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Il viaggio di ritorno, la storia di Trix il tricorno

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La strada del ritorno, la storia di Trix il tricorno è il primo racconto che ho scritto per il sito Piccoli grandi sognatori.

C’era una volta Trix, un tricorno che viveva in una verde vallata. L’acqua dei ruscelli era chiara, gli alberi pieni di frutti e tutti gli animali della foresta gli volevano bene. Ma lui si sentiva fuori posto, dato che era l’unico ad avere tre corni sulla fronte. Per quanto gli altri animali della foresta cercassero di coinvolgerlo nei loro giochi, il tricorno si sentiva sempre un pesce fuor d’acqua. Spesso lo si vedeva in cima a una collina a sospirare, standosene seduto con le orecchie mogie, gli occhi che guardavano lontano, verso quella casa che non era dove si trovava.
“Eppure dovrei essere felice” pensava mentre fissava l’orizzonte. “Ho degli amici, una bella caverna dove dormire, l’erba e i frutti della vallata sono buoni. Perché allora mi sento così?”
Più ci pensava e più si faceva triste.
“Ah, se solo ricordassi da dove vengo” si disperava. Ma per quanto ci provasse, non gli veniva in mente nulla: quando era giunto nella foresta, era troppo piccolo per ricordare da dove proveniva. E gli animali che l’avevano trovato non avevano visto da dove era arrivato.
Camminava per ore da solo e quando tornava alla caverna, si sdraiava a fissare per ore la sciarpa nera che teneva con cura su un sasso, l’unico ricordo che aveva di quella che era stata la sua casa.
«Ah, se solo potessi parlare» sospirò un giorno mentre guardava la sciarpa. «Magari potresti essermi di aiuto.»
«Certo che potrei» disse la sciarpa.
Il tricorno si tirò sulle zampe di scatto. «Tu parli.»
«Certo.»
«Perché non l’hai fatto prima?» sbottò il tricorno.
«Te ne stavi sempre a pensare e non volevo disturbarti» rispose con calma la sciarpa.
«Quindi tu sai da dove vengo?» chiese ansioso il tricorno.
«Certo.»
Il tricorno prese a saltare dalla gioia. «Allora tornerò a casa!»
«Uhm» fece la sciarpa. «Non così in fretta.»
«Perché?» chiese allarmato il tricorno.
«Dunque… so qual è casa tua ma…»
«Ma…» lo incalzò il tricorno.
«Ma non so quale strada hai preso per arrivare fin qui» concluse la sciarpa.
«Com’è possibile?»
«Vedi, il mago che mi ha incantato era un po’ distratto e si è dimenticato di darmi la vista. Quindi non so qual è la strada che ti ha portato qua.»
Il tricorno si mise sconsolato seduto con un tonfo e rimase in silenzio.
«Come ci abbattiamo facilmente!» esclamò la sciarpa. «Basterò chiedere in giro del Castello delle Tre Torri e qualcuno ci indicherà la via per raggiungerlo.»
Ritrovate le speranze, il tricorno si avvolse la sciarpa attorno al collo e, dopo aver salutato gli amici, partì, seguendo le parole del vecchio orso Boby, il più saggio degli animali della foresta e quello che aveva viaggiato di più: per lui, il Castello delle Tre Torri doveva trovarsi oltre le montagne della regione.
Il tricorno attraversò la pianura, superò laghi e fiumi, finché raggiunse le montagne indicate dal vecchio orso. Salì sentieri stretti e pieni di rocce e presto incontrò la neve, ma non patì il freddo, perché la sciarpa con la sua magia lo teneva al caldo. Fu un viaggio faticoso, ma riuscì a superare le montagne.
Quando però fu oltre di esse, il castello non si vedeva da nessuna parte.
«E adesso dove devo andare per trovarlo?» Il tricorno stava per mettersi a piangere quando sentì uno strano suono, che piano piano si fece più vicino. Alzò il muso e scorse una strana macchia blu che scendeva dalla cima delle montagne. Quando fu più vicina, vide che non era una macchia, ma tante grosse api blu che volavano insieme.
Le api presero a ronzare con forza quando furono sopra la sua testa. Il tricorno indietreggiò spaventato.
«Non aver paura» disse la sciarpa. «Non vogliono farti del male.»
«Riesci a capirle?» chiese il tricorno.
«Il mago che mi ha incantato mi ha dato la capacità di tradurre molte lingue» spiegò la sciarpa. «Le api dicono che non troverai il castello perché lo cerchi nel posto sbagliato: non è sulla terra ma sulle nuvole.»
«E come faccio ad arrivare lassù?»
«Le api dicono che ti porteranno loro: è un servizio che fanno spesso.» La sciarpa rimase in silenzio ad ascoltarle. «Dicono che lo faranno volentieri, perché così renderanno felici i tuoi genitori: ti stanno cercando da tanto tempo, da quando da piccolo un tornado ti ha portato via da casa.»
Le api si strinsero attorno al tricorno e lo sollevarono, volando sempre più in alto. Il tricorno guardava trepidante la nuvola verso la quale si stava avvicinando. Quando le api lo posarono sul soffice suolo bianco, le ringraziò; poi posò lo sguardo sul castello che vedeva in lontananza e luccicava alla luce del sole.
L’aveva ormai raggiunto quando il portone si aprì e una tricorna gli venne incontro.
«Mamma! Papà! Venite!» gridò la tricorna. «Trix è tornato!»
Il tricorno sentì il cuore riempirsi di felicità: era finalmente a casa.

