Strade Nascoste – Racconti

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Propaganda: pericoli e trappole insiti in essa

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Propaganda – Le regole d’oro del buon demagogo
1. La propaganda deve essere popolare
«A chi bisogna rivolgere la propaganda? Agli intellettuali o alle masse sensibilizzate? Secondo me essa deve rivolgersi solo alle masse… La propaganda deve essere popolare, svolta cioè a un livello di comprensione tale da essere recepita dai più umili tra quelli a cui si rivolge. Ne consegue che il suo livello spirituale sarà tanto più basso quanto più grande è la massa che si vuole coinvolgere ».

2. Trovare la via del cuore delle grandi masse
«L’arte della propaganda si basa su una tecnica fondamentale: trovare la via del cuore delle grandi masse; capire ed esprimere il loro mondo, rappresentare i loro sentimenti… Il modo di sentire del popolo non è tortuoso ma semplice ed elementare. Mancano in esso sfumature sottili o articolazioni composite; lo schema di interpretazione del mondo ha solo due poli: positivo o negativo, vero o falso, giusto o ingiusto, bene o male.»

3. Esercitare la violenza del padrone
«La massa è come le donne: la loro sensibilità non è influenzata da argomenti di natura astratta, ma piuttosto da una vaga e sentimentale nostalgia per qualcosa di forte che le completi, cosicché sono molto più disposte a subire la violenza del forte piuttosto che a esercitarla sul debole. Così la massa si piega più facilmente davanti alla violenza del padrone piuttosto che alle preghiere dell’imbonitore.»

4. Calcolare con precisione le debolezze umane
«È necessario conquistare con astuzia e con prudenza una posizione dopo l’altra. Tutti i mezzi sono buoni, dai ricatti segreti ai furti veri e propri… Si tratta di saper calcolare con precisione le debolezze umane : questa tattica porterà sempre alla vittoria, finché anche l’avversario non sia in grado di rispondere con le stesse armi venefiche.»

5. Affidarsi alle grandi menzogne
«Può darsi che il popolo sia corrotto, fin nelle pieghe più nascoste del suo sentimento, ma esso non è mai consapevolmente malvagio. È dunque assai più facile coinvolgerlo in una grande piuttosto che in una piccola bugia, appunto per la semplicità del suo modo di sentire. Anche la massa, infatti, è spesso bugiarda nelle piccole cose, ma si vergognerebbe certo di esserlo in quelle importanti. Se la menzogna è di proporzioni iperboliche, alla gente non verrà neanche in mente che sia possibile architettare una così profonda falsificazione della verità…»

6. Limitarsi a pochissimi punti
«Le grandi masse hanno una capacità di ricezione assai limitata, un’intelligenza modesta, una memoria debole. Perché una propaganda sia efficace deve basarsi quindi su pochissimi punti, ripetuti incessantemente, finché anche l’uomo più rozzo sia indotto a ripeterli di continuo così da imprimerli nel profondo della sua coscienza innocente.»

7. Mostrare che il nemico è sempre lo stesso
«È compito del leader politico mostrare che anche i nemici più diversi appartengono a un’unica categoria: individuare più di un avversario può provocare infatti tra le masse insicure e perplesse discussioni e dubbi sulla giustezza del loro diritto… Non bisogna esitare a scatenare sull’avversario un fuoco continuo di menzogne e calunnie, fino a provocare uno stato di isterismo collettivo: a questo punto, per riottenere la pace, il popolo sarà disposto a sacrificare la vittima prescelta.»
(1)

