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Si può essere più sfigati di così?

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Settimo e ultimo racconto con cui ho partecipato al Mezzogiorno d’Inchiostro numero 100 di Writer’s Dream. Questa volta la traccia che ho deciso di seguire tra le due a disposizione è stata la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo: non credo ci sia bisogno di spiegazioni 😉 .

 

 

«La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo» diceva Roberto “Freak” Antoni. Uno dei tanti luoghi comuni che i menagrami tirano in ballo. Per non parlare del diciassette (specie se di venerdì), del gatto nero che attraversa la strada, del rompere uno specchio, del rovesciare il sale…
Il cinema poi ci va a nozze. Cimitero vivente (se vai ad abitare in una casa costruita vicino un cimitero indiano, non ti chiedere perché va tutto storto). Poltergeist (qua è peggio: la casa è costruita su un cimitero indiano). Venerdì 13 (non è il diciassette ma porta iazza ugualmente; però se vai in vacanza dove ci sono stati dei delitti e l’assassino non è stato preso, non ti meravigliare poi se finisci male…le sfighe te le vai cercando). Final Destination (certo che se fai incazzare la morte…). Gravity (dovrebbero dargli titolo Sfiga Cosmica: tutto quello che può andare storto ci va e anche di più).
«La sfiga? Tutta roba utile per far arricchire fantomatici maghi che sfruttano creduloni e superstizioni: un vero e proprio business.»
«Iella? Tutte fregnacce.»
«La sfiga non esiste.»
«Ognuno si crea la propria sfortuna o fortuna.»
Quante volte ho sentito queste frasi.
Quante volte le ho pronunciate. Vorrei non averlo fatto.
Come mai questo voltafaccia?
Tutto è iniziato alle 17.17 del 17 novembre (il mese che ha la festa dei Morti) (ah, per giunta era un venerdì) 2017. Due gatti neri non facevano che rincorrersi da un lato all’altro della strada (l’avranno attraversata venti volte); erano un maschio e una femmina. Lo so perché quando hanno deciso di smettere di correre, hanno iniziato a copulare sopra la mia auto. Oltre a graffiarmela tutta (non credevo che i gatti potessero fare il kamasutra), m’hanno pure spaccato uno degli specchietti, stì zozzoni. Un carro funebre è passato almeno una decina di volte davanti a casa mia, per poi fermarsi in fondo alla via, davanti alla vecchia casa disabitata da anni, che sono venuto a scoprire non era più tale, dato che era stata comprata da qualcuno venuto da fuori.
Forestieri, carro funebre…i film avrebbero dovuto insegnarmi qualcosa, ma figurati se ritenevo che fossero qualcosa di reale.
La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo e quella sera venne a bussare alla mia porta. Anzi alla mia finestra.
Ero andato da poco a letto, ma facevo fatica a prendere sonno: c’era qualcosa che non andava. E poi capii: la stanza non era al buio, ma illuminata da una luce neanche tanto soffusa (a me basta un minimo di luce per svegliarmi o non riuscire ad addormentarmi). Pensai di aver lasciato accesa una qualche lampadina, ma la luce non veniva dalle altre stanze. Entrava dalla finestra.
Non mi potevo vedere, ma impallidii di brutto. “No, Twilight poi no.”
Aggrappato al bordo del tetto se ne stava un ragazzo con i capelli pieni di gel. Aveva una camicia nera aperta fino a metà del petto. I pantaloni di pelle bianchi non facevano che aumentare il suo continuo sbrilluccichio.
«Cazzo! Scendi da lì, mi rompi la grondaia!»
«Hmmmmmm…che modi…prima si deve salutare» mi fa il ragazzo assumendo un’espressione corrucciata.
«Salutare un accidente! Ma lo sai che a quest’ora le persone normali dormono?»
«Hmmmmmm….ma io mi sento solo…ho bisogno di compagnia…»
«Non è un problema mio!»
«…dai, fammi entrare…»
«Col cavolo!»
«…se nel mondo ci fosse più gentilezza, le cose andrebbero meglio…» ammicca con un sorriso da gatta morta.
“Cazzo, proprio a me doveva capitare il vampiro gnukko e svampito.”
«…dai, perché non mi fai entrare?»
«E lo domandi pure? Sei un vampiro!» mi ritrovai a urlare.
Il sorriso sparì dal suo volto.
“Mica si metterà a piangere?” pensai vedendo l’espressione corrucciata del suo volto.
«Vampirofobo» disse tutto imbronciato.
Quasi mi cascarono le braccia. «Eh?»
«Sì, tu mi discrimini perché sono diverso. Ma mica l’ho scelto io di essere così: io ci sono nato così. Che cosa ci posso fare?»
Strabuzzai gli occhi per quello che stavo vedendo. “Ma cos’è quella scossettina di culo? Vuoi vedere che…”
«Mica ti mangio…dai sono tenero e dolce, sotto tutto coccoloso…» mi guarda arricciando le labbra tipo leprotto e…
“Ecco! L’ha rifatto! Di nuovo quella scossettina di culo!” «Dimmi una cosa…in una qualche vita precedente ti ho forse fatto qualcosa di male perché con tutte le case che ci sono sei venuto proprio in questa?»
«Ma cosa vai pensando!» si schernì strabuzzando gli occhi. «È che in tutte le altre case in cui sono passato c’erano delle donne che volevano portarmi a letto e far insieme tante sozzerie. Ma io mica faccio cose del genere.»
“…no, tu non sei un vampiro. Tu sei un vampirlo. E sei pure…”
«Vedi, mi sono appena trasferito e non mi hanno ancora installato la tv via cavo e quindi non posso vedere le mie serie preferite; volevo solo chiedere di poterle vedere da te finché l’impianto non sarà a posto. Prometto che non darò troppo disturbo.»
«…serie tv…»
«Sì!» il volto gli s’illuminò. E anche tutta la stanza. «Ugly Betty, Sex and the city, Il trono di spade, Teen wolf, Doctor Who, Viking, The 100, I segreti di Twin Peaks, Friends, Lost…»
A un certo punto smisi di ascoltarlo: la sua lista era senza fine. Ma di cosa mi meravigliavo? Doveva pur passarsi il tempo avendo tutta l’eternità a disposizione. Ebbi un brutto presentimento e in quel momento capii che nella mia vita precedente dovevo avere venduto mia madre. E pure il cane e il gatto. E ora la stavo pagando.
«…Se ti faccio vedere la tv, poi mi lasci dormire?»
«Certo!» Fece lui. Ancora quella scossettina di culo.
«Ma solo finché non avrai il tuo impianto.»
«Sicuro!»
Da quel giorno sono passati sei mesi. Due giorni dopo la prima visita ebbe la tv via cavo, ma dite che se ne andò? Macché! Mi trova simpatico, dice che si diverte di più a vedere la tv da me. E io sono sei mesi che non dormo, perché non fa che tenermi sveglio con i suoi commenti, i suoi gridolini, i suoi pianti. Si può essere più sfigati di così?

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