Alla seguente pagina è possibile vedere anche il video che è stato fatto per il racconto.

Piccoli grandi sognatori: immagini e parole a servizio della fantasia.

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piccoli grandi sognatoriIl Covid-19 ha lasciato e sta lasciando dei segni su tutti e non solo sulle persone colpite dalla malattia di cui è portatore. L’isolamento portato dalla quarantena è pesante per gli adulti e lo è anche per i bambini, che si ritrovano a vivere una situazione difficile che fanno fatica a capire e ad affrontare. Per questo nasce Piccoli Grandi Sognatori, un progetto davvero interessante. Il progetto Piccoli Grandi Sognatori nasce dal desiderio di coinvolgere i più piccoli e rendere la quarantena meno pesante. È un invito ai bambini a viaggiare con le ali della fantasia dando sfogo alla loro creatività attraverso il disegno. A partire dalle immagini saranno realizzati mini-racconti che verranno pubblicati sul sito, accessibili a tutti gratuitamente. Non solo i racconti potranno essere letti, ma sarà possibile anche ascoltarli, dato che saranno creati anche dei video su queste storie, come è possibile vedere a questa pagina.
Una bella iniziativa da seguire, sia per i più piccoli, sia per i più grandi, perché in un periodo come questo c’è bisogno di allentare la tensione e lasciare che la mente si alleggerisca. E come scriveva Gianni Rodari, la mente è una sola e la sua creatività va coltivata in tutte le direzioni.

L’orda degli orchi

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L'orda degli orchi
L’orda degli orchi è il primo volume della trilogia La lama del cacciatore di R.A. Salvatore, ed è il diciassettesimo della nuova edizione di Armenia. Gli eventi di questo nuovo capitolo delle avventure di Drizzt Do’Urden si collocano dopo la serie I Sentieri delle Tenebre, con tutto il gruppo di nuovo riunito dopo che Wulfgar è riuscito a ritrovare se stesso dopo essere ritornato dall’Abisso. Bruenor è tornato a essere re di Mithral Hall dopo la morte di Ganfalug e si sta apprestando a tornare dalla Valle del Vento a riprendere il ruolo che già un tempo era stato suo; ma prima che ciò avvenga vuole godersi ancora l’avventura e magari ritrovare Gauntlgrym, la leggendaria fortezza sotterranea dimora di migliaia di umani e nani.
Il viaggio pare relativamente tranquillo, con qualche scontro di quelle che sembrano tribù di orchi impegnate a depredare i viaggiatori della regione; esse però non sono che l’avanguardia di un vero e proprio esercito guidato da Re Obould, alleatosi con i giganti del ghiaccio di Gerdi e un gruppo drow che si è allontanato dal Sottosuolo. Rifugiatisi nella cittadina di Shallows, si ritrovano a subire un assedio feroce; Drizzt, per cercare di allentare la morsa dell’attacco e impedire che le mura vengano distrutte dal bombardamento dei giganti, esce dalla città e attacca i nemici alle spalle. Il suo intento riesce parzialmente, ma è costretto ad allontanarsi per non soccombere e vedere il suo amico Bruenor cadere dalla torre distrutta dai lanci dei giganti e le mura farsi sempre più piene di brecce. Solo tra i nemici, per sopravvivere Drizzt è costretto a risvegliare il Cacciatore, la parte più istintiva e feroce di lui.
Seppur in grosse difficoltà e feriti gravemente, Bruenor e gli altri compagni ricevono un aiuto inaspettato, riuscendo a fuggire dalla città in rovina e dal suo destino di morte.
L’orda degli orchi è una buona lettura d’intrattenimento, che mostra il continuo delle avventure degli eroi più conosciuti di R.A. Salvatore e lo sviluppo delle loro personalità in base a agli eventi accaduti. Piacevole libro, ma niente di trascendentale.

