Il falco

L’inizio della Caduta

 

Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste – Racconti

Strade Nascoste - Racconti

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2
Agosto: 2020
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Archivio

Strade Nascoste (romanzo)

Strade Nascoste ACQUISTA! E 1.99

L’Ultimo Potere (romanzo)

L'Ultimo Potere ACQUISTA! E 1.99

Carrie di Stephen King

No Gravatar

CarrieCarrie, il romanzo di Stephen King, potrebbe essere riassunto con una frase di Clint Eastwood tratta da Gran Torino: “Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare?” Questo è quanto succede agli studenti di un liceo americano dopo aver fatto l’ennesimo scherzo alla ragazza più presa di mira della scuola, non avendo fatto i conti che la vittima in questione possiede grandi poteri di telecinesi: la goccia fa traboccare il vaso e tutto il potere finora tenuto sotto controllo si scatena dando vita all’inferno in terra e causando una strage di centinaia di persone nella distruzione della piccola cittadina dove si volgono i fatti.
Raccontato così, il romanzo pare abbastanza limitato, quando invece è vero il contrario: nonostante sia un volume abbastanza breve (neanche duecento pagine, un niente in confronto a certi altri tomi dell’autore), il libro è denso, con King che è diretto, sintetico, che non si dilunga ma va dritto al punto. Carrie è un libro che denuncia il bullismo, mostra la sua crudeltà e insensibilità, dove i ragazzi rivelano tutta la loro brutalità, incoscienza e stupidità, vivendo un’età in cui è difficile provare empatia, mettersi nei panni dell’altro: si agisce senza pensare, senza soffermarsi al fatto che ogni azione ha una reazione, sia nel bene sia nel male. Se le compagne non avessero preso in giro Carrie per il suo primo ciclo