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Il magazzino dei mondi 2

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Strade Nascoste (romanzo)

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L’Ultimo Potere (romanzo)

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Contraddizioni

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Il mondo è pieno di contraddizioni. Alcuni dicono che è sempre stato così. Altri che il mondo è impazzito e le cose sono peggiorate. Quale che sia la verità, è innegabile che nella realtà ci siano molte cose che non vanno.
Quando ci furono gli scontri di Inter-Napoli del dicembre 2018, furono tutti molto veloci nel condannare la violenza e i cori razzisti, identificare i colpevoli, giudicarli e penalizzare la società interista, senza dimenticare le scuse del sindaco di Milano per quanto avvenuto. Tutto giusto. Peccato che ancora oggi non sia stato trovato il colpevole della morte di Daniele Belardinelli, fatto ancora più grave dei cori razzisti; senza contare che di cori razzisti ce ne sono stati ancora, ma alle società dei tifosi colpevoli di questi atti non è stata data la stessa pena cui è stata sottoposta l’Inter. Senza contare che certe tifoserie, come quella della Lazio, sono recidive, e hanno anche l’aggravante d’inneggiare pubblicamente e platealmente al fascino, un reato che dovrebbe essere condannato, ma che viene spesso lasciato andare. Un due pesi due misure che ha anche la sconfortante conferma nel fatto che tanti asseriscono che il fascismo non esiste più; un negare la verità che è un voler coprire qualcosa che andrebbe condannato. Il fascismo esiste ancora e sta tornando con forza alla ribalta. Ma forse sarebbe meglio dire che non è mai sparito.
Ci si scandalizza quando le donne subiscono violenza, si fanno proclami e campagne in difesa delle donne, ma poi nella realtà le cose non cambiano mai, si continua sempre con lo stesso copione; anzi, si arriva anche a negare certi fatti, come accaduto a una donna vittima di violenza, dove i giudici (tutte donne), hanno asserito che, visto che la vittima era poco avvenente, non era credibile che potesse essere stata stuprata. Il messaggio che passa è sbagliato, come quello avvenuto nella trasmissione di Rai3, Alla lavagna, dove viene fatto passare che se si hanno i soldi si può comandare, che i soldi sono l’unico strumento di libertà: un discorso che appartiene all’Era dell’Economia, tipico di essa, che ha un senso per imprenditori e per chi è al potere, ma che è totalmente sbagliato, non solo se rivolto a bambini o a donne, ma a qualsiasi essere umano. Un modo di pensare becero, che ben rivela come non si vogliono individui pensanti, ma schiavi, visto che per certe persone la scuola deve essere solo un luogo per preparare i bambini al lavoro in azienda. Siamo di fronte a un tornare indietro, dove l’istruzione deve essere esclusiva solo di certe classi, quelle più ricche, mentre le altre devono limitarsi a sottostare a esse e a obbedire.
L’incendio che ha distrutto Notre Dame ha portato una grave perdita al patrimonio culturale della Francia e del mondo. La cultura va sempre preservata e difesa. Ma lo stesso dovrebbe avvenire per la vita umana. Da tutte le parti del mondo sono partite iniziative, donazioni, per avviare la ricostruzione di Notre Dame; una cosa giusta, che non solo è utile per la cultura, ma anche per chi lo fa, dato che dà un ritorno d’immagine e il ritorno d’immagine porta soldi. Sempre una questione di soldi. Soldi che invece non tornerebbero indietro se venissero dati, per esempio, a certi paesi africani dilaniati da guerre, carestie, malattie; lì non s’interviene perché economicamente non conveniente. E si proclama tanto che siamo in un mondo civile.
Il mondo è un posto pieno di contraddizioni ma potrebbe continuare a essere bello se continuamente non si facesse di tutto per rovinarlo.

