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Hunger Games e il mito di Teseo e del Minotauro

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Hunger gamesQuella che segue è una breve riflessione incentrata, più che sui film o sui romanzi di Hunger Games di Suzanne Collins, sull’idea che sta alla base di questa storia. Una storia che ricorda molto il mito di Teseo e del Minotauro.
Il mito narra che Atene era soggiogata a Creta e che per questo era costretta a sottostare al suo volere: quando Androgeo, figlio di Minosse, morì nei giochi tauromachici, Minosse decise, per vendicarsi della città di Atene, che questa dovesse inviare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro. Nel mito classico il Minotauro (creatura dal corpo umanoide e bipede, ma con zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro) viene mostrato come selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall’istinto animale, avendo la testa, e quindi il cervello, di una bestia, ma è interessante la rilettura che fa Igor Sibaldi in Quando hai perso le ali: di questo se ne parlerà alla fine dell’articolo.
Tèseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, per porre fine a questa brutalità si offrì di far parte dei giovani per sconfiggere il Minotauro. Grazie all’aiuto di Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, che si innamorò di lui per poi essere abbandonata dopo aver lasciato l’isola, riuscì nell’impresa. Impresa che viene interpretata come segno di una liberazione dal giogo dell’impero minoico su Atene, che in seguito sarebbe divenuta una nuova potenza marinara.
Osservando, si può vedere la stessa storia in Hunger Games: Capitol City impone il suo giogo ai distretti che si sono ribellati, costringendoli a pagare un tributo: ogni distretto deve inviare un ragazzo e una ragazza agli Hunger Games, un gioco mortale pieno di trappole e nemici dove solo uno può sopravvivere.
Rispetto al mito classico c’è la spettacolarizzazione dell’evento, dove tutto è seguito da telecamere e trasmesso in televisione, ma il concetto rimane lo stesso: i giovani che vengono fagocitati, cannibalizzati dal sistema più forte, il modo per spezzare la resistenza di un popolo e minarla in modo che non ci si ribelli più, perché lo si colpisce nella sua risorsa vitale, perché giovani e bambini sono il futuro di un popolo, il mezzo con il quale esso evolve e sopravvive; se si menoma questa parte, l’intero popolo diviene più sottomesso e controllabile, impedendo che si ribelli. Se la ribellione però viene dai giovani, come dimostrano Teseo e Katniss, allora tutti ritrovano coraggio e forza.
Ma il sacrificio dei giovani, la ribellione che viene da uno di loro, non sono i soli temi ricorrenti. Esempio di Labirinto di Barvaux Durbuy in BelgioC’è l’analogia arena/labirinto, archetipo di morte simbolica dove si rinasce, c’è un cambiamento interiore che porta a crescere, perché “Nel labirinto non ci si perde. Nel labirinto ci si trova. Nel labirinto non si incontra il Minotauro. Nel labirinto si incontra se stessi.” (H. Kern). Il labirinto è una struttura in apparenza caotica, ma in realtà creata appositamente in questo modo per mettere alla prova, per testare le capacità, il modo di affrontare le paure. Un modo anche per coprire gli orrori creati: nel mito, un mostro nato dalle scelte dei genitori; nell’opera di Suzanne Collins, la distopia di un sistema. Un luogo che è l’incarnazione dell’alienazione della coscienza: in un caso di quella di Minosse che non avrebbe potuto distruggere il Minotauro perché sarebbe equivalso a uccidere se stesso, nell’altro della parvenza di governo che in realtà è una dittatura. Un luogo dove regna violenza, dove può esserci collaborazione, alleanza, ma non può esserci amore, almeno non ricambiato: è così per Arianna che non è corrisposta da Teseo e viene solamente usata, è così per Peeta che non è corrisposto da Katniss (almeno all’inizio).
