fondamenta si basa la trilogia di Il Viaggio della Jerle Shannara di Terry Brooks. Ben inferiore rispetto al ciclo precedente degli Eredi, con una trama meno strutturata e complessa e una caratterizzazione dei personaggi molto al di sotto di quanto l’ha preceduto (tra tutti l’unico che spicca e ha un qualche spessore è Truls Rohk), dove Brooks riesce a rovinare uno dei protagonisti che meglio è riuscito a tratteggiare in precedenza (Walker Boh), questa serie tuttavia riesce ben a mostrare come le conoscenze di civiltà del passato possano andare perdute. Il gruppo partito dalle Quattro Terre per Parkasia, alla ricerca di un tesoro (il sapere accumulato prima delle Grandi Guerre), dopo aver superato pericoli e orrori di ogni sorta, si ritrova a raggiungere l’obiettivo e a non poter farlo proprio, dato che non ha i mezzi per utilizzare i dispositivi tecnologici in cui la conoscenza è contenuta: i personaggi sopravvissuti hanno tra le mani tutto il sapere del passato e non possono farsene assolutamente nulla.
Quello di Brooks è un ciclo di fantasia, ma alcuni aspetti di quello che narra non sono qualcosa d’impossibile: che cosa accadrebbe se il mondo che noi conosciamo venisse distrutto da una grande guerra (cosa tutt’altro che improbabile, visto quello che sta accadendo e visto cosa ha insegnato la storia) e le generazioni nate dopo il conflitto, senza insegnamenti, trovassero i resti del sapere attuale?
La stessa identica cosa.
Fatto che è già accaduto: l’uomo si è diverse volte trovato di fronte a testi di lingue morte di cui non conosce nulla, perdendo così tutto quello che avevano da trasmettere.
Per quanto l’uomo si gongoli delle proprie scoperte, il successo di ciò che porta alla luce è inferiore alla perdita delle conoscenze che gli scivolano dalle mani e finiscono nell’oblio, spesso perdute per sempre.

Magia, tra figure storiche e immaginate – 2

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Faust e MefistofeleLa magia non è solo qualcosa d’innato come spesso si vede, può essere appresa tramite conoscenza o patti con potenze ultraterrene. Una delle figure più famose è Faust (si dice fosse mago e negromante), personaggio del XVI sec. presente in molte storie che vendette la propria anima a Satana in cambio di giovinezza, sapienza e poteri arcani. Per alcuni fu un malvagio senza speranza di redenzione destinato alla dannazione eterna, per altri fu il simbolo di eroica e non peccaminosa ricerca di conoscenza e potere, degno di salvezza, come mostrato dal poema drammatico scritto da Goethe che porta appunto il nome di tale personaggio. Quale che sia l’opinione, il patto con forze oscure ha origini antiche e appartiene alle credenze religiose sia ebraiche sia cristiane.
Oscuro come lo è la negromanzia, l’arte magica legata ai morti, la magia nera, conosciuta fin dall’antica Grecia dove si scendeva nell’Ade per consultare i defunti, come fa Ulisse quando è sull’isola di Circe. Ma la negromanzia non è solo divinazione: nella sua connotazione più conosciuta è legata al riportare in vita i morti, a usarli per i propri fini, quale a esempio fare del male a un nemico.
Famoso come Faust fu Cagliostro (il cui vero nome era Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Balsamo), oltre che per le truffe, soprattutto per la pratica dell’alchimia, conosciuta in tutto il mondo per il cercare di creare la famosa pietra filosofale, una sostanza capace di trasformare i metalli comuni in oro, bloccare i processi d’invecchiamento e restituire la giovinezza, creando così l’elisir di lunga vita.
Fullmetal AlchemistProprio la pietra filosofale è al centro delle vicende del primo volume della saga di Harry Potter, dove Voldemort cerca d’impossessarsene per tornare in vita, dato che si trova in una condizione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Questo ricorda che uno degli obiettivi degli alchimisti era trovare una tecnica per produrre artificialmente la vita umana, i cosiddetti homunculus, che sono al centro delle vicende, come l’alchimia e appunto la famosa pietra filosofale, del manga di Hiromu Arakawa, Full Metal Alchemist. In esso viene mostrato il processo di creazione dell’homunculus descritto da Paracelso, personaggio vissuto nel XVI secolo, i cui studi nel campo della medicina influenzarono Mary Shelley nella creazione del romanzo Frankenstein.
