Racconti delle strade dei mondi

Il falco

L’inizio della Caduta

 

Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste – Racconti

Strade Nascoste - Racconti

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2
Luglio 2026
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Archivio

Dungeons & Dragons

No Gravatar

Dungeons & Dragons Con la pandemia e l’uscita del film Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri, il gioco da tavolo Dungeons & Dragons ha avuto una maggiore notorietà; va ricordato però che videogiochi come la serie di Baldur’s Gate alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila e soprattutto il più recente Baldur’s Gate 3 avevano già contribuito parecchio a fargli pubblicità, per non parlare della serie Stranger Things. Qualcuno a questo punto potrà ricordarsi dell’uscita di altre tre pellicole cinematografiche dal 2000 in poi: Dungeons & Dragons – Che il gioco abbia inizio, Dungeons & Dragons: Wrath of the Dragon God e Dungeons & Dragons 3: The Book of Vile Darkness: i primi due sono dimenticare, anzi sarebbe meglio evitare di vederli e magari sarebbe stato meglio anche non farli; il terzo non l’ho visto, quindi non posso esperimermi.  Qualcun altro magari rammenterà pure che è stato realizzato il film d’animazione Dragonlance – Dragons of Autumn Twilight, adattamento dell’omonimo romanzo di Margaret Weis e Tracy Hickman (anche questo evitabile da vedere e da realizzare), ma non molti si ricorderanno che tra il 1983 e il 1985 era uscita una serie di cartoni animati dedicata a Dungeons & Dragons e aveva come titolo proprio il nome di questo gioco di ruolo.
L’antefatto da cui partiva la storia veniva spiegato in ogni puntata nella sigla iniziale: un gruppo di adolescenti va in un parco divertimenti ed entra in un’attrazione ispirata al gioco Dungeons & Dragons, ritovandosi catapultato in un altro mondo, impregnato di magia e popolato da creature mai viste. Verranno subito attaccati da un drago a cinque teste (Tiamat) e da una figura demoniaca (Venger); in loro aiuto accorrerà un piccolo ometto pelato (Dungeon Master), che li doterà di oggetti magici, ognuno caratteristico di una determinata classe. Avremo così il ranger, il cavaliere, il barbaro, il mago, la ladra, l’acrobata (va fatto notare che nel doppiaggio italiano il ranger è chiamato arciere e la ladra donna invisibile) e avranno come mascotte un piccolo unicorno.
Ogni puntata è una storia a sé, non c’è una trama principale; l’unico filo conduttore della serie è l’obiettivo dei ragazzi di trovare un modo per tornare a casa. Essendo dedicato a un pubblico di bambini (se si pensa a programmi usciti in seguito per i più piccoli quali Peppa Pig e Teletubbies, si può ritenere la generazione cresciuta in quel periodo abbastanza fortunata), il cartone non era niente di complesso, ma proponeva tematiche anche costruttive come il vincere la paura, non soffermarsi sulle apparenze, accettare il diverso, la lotta tra bene e male. Il canovaccio era più o meno lo stesso: Dungeon Master appariva all’improvviso (e così spariva) dando una missione da compiere con degli indizi sotto forma d’indovinello; al gruppo di ragazzi non restava altro da fare che portarla a compimento.
Vista con gli occhi di un bambino, come feci io, la serie animata era carina e aveva un suo fascino (crescendo un poco si vedevano i limiti di trama e caratterizzazione dei personaggi), presentando una carrellata delle figure che componevano il bestiario del mondo di D&D. In Italia, se non mi sbaglio, è stata trasmessa solo negli anni Ottanta e non ebbe un grande successo, visto che non fu riproposta come altre serie animate molto più famose quali Capitan Tsubasa e Dragonball e non perché era brutto: senza essere eccezionale, aveva un suo perché. Il problema fu la campagna che venne fatta da associazioni di genitori (un po’ in tutto il mondo, ma soprattutto in America) che vedevano il D&D come una minaccia ai propri figli: la presenza di demoni e l’uso di magia era temuta come un legame al satanismo, al spingere verso la violenza, l’omicidio e al suicidio.
Dinanzi a tale clima, sorto prima dell’uscita del cartone animato ma protrattosi anche dopo, la TSR, la casa creatrice del gioco, aveva cercato di “ripulire” l’immagine di D&D creando appunto questa serie, ma la cosa non ebbe l’effetto sperato, dato che si continuò con crociate contro di esso: dopo tre stagioni (per un totale di ventisette episodi) la serie animata di Dungeons & Dragons venne chiusa, senza dare una conclusione alla storia (molti anni dopo venne realizzata una puntata che dava un finale, ma non fu doppiata in italiano).
Tuttavia, forse per l’effetto nostalgia, questa serie ha avuto una sua rivalsa, non essendo mai stata dimenticata da una generazione di bambini che si è affezionata a essa e ha fantasticato con le sue avventure, divenendo un piccolo cult come altre storie e prodotti degli anni Ottanta; non un capolavoro, sia chiaro, ma nemmeno un prodotto da bistrattare com’è stato fatto.

2 comments to Dungeons & Dragons

  • Non posso parlare di questi cartoni animati che proprio non ho visto. Ricordo comunque l’allarme sul satanismo, una faccenda ridicola che però è stata sollevata più volte. La chiesa se l’è presa del resto anche con Harry Potter.
    Un ottimo esempio di come si possa parlare di un argomento senza saperne niente.

    • E per fortuna che la Chiesa predica il “non giudicate e non sarete giudicati”. Polemiche inutili sollevate da tanti quali religiosi, genitori ed esperti (mi ricordo le critiche sollevate da Vera Slepoj contro un altro cartone animato, Sailor Moon, considerato pericoloso perché comprometteva l’identità sessuali dei bambini).

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>