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Di Grandi Fratelli 2

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Che 1984 di George Orwell abbia molto da insegnare è fuori discussione. Nell’articolo precedente si è visto come attraverso la tecnologia l’individuo che vive nella società attuale non sia libero, ma continuamente studiato, monitorato, la sua sfera privata invasa. Già di per sé questa situazione è allarmante, ma ugualmente preoccupante è il fatto come la memoria sia labile, ci si dimentichi di quanto è stato, come se nulla fosse successo e quelli che un tempo erano nemici e rivali ora siano alleati. Come si sa, questo è il gioco della politica, attuato da chi è al potere per cercare il maggior numero di consensi e appoggi e consolidare la propria posizione, ma a tutto c’è un limite: un contesto assurdo se si pensa per esempio a quello italiano dove la sinistra, la destra e il centro non si differenziano più, non hanno più idee proprie, ma s’incrociano per fare alleanze traballanti ed equivoche pur restare al potere (si veda quanto ha fatto Renzi, che è andato a fare un accordo con Berlusconi, facendo rientrare dalla finestra chi è stato condannato per i suoi reati e che invece non dovrebbe più avere a che fare con il mondo politico).
In tutto questo è allarmante come la popolazione lasci fare, si adatti, si sottometta rassegnata a poteri che volendo potrebbe annullare: ci si dimentica che le persone che sono al potere sono state votate dalla popolazione e che come sono state messe in certi ruoli possono essere anche tolte. Ma l’appiattimento di pensiero impedisce il cercare di cambiare la situazione, in modo molto simile a quello che succede in 1984 dove l’unica forma di pensiero ammissibile è il Bipensiero, con i suoi famosi slogan “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”: non è un caso che ci sia stato negli anni passati il tentativo dei governi di destra di revisionare e riscrivere i testi di storia, stravolgendone la realtà con menzogne atte a tirar acqua al proprio mulino e a modificare la realtà a proprio favore. Proprio come fatto in 1984 dove i testi vengono riscritti continuamente espellendo tutto quanto non sia in linea con le idee del momento del Socing: tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del partito vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al Partito (stessa cosa avviene in un’altra opera di Orwell, La fattoria degli animali, dove i comandamenti sulla parete del granaio cambiano in base al pensiero di chi le crea e tutti li accettano a causa della propria ignoranza e passività).
Va preso in considerazione anche l’appiattimento del linguaggio realizzato attraverso le trasmissioni televisive che culturalmente e intellettualmente sono sempre andate al ribasso, trattando temi sempre più poveri e superficiali; stessa cosa è accaduta con le produzioni di quotidiani, riviste e libri, dove in prevalenza le tematiche girano attorno a pettegolezzi, cotte, avventure amorose e sesso (libri di successo come quelle legati alle serie di Twilight e alle varie Sfumature ne sono la dimostrazione). Non è un caso che con un’ignoranza così dilagante chi è al potere si rafforzi sempre più, perché non si hanno i mezzi per ribellarsi al sistema: davvero, come inneggia il Grande Fratello, “l’ignoranza è forza”, perché permette di controllare una popolazione intera. Con l’impoverimento del linguaggio, dove non si hanno più tante sfumature dovute alle conoscenze di un gran numero di parole risulta difficile concepire un pensiero critico individuale.
Se poi si pensa alle attuali produzioni in campo letterario e musicale realizzate in Italia che sono tutte dello stesso stampo, non ci si meraviglia di trovare somiglianze con quello che veniva realizzato nel romanzo di Orwell, dove produrre letteratura, ossia la scrittura a mano, è stata di fatto abolita: poesie, canzoni e romanzi vengono realizzati automaticamente da complessi macchinari elettromeccanici detti versificatori, in base a schemi predefiniti.
Orwell non è stato certo l’unico a mostrare sistemi del genere: basta pensare a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury dove i pompieri non spengono incendi ma li appiccano, bruciando i libri come decreta la legge, alienati da schermi televisivi grandi come pareti pieni di slogan che appiattiscono e condizionano la mente della popolazione. Ma anche Alan Moore e David Lloyd con V per Vendetta hanno raccontato della perdita di libertà e d’identità in un mondo totalitario, la cronaca di un mondo in cui regnano la disperazione e un’opprimente tirannia. I due autori s’ispirano molto ai lavori di Orwell e Bradbury: criticano i sistemi totalitaristici e narrano di un personaggio che si ribella al sistema, che vuole vedere oltre la realtà come appare, vuole scoprire la verità. Ma se in 1984 il protagonista Winston Smith è destinato a fallire nel suo intento e ad adattarsi al sistema e in Fahrenheit Montag fugge dal sistema per non farne più parte e avere la speranza in futuro di cambiare lo stato delle cose, nel fumetto di Moore e Lloyd il protagonista V (di cui non si conosce l’identità perché indossa sempre una maschera di Guy Fawkes) attua il processo di distruzione del sistema totalitaristico minandolo con colpi mirati alle persone di potere e agli organi di controllo, attuando nello stesso tempo l’insegnamento di consapevolezza di cui l’individuo deve essere cosciente per poter essere creatore di qualcosa di nuovo. V è l’uomo attivo che non più subisce, ma agisce per cambiare le cose, proprio come fece il personaggio storico da cui la maschera trae ispirazione: nell’immaginario inglese Guy Fawkes è un terrorista cattolico che provò a far esplodere il Parlamento nel tentativo di uccidere il re Giacomo I con tutta la sua famiglia e gran parte dell’aristocrazia protestante; esecutore del piano ideato da Robert Catesby, venne tradito e catturato e poi giustiziato. Il tentativo di cambiare il sistema fallì, ma l’idea di ribellarsi e agire contro un potere ingiusto rimase nei secoli: “Ricorda per sempre il cinque novembre e la congiura contro lo stato. Ricorda e sta’ attento che quel tradimento mai e poi mai sia dimenticato”, è la filastrocca nata in memoria di quel giorno che ogni anno viene festeggiato in Inghilterra bruciando fantocci a immagine dell’attentatore. Naturalmente Moore e Lloyd nella loro opera hanno rivoltato l’idea di questa festa, facendo di Guy Fawkes un eroe, un’icona cui ispirarsi, creando un piccolo grande capolavoro che non ha nulla da invidiare alla migliore letteratura dei migliori scrittori esistiti.