Oltre al fumetto e all’anime tratto da esso, esiste un film, Fullmetal Alchemist – The Movie: Il conquistatore di Shamballa, sequel della prima serie televisiva, dove le vicende si sviluppano in parte nel mondo terrestre, di preciso nella Germania del 1923, dove i tedeschi stanno cercando di aprire un portale per raggiungere Amestris (nazione dei protagonisti della storia), ritenuta però da loro la famosa Shamballa (già citata nell’articolo all’inizio), luogo dove sono convinti di trovare straordinari poteri utili alla loro causa. In tale opera viene mostrato un elemento interessante della storia recente: la Società di Thule, fondata nel 1910 da Felix Niedner, che influenzerà il nazismo sia per quanto riguarda il desiderio di dominio sul mondo, sia per la predicazione dell’esistenza della razza superiore formata dagli ariani, ritenuti semidei col compito di liberare il mondo dagli ebrei (si nota che anche Guillermo del Toro con il film Hellboy del 2004 usa per la sua storia tale società). La Thule s’ispirò molto anche al Buddhismo tibetano (deformandone i contenuti) e anche alle dottrine esoteriche di Helena Petrovna Blavatsky che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi “Maestri sconosciuti”, i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal, che si sarebbero rifugiati in seguito a una catastrofe nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato una civiltà sotterranea, la mitica Agarthi.
L’eredità ideologica della società Thule fu raccolta dal Partito Nazionalsocialista tedesco (NSDAP): Adolf Hitler e il suo movimento forgiarono il loro pensiero e cominciarono la loro scalata proprio all’ombra di personaggi come Glauer ed Eckart, che iniziò il fuhrer alla Società Thule nel 1919. Anche se gli storici preferiscono ignorare tale teoria, ricorre spesso l’idea che l’incubo nazista sia stato un tentativo di creare un’alleanza con forze soprannaturali per avere il controllo del pianeta e non va sottovalutato l’interesse per l’esoterismo che il nazismo aveva già dal XIX secolo. Soprattutto due figure di spicco come Himmler e lo stesso Hitler avevano una forte attrazione per le forze soprannaturali. Il primo fu influenzato dal pensiero di Karl Maria Wiligut e creò nel 1932 l’Ahnenerbe (istituto per ricerche di preistoria, archeologia e misticismo occulto della cultura germanica), che fu la causa degli atroci esperimenti condotti nei campi di concentramento su esseri umani viventi. Il secondo ebbe una forte attrazione per oggetti religiosi sacri leggendari come la Lancia di Longino, il Sacro Graal, convinto che essi potessero conferirgli il potere di dominare il mondo: tale fatto è riportato dalla testimonianza di Ravencroft nel libro The Spear of Destiny, ma non ha basi che trovano sicuri riscontri; tuttavia è innegabile che tutto ciò sia stato fonte d’ispirazione per film come I predatori dell’arca perduta (1981) e Indiana Jones e l’ultima crociata (1989).
Forze provenienti da un altro mondo non furono fascinazione appartenente solo al mondo nazista: nella California degli anni Quaranta, attraverso la magia cerimoniale, Jack Parsons si dedicò al rito occulto conosciuto come Opera di Babalon, avente lo scopo d’evocare un’entità soprannaturale e farla incarnare in forma umana. Secondo alcuni il rituale portò alla creazione di un passaggio che fece accedere alla Terra i Grandi Antichi (o Grandi Anziani, come si vedrà in seguito), creature del caos che ispirarono uno degli autori recenti più conosciuti, Howard Philips Lovecraft. La descrizione e le storie che creò su queste creature sono entrate di forza nell’immaginario umano: esseri enormi e mostruosi che vivono in un universo estraneo e pericoloso, giunti sulla Terra per infestarla e reclamarla come proprietà. Azathoth, dio cieco e idiota, mostro balbettante, incarnazione del caos e della follia. Nyarlathotep, messaggero degli Anziani, appare in tante forme quali giovane o pipistrello nero cono un solo occhio trilobato e può essere evocato con il Trapezoedro splendente. Yog-Sothot, il Tutto in Uno e Uno in Tutto, sovrapponibile allo spazio e a tutto il tempo, la Porta attraverso cui i Grandi Anziani torneranno ad annullare la razza umana. Hastur, colui che non deve essere nominato. Shub-Niggurath, la capra nera delle foreste con mille piccoli. Cthulhu, uno dei Grandi Antichi immaginati da Howard Philips LovecraftCthulhu, mastodontica incarnazione della violenza, giunto sulla Terra da eoni, creatura umanoide ricoperta da scaglie con testa a forma di calamaro dominata da tentacoli, con sulla schiena grandi ali simili a cuoio: creatore della città R’lyeh nel luogo ora appartenente all’oceano Pacifico e che è crollata dopo un cataclisma, portandolo con sé dove ancora aspetta sognando.
