Cosa dire di Vento e Verità, il quinto libro e ultimo libro del primo ciclo delle Cronache della Folgoluce?
Non è il miglior libro di questi primi cinque volumi ma è comunque un buon libro, superiore a molte produzioni attuali (ma anche del passato), con alti e bassi.
Partiamo dai bassi. Le prime cinquecento pagine non mi hanno preso, non sono riuscite a coinvolgermi, non dico che mi hanno annoiato ma hanno rallentato molto la lettura; era già successo con altri volumi della Folgoluce che la lettura procedesse a rilento, ma lì il rallentamento era stato voluto per non finire troppo presto il romanzo che stavo leggendo. Il problema con queste cinquecento pagine, per quel che mi riguarda, è che gli eventi sono troppo dilatati, si prendono tempo in preparazione di ciò che sta per arrivare (la sfida finale tra i campioni di Dalinar e di Odio); considerando che l’arco di tempo di Vento e Verità ricopre dieci giorni, la cosa risulta un poco eccessiva. Molti avrebbero abbandonato il volume già dopo cinquanta pagine (c’è gente che abbandona la lettura di un libro se non è coinvolta dopo aver letto le prime cinque righe), ma vuoi per fiducia verso Sanderson, vuoi perché quando inizio una cosa la voglio finire, sono andato avanti, venendo ripagato da una buona lettura, a tratti molto buona.
Com’è possibile allora, narrando gli eventi di dieci giorni, scrivere un tomo di millecinquecento pagine?
Perchè le vicende di alcuni personaggi (Navani, Dalinar, Shallan, Rlain e Renarin) si svolgono nel Reame Spirituale (dove dimorano gli dei), dove il tempo viene dilatato (quello che nel mondo di Roshar può essere qualche minuto o un’ora nel Reame Spirituale corrisponde a giorni). Una scelta che non mi è dispiaciuta, ma di cui non sono rimasto sorpreso per il semplice fatto che ho usato tale mezzo in Strade Nascoste, il primo volume che ho scritto di Storie di Asklivion. So che queste parole non piacieranno a diversi, che sembrerà un modo di volermi mettere al livello di Sanderson, ma non mi sto paragonando a lui e neppure voglio essere come lui: semplicemente sto enunciando un fatto. E prima che qualcuno asserisca che ho preso spunto dallo scrittore americano (o peggio, che abbia copiato), Strade Nascoste l’ho scritto prima delle Cronache della Folgoluce (tra il 2001 e il 2006) e la prima versione (tramite licenza Creative Coomon) l’ho pubblicata sul mio sito (quello su cui si sta leggendo) nel 2011 (è stata tolta dopo la pubblicazione in ebook ma sono rimasti sul sito alcuni brani). Quindi Reame Spirituale, personaggi che in un’altra dimensione condividono e rivedono esperienze personali, il mondo degli spren, non sono stati una novità: in Strade Nascoste ci sono il Mondo Spirituale e gli spiriti che sono interconnessi e interagiscono col mondo materiale, i protagonisti finiscono in una dimensione dove rivivono esperienze passate apprendendo da esse e superando traumi, hanno a che fare con luoghi dove il tempo scorre in maniera diversa. Per precisare, neanche la mia idea era originale, dato che tale idea faceva parte dell’ambientazione Mondo di Tenebra della White Wolf; anzi, posso dire tranquillamente che tale ambientazione mi ha molto ispirato, sia per quanto riguarda Asklivion, sia per quanto riguarda I Tempi della Caduta.
Tutta questa pappardella (i più maligni diranno autorefenziale e per farsi pubblicità) serve a spiegare perché, avendo già usato tutto ciò in mie opere, non sia rimasto sopreso da quello che ha scritto Sanderson; non essere sorpreso non significa essere deluso, anzi, la lettura di Vento e Verità è stata piacevole. Fra parentesi, uno dei motivi per cui ho letto praticamente tutto quello che è stato tradotto di Sanderson è che racconta tipi di storie e idee che ho anche io e per questo mi piacciono; si dice che si scrive quello che si piacerebbe leggere: è vero che in questo caso si legge ciò che piace scrivere 🙂 . Di nuovo (tocca ancora precisare perché siamo in un tempo in cui si riesce a fare polemica con tutto), non è un paragonarmi a Sanderson ma solo per dire che abbiamo un modo di vedere il fantasy molto simile ed è uno dei motivi per cui lo seguo.
