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Centralità dell' Essere

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E’ davvero difficile nella vita raggiungere il nucleo dell’Essenza; alcuni la chiamano ricerca di Dio, della Verità, dell’Amore. Tanti parlano di questi elementi, come se fossero materia di studio, di cui bisogna aver cultura; un accumulare conoscenza che non serve per vivere.
Ed è questo un fattore da prendere in considerazione: se la conoscenza non aiuta a migliorare le condizioni di vita, l’esistenza, allora non serve a niente, serve solo alle persone ad aumentare il proprio ego, a sentirsi colti e importanti.
Un altro elemento è da prendere in considerazione, un fattore che evidenzia in modo chiaro tutte le mancanze del tempo in cui si sta vivendo: più si parla di una cosa, più quella cosa è assente nella vita di quella persona. E’ quello che avviene nella nostra epoca. Si parla tanto di Dio, di Amore, ma l’uomo ha voluto allontanarli dalla sua vita, volendo seguire simulacri falsi.
Si è perso il senso dell’esistenza; si è divenuti come burocrati, come farisei: ligi a regole schematiche che rendono tutto più complesso. Automi capaci di applicare leggi e sistemi, ma incapaci di comprendere la centralità dell’essere.
Non c’è più passione, interesse nel fare le cose, solo guadagnare più soldi o raggiungere posizioni di una certa rilevanza e prestigio. E su queste basi si scelgono e si costruiscono i rapporti con le persone: non si cerca e accetta un individuo per ciò che è, ma per quello che può dare e per come appare agli occhi del mondo, convinti che scegliendo un “buon partito” si dimostri che si è delle persone di valore; brave persone che meritano di essere stimate.
Quanto ci si appoggia e si dà peso al giudizio degli altri, quanto ci si basa sull’apparenza.
Si parla tanto di diffondere cultura, consapevolezza tra i giovani, specie d’insegnargli valori, come ad amare la lettura, ma come si può trasmettere passione a un giovane se non si possiede personalmente questa passione? Non è possibile, dato che, salvo le piccole librerie mandate avanti da amanti del libro, i libri sono visti come merce, materiale che porta guadagno e i commessi svolgono quel lavoro per avere uno stipendio, perché è un lavoro come un altro. E nelle biblioteche la cosa non è diversa: i bibliotecari sono organizzatori di disposizioni di scaffali, conoscitori di leggi, decreti e disposizioni ministeriali, magazzino di un sapere che occupa tanto spazio e che non dà nulla. Perché le leggi che devono sapere, come la politica, sono tante parole per non dire niente, togliere lo spazio a ciò che è veramente importante.
E ormai tutto sta divenendo così, ci si sta smarrendo nel Nulla. Così direbbe Michael Ende: questo ha mostrato attraverso La Storia Infinita, una favola piena di meraviglia, capace di far sognare e fantasticare, di portare in mondi nuovi, di creare mondi nuovi, di spingere verso confini sconosciuti, perché è questa la Fantasia.
Ma pochi, solo i puri di cuore, possiedono ancora questa scintilla di creazione; i più delle persone sono servi del potere, senza volontà e irriconoscibili, che inducono gli uomini a comprare cose di cui non hanno bisogno, o a odiare cose che non conoscono, o a credere cose che li rendono ubbibienti, o a dubitare di cose che li potrebbero salvare, come direbbe Mork, il feroce, spietato, ma anche saggio Lupo Mannaro. Bugie e menzogne, aggiungerebbe, manie, idee fisse, immagini d’angoscia, là dove non c’è motivo d’angoscia; idee di disperazione, là dove non c’è ragione di disperarsi; desiderio di cose che poi li fanno ammalare.
Se la gente potesse vedere cosa realmente è, che cosa farebbe? Come si comporterebbe? Che cosa succederebbe se arrivasse dinanzi alla Porta dello Specchio Magico? Una porta sia aperta sia chiusa, che non è nè di vetro nè di metallo, dove ci si vede rispecchiati, ma non come in uno specchio comune: non si vede il proprio aspetto esteriore, ma il proprio io interiore, come è in realtà. Riuscirebbe a passarla, a superare la prova come ha fatto Atreiu, oppure fuggirebbe urlando di terrore?
E’ una domanda a cui si può dare risposta solo affrontandola, ma pochi riescono ad arrivare a entrare in se stessi: i più non lo prendono nemmeno in considerazione.

