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Soldati

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Il Soldato Invasore saliva agile come un ragno sulle mura, spostandosi da un appiglio all’altro, rimanendo sempre nella parte in ombra della torre di guardia. Raggiunta la sua sommità, si sporse di un poco oltre i merli, cercando il soldato posto a sua difesa: era dalla parte opposta del punto in cui lui si trovava. Gli dava le spalle. Non pareva essersi accorto della sua presenza.
Il Soldato Invasore scavalcò i merli senza far rumore. Si concesse qualche istante per riprendersi dalla scalata. Non poteva fallire: doveva eliminare la guardia e conquistare la torre, l’unico punto dello stretto valico tra le montagne in cui si poteva passare. A quel punto, la via per la conquista della nazione nemica sarebbe stata libera.
Estrasse lentamente il pugnale dal fodero, attento a non emettere neppure il suono più sottile, poi prese ad avvicinarsi al soldato nemico con passo felpato, tenendo sotto controllo ogni suo movimento. Gli sarebbe bastato un colpo alla schiena: il nemico sarebbe morto prima di accorgersi di cosa stesse succedendo.
La distanza diminuiva e il Soldato di Guardia non si voltava: se ne stava sempre fermo, guardando fisso davanti a sé.
Il Soldato Invasore si fece più guardingo. Che si fosse accorto della sua presenza e stesse aspettando che si avvicinasse abbastanza per colpirlo? La spada del Soldato di Guardia era nel suo fodero ma questo poteva essere un inganno per fargli abbassare la guardia: poteva tenere in mano un pugnale, proprio come stava facendo lui.
Si tenne pronto a balzare in avanti e a colpire il più velocemente possibile. Sentì i muscoli del corpo tendersi come la corda di un arco. Fu allora che si accorse di una cosa che non riteneva possibile: il Soldato di Guardia era rilassato. La posizione della schiena, le membra: tutto nel nemico rivelava lo stato di calma in cui si trovava.
Il tramonto che colpisce il soldato invasoreNessun buon soldato commetteva un simile errore: essere sempre allerta era la prima regola che veniva insegnata. Non potevano aver messo un incompetente a ricoprire un ruolo così importante.
Il Soldato Invasore arrivò a poche spanne dal nemico, così vicino da vedere le cuciture della sua giubba di cuoio. Un solo gesto e tutto sarebbe finito. Eppure non riusciva ad agire. Perché l’altro non si muoveva?
Distolse gli occhi dalla schiena del Soldato di Guardia, posandoli sul suo capo: lo sguardo era rivolto verso l’alto. Cosa c’era da vedere da far dimenticare il suo dovere?
Levò gli occhi oltre le spalle del soldato nemico.
Il sole al tramonto infiammava le nubi d’intense sfumature dorate. Sospinte da una lieve brezza, si muovevano in una danza che le rendeva un attimo montagne gigantesche e quello successivo possenti draghi maestosi.
Senza rendersene conto, il Soldato Invasore si avvicinò ai merli, rapito dalle movenze delle nuvole e dal gioco di colori che si stava susseguendo nel cielo. Dall’oro si passava all’arancione, poi al rosso, al rosa, al viola. I ghiacciai delle montagne aumentavano la luce del tramonto, spargendo il suo riflesso su tutto il paesaggio come una soffice coperta. I boschi, già ammantati dei colori dell’autunno, parevano farsi più caldi e accoglienti.
Il Soldato Invasore trattenne il respiro dinanzi a quello spettacolo: non aveva mai visto i boschi in quel modo. Per lui finora erano stati solamente un rifugio o un modo per muoversi senza essere visto dai nemici e spiarli. Dinanzi a quella bellezza, si sentì invaso da un soffuso tepore; non gli sembrava possibile di essere sull’orlo di una guerra.
In quel momento si ricordò della sua missione e di dove si trovava. Si riscosse e si voltò verso il nemico: il Soldato di Guardia lo stava fissando. In mano teneva una forma di pane. Senza dire una parola gliela porse.
Il Soldato Invasore la osservò a lungo, come se fosse la prima volta che ne vedeva una. La afferrò con titubanza, usando il coltello per tagliarla in due, restituendo poi una metà alla guardia. Dopo un istante di esitazione rinfoderò l’arma e prese a mangiare. Il pane era fragrante e morbido. Per un attimo pensò di non aver mai mangiato nulla di più buono.
Il Soldato di Guardia gli passò la borraccia.
Il Soldato Invasore la stappò e annusò, poi la portò alla bocca e bevve una lunga sorsata prima di restituirla. Il vino in essa contenuto era avvolgente e intenso. Eppure non era un vino ricercato e pregiato, di questo era sicuro: a nessun soldato veniva dato il meglio, quello spettava solo ai ricchi e ai nobili.
Allora perché quello che aveva mangiato e bevuto pareva avere un sapore migliore del solito?
Il Soldato di Guardia prese a mangiare il suo pezzo di pane dopo aver bevuto dalla borraccia.
Senza scambiarsi una parola, i due consumarono il semplice pasto, continuando a guardare il cielo che si scuriva e cominciava ad ammantarsi dei colori della notte.
Quando ebbero finito, il Soldato Invasore se ne andò com’era venuto.