Allo stesso modo fa Guy Gavriel Kay con Il paese delle due lune, mostrando come la divisione e l’ignoranza siano una debolezza e possano spezzare un’intera nazione, frammentandola in tante parti divise tra loro: questo è lo scenario dell’Italia attuale, ma anche quello che tante volte si è visto in passato nella sua storia. Oggi come allora la nazione è divisa, non geograficamente, ma nello spirito. Più che nazione sarebbe corretto parlare di persone che abitano nello stesso luogo, perché gli italiani non sono individui che formano un paese coeso, ma individualisti che pensano al proprio interesse e nient’altro, ben rappresentati dalla classe politica e dirigenziale, specchio di ciò che gli italiani sono realmente. Kay con la sua opera fantastica mostra sì la storia del nostro paese, ispirandosi a un tempo (quello rinascimentale) dove si era soggetti all’egemonia di potenze straniere (a nord il regno austro ungarico a sud il regno borbonico), vessato e spezzato in tanti stati che litigavano tra loro, ma anche e soprattutto la sua anima, il suo spirito privo di forza e unità. Non è un caso che l’autore canadese chiami la penisola in cui è ambientata la vicenda il Palmo, utilizzando questa immagine per dare forma al dialogo che meglio mostra il pensiero di cui il suo romanzo è permeato:
«Che cosa c’è di tanto divertente, vecchio mio?» chiese l’uomo dagli occhi grigi.
«Voi », rispose il guerriero. «Tutti voi. Non ho mai visto tanti ciechi in una sola stanza.»
«Che intendi dire?» chiese con sospetto il mercante di lana.
«Occorre spiegarlo?» mormorò l’uomo di Khardhun, fingendosi stupito. «Va bene, allora. Perché mai dovrebbe prendersi il disturbo di rendervi schiavi?» Indicò il mercante che aveva dato inizio alla discussione. «Se cercasse di farlo, quel poco di virilità che rimane ancora nella penisola potrebbe giungere a ribellarsi.»
Ettorcio tornò a guardare nervosamente la porta.
«Viceversa», proseguì l’uomo di Khardhun, «se si limita a spremervi con tasse e pedaggi e confische, può ottenere lo stesso risultato senza far infuriare nessuno. Alberico», terminò, bevendo un sorso di birra, «non è uno stupido.»
«E tu», disse l’uomo dagli occhi grigi, «sei uno straniero insolente e arrogante! »
L’uomo di Khardhun smise di sorridere. Fissò minacciosamente il mercante, ed Ettorcio ringraziò gli dei di avergli fatto togliere la spada, quando era entrato.
«Sono qui da trent’anni», disse l’uomo dalla pelle nera.
«Da prima che tu nascessi, scommetto. Proteggevo le carovane su questa strada quando tu bagnavi ancora il letto. E per il fatto di essere uno straniero, be’, l’ultima volta che ho chiesto informazioni, mi hanno detto che Khardhun era un paese libero. Noi siamo riusciti a ricacciare indietro gli invasori, e questo è più di quanto possa dire qualsiasi uomo della penisola!»
«Voi avevate la magia! » esclamò il ragazzo che faceva colazione appoggiato al banco. «Noi no! È il solo motivo!»
L’uomo di Khardhun si girò verso il ragazzo e gli rivolse una smorfia sprezzante. «e pensi di poter dormire meglio, credilo pure. Forse sarai più contento di pagare le tue tasse, o di patire la fame perché non c’è grano. Se invece vuoi sapere la verità, te la posso dire gratis.
Diversi uomini si erano alzati in piedi e fissavano con ira l’uomo di Khardhun.
Guardandosi attorno, questi disse chiaramente: «Noi abbiamo ricacciato indietro Brandin di Ygrath, quando ci ha invaso, perché il Khardhun ha combattuto come una sola nazione. Voi siete stati sconfitti da Alberico e da Brandin perché vi preoccupavate troppo delle piccole dispute di confine tra voi, o di che duca o che principe dovevano condurre l’esercito, che prete o che sacerdotessa doveva benedirlo, chi doveva stare al centro e chi alle ali, dove si doveva trovare il campo di battaglia, o chi era maggiormente amato dagli dei. Le vostre nove province sono state inghiottite dai due maghi una alla volta, un dito alla volta. Io ho sempre pensato», terminò, fra il silenzio degli avventori, «che la mano combatte meglio quando è stretta a pugno.»
(1)
Un insegnamento da ricordare, perché la memoria serve a rammentare il passato con le sue lezioni da assimilare e comprendere; un bene che va difeso perché se dalla conoscenza viene potere, dall’ignoranza viene sottomissione e un popolo senza memoria, senza coscienza di sé è un popolo spezzato, come succede con quello di Tigana, il cui nome è stato gettato nell’oblio da una maledizione.