Quindi non è stata la mancanza di sorpresa a penalizzare la lettura, ciò che l’ha penalizzata è stata soprattutto la mancanza di sintesi nel primo terzo del romanzo: c’erano dei capitoli che sarebbero bastate poche righe per raccontare gli eventi che li riguardavano. E qui si potrebbe parlare dello “Show don’t tell” perché non sempre mostrare tutto è un bene: alle volte è meglio raccontare per non perdere il lettore dilunagandosi troppo.
Superato lo scoglio delle prime cinquecento pagine (e si può dire che non è uno scoglio piccolo), Vento e Verità ingrana e la storia si fa sempre più appassionante: viene mostrato il passato degli Araldi, come è stato realizzato il Giuripatto, qual è stato il destino di Onore, perché Roshar è cambiato così tanto con l’arrivo degli umani, cosa ha portato alla guerra millenaria. Oltre al Reame Spirituale viene aggiunto Vento, una delle divinità esistenti su Roshar prima dell’arrivo di Odio e Onore, viene mostrato cosa è successo al paese in cui è nato Szeth ed è qui che si capisce come la guerra in corso non riguarda più solo Roshar ma anche tutti gli altri sistemi del Cosmoverso, dato che, da come si può intuire, nei prossimi volumi della serie molto probabilmente scenderanno in campo anche i Frammenti di altri sistemi planetari (al momento si sono visti Armonia, che unisce Preservazione e Distruzione, e Autonomia col mondo di Mistborn, ma ce ne sono altri menzionati in Vento e Verità).
Cosa dire dei personaggi? Dalinar e Khaladin hanno fatto scelte che mi aspettavo (e le ho trovate appropriate), così pure Shallan; Adolin ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, tutto il suo valore (e lo scontro con Adibi è tanta roba, non tanto per spettacolarità, ma per epicità e per come si realizza). Per quanto capisca il cammino fatto, Szeth è stato il personaggio di tutta la serie che meno mi ha preso: è stato vittima degli eventi, degli altri, per tutto il tempo e solo alla fine prende nelle sue mani il destino. Benché cresciuto, Szeth è sempre stato un bambino sfruttato da chiunque, usato per scopi non proprio dei migliori; la sua è una storia triste dall’inizio alla fine.
Qualcuno potrebb criticare (anzi, direi che in diversi l’hanno fatto) per come finisce Vento e Verità, dato che lascia la storia a un certo punto, ma è logico che sia così: siamo al romanzo cinque di dieci, ed è finita solo la prima parte (sarebbe la stessa cosa criticare come finisce un film avendo visto solo il primo tempo). Sanderson lascia la storia dopo che c’è stata una svolta e dopo tale svolta ci si sta assestando e preparando per quello che verrà; ora occorrerà aspettare per sapere come si svolgerà la seconda parte, dato che prima lo scrittore dovrà scrivere la terza era di Mistborn e, facendo congetture con quanto letto nel finale di Vento e Verità, sarà legata a quanto si verificherà su Roshar. E sarà un’attesa un po’ lunghina: se non ricordo male da quanto letto da qualche parte in rete, per il sesto libro si parla del 2031 e visto quanto hanno impiegato per uscire i primi cinque volumi (dal 2010 al 2024) (sempre che Sanderson non si lasci distrarre da tanti altri progetti), data la lunghezza dei tomi, ipotizzare una decina d’anni non è qualcosa di tanto lontano dalla realtà. Per i fan ciò può essere sconfortante, ma si provi a scrivere libri di mille e passa pagine l’uno (e pure di alta qualità) e si vedrà; ci sono scrittori che fanno molto peggio (chi ha citato George R.R. Martin?); è anche vero che ci sono scrittori che hanno fatto meglio, vedere Steven Erikson, che riusciva a pubblicare un romanzo l’anno della saga Malazan (però lavorava solo su essa). Per il momento ci si goda questo Vento e Verità, che non sarà un romanzo perfetto ma è sicuramente una buona lettura.
P.s.: il bello di Sanderson quando parla di divinità è che mostra, oltre il loro potere, anche il loro lato umano, perché una dività potrà anche essere un essere superiore ma parte sempre da una base umana.






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