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Berserk, storia di un’amicizia tradita.

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Del manga Berserk di Kentaro Miura ho già parlato in passato in una serie di articoli (uno, due, tre, quattro), analizzando alcuni degli elementi che hanno ispirato quest’opera; ma se si volesse riassumere, che storia è Berserk?
Si tratta di una storia di vendetta per un’amicizia tradita.
Gatsu con l'armatura del BerserkPer chi non conoscesse Berserk, Gatsu, il Guerriero Nero, è in viaggio per eliminare gli Apostoli, esseri soprannaturali mostruosi (un tempo umani che mantengono ancora, o in parte, il loro aspetto originale) al servizio della Mano di Dio, un gruppo praticamente di divinità che fa realizzare i desideri di chi li evoca attraverso un oggetto, il bejelit; tale evocazione richiede come pagamento un sacrificio molto costoso: l’umanità di chi esprime il desiderio, che si ritrova a sacrificare coloro cui è più legato. Gatsu, con il suo sterminio di Apostoli, vuole arrivare a trovarsi di nuovo faccia a faccia con la Mano, in special modo con Phempt, un tempo conosciuto come Grifis, comandante della Squadra dei Falchi (un esercito di mercenari che ha raccolto molti onori nelle Midlands) e suo grande amico. Gatsu non riesce a perdonargli che per la sua ambizione abbia sacrificato tutta la Squadra dei Falchi durante l’Eclissi per arrivare a coronare il suo sogno; vedere amici e compagni di tante battaglie massacrati e mangiati vivi (con lui stesso uscito da questo macabro banchetto menomato e la sua amata Caska completamente impazzita) ha scatenato in lui una rabbia cieca, proprio come succede ai berserkir, feroci guerrieri scandinavi posseduti dallo spirito di Odino che li faceva cadere in uno stato di puro furore.
Raccontata così fa sembrare che Gatsu sia il buono e Grifis il cattivo, che sia colpa di quest’ultimo tutto quello che è accaduto; in realtà i fatti non sono così in bianco e nero.
Grifis, comandante della Squadra dei Falchi in BerserkCerto, Grifis è sempre stato ambizioso, non esitando a togliere di mezzo chi ostacolava la sua ascesa; tuttavia era arrivato ad anteporre l’amicizia che lo legava a Gatsu al suo sogno, venendone rallentato, come se Gatsu fosse un freno alla sua smodata fame di conquista. Era come se insieme i due formassero lo yin e lo yan (non per niente uno è chiamato il Guerriero Nero e l’altro il Falco Bianco), trovando un equilibrio con il loro rapporto di amicizia.
Tale equilibrio però si spezza quando Gatsu decide di lasciare la Squadra dei Falchi, deciso a trovare la propria strada; Grifis tenta di fermarlo sfidandolo a duello (Gatsu era entrato nella Squadra perché sconfitto in combattimento da Grifis e secondo una legge dei mercenari, ciò che è perso con la spada può essere riconquistato solo con la spada), disposto anche a ucciderlo pur di non lasciarlo andare via, ma viene battuto. La partenza di Gatsu getta Grifis in uno stato che gli fa fare una mossa avventata, venendo imprigionato dal re delle Midlands e torturato a lungo, divenendo solamente una parvenza nell’uomo che era, incapace di parlare e di muoversi da solo. Ciò che resta della Squadra dei Falchi (braccata come un branco di banditi), aiutata dal ritorno di Gatsu, riesce a liberarlo, ma ormai per Grifis i giorni di gloria sono finiti, ed è impossibile per lui realizzare il suo sogno. Al colmo della disperazione, fa aprire con il bejelit che ha avuto dall’infanzia il portale per evocare la Mano di Dio e dare realizzazione al suo desiderio.
Con questa prospettiva, sembra che la causa di tutto quello che è avvenuto sia di Gatsu che ha voluto egoisticamente trovare la propria strada: non se ne fosse andato, l’eclissi non sarebbe avvenuta, perché con la sua presenza moderava Grifis, che in questo modo avrebbe potuto ottenere lo stesso il suo sogno, anche se ci avrebbe messo più tempo.
Tuttavia, Gatsu non se n’è andato per egoismo, ma perché mosso dalla parole che aveva udito da Grifis poco tempo prima.
Un amico non si affida mai al sogno degli altri… non accetta costrizioni da nessuno. Persegue da solo lo scopo della propria vita. Se qualcuno ostacolasse il tuo sogno, per difenderlo dovresti combattere anima e corpo… anche se quel qualcuno fossi io. Io chiamo “amico” colui che considero “un uomo uguale a me.
Gatsu se ne va per l’affetto e l’ammirazione che prova per Grifis, per dimostrare di essere come lui, così da poter essere considerato suo amico. Quindi, la causa di tutto quello che è successo è soltanto responsabilità del Falco Bianco.
Oppure, se si vuole guardare la vicenda sotto un altro punto di vista, nulla di tutto ciò ha importanza, perché Grifis, essendo il possessore del Bejelit Cremisi, l’Uovo del Re Conquistatore, era segnato fin dall’inizio e non c’era verso di cambiare il destino, come profetizzato da Zod l’Immortale. Questa visione delle cose rivela che esistono elementi superiori che controllano e guidano il destino di ciascun individuo, rendendo il libero arbitrio solo un’illusione.
Eppure questa linea di pensiero pare essere sconfessata dal fatto che Gatsu e Caska sopravvivono all’Eclissi, quando, secondo il destino, avrebbero dovuto morire come tutti i loro compagni; certo la forza di Gatsu non sarebbe stata sufficiente a salvare entrambi se non fosse stato per l’intervento del Cavaliere del Teschio e la loro vita non tornerà più normale (essendo marchiati sono perseguitati dagli Apostoli), ma questo pare voler dimostrare che per quanto difficile c’è sempre una scelta se la determinazione è salda. Perciò Grifis aveva la possibilità di fare una scelta diversa; se questo non è avvenuto, è perché non ha voluto, rimanendo fedele a se stesso, alla sua natura e al sogno che ha sempre inseguito.
Come la si voglia vedere, i fatti che hanno dato il via a Berserk non sono per niente lineari e definiti, non esistono cattivi veramente cattivi e buoni senza macchia: spesso ci si chiede chi sia veramente il mostro, basta vedere come si comporta Gatsu con Lucine, cosa è disposto a fare pur di eliminarla. Se si osserva un poco non ci può non accorgersi che alla basa di certe scelte drastiche c’è sempre la sofferenza e che il male si nutre di essa per trovare attuazione nel mondo. Quindi la causa di tutto, stando a Berserk, è la sofferenza; qualcuno potrebbe obiettare che la sofferenza, come tante altre, è un’emozione e l’uomo non deve farsi condizionare da essa, perché è lui che possiede l’emozione, non il contrario. Purtroppo, spesso non è così, con i risultati che ben si vedono.
Le riflessioni potrebbero continuare  a lungo, ma una cosa si può però dire: Berserk è un manga profondo, oltre che avvincente, dato che permette di rendere consapevoli di certe realtà.