Weathering with you

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Weathering with youWeathering with you è un romanzo scritto da Makoto Shinkai in contemporanea alla realizzazione dell’omonimo film. La storia è abbastanza semplice: Hodaka, un ragazzo di sedici anni, scappa di casa e va a Tokyo; una fuga non organizzata, che potrebbe finire male se il giovane non incontrasse delle persone che gli danno una mano. Il primo, Keisuke Suga, è un uomo all’apparenza duro, ma disposto ad aiutare chi è in difficoltà; è da lui che Hodaka trova ospitalità e un lavoro per potersi mantenere. La seconda è Hina, una ragazza che gli offre da mangiare in un momento di bisogno, e che si rivelerà essere al centro delle vicende che si svilupperanno dopo il loro incontro.
Hodaka, grazie al lavoro di aiuto reporter per Suga e la nipote Natsumi, viene a sapere dell’esistenza della donna del sole, una persona capace con le sue preghiere di far venire il bel tempo; all’apparenza sembra essere soltanto una leggenda metropolitana, ma poi viene a scoprire che Hina è proprio quella persona. Insieme mettono su un’attività per potersi mantenere esaudendo le richieste delle persone che vogliono ci sia bel tempo in determinate occasioni. Tutto sembra andare per il meglio, ma ombre cominciano ad allungarsi su di loro; c’è la storia di un vecchio signore secondo cui le persone con il dono di Hina si dovevano sacrificare per mantenere l’equilibrio; poi la polizia si mette sulle tracce di Hodaka perché i suoi genitori hanno fatto denuncia della sua scomparsa e perché c’è un video di lui con una pistola; senza contare che anche Hina è nei guai, dato che è minorenne e dopo la morte di sua madre non può badare da sola al fratellino.
Hodaka, Hina e il fratellino fuggono dalla polizia, trovano riparo in un love hotel, ma la giovane, che cominciava a divenire trasparente come l’acqua per via delle sue preghiere per far apparire il bel tempo, la notte sparisce. Hodaka viene arrestato, ma riesce rocambolescamente a fuggire e andare alla ricerca di Hina per farla tornare indietro, catapultandosi in un finale adrenalinico dove scegliere tra la propria felicità e il bene di molti.
Weathering with you è una lettura piacevole, ambientata in una Tokyo dove piove sempre, che scorre via senza grossi problemi, ma non è certo l’opera migliore di Makoto Shinkai e neppure la più profonda (entrambi i titoli appartengo a 5 cm per secondo). Una storia gradevole, con alcuni spunti interessanti, ma niente di eccelso. Raccontata in prima persona dai vari personaggi della storia, presenta alcune forzature per far andare avanti la trama; per esempio il modo in cui Hodaka riesce a fuggire dalla polizia o come il fratellino di Hina elude la sorveglianza di chi è in custodia, senza contare come tutti convergono nello stesso momento nello stesso posto in cui il ragazzo si reca per riportare indietro Hina. Lascia un po’ perplesso che tutti i poliziotti vengano descritti come dei bastardi o come il fratellino di Hina (che va alle elementari) abbia l’esperienza di un latin lover navigato. Non male il finale che parla di un ritorno alle origini, con la natura che riprende quanto l’uomo le ha tolto.
In definitiva, Weathering with you è una buona lettura d’evasione, con un finale certo più accomodante di altre opere di Shinkai (Il giardino delle parole, 5 cm al secondo), ma non di quelle che lasciano il segno.