Quest’ultima figura è quella che più ha colpito i lettori, perché è ciò che non è morto e in eterno può dormire e in tempi misteriosi persino la morte può morire, come riportato nel famoso Necronomicon, il Libro dei Morti, altra famosa creazione di Lovecraft, talmente ben riuscita che in molti hanno ritenuto e ritengono che sia un libro realmente esistito al pari di The key of Solomon e il Grimoire of Honorius, due tra i grimori conosciuti più celebri, fonti della sapienza dei maghi, delle formule magiche, dell’esecuzione dei riti, degli appelli da fare alle forze divine per effettuare evocazioni. Libro dei Morti che sarà protagonista delle vicende dei film di Sam Raimi, La casa (1982), La casa 2 (1987) e L’armata delle tenebre (1992).
Il divertente di quest’ultima opera è che nonostante le dichiarazioni dell’autore ci sia chi creda davvero nell’esistenza del tomo, malgrado Lovecraft considerasse stupidi e meritevoli di disprezzo occultisti e occultismo, non credendo assolutamente in esso.

Come si è visto finora, la figura del libro in qualsiasi forma e contesto è importante e simbolo di conoscenza e fonte di potere, la chiave per accedere a qualcosa di più grande: ogni religione, cultura, ha avuto i suoi tomi del mistero, colmi di formule segrete, ed è stato naturale che anche la letteratura, specie quella fantastica, ne sia stata influenzata. Il già citato Harry Potter, ma anche il film d’animazione La Spada nella Roccia (1963), per non parlare delle più classiche ambientazioni di D&D, da cui hanno preso origine saghe famose come quelle di Dragonlance create da Margaret Weis e Tracy Hickman, dove i maghi studiano e imparano incantesimi dai volumi custoditi nelle famose Torri della Magia; oppure l’Ildatch, libro con tutta la magia nera dei Demoni capace di dare vita a esseri temibili e malvagi come Il Signore degli Inganni e le Mortombre, creato da Terry Brooks per la sua prima trilogia di Shannara.
La magia viene vista in opere del genere spesso come qualcosa per pochi (salvo rari casi come nel Ciclo di Darksword di Weis e Hickman, dove praticamente sono tutti maghi), per individui che ce l’hanno nel sangue, che sono dotati di particolari capacità fin dalla nascita: è così per i Mistborn di Brandon Sanderson (dove però la “magia” non è conferita da formule o incantesimi, ma dall’ingerire metalli, ognuno dei quali conferisce una determinata capacità), per le Aes Sedai e gli uomini capaci d’incanalare di La Ruota del Tempo. Ma non sempre la forza di usare la magia viene dal mago, come per esempio nel mondo di La via del fuoco, secondo volume della trilogia di Fionavar di Guy Gavriel KayFionavar di Guy Gavriel Kay, dove chi opera la magia ha bisogno di una Fonte cui attingere, ovvero creare un legame particolare con un’altra persona che gli presti la propria energia per lanciare gli incantesimi; in modo simile avviene nel Ciclo di Darksword, dove i maghi, ognuno con una predisposizione in un determinato campo, ha bisogno della classe dei Catalizzatori perché gli diano energia per usare il loro potere.