1. Il paese delle due lune, pag. 197,198. Guy Gavriel Kay. Sperling&Kupfer 1992

Fantasia=realtà

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Ho paura dei ragazzini della mia età. Si uccidono a vicenda…Sei miei amici sono morti d’arma da fuoco da un solo anno a questa parte. Dieci sono morti in incidenti automobilistici…Lo zio dice che suo nonno si ricordava del tempo in cui i ragazzi non si ammazzavano a vicenda. Ma tutto ciò avveniva molto tempo fa, quando le cose erano diverse. La gente aveva il senso della responsabilità. (pag 34)

Questo non è quanto si sente così tanto spesso quando si ascoltano i notiziari? Di giovani che s’ammazzano tra loro in risse in discoteca o per strada o che trovano la morte sulle strade perché corrono troppo in auto, presi dallo sballo di droghe e alcool assunte per divertirsi, per trovare euforia, per soffocare quel disagio che la società ha inculcato in loro e che loro stessi hanno collaborato a creare?

La gente non dice nulla…Parla di una gran quantità di automobili, parla di vestiti e di piscine e dice che sono una meraviglia! Ma non fanno tutti che dire le stesse cose e nessuno dice qualcosa di diverso dagli altri. (pag 34)

Si provi a osservare la gente, soprattutto ad ascoltare quello che dice e ci si accorgerà che pochi hanno davvero qualcosa d’interessante da dire: i più non fanno che ripetere copioni già conosciuti, andando per imitazione, senza mai creare e dire nulla di nuovo. Divertimenti, pettegolezzi, lavoro, sesso: questi gli argomenti di cui parlano. Ci si ferma sempre alla superficie, senza mai andare in profondità, cercando qualcosa di veramente importante.

La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade e le strade d’ogni genere sono affollate di gente che va da un pò dappertutto, ovunque, ed è come se non andassero in nessun posto. (pag 62)

Non si riesce a star fermi: troppo inquieti, troppo spaventati dalla calma e dal silenzio che viene dal rallentare, perché farlo significherebbe aver a che fare con se stessi, essere costretti a stare in compagnia di sé, accorgendosi dei difetti e delle mancanze che si possiede. E questa è una cosa che la gente non vuole fare, ne è spaventata perché non è abituata a riflettere, a conoscere se stessa: per questo si mantiene costantemente in movimento.

