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Manifestazione Roma

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La manifestazione avvenuta a Roma si è svolta senza incidenti.
Non avevo dubbi che così sarebbe stato: le parole del ministro si sono rivelate vuote.
Meglio così, penseranno molti. Da un lato, certamente: il caos, la violenza sono fattori che con la comprensione devono sparire; dall’altro no. Perché questi non sono stati semplici allarmismi, un modo per screditare i manifestanti e gli appartenenti a organizzazioni sindacali; non è stato nemmeno un modo per distogliere l’attenzione da altri problemi. O meglio, non sono solo questo: è stato anche un tentativo per non annullare la manifestazione.
E’ un dato di fatto che la Fiat spinga per eliminare il diritto allo sciopero. Il motivo è semplice: togliere ai lavoratori l’unica arma che hanno a disposizione per ottenere e far valere i diritti. Chi ha fatto la scelta d’essere imprenditore lo fa per il guadagno, è questo il nucleo del suo essere e se si vuole rendere qualcuno sensibile a certi elementi occorre arrivare al suo centro. Scioperando, i lavoratori privano l’imprenditore della sua energia: i soldi. Niente lavoro, niente guadagno. Questo alla classe dirigente non è mai andato giù e ora, con un governo che li appoggia, cercano di eliminare questo importante mezzo di riconoscimento di diritti dei lavoratori.
Questa non è una storia inventata, dove qualcuno verrà a richiedere che sia reso conto delle decisioni prese: questa è la realtà e occorre che ognuno, insieme a tutti gli altri, lotta e resista per ottenere diritti, per non piegarsi alla precarizzazione, con cui governo e padronato intendono controllare (l’importante invito di Nichi Vendola). Perché altrimenti davvero la fantasia diverrà realtà.

«I tempi sono maturi: non sarà più come il passato. Nessun ostacolo ci fermerà ancora. I nostri nemici sono spezzati e divisi; non avremo più stupidi intoppi che rallentano e intralciano. Ritorneremo agli albori, come dovrebbe sempre essere stato, quando eravamo noi i creatori del futuro e della fortuna. Non saremo più limitati. Potremo agire come vorremo.»
Uno scroscio d’applausi partì dalla platea.
L’oratore sorrise accondiscendente.
«Fratelli d’economia, commercio e guadagno! Menti dell’industria e del lavoro! Il tempo del destino che ci appartiene è scoccato! L’ora imprescindibile della decisione. La guerra contro i sindacati e i lavoratori da tempo in atto è vinta e la bandiera del trionfo ci appartiene. Da decenni siamo scesi in campo contro coloro che hanno ostacolato la marcia e insidiato l’esistenza medesima della nostra classe. Con noi il mondo intero è testimone che abbiamo fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che ha sempre spazzato il mondo del lavoro; ma tutto è stato vano. Bastava che accettassero le nostre proposte per evitare inutili disagi e perdite.
Oramai tutto ciò appartiene al passato. Decisi abbiamo affrontato rischi e sacrifici, perché grandi persone non evadono dalle prove supreme che determinano il corso della storia. E dopo le scelte e i dadi che furono gettati e le nostre volontà unite, raccogliamo il frutto che spetta ai meritevoli. In questa vigilia di un evento di portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero a chi ci ha preceduto ed è morto per il nostro fine, interprete della nostra anima. La nostra parola d’ordine è stata una sola, categorica e imperativa: vittoria! E ora abbiamo vinto e finalmente potremo aprire un’epoca di ricchezza e prosperità.»
Gli applausi questa volta furono più carichi. Masha sentì aumentare i battiti del cuore.
«Con la mozione di domani al governo, ogni associazione sindacale sarà sciolta, non venendo più riconosciuta a livello legale. La nostra vittoria sarà ancora più schiacciante giacché ogni organizzazione di tal genere sarà perseguitata penalmente e quanti vi aderiranno saranno incriminati di terrorismo contro le basi della nostra civiltà. E’ giunto il tempo di dire basta ai vili ricatti di cui siamo stati schiavi.
Basta con inutili cavalli burocratici atti solamente a far perdere tempo e denaro. Basta con normative sulla sicurezza solamente perché la gente non è capace di guardare quello che fa; perché chi non è in grado di badare a se stesso, è giusto che subisca le conseguenze delle sue azioni. Soldi sprecati. Non siamo enti benefici che si devono occupare della salvaguardia altrui.
Basta con le pressanti richieste di rinnovi di contratto e aumenti di stipendio. Vogliono rubarci quello che è nostro di diritto, approfittare della nostra generosità che gli permette di lavorare e di avere uno stipendio. Ridurremo i salari: per troppo tempo hanno pesato sui nostri portafogli. Elimineremo ogni pretesa.
Non saremo più ricattati da gente qualunque, sempre in balia dei capricci di lavoratori che si sentono privati di presunti diritti. Ora che nel governo ci sono dei nostri rappresentanti e abbiamo tra le mani lo scettro del comando, non dovremo più temere l’azione del popolo, ma saremo noi a manovrare il popolo come meglio vogliamo.
E’ tempo di raggiungere le vette del firmamento dell’economia e che ci sia riconosciuto il posto che ci compete di diritto.»
Gli altoparlanti fecero risuonare la voce carica e potente dell’uomo infervorato dal proprio discorso.
La platea esplose in un applauso assordante, senza dare l’impressione di voler calare d’intensità.
L’oratore, con le palme delle mani rivolte verso il basso, fece cenno di calmarsi.
«Capisco il vostro entusiasmo e ne avete ragione. E’ una data storica. In questo giorno le nostre volontà, i nostri intenti si sono incontrati in un patto che porterà vantaggi per tutti noi. Per la prima volta dalla nascita dell’era industriale, ci ritroviamo a un passo dell’avverarsi del sogno d’ogni imprenditore: ricchezza assoluta.» Alzò il pugno stretto con forza. «E’ l’era dell’economia e il potere le appartiene. E ora appartiene a noi.»

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