Come tutte le cose però va ricordato che anche ciò che è molto potente, ha dei limiti (spesso legati alla resistenza fisica e mentale dell’individuo) e dei costi da pagare, dato che il suo uso logora il corpo e prosciuga l’energia vitale (come viene mostrato in Allanon, ultimo dei Druidi, in Le Pietre Magiche di Shannara di Brooks), che crea dipendenza fino a consumare completamente chi la usa. Ma anche se permette di superare molti limiti, non è qualcosa d’onnipotente, incapace di essere fermata: come ogni cosa ha il suo opposto capace di fermarla e annullarla. A esempio la Pietra Nera del mondo di Shannara, che annulla e assorbe la magia facendola confluire nel corpo di chi usa questo oggetto magico; la Spada Nera di Darksword e l’amuleto a forma di volpe che porta al collo Matt Cauthon in La Ruota del Tempo per annullare i flussi di Potere.

Di fronte a questa lunga digressione, la conclusione cui si giunge è che le storie che si sentono sulla magia sono racconti per intrattenere e far passare il tempo, nella migliore delle ipotesi proiezioni della mente umana usate per comprendere attraverso figure archetipe ciò che d’invisibile c’è nell’uomo, come la psiche, la mente: da qualsiasi punto lo si veda, non è qualcosa di reale, per quanti sforzi si siano fatti per dimostrare il contrario.
Invece queste cose ritenute solo frutto dell’immaginazione, entrano a far parte del reale, perché spesso la convinzione, il credere in esse dell’uomo è tale che le vuole rendere vere, portando a compiere atti purtroppo più che concreti. Un esempio sono le sette sataniche, purtroppo diffuse anche in Italia, dove gli adepti che ne fanno parte arrivavano a compiere per attuare i rituali, stupri, orge, omicidi, dando vita ad atrocità che dovrebbero appartenere solamente ai racconti dell’orrore.
Che però il maligno, le forze demoniache, esistano per davvero, non è convinzione solo dei satanisti, ma appartiene alla stessa Chiesa fin da quando è stata fondata, come viene mostrato nei Vangeli, con Gesù che esorcizza un uomo posseduto dal demone Legione (Vangelo secondo Marco 5,1-20, Vangelo secondo Matteo 8,28-34 e Vangelo secondo Luca 8,26-39). Ma non è qualcosa riservato solo alla religione cristiana: in tutte le religioni ci sono state e ci sono persone preposte all’esorcismo degli spiriti maligni che si sono impossessati di donne e uomini, anche bambini. E’ divenuta famosa l’interpretazione di Linda Blair nel film del 1973 L’Esorcista (tratto dal best-seller omonimo di William Peter Blatty), che quando uscì fece tanto scalpore oltre per il vomito verde e teste che si giravano a guardare dietro la schiena, per il fatto che il male prendeva la forma di una bambina, simbolo d’innocenza e candore, e perché a livello sociologico mostrava il ripiegamento della società su se stessa, del suo egoismo e della sua ipocrisia. Ma tali elementi, utilizzati per spettacolarizzare la storia da raccontare, sono lontani da quella che è la realtà: niente di appariscente, perché il Diavolo preferisce agire senza che ci si accorga di lui, come spiegato da Padre Amorth, uno degli esorcisti riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa. Riconoscere una possessione non è facile, spesso si tratta di epilessia, schizofrenia o altri disturbi psichici, ma esistono casi in cui solo attraverso rituali specifici con l’uso di oggetti sacri quali croci, ostie consacrate e acqua benedetta, è stato possibile riportare a una condizione normale individui la cui esistenza era tormentata da forze non spiegabili dalla scienza.

Molti degli argomenti di cui si è parlato possono essere considerate semplici storie, a cui è meglio non credere perché non possono essere confutate dalla scienza, rimanendo solo fantasie o teorie. Di certo, finché l’uomo sarà capace di usare l’immaginazione, la magia esisterà sempre.

Fonti su cui ci si è basati per realizzare l’articolo (apparso sul numero 9 di Effemme):
– Storia dei maghi. Alan Baker. I edizione Oscar Mondadori 2005
– Manuale di storia delle religioni. G.Filoramo, M.Massenzio, M.Raveri, P.Scarpi. Mondadori 1998
– Dizionario universale dei miti e delle leggende. Anthony Mercatante. Mondadori 2002