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Le buche stradali - Brîsa ciapér pr al cûl 13

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Buche stradaliIn Italia, si sa, non viene praticamente più fatta manutenzione su niente. Cosa peggiore, non vuole essere fatta perché farla significa spendere dei soldi. La cronaca non fa che parlare di cavalcavia, ponti, viadotti in pessime condizioni e pertanto pericolosi, letti dei fiumi non puliti che poi vanno ad allagare i paesi. Ci s’indigna, si fanno tanti proclami, ma alla fine le cose non cambiano e nemmeno si fa lo sforzo di cambiarle.
Non fanno eccezione le strade, dove in diversi casi si sono spalancate gigantesche voragini. Queste sono notizie eclatanti, ma se si va a guardare, le strade italiane sono piene di buche, di tutte le dimensioni. Fino a una decina/quindicina di anni fa, il manto stradale veniva regolarmente rifatto; ora, quando va fatta bene, è già tanto se gli addetti ai lavori passo con un po’ di catrame a tappare queste buche.
Perché avviene tutto questo?
Semplice, è sempre una questione di soldi: spesso ci si attacca ai tagli fatti dal governo, ma anche perché si ritiene che fare manutenzione non conviene.
Alle volte succede che chi ha subito danni da una buca venga risarcito, ma accade anche che il danneggiato, oltre il danno, ha la beffa di dover risarcire il comune, che non ha fatto il suo dovere, perché caduto in una buca. E’ il caso di una donna residente a Roma.
“Il 21 dicembre, indesiderato regalo di Natale, la Cassazione ha sentenziato così: la signora caduta nel lontano 2006 in uno dei sempiterni crateri di Roma — perché nella capitale cambiano le amministrazioni, ma i problemi rimango sempre gli stessi — dovrà pagare 30 mila euro per aver messo il piede in fallo ed essersi rotta un braccio. Paradosso: la vittima del cratere di via Taro, una delle strade principali dell’elegante quartiere Trieste, aveva chiesto un risarcimento da 100 mila euro per l’infortunio. Una pretesa bocciata in pieno dagli Ermellini: non è colpa del Comune se le strade sono tutte un rattoppo ed è facilissimo imbattersi in una buca, piuttosto i residenti tengano gli occhi aperti quando sono a passeggio e non si distraggano.”
Ormai siamo alla presa in giro più totale. Ma magari fosse così, perché in questi casi si sommano danni su danni.
Siamo alla follia, come si legge sempre nello stesso articolo.
“la presenza su strade pubbliche di sconnessioni, avvallamenti e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ed eccezionale, ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza rientrante nell’id quod plerumque accidit (ciò che accade più volte) e, dunque, deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada che, quindi, hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per sé e per gli altri”
Tradotto in parole povere, è assolutamente normale che le strade siano rovinate e pericolose; se le persone si fanno male, è colpa loro.
Le istituzioni hanno forse dimenticato (ma sarebbe meglio dire che volutamente vogliono ignorare) che è loro dovere assicurare la sicurezza dei cittadini. Cittadini che pagano le tasse perché abbiano dei servizi, tra i quali poter andare sicuri per le strade.
Ma questo alle istituzioni non importa, come sempre dimostra il comune di Roma quando, dinanzi a un risarcimento per via delle buche , dice che “essendo ormai le buche una caratteristica cittadina sono i romani che hanno “l’obbligo” di fare di tutto per evitarle”.
Oltre al fatto che la risposta oltre che offensiva è allucinante, c’è da riflettere su una cosa molto grave: il rendere normale e caratteristico qualcosa che non dovrebbe esserlo proprio per niente.
Ci si rende conto della follia a cui si sta arrivando?
Di come le istituzioni, che dovrebbero tutelare e proteggere i cittadini, invece li prendono in giro dopo averli danneggiati? Come fa a essere colpa di un cittadino se il comune si rifiuta di fare manutenzione delle strade? E’ evidente che il colpevole è il comune, ma cosa allucinante, il colpevole si trasforma in vittima e attacca, facendo diventare il cittadino da vittima a colpevole.
Come sempre: Brîsa ciapér pr al cûl!