I Libri …erano acqua sporca per sguatteri…Non è stato il Governo a decidere: non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo (pag 64)

Si parla tanto d’impoverimento nelle pubblicazioni dei libri che escono di recente: si può dire che case editrici, governi hanno la loro parte nel condizionare la qualità dei prodotti, dato che gli fa comodo per i propri interessi, ma se questo è stato possibile è perché la gente ha permesso che la propria cultura, la propria consapevolezza s’abbassasse scegliendo la via più semplice, quella del divertimento, del non pensare, così da non avere preoccupazioni. E non è stato per questo che così tanto spesso Berlusconi non ha fatto che affermare che la gente non doveva sentire le informazioni, quelle che lui definiva le cosidette brutte notizie, perché non avesse di che preoccuparsi?

Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c’è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su di un foglio di carta, e più sarete ‘letterario’. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. “Scoprire le particolarità. Particolarità nuove!” I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
Viviamo in un tempo in cui i fiori tentano di vivere sui fiori, invece di nutrirsi di buona pioggia e di fertile limo nero. Perfino i fuochi artificiali, nonostante tutta la loro eleganza, nascono dalla chimica della terra. Eppure, non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giuochi pirotecnici, senza conchiudere il ciclo del ritorno alla realtà
(pag 92)

Questa è la forza che hanno i libri: essere specchi capaci di mostrare la realtà. Ma perché questo sia possibile, chi li scrive deve essere un osservato attento, saper andare in profondità, perforando la superficie e continuare a scavare perché c’è sempre qualcosa di prezioso da trovare e mostrare.

Ma tempo di pensare? Quando non conducete la vostra macchina a cento miglia all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è ‘reale’, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: “sembra” talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: ‘Quante sciocchezze!’ (pag 93)

Ecco mostrato il condizionamento di cui si parlava prima, di come la televisione è diventata una sorta di Bibbia, di parola sacra.

Un popolo che amava leggere soltanto di labbra appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco (pag 98)

La proliferazione di romanzi appartenenti al paranormal-romance e al filone erotico è segno di quanto si sia assottigliata l’intelligenza umana, di come la gente non cerchi più specchi sulla realtà, spunti di riflessione, anzi li rifugga, perché ciò che desidera è essere felici, avere solo divertimenti ed essere privi di pensieri.

Ho votato alle ultime elezioni…la linea politica del Presidente Noble. Per me è uno degli uomini più belli che siano mai diventati Presidenti!.. Che cosa gli è saltato in mente ai Fuoricampo di portare candidato un tipo simile? Non si sostiene un mezzo nano contro un bell’uomo alto come il Presidente! (pag 107-108)

fahrenheit 451Ecco un altro elemento che rispecchia la realtà. Più di una persona, specialmente donne e casalinghe, alle elezioni che hanno portato al governo il partito di Berlusconi gli hanno dato il voto perché lo ritenevano un bell’uomo o perché temevano che se non fosse andato al potere avrebbe potuto smettere di far vedere le telenovele, soffermandosi alle apparenze, senza preoccuparsi del programma proposto. Alla sostanza è stata preferita l’apparenza, una scelta condizionata dal fatto che la gente non pensa con la propria testa, ma si fa guidare da chi dirige i programmi televisivi (e c’è davvero curiosità e orrore nel stare a vedere se per la quarta volta si commetterà lo stesso errore: come se non bastasse l’esperienza fatta finora, dovrebbe ammonire il caso del tanto declamato “eroismo” di Berlusconi nel non cedere Thiago Silva per una grossa cifra per far accrescere il numero degli abbonamenti e poi venderlo assieme a Ibrahimovic perché a tanti soldi non si può rinunciare. Una bella presa in giro, come è nella sua natura, con l’unico scopo d’accumulare denaro dallo sfruttare chi lo segue; l’imprenditore perde il pelo, ma non il vizio, pertanto si sa già a cosa si va incontro. Popolo avvisato…)

I brani citati non sono stati scritti di recente, bensì nel 1953 da Ray Bradbury, in Fahrenheit 451, ma questo non fa differenza, dato che le sue parole e quanto mostrano sono sempre attuali.