L’Alba degli Eroi di R.A. Salvatore

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L' Alba degli EroiCon L’Alba degli Eroi si conclude il ciclo L’Eredità di Drizzt, scritto da R.A. Salvatore.
Dopo i fatti di L’Assedio delle Ombre, che hanno visto i nani di Mithral Hall prevalere sui drow e respingerli, assestando un duro colpo alla casata Baenre, Drizzt e Cattie-brie viaggiano a bordo della nave Folletto del Mare verso un’isola misteriosa dove l’elfo oscuro cerca risposta a un enigma che lo riguarda, mentre Bruenor e Regis tornano alla Valle del Vento Ghiacciato per incontrare il capo dei barbari che reclama il possesso di Aegis-Fang, il martello dello scomparso Wulfgar.
Il nano e l’halfing cercano di ridurre gli attriti sempre più crescenti che i barbari hanno nei riguardi dei nani, spinti da Berkthgar, il loro capo, che auspica il ritorno alla vita libera e selvaggia che il suo popolo aveva un tempo.
L’elfo oscuro e la donna, dopo aver raggiunto l’isola, vengo aiutati dal mago Harkle Harpell a raggiungere un lago vicino al Fremente Spirito, dove il chierico Cadderly darà a Drizzt la risposta che cerca, ma questo non fa che dare compimento al piano che Errtu, il demone sconfitto dal ranger tanti anni prima e relegato nelle profondità dell’Abisso (Le Lande di Ghiaccio), che vede così la sua vendetta prendere sempre più piede. Seguito da Cattie-brie e dalla fedele pantera Guenhwyvar, Drizzt ritorna nella Valle del Vento Ghiacciato, dove il demone purtroppo è venuto in possesso della perniciosa Reliquia di Cristallo, altro vecchio nemico con cui si erano scontrati (Le Lande d’Argento). Lo scontro con il tremendo avversario e le sue orde è tremendo, ma Drizzt e i suoi compagni riusciranno nell’impresa per cui l’elfo ocuro era partito, ma colui che salveranno non è quello che credevano. Ma sarà per loro lo stesso un grande ritorno.
L’Alba degli Eroi chiude uno dei cicli meglio riusciti di R.A. Salvatore, anche se lontano dalla bellezza della Trilogia degli Elfi Scuri; viaggi in mare, battaglie contro navi pirata, potenti magie, enigmi da risolvere, grandiosi nemici da affrontare, ritorni inaspettati: c’è tutto quello che un buon fantasy epico può dare. Una piacevole lettura per chi ha saputo apprezzare Drizzt e i Forgotten Realms.

