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L'importanza dell'inizio

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Quanto è importante l’inizio?
Alle volte vuol dire tutto, alle volte non significa assolutamente nulla. Può essere di aiuto oppure non avere alcuna influenza. Se ha influenza o meno, dipende sempre dall’individuo e da come decide di viverlo.
Di certo partire con il piede giusto aiuta, anche se poi ci vuole altro per mantenere quanto fatto e consolidare quanto di buono le basi hanno gettato: non avere costanza alla distanza può deludere e avere lo stesso risultato di una partenza stentata, forse anche peggiore, perché c’è la delusione delle aspettative.
Un inizio stentato o poco convincente può non far partire affatto. Per continuare, occorre o avere fiducia o avere una dose d’incoscienza (grande o piccola dipende dai casi) e d’arrischiarsi a proseguire in un percorso che non promette bene.
Un discorso questo che vale in qualsiasi ambito: esperienze, persone, rapporti. Anche libri. E non ci si riferisce certo alle prime righe o alle prime pagine di un romanzo, come spesso fanno le case editrici nel selezionare i manoscritti che sono sottoposti alla loro attenzione.
Nella mia esperienza di lettore sono stato fortunato, perché m’è capitato di leggere romanzi ben fatti e coinvolgenti che mi hanno poi permesso di andare avanti nella conoscenza della bibliografia di ottimi scrittori: se così non fosse stato, avrei lasciato perdere.
Se avessi cominciato la lettura di Terry Books con La Spada di Shannara o di Robert Jordan con L’occhio del mondo o di Weis e Hickman con L’ala del drago per quanto riguarda il ciclo di Deathgate, probabilmente non sarei andato avanti con il proseguire con i loro lavori.
Le cose non sono andate così e in questo modo ho potuto avere l’opportunità di avere buone letture. L’ottimo lavoro di Brandon Sanderson per quanto riguarda la conclusione di La Ruota del Tempo (è grazie a lui se mi sono avvicinato alla saga), il fascino del ciclo degli Eredi di Shannara e la cupa e dura atmosfera di Mare di Fuoco hanno permesso che io continuassi nel leggere storie lunghe e articolate, potendo cogliere le loro sfumature, i loro punti di vista e di forza.
Può essere stata una fortuna, ma non sempre la si ha e un autore se non riesce a cogliere l’attenzione del lettore e poi a mantenerla, rischia di bruciarsi e perdere un suo possibile seguito. Pertanto il lavoro in cui si cimenta lo scrittore non è facile, perché deve trovare la giusta miscela capace di coinvolgere: non si può piacere a tutti, ma occorre fare in modo di raggiungere un seguito che sia di un certo numero per poter far sì che il suo lavoro a livello editoriale sopravviva. La fortuna aiuta, certo, ma fino a un certo punto: senza capacità e qualità, non si va da nessuna parte; ne consegue che bisogna lavora bene sempre, mantenendo un livello alto in qualsiasi punto ci si trovi, anche se si è già scrittori affermati. Perché il successo di ieri non è per niente scontato che dia il successo oggi o domani.

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