Il ceppo crepitò nel camino. Seduto con la schiena rivolta verso il fuoco, Bardo osservò compiaciuto l’espressione rapita dei bambini seduti davanti a lui. Mise la mano davanti alla bocca per nascondere il sorriso che stava nascendo sulle sue labbra: era curioso di vedere chi sarebbe stato il primo a parlare.
«E poi?» chiese un bambino dai capelli neri in prima fila.
«E poi cosa?» fece Bardo.
«Come continua la storia?» lo incalzò il bambino.
«La storia finisce qui» disse Bardo.
«Non è possibile» protestò una bambina con al collo una sciarpa rossa.
«Invece è così» rispose tranquillamente Bardo.
«Che ne è stato della guerra che doveva scoppiare tra i due paesi?» chiese un bimbo con il volto spruzzato di lentiggini.
«Non iniziò mai.»
«E perché?» domandò una bambina dalla pelle color ebano.
«Il Soldato di Guardia aveva detto a quelli della sua nazione: “Se vedrete un razzo luminoso nel cielo, significa che il nemico che ci sta attaccando è troppo forte e io, che sono il migliore di noi, non sono riuscito a respingerlo. Questo sarà il segnale che dovremo invaderli per primi per coglierli di sorpresa: sarà la nostra unica possibilità di vittoria, perché le nostre difese non sono all’altezza delle loro capacità.”
Il Soldato Invasore aveva detto a quelli del suo paese: “Sono il soldato più abile che avete: se non vedrete sventolare una bandiera rossa sulla torre, significa che ho fallito perché il nemico è troppo forte per noi. Iniziare una guerra contro la nazione avversaria sarebbe una follia, perché non avremo possibilità di vittoria.”
I due paesi attesero a lungo d’avere risposta dai loro campioni. I giorni divennero settimane, poi mesi e infine anni. Stanchi di aspettare, i due popoli abbandonarono ogni proposito bellico» spiegò con calma Bardo.
«E cosa è stato dei due soldati?» volle sapere una bambina che portava i capelli raccolti in una lunga treccia.
«Da quel che si sa, ogni sera si trovano in cima alla torre a guardare il tramonto, mangiando quietamente, senza mai scambiarsi parola» disse Bardo.
Il pubblico di piccoli si fece di nuovo silenzioso.
«Stai dicendo che la guerra è stata evitata grazie a un tramonto? Basta guardarne uno e tutti i conflitti finiranno? Questa è la morale del racconto?» fece perplesso il primo bambino che aveva parlato.
«Io non ho morali da dare: solo storie da raccontare» disse con calma Bardo.
L’espressione del bambino si fece più corrucciata. «Un tramonto è solo un tramonto» borbottò tra sé. «Non ha il potere di fermare le guerre.»
«Come ti ho già detto, non ho né morali né risposte da dare. Puoi provare però uno di questi giorni a osservarne uno: potresti trovare quello che stai cercando» suggerì Bardo ammiccando. «Allora, volete che vi racconti un’altra storia?» Sorrise vedendo i bambini esplodere in un coro di assensi.

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