Rejoicie - Una storia del primo contatto

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RejoiceRejoice è un’opera di fantascienza scritta da Steven Erikson, famoso per la saga Il Libro Malazan dei Caduti. Come viene spiegato fin dalla prima pagina nella nota per il lettore, il titolo originale Rejoice – A Knife to the Heart fa riferimento a due passi del Vangelo: il primo (Lc 1, 28) riguarda la sena dell’Annunciazione, con l’angelo che dica a Maria “Rallegrati!”, il secondo (Lc 2,35) fa riferimento alla profezia di Simeone in cui rivela che suo figlio sarà fonte di rovina e risurrezione per molti in Israele, una contraddizione perché vengano rivelate molte verità tenute nascoste, e che questo ferirà anche lei. Tale nota serve per comprendere qual è lo spirito di Rejoice: la venuta di un cambiamento portato da qualcuno che è salvifico di cui c’è da rallegrarsi, ma non per questo facile da accettare e attuare, dato che questo per molti risulterà essere la fine del modo di vivere che hanno conosciuto.
Rejoice altro non è che una storia del primo contatto tra umani e alieni. Niente extraterrestri strani e scontri alla Independence Day. Niente alla E.T., Alien e compagnia bella. Gli alieni ci sono ma non si vedono mai, mandando avanti un’intelligenza artificiale chiamata Adam che rapisce una scrittrice di fantascienza, Samantha August, perché faccia da ambasciatrice per gli alieni presso i popoli della Terra. Perché proprio una scrittrice di fantascienza e non un politico, uno scienziato o qualcun altro?
La risposta è perché serve qualcuno capace d’immaginare; sì, l’immaginazione, così bistrattata da un mondo che si fa sempre più appiattito e vuole che la gente pensi sempre meno, è la chiave per dare agli essere umani una possibilità per il futuro. Questo è uno degli elementi su cui la triade di civiltà aliene intervenute sulla Terra punta, come Adam rivela a Samantha. Ma gli alieni non sono venuti per rendere più consapevoli gli essere umani, questo è solo un evento secondario della loro venuta: quello primario è salvare l’ecosistema della Terra, la cui più grande minaccia è l’umanità stessa. Per questo tutte le forme di sfruttamento del pianeta vengono bloccate, ogni forma di violenza viene fermata; niente più guerre che devastano paesi e popolazioni, ma nemmeno più violenze private: nessuno può più fare male a qualcun altro. Senza l’uso della forza bruta, presto cessano le minacce e le varie nazioni si ritrovano inermi; senza la violenza tutta l’umanità rimane sconvolta, costretta a trovare un modo diverso di fare e di vivere.
Gli alieni non sono venuti però solo a fermare l’umanità: sono venuti a dargli una possibilità. Malattie e dipendenze spariscono, così come la fame: nessuno viene più dimenticato, tutto hanno quello di cui necessitano per vivere. Un’era dell’abbondanza si prospetta per l’umanità.
Ma il cambiamento può spiazzare e far paura perché quando un mondo crolla si crea un vuoto che non si sa come riempire. Privati dei sistemi finora conosciuti (capitalismo, consumismo, le varie modalità di governo), gli esseri umani si trovano fermi, senza sapere come agire; ancora una volta gli alieni intervengono dandogli i mezzi, la tecnologia, per creare qualcosa di nuovo, per avere dei nuovi obiettivi.
Tuttavia ci sono delle resistenze che si oppongono al cambiamento, soprattutto da coloro che si erano arricchiti ed erano divenuti potenti con il sistema che così a lungo aveva dominato sulla Terra e sui popoli. Sprezzanti imprenditori, spietati opportunisti, arroganti presidenti, cercano ancora di condizionare le persona con le loro macchine del fango screditando quanto stanno facendo gli alieni.
Ma fa davvero bene al cuore, alla mente, allo spirito, vedere presidenti, imprenditori, politici, ricchi, tutti coloro che avevano dettato legge creando un sistema competitivo che premiava pochi e schiacciava tanti, perdere tutto il loro potere e divenire inermi, essere un nulla che non viene più considerato e non ha più nessuna influenza. Fa bene vedere le loro menzogne svelate. Fa bene vedere una prospettiva futura per le persone, avere un sistema equo dove c’è posto per tutti.
Soprattutto fa bene riavere speranza, perché per quanto dicano in tanti, ormai essa era andata perduta perché ormai la Terra e i suoi abitanti senza un intervento esterno erano perduti.
Rejoice è un libro di grandissima intelligenza: fa una disamina lucida della società attuale mettendo in mostra i suoi problemi. Tanti sarebbero i brani da riportare perché davvero ricchi di spunti di riflessione, ma si corre il rischio praticamente di dover postare l’intero libro. Non ci si aspetti d’incontrare scontri intergalattici o azioni clamorose: i fatti avvengono ma senza sensazionalismi, cui si può assistere solo con calme, fermandosi a riflettere, quello che per tanto tempo è mancato all’umanità.
Chi ha già avuto modo di leggere lavori di Erikson troverà in Rejoice uno stile meno difficile rispetto alla serie fantasy, ma dove è ben evidente lo sguardo attento e profondo dell’autore sulle tematiche affrontate, con dialoghi tra i personaggi che sono un confronto che l’umanità dovrebbe avere con se stessa.
Un’ottima lettura che mostra gli errori umani fatti nel creare sistemi destinati al fallimento, ma che lascia anche speranza. Magari non una delle opere più commerciali del mercato, ma un’opera di cui in questo momento si ha bisogno e che andrebbe letta dal maggior numero di persone possibili.