Hitler, purtroppo, ha saputo effettuare una propaganda efficaceSe siete inorriditi, se avete provato un senso di allarme e preoccupazione leggendo questi brani, non preoccupatevi: è una reazione normale, perché essi sono tratti da Mein Kampf di Adolf Hitler. Quello che deve preoccupare è che le parole di questo genio del male sono state e sono tuttora seguite e attuate da molti: purtroppo hanno fatto scuola, e non solo a livello di propaganda. Ascoltate i discorsi di certe figure politiche, sia in Europa sia in Italia, e troverete molte analogie. Tutti i punti sono importanti e rivelano il modo di fare che certe figure politiche attuano, ma visto il periodo attuale, ci si soffermi sul punto 7; allora il nemico fu individuato negli ebrei (almeno in principio: poi lo divennero molti altri), oggi sono gli immigrati il nemico. Certo, una regolamentazione sull’immigrazione più chiara di quella attuale occorre perché mancano le risorse per accogliere un numero così elevato di persone e sostentarle in maniera dignitosa (e non ci si può arricchire con l’immigrazione come è stato fatto), ma il problema dello stato delle cose nel nostro paese non può essere additato agli immigrati: è una semplificazione troppo superficiale, ma è facile e immediatamente comprensibile dalla massa che non pensa, proprio come ha fatto notare Hitler, ed è su questo che si gioca. Risulta più semplice far credere che il problema è solo uno, dovuto a una sola categoria: quante volte si è sentito che se c’è delinquenza è colpa degli immigrati, se ci sono furti è colpa degli immigrati, se c’è spaccio di droga è colpa degli immigrati, se gli italiani non trovano lavoro è perché glielo fregano gli immigrati? Risulta più semplice far credere che una volta eliminati gli immigrati tutto andrà a posto, anche se è chiaro che le cose non stanno affatto così.
Molto più difficile invece far capire alla massa che i problemi sono molteplici, che sono dovuti a mentalità e atteggiamenti perpetrati da molti. I politici non ammetteranno mai che i problemi partono anche da loro, che sono loro i primi a commettere reati, ad attuare la corruzione, a creare leggi a proprio fare e a pensare che per loro le regole non valgono, a istigare odio, violenza e dare il cattivo esempio. Tanti rifiutano l’esistenza della mafia dato che vi sono legati e gli fa comodo che non venga portata alla luce perché hanno un tornaconto personale. Tantissimi non ammetteranno mai che se i figli commettono certe azioni, la colpa è dei genitori che non li hanno educati o gli hanno dato il cattivo esempio, reputando di poter fare tutto quello che gli passi per la testa, che il rispetto altrui è cosa inutile; certo, ci sono le eccezioni di figli che nonostante l’educazione ricevuta fanno poi quello che gli pare, ma la regola è che manca un’educazione di base, dove le varie parti si scaricano il barile l’uno con l’altro. Se tanti giovani commettono reati e violenze è perché, oltre a quanto appena scritto, vanno per imitazione: vedono quanto fatto sui social, in televisione, e lo mettono in atto perché questo dà notorietà, e avendo notorietà si sentono riconosciuti, quindi si sentono esistere. Questa società ha dato l’input che se non si appare, se non si è conosciuti, non si è nessuno, non si ha nessun valore; tanti ad attaccare i social, i media, additandoli come il male, ma questi sono soltanto dei mezzi: diventano il male perché sono le persone che gli trasmettono quello che hanno in sé in essi.
Si ritorna sempre sul fattore educazione: tutto dipende dalle persone, da come sono state educate e dal livello di consapevolezza raggiunto. Il problema si concentra allora su chi educa e si capisce quanto questo ruolo sia importante, nel bene come nel male. Gesù, nei Vangeli, metteva in guardia proprio da queste cose.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? (2)

Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso. (3)

Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo (4)

Da duemila anni si viene messi in guardia (ma anche da prima, se si va a guardare anche in altre culture). La storia ha dato dei chiari esempi perché non si ripetano certi errori; eppure, pare che tutto questo ancora non basti, dato che si continua a perseverare. Oppure c’è un’altra ipotesi: queste cose le si è capite, ma vengono ignorate, perché si è disposti a tutto, anche a riproporre orrori, pur di ottenere il potere.

1. Pro e contro. Hitler. I dossier Mondadori. Arnoldo Mondadori Editore 1972, pag. 35,36,37.
2. Vangelo. Matteo 5,13.
3. Vangelo. Matteo 15, 14.
4. Vangelo. Matteo 15, 18-20.