Skyward - Recensione

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SkywradSkyward è un’opera di fantascienza di Brandon Sanderson realizzata nel 2018 e pubblicata in Italia da Armenia. Si tratta di uno young adult, ma può essere letto da persone di tutte le età, perché si tratta di un’opera che tiene incollata alle pagine, avvincente e coinvolgente. Non è un tipo di fantascienza complesso come possono essere certi romanzi di Philip Dick, è qualcosa di lineare, ma con misteri da scoprire e rivelazioni per niente banali. Chi ha letto altre opere di Sanderson, e sa qual è il suo modo di costruire trame (non dando mai niente per scontato), può intuire quali sono i colpi di scena (perché niente è mai come appare), ma questo non inficia la piacevolezza della lettura.
Spensa è la figlia di uno dei più grandi piloti che la FDR abbia mai avuto e anche il più grande codardo dell’umanità, abbattuto dai suoi stessi compagni perché scappato durante la battaglia di Alta, uno scontro contro i Krell decisivo per la sopravvivenza del genere umano. Un marchio che lei è costretta a portare sulle spalle, derisa e disprezzata da tutti perché considerata come il padre, ma che non la fa indietreggiare dal suo obiettivo di essere un pilota. Nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli posti sul suo cammino per impedirgli di realizzare il suo sogno e costringerla a ritirarsi dalla scuola di piloti, Spensa tira dritta per la sua strada, risoluta come i guerrieri delle storie che le racconta sempre sua nonna; la sua decisione di combattere i Krell e riscattare l’onore suo e di suo padre la portano ad avanzare risoluta, ma la perdita di amici e la scoperta della verità scuotono le fondamenta della sua decisione. E se fosse come suo padre? E se anche lei avesse il difetto?
Domande a cui ha paura di trovare risposta. Domande che si sommano a quelle che già non si conoscono. Chi sono i Krell? Perché li attaccano sempre con un determinato numero di navi e non con uno superiore e non li eliminano una volta per tutte, dato che hanno una tecnologia superiore? Che cosa è successo prima che finissero su un pianeta circondato da relitti e fossero costretti a vivere sottoterra per sopravvivere?
Nessuno conosce queste risposte, nemmeno M-Bot, un astrocaccia dotato d’intelligenza artificiale che Spensa trova abbandonato e malandato in una caverna sotterranea, del cui database originale rimane ben poco; ma la ragazza capisce che è un mezzo fuori dell’ordinario, con capacità superiori a quelli in possesso della FDR una volta che lo fa ripartire.
Skyward, il cui seguito Sanderson ha finito di editare a marzo, è un romanzo di formazione, sulla scoperta di se stessi; è incentrato per lo più sull’addestramento dei giovani piloti, ma non mancano combattimenti reali. L’unico appunto che si può fare a Sanderson è quello di mandare gli allievi della scuola piloti in combattimento poche ore dopo essere entrati in essa, quando sanno a malapena far decollare un astrocaccia; questa è una stata una scelta non propriamente azzeccata: sarebbe bastato avere l’accortezza di usare un lasso di tempo diverso (una settimana) per non fare alzare qualche obiezione al lettore. Certo, si tratta di un romanzo di fantasia, ma occorre un minimo di credibilità su certe cose. A parte questo piccolo neo, Skyward scorre con piacere: gli attriti tra Spensa e l’autorità, il suo sentirsi sola contro il mondo, gli scambi divertenti tra lei e M-Bot, l’adrenalinico ed eroico finale, fanno di questo libro un’opera che merita di essere letta. Per sognare i sogni che tanti uomini hanno avuto: volare, andare verso l’infinito, conquistare le stelle. E puntare a qualcosa di più alto.