Intervista su Libri, Libretti, Libracci

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Segnalo che su Libri, Libretti, Libracci c’è un’intervista riguardo Il falco (ringrazio Francesca Verde per il tempo e lo spazio che mi hanno dedidcato).

Purtroppo, c’è un’altra cosa legata a Il falco: oggi si è spento Luis Sepulveda, portato via dopo settimane di lotta dal Covid19. Il suo libro, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, anch’esso racconto d’integrazione e aiuto verso chi è in difficoltà e diverso, è stato di supporto per quanto ho realizzato, dove ho cercato di trasmettere quel messaggio presente nella sua opera.
Una grave perdita per l’umanità, perché Luis Sepulveda non era solo un grande scrittore, ma anche un grande uomo, impegantosi attivamente nelle lotte in cui credeva.

Luis Sepulveda

La landa dei morti scriventi

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C’era una volta un uomo che cercava una risposta alla domanda che fin da piccolo lo affliggeva: che cos’era la vita.
Genitori, scuole, istituzioni: nessuno era riuscito a dargli quello che voleva in giovane età.
Una volta cresciuto, aveva preso a viaggiare, convinto che sarebbe riuscito nel suo intento. Aveva visitato paesi sempre più lontani, raggiungendo gli angoli più remoti della terra. Gli anni erano passati uno dopo l’altro, accumulandosi sempre più sulle sue spalle, finché la vecchiaia non l’aveva raggiunto; il suo desiderio, nonostante la perseveranza e gli sforzi, era stato sempre frustrato.
La fortuna però parve volgere a suo favore quando incontrò una donna che gli disse: «Se non hai trovato tra i vivi ciò che cerchi, allora dovresti provare tra chi non fa più parte di questo mondo.»
«Ma i morti non parlano con i vivi» obiettò il vecchio.
«Vero, ma esiste una landa dove i morti scrivono ogni segreto celato ai mortali. Forse è da chi ha perso la vita che puoi scoprire la verità che non riesci a cogliere.»
Seguendo le indicazioni che la donna gli aveva dato, il vecchio si diresse verso le montagne che celavano la misteriosa landa. Le raggiunse una sera, dopo mesi di lungo cammino. Aspettò il sorgere della luna, perché solo la sua luce avrebbe mostrato la gola che conduceva alla meta agognata.
Quando essa spuntò, la via si palesò davanti ai suoi occhi. S’inerpicò tra le rocce, il cammino rischiarato dall’astro argenteo. Presto il sentiero imboccato prese a scendere verso il basso, aprendosi sulla landa cercata. Il vecchio si fermò, il cuore che batteva forte: finalmente il suo desiderio sarebbe stato realizzato. Un vortice di emozioni imperversò nel suo petto: trepidazione ma anche timore. Gioia ma anche paura.
Soddisfare il desiderio del suo cuore poteva rivelarsi una sventura? Poteva essere una delusione?
Oppure finalmente poteva sentire il sapore della gioia e raggiungere una luminosità trascendente nella propria vita?
Mentre la luna raggiungeva il suo apice nel cielo, il vecchio mise piede nella radura e avanzò sicuro ma con passo lieve per non disturbare quella landa che non apparteneva ai vivi.
Dapprima indistinto, poi sempre più marcato, cominciò a sentire un insistente grattare su roccia. Seguì il rumore, non riuscendo a capire quale fosse la sua origine. Poi un movimento tra gli arbusti alla sua sinistra attirò la sua attenzione; facendo attenzione a non graffiarsi, scostò la bassa pianta, rivelando una mano scheletrica che con l’indice stava facendo dei segni su una pietra. Le linee erano sottili ma la luce della luna gli permise di leggere le parole che il morto stava scrivendo.
Per quanto un uomo assetato, placata la sua sete, sarà in pace? Fino a quando il suo cuore resterà calmo prima che un nuovo moto lo spinga a rimettersi in cerca?La landa dei Morti scriventi: racconto dal sentore di La Torre Nera, la famosa serie di Stephen King
Le frasi colpirono il vecchio, facendolo fremere nel profondo dell’animo, instillandogli un dubbio strisciante. Ma aveva faticato troppo per fermarsi a quel punto.
Avanzò nella landa di morto in morto, leggendo tutto quello che scrivevano, accumulando risposte.
La vita è il sapore del primo bacio.
Il piacere di un orgasmo.
La perdita di un grande amore.
L’ustione di una cocente sconfitta.
Il pianto di un bambino che nasce.
La risata di un amico vero.
Il tradimento di una moglie.
La soddisfazione di un lavoro ben fatto.

