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Di scrittura e di cultura.

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Leggendo un articolo del blog di Antonia Romagnoli (consiglio di leggere anche gli altri articoli dedicati al tema punteggiatura La punteggiatura: la virgola ballerina – utility di scrittura e La punteggiatura: come gestire un testo), sono sorte delle osservazioni sul livello della cultura e dell’evoluzione dell’individuo nel presente del nostro paese.
Che l’Italia sia un paese in cui si legge poco è un fatto risaputo.
Che il livello della conoscenza della lingua italiana sia basso è un altro dato di fatto: limitatezza della conoscenza dei vocaboli, strafalcioni su articoli di giornali e quotidiani.
Un imbarbarimento dovuto in buona parte ai media e ai social network. Non che questi mezzi abbiano una connotazione negativa: in quanto mezzi sono neutri, solo strumenti. La colpa è di chi vi sta dietro, di chi li utilizza. Se Facebook, ma soprattutto Twitter, in paesi dove ci sono dittature e repressioni, servono per far conoscere la verità, essere veri mezzi d’informazione, da noi sono usati per lo più per il cazzeggio, per il pettegolezzo, per dare lustro al proprio ego e avere qualche sprazzo d’attenzione, di notorietà. Ancora peggio fanno i media, usati più per intrattenere e instupidire la gente, che per fare informazione. Avere avuto il paese in mano per quasi un ventennio a una forza politica con guida un proprietario di diverse emittenti televisive non ha certo aiutato: le trasmissioni dovevano servire a distogliere l’attenzione dai veri problemi, a dare spensieratezza (e non è un caso che una volta caduto tale governo, che tutelava gli interessi dei propri membri, siano venuti alla luce lo sperpero di soldi pubblici e la corruzione che dilagava imperterrita). Per questo non dovevano essere intelligenti e per questo dovevano avere un linguaggio limitato, atto alla lunga ad assopire l’intelligenza e la consapevolezza della gente. Il livello di civiltà e moralità s’è abbassato, rendendo pertanto le masse maggiormente manipolabili perché maggiormente ignoranti.
Unico baluardo a questo sistema poteva essere la letteratura, ma anche questa è stata minata.
Scrittori del passato sono stati messi da parte perché considerati vecchi e pertanto non attuali, perché, si diceva, il loro stile, essendo vetusto, non invogliava la lettura, era noioso. Parlando del genere fantastico viene in mente la saga di Earthsea di Ursula Le Guin, ma anche Tolkien con il Signore degli Anelli: benchè abbiano una folta schiera di lettori che li abbiano apprezzati, in molti (critici e lettori) li ritengono noiosi, datati, che hanno fatto il loro tempo. Sono stati anche definiti rami vecchi, che andavano potati: un grosso errore, che denota ignoranza perché questi romanzi non sono rami vecchi, bensì radici e se è possibile che ci siano novità in ambito fantastico, lo si deve a loro, che hanno dato il via a quanto è venuto dopo. L’ignoranza attuale ha reso ciechi agli insegnamenti che essi hanno da dare, ritenendoli superflui, alle volte addirittura troppo pesanti perché fanno pensare.
A essi sono da preferire testi con ambientazione odierna (specialmente aventi a che fare al mondo dello spettacolo e della musica, ispirati a trasmissioni come X Factor), dato che solo così si può comunicare con le nuove generazioni, perché per comunicare (o meglio, farsi comprare) con loro si deve parlare del mondo in cui vivono, delle mode che seguono. Naturalmente queste affermazioni vengono dalle case editrici che pubblicano tali volumi o da chi fa pubblicità per loro: un fatto che si può dire normale, dato che devono tirare acqua al loro mulino.
Una pubblicità che porta gli scaffali e le librerie a essere occupati da tali volumi, mentre invece non trovano più spazio autori “classici” come Vance, Moorcock, Eddings dato che le loro opere sono fuori catalogo e non vengono più pubblicate.
Come se non bastasse pubblicare testi con temi banali e privi di significato, si è abbassato anche il livello di scrittura da usare, perché deve essere immediato, di facile consumo, non deve impegnare la mente: per questo, lo scrittore si trova a doversi adattare al lettore se vuole vedersi pubblicato.
Pigrizia mentale, impoverimento del linguaggio, oltre che culturale: questi i limiti (alcuni) di tale sistema editoriale (ma non solo questo). Si deve semplificare, perché altrimenti il lettore si stanca se il periodo è più lungo di due righe o se presenta una certa complessità. Le frasi devono essere brevi, come se fossero tagliate con l’accetta. ; e : devono essere usati raramente (gli editor sono propensi a non utilizzarli, spesso a farli togliere).
Questa semplificazione tuttavia può avere una connotazione negativa, dato che il ricercare modi sempre più semplici di scrivere porta a usare sempre meno mezzi di quelli che la scrittura mette a disposizione. Questo è impoverimento, perché a stare nel sistema, si diventa come il sistema e a furia di usare il linguaggio tipico degli sms (spesso la morte della punteggiatura), ci si ritrova a esserne condizionati e in un qualche modo lo si trasporta anche nel mondo della letteratura. Bisogna adeguarsi al mondo, abbassarsi al suo livello: questo è il liet motiv non detto a cui chi scrive si deve rendere conforme, mentre una volta era il lettore che, grazie al lavoro dello scrittore, elevava la sua conoscenza, intesa sia come lingua sia come consapevolezza.
Un modo di fare che va criticato, giudicato e cambiato perché è un’involuzione, mentre invece la letteratura dovrebbe essere un’evoluzione. Il problema è che la società è degradata e il modo per aiutarla non è divenire come lei, acquisendo il suo linguaggio, adeguarsi alla media, ma cercare di risollevare il suo livello di conoscenza. E per fare questo occorre volere di più, occorre far funzionare l’intelligenza, occorre sforzarsi, metterci impegno e fare fatica.
Ma al mondo d’oggi, è qualcosa che si vuole evitare.

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