L'Assedio delle Ombre

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L'Assedio delle Ombre di R.A.SalvatoreL’Assedio delle Ombre è il terzo libro (di quattro) del ciclo L’Eredità di Drizzt, scritto da R.A. Salvatore. Nei precedenti due volumi (L’Eredità e Notte senza Stelle), Drizzt, che vive assieme ai suoi amici a Mithral Hall, subisce la vendetta della sua famiglia di origine, Casata Do’Urden, per aver tradito i drow e la loro dea; Drizzt viene rapito e si scontra con Artemi Entreri, un assassino umano che diventerà così la sua nemesi, ma riesce ad avere la meglio e a distruggere la sua famiglia. Purtroppo la vittoria avviene a caro prezzo, dato che il suo amico barbaro Wulfgar perde la vita per salvare Cattie-Brie, la figlia adottiva del re nano Bruenor Battllehammer e sua futura sposa. Ma questo è solo l’avanguardia di quello che sta per avvenire: i drow hanno deciso di conquistare Mithral Hall. Drizzt, con la speranza di prevenire l’attacco, parte alla volta di Menzoberranzam e Cattie-Brie lo segue. I due vengono catturati e Matrona Baener del Primo Casato vuole sacrificare a Lolth il drow rinnegato, ma Drizzt viene aiutato a fuggire da Jarlaxle, capo di Bregan D’aerthe, una banda di mercenari; insieme Cattie-Brie e Artemis Entreri, che viveva nella città dei drow, riescono a tornare sul mondo di superficie.
In L’Assedio delle Ombre, i nani di Mithral Hall stanno approntando le difese per l’arrivo dell’esercito dei drow. Ma gli elfi scuri hanno prima da risolvere lotte intestine, dato che il Periodo dei Disordini ha portato scompiglio nella magia, che ha smesso di funzionare, creando tensioni tra le varie Casate, con quella Oblodra che cerca di prendere il sopravvento grazie ai poteri psionici dei suoi membri.
Anche Drizzt e i suoi amici hanno i loro problemi a causa del malfunzionamento della magia. Drizzt deve cercare di salvare la sua pantera Guenhwyvar e farla tornare nel suo piano dopo che la statuetta per evocarla è stata rotta. Cattie-Brie lotta per avere il controllo su Khazid’hea, una spada senziente, perché non sia l’arma a controllare le sue azioni.
Il Periodo dei Disordini finisce, la magia torna a funzionare normalmente, con nani e drow pronti a scontrarsi. I primi dalla loro hanno l’appoggio dei barbari di Settlestone, oltre che delle comunità di Longsaddle, Silverymoon e Nesmé; i secondi, oltre ai loro schiavi umanoidi, hanno dalla loro l’aiuto del demone Errtu, anche lui smanioso di vendicarsi di Drizzt per essere stato cacciato dal Primo Piano Materiale ai tempi del cristallo Creshinibion (Le Lande di Ghiaccio).
La battaglia, che si svolge si nel sottosuolo, sia in superficie, è feroce. I drow sembrano prevalere, anche se l’arrivo inaspettato degli swirfneblin di Bligdenstone ha fatto restare in bilico l’esito della battaglia, ma è proprio la loro natura atta al sotterfugio e al non fidarsi gli uni degli altri, che li porta alla disfatta e a ritirarsi. Drizzt, assieme a Bruenor, Cattie-Brie, Guenhwyvar e Regis sferra un colpo mortale alla Casata Baenre, uccidendo la Matrona e due sue figlie.
La vittoria spetta ai nani e ai suoi alleati, ma anche se i drow sono stati sconfitti, all’orizzonte si profila la minaccia di Errtu e dei demoni, pronti a fare la loro mossa.
L’Assedio delle Ombre è un fantasy classico, in stile spada e magia, ricco di combattimenti, scontri epici, avventure e creature di ogni sorta. Ambientato nei famosi Forgotten Realms, una delle più famose ambientazioni di Dungeons&Dragons, è un romanzo piacevole e scorrevole, arricchito dalle riflessioni scritte da Drizzt Do’Urden che aprono ogni parte in cui è suddiviso il romanzo. Logicamente, per essere apprezzato appieno, occorre conoscere le vicende precedenti dei personaggi.
L’edizione in questione, una ristampa con lo stesso traduttore Saulo Bianco, ha il pregio, oltre alla bella copertina che raffigura uno dei momenti culmine della storia, di caratterizzare l’inizio dei ogni capitolo con una piccola raffigurazione di Drizzt con le scimitarre sguainate. La nota negativa è la cura data al testo: oltre ad avere frasi che vengono spezzate con l’andare a capo quando non ce n’è bisogno, presenta in decine di casi dialoghi che iniziano con « e finiscono con ” (senza contare refusi vari). Sarebbe bastata una veloce revisione per risolvere queste sviste. Un peccato non aver dato tempo e attenzione a dettagli che fanno la differenza sulla qualità della realizzazione del prodotto.