Il labirinto, gli Hunger Games, sono una maschera del nulla, del vuoto. Come il Minotauro, i pericoli dei giochi sono la maschera della brutalità del potere. Maschere che pochi sono in grado d’infrangere: solo chi ha volontà e valori più grandi di quelli cui i più seguono può farlo.
Come accennato in precedenza, il Minotauro ha una connotazione negativa, è il nemico da abbattere e superare per ottenere la ricompensa (la vita). Ma Igor Sibaldi lo pone sotto una luce diversa. Asterios (quello che viene dalle stelle) è il suo vero nome e tutti ne avevano timore perché era diverso, in lui scorrevano i geni del dio da cui discendeva, qualcosa di più gande degli uomini. Asterios è Figlio, ovvero colui che impara ad aver paura di sé perché il padre ne ha paura. E’ chi rifiuta e nasconde, come fosse una colpa inconfessabile, la propria individualità, perché il padre, i padri lo accettino e si salvino e rimangono. Poi diverrà più rapidamente come loro; imparerà a non saper reagire a ciò che di nuovo, di grande e di fragile ancora si manifesterà nei suoi figli. (1)
Il Minotauro non era il demonio divoratore di giovani che tutti credevano, ma piangeva sui resti dei bambini che erano uccisi dalle guardie: queste erano le urla che si udivano. Il labirinto era il monumento all’oblio e in ciò che si vuole dimenticare abitano e crescono gli incubi. Perciò l’infanzia che dimentichi ed escludi può diventare, nella mente dei molti, una minaccia. (2) Un monumento al tradimento del Bambino, dove si segue il rassegnarsi e a collaborare con chi opprime, mentendo agli altri, ma soprattutto a se stessi.
Thésée et le Minotaure, Étienne-Jules Ramey, 1826. Giardino delle Tuileries (Parigi)Asterios, come ogni bambino, era arrivato a credere che gli altri avessero ragione di odiarlo, d’esser davvero la causa degli orrori del labirinto, vivendo in un incubo continuo, fino a quando venne ucciso da Teseo, l’eroe. Come fa notare l’autore, tra i due ci sono analogie. Entrambi figli illegittimi concepiti attraverso l’inganno. Entrambi cresciuti lontano dal padre. Ma mentre Asterios è il Bambino sconfitto, che si rassegna, Teseo è quello che crescendo non cede. E mentre Asterios era odiato, Teseo era amato: è questa la grossa differenza tra i due, che cambia il loro essere; è la mancanza d’amore che può creare mostri, creature squilibrate che vivono male e fanno vivere male. Certo la volontà dell’individuo di non seguire un modello conta, ma conta anche l’ambiente circostante, soprattutto se non si hanno avuto mai davanti esempi che possono aver mostrato che può esserci qualcosa di diverso da quanto conosciuto e che la vita non è solo il mondo in cui si è vissuto.
Asterios e Teseo sono le due possibilità di scelta: il primo a rassegnarsi a obbedire, rispettare i muri creati dagli altri e rinnegare ciò che c’è di diverso. Il secondo elimina tutto ciò che è il primo, sciogliendo legami e costrizioni; certo è duro, faticoso e rischioso, ma è l’unica via per la libertà e il vero vivere, altrimenti è solo schiavitù.
Come scritto da Brandon Sanderson in Parole di Lucetutte le storie sono già state narrate. Le raccontiamo a noi stessi, come hanno fatto tutti gli uomini che siano mai vissuti. E tutti gli uomini che vivranno. Le uniche cose sono i nomi” (3) che cambiano. Adesso si hanno Katniss e Hunger Games, allora si avevano Teseo e Minotauro, in futuro si avrà qualcun altro, ma la storia rimarrà sempre la stessa, con il suo insegnamento da apprendere.

1. Quando hai perso le ali – Igor Sibaldi. Frassinelli 2008 pag.62
2. Quando hai perso le ali – Igor Sibaldi. Frassinelli 2008 pag.66
3. Parole di Luce – Brandon Sanderson. Fanucci Editore 2014 pag.809

2 comments to Hunger Games e il mito di Teseo e del Minotauro

  • Il film mi aveva preso così poco che stento davvero a riconoscere ispirazioni tanto nobili a questa storia. Ma non posso giudicare un libro senza averlo letto…

    • Non so cosa abbia ispirato l’autrice a scrivere la sua opera; questa associazione tra la sua storia e il mito mi è venuta per conto mio, facendo una riflessione.

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