Per tutta la notte il vecchio non fece altro che leggere, fino a quando raggiunse il confine della landa. L’ultimo morto scrivente, accomodato in una piccola rientranza del terreno, concluse il suo pezzo.
La vita è tutto ciò che la morte toglie: speranze, sogni, sentimenti, futuro. Nella morte tutto è cenere, una costante realtà grigia priva di sapori e sussulti.
In quell’attimo, il vecchio comprese che tutte quelle cose, preso dalla sua ricerca, lui le aveva perse. Con le ultime energie che lo abbandonavano, seppe che aveva inseguito una risposta dimenticandosi di vivere, sciupando così l’unica possibilità concessagli di scoprire quello che voleva. Ora, con gli ultimi respiri che lasciavano il suo petto, aveva solo un desiderio, che sapeva non avrebbe potuto realizzare: non aver sprecato la sua vita.
Prima di scomparire dietro le vette a occidente, la luna accarezzò il corpo immobile del vecchio, i suoi ultimi raggi che illuminavano ciò che le fredde dita avevano appena terminato di scrivere.
La vita è vita: non si deve cercare di discernere la sua natura perché è qualcosa d’impossibile. Quello che si può fare è godere di ogni occasione che viene data, perché più non tornerà.

Il falco - Il buon samaritano

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Il falco, incarnazione del buon SamaritanoIl falco è una storia di animali, di crescita e che parla anche di genitori, ma può anche essere vista sotto la luce del Vangelo e in special modo la parabola del buon Samaritano.

Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».
E Gesù: «Hai risposto bene; fa questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».
(Lc 10, 25-37).

Il messaggio della parabola del buon Samaritano è chiaro, anche se magari certi dettagli è sempre meglio chiarirli. I sacerdoti erano gli individui che officiavano nel tempio a Gerusalemme e i leviti erano persone che frequentavano assiduamente il tempio collaborando alla sua vita con varie mansioni; chi apparteneva a queste categorie era ritenuto molto religioso, una persona che seguiva la legge. Ma, come dimostra la parabola, c’è differenza tra teoria e pratica: infatti nessuno dei due aiuta la persona in difficoltà. Viene soccorsa invece sorprendentemente da un Samaritano; sorprendentemente perché tra Giudei e Samaritani c’erano attriti di lunga data dovuti a divergenze di credo religioso.
L’aiuto viene da chi meno ce lo si aspetta, da chi non si ritiene possibile ricevere soccorso; nella parabola del Vangelo colui che viene considerato praticamente un nemico, nella storia che ho scritto un falco, un predatore, un volatile che caccia e si ciba anche di suoi simili. Fosse stata una colomba o una chioccia a prendersi cura delle uova abbandonate non ci sarebbe stato nulla di eclatante, trattandosi invece di un rapace le cose cambiano; il suo istinto predatorio, il suo aspetto che può ispirare diverse cose ma non tenerezza, simpatia, compassione, la sua figura tagliente, fanno immaginare a un animale che incarna perfettamente la caccia, il predare gli altri, non certo qualcuno che si prende cura di chi è indifeso e in difficoltà. E invece con una premura che genera meraviglia, il falco dimostra che non bisogna soffermarsi alle apparenze, ma occorre giudicare dalle azioni che mostrano realmente ciò che si è. E il falco, come il buon Samaritano, dimostra di avere buon cuore, compassione, che è uno degli elementi che non dovrebbero mai mancare in nessuna società e civiltà.