La strada per l'infinito

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La strada per l'infinitoIl rumore del traffico giungeva ovattato e distante mentre una lieve brezza accarezzava l’erba del campo, facendo sussultare i rami degli alberi. L’uomo seguiva il sentiero, osservando il tappeto di foglie che lo ricopriva. C’era quiete lungo la collina.
Accorciò la falcata per godere più a lungo della passeggiata. Raggiunse l’albero caduto che utilizzava come sedia quando veniva a passeggiare da quelle parti. Una coppia di caprioli spuntò sul promontorio, fermandosi a guardarlo; ormai si erano abituati alla sua presenza e non scappavano più come all’inizio. Presero a brucare con calma l’erba.
Qualche minuto dopo una famigliola di conigli saltò fuori da sotto i rovi. Erano tutti bianchi e marroni, non ce n’erano più dei neri, come vedeva da quando aveva preso a passeggiare da quelle parti. L’uomo prese a staccare la corteccia secca dell’albero. Il tempo se ne va allo stesso modo: qualche pezzo per volta, pensò abbozzando un sorriso malinconico.
I conigli si stavano rincorrendo quando si bloccarono di colpo. Due di loro si sollevarono sulle zampe posteriori, tendendo le orecchie; stettero in quella posizione per alcuni secondi, poi schizzarono verso la protezione dei cespugli.
Pochi secondi dopo all’uomo giunse un debole vociare. Ancora un poco e dalla curva del sentiero spuntò un gruppetto di ragazze che ciacolavano senza tregua. Vedendolo, si zittirono all’istante. Alcune di loro azzardarono un saluto, cui rispose con un sorriso.
Proseguirono senza più parlare, ogni tanto lanciandogli qualche occhiata curiosa e intimidita, il silenzio rotto all’improvviso dalla risata scoppiata quando il vento sollevò la gonna di una di loro.
Dal bosco vicino uno stormo di cornacchie si levò nel cielo.
Un falco solitario volteggiava sul campo in cerca di una preda.
Dopo qualche tempo l’uomo si alzò in piedi e riprese a salire il sentiero, senza fretta.
In mezzo all’erba scorse le impronte di cinghiali, probabilmente una madre e la sua prole, vista la differenza di grandezza. Evitò una pozzanghera, dove si vedeva il segno di pneumatici lasciato da un gruppo di mountain bike.
Le querce si fecero più rade, lasciando il posto a ginestre profumate.
Il sentiero continuò a salire dritto e sempre più ripido, con l’erba che presto fu sostituita da un terreno più brullo e roccioso.
Quando l’uomo raggiunse la sommità della collina, andò a sedersi su una roccia, il suo sguardo che spaziava su tutto il paesaggio circostante. Di fronte a sé aveva verdi pendii boscosi che si alternavano a campi lavorati. Alla sua sinistra piccoli centri abitati sorgevano ai piedi dei calanchi. Alla sua destra un tranquillo torrente scendeva accanto alla strada comunale andando a formare un placido laghetto.
Tutto molto bello, ma ciò che preferiva erano lo sconfinato cielo azzurro e la linea dell’orizzonte: erano la sua strada per i ricordi, per i sogni, per luoghi che non aveva mai visto e forse non erano mai esistiti. Erano la sua strada per l’infinito, dove il tempo non aveva alcun valore e tutto era possibile.
Stare lì, a fissarli, era il momento in cui si sentiva più felice e in pace con se stesso.