Il pensiero si volse ai nuovi giunti. Le loro emozioni erano molto forti, ma non avevano Doppi; non avevano similari creati dalle energie promanate che gli aleggiavano attorno: a loro nel Mondo Spirituale corrispondeva una figura chiara e distinta. E molto potente.
Si trovava davanti degli spiriti. Non spiriti umani, perché di essi non ne esistevano, ma potenti incarnazioni di essenze astratte.
C’era lo spirito nero, il Mietitore: un’ombra indistinta che si modificava costantemente, impregnata dell’essenza mortifera e unita allo spirito oscuro della notte. E di essa, anche se impensabile per un’essenza così tagliente, aveva pure la parte sognante e incantata. Conosceva gli spiriti della morte ed erano qualcosa di freddo, distaccato, a volte feroce; ma non questo. Per quanto non dubitasse del suo essere letale, le venature grigie che solcavano il punto dove in un corpo umano ci sarebbe stato un volto, gli davano un che di malinconico, come di chi fosse costretto a fare qualcosa che non gli piaceva. La Morte Triste, poteva chiamarlo. Davvero inusuale, dato che la morte non aveva compassione.
Al suo fianco aveva visto la presenza dello spirito guardiano. Un guerriero avvolto in un’armatura lucente, un grosso scudo d’acciaio assicurato alla schiena e una spada bruciante di sacra determinazione al fianco. Attraverso la visiera dell’elmo si scorgevano due fulgide fessure, capaci di scorgere e trafiggere le intenzioni malvagie, riducendole in cenere. Una figura protettiva e minacciosa, a seconda di ciò che c’era nel cuore di chi gli stava davanti; una forza pronta a combattere senza remore in nome della giustizia.
Subito dietro al guardiano era venuto lo spirito più luminoso del gruppo, che allontanava le tenebre, ma non come lo faceva il sole: la sua era una luce costituita da raggi di conoscenza, comprensione, carità, disponibilità. Il tipo di spirito che si donava agli altri, che aiutava a crescere e a progredire. Era tra i più rari nel Mondo Spirituale: compariva solo in certi periodi. Un’apparizione che preannunciava l’avvento di cambiamenti.
In ultimo veniva il più potente, perché era lo spirito del Potere stesso. Una figura di pura energia, senza forma, come una grossa polla d’acqua che si muoveva sulla terra. Pulsava di una luce azzurra e bianca, che s’accumulava sempre di più verso l’interno, come se si stesse preparando a scatenare l’intero potenziale dell’Essenza stessa. Possedeva talmente tanta energia che poteva essere capace di distruggere un mondo. O di crearlo.
Quei quattro erano qualcosa di particolare. Sarebbe occorso del tempo per comprendere appieno la loro natura.
Poteva essere che quegli spiriti fossero sfuggiti dal mondo spirituale e si fossero legati alle anime di uomini in maniera da divenire un tutt’uno? C’erano stati dei casi simili nella storia. Alcuni tra i più spietati assassini erano tra questi: uomini a cui si erano uniti spiriti dell’omicidio. Un paio dei più grandi condottieri di tutti i tempi avevano subito l’unione con lo spirito della guerra.
Potevano essere così anche per quei quattro? Oppure la forza interiore di cui disponevano era tale da far divenire una parte di loro uno spirito? Si sarebbe trattato di un evento nuovo, unico.
Accantonò il pensiero.
Lo spirito indecisione era spuntato da dietro gli alberi, tremolante a qualche metro da lui, titubante su cosa fare.

2 comments to Centralità dell’ Essere

  • Wow..bello questo pezzo!
    E La storia infinita è uno dei libri più belli della mia infanzia.

    • Grazie 🙂
      La Storia Infinita è meravigliosa, oltre a essere legata a bei ricordi, ogni volta che la leggo riesce a trasmettermi qualcosa di nuovo; non solo una perla della letteratura, ma una guida di vita. Stupenda 🙂

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