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La strada per l'infinito

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La strada per l'infinitoIl rumore del traffico giungeva ovattato e distante mentre una lieve brezza accarezzava l’erba del campo, facendo sussultare i rami degli alberi. L’uomo seguiva il sentiero, osservando il tappeto di foglie che lo ricopriva. C’era quiete lungo la collina.
Accorciò la falcata per godere più a lungo della passeggiata. Raggiunse l’albero caduto che utilizzava come sedia quando veniva a passeggiare da quelle parti. Una coppia di caprioli spuntò sul promontorio, fermandosi a guardarlo; ormai si erano abituati alla sua presenza e non scappavano più come all’inizio. Presero a brucare con calma l’erba.
Qualche minuto dopo una famigliola di conigli saltò fuori da sotto i rovi. Erano tutti bianchi e marroni, non ce n’erano più dei neri, come vedeva da quando aveva preso a passeggiare da quelle parti. L’uomo prese a staccare la corteccia secca dell’albero. Il tempo se ne va allo stesso modo: qualche pezzo per volta, pensò abbozzando un sorriso malinconico.
I conigli si stavano rincorrendo quando si bloccarono di colpo. Due di loro si sollevarono sulle zampe posteriori, tendendo le orecchie; stettero in quella posizione per alcuni secondi, poi schizzarono verso la protezione dei cespugli.
Pochi secondi dopo all’uomo giunse un debole vociare. Ancora un poco e dalla curva del sentiero spuntò un gruppetto di ragazze che ciacolavano senza tregua. Vedendolo, si zittirono all’istante. Alcune di loro azzardarono un saluto, cui rispose con un sorriso.
Proseguirono senza più parlare, ogni tanto lanciandogli qualche occhiata curiosa e intimidita, il silenzio rotto all’improvviso dalla risata scoppiata quando il vento sollevò la gonna di una di loro.
Dal bosco vicino uno stormo di cornacchie si levò nel cielo.
Un falco solitario volteggiava sul campo in cerca di una preda.
Dopo qualche tempo l’uomo si alzò in piedi e riprese a salire il sentiero, senza fretta.
In mezzo all’erba scorse le impronte di cinghiali, probabilmente una madre e la sua prole, vista la differenza di grandezza. Evitò una pozzanghera, dove si vedeva il segno di pneumatici lasciato da un gruppo di mountain bike.
Le querce si fecero più rade, lasciando il posto a ginestre profumate.
Il sentiero continuò a salire dritto e sempre più ripido, con l’erba che presto fu sostituita da un terreno più brullo e roccioso.
Quando l’uomo raggiunse la sommità della collina, andò a sedersi su una roccia, il suo sguardo che spaziava su tutto il paesaggio circostante. Di fronte a sé aveva verdi pendii boscosi che si alternavano a campi lavorati. Alla sua sinistra piccoli centri abitati sorgevano ai piedi dei calanchi. Alla sua destra un tranquillo torrente scendeva accanto alla strada comunale andando a formare un placido laghetto.
Tutto molto bello, ma ciò che preferiva erano lo sconfinato cielo azzurro e la linea dell’orizzonte: erano la sua strada per i ricordi, per i sogni, per luoghi che non aveva mai visto e forse non erano mai esistiti. Erano la sua strada per l’infinito, dove il tempo non aveva alcun valore e tutto era possibile.
Stare lì, a fissarli, era il momento in cui si sentiva più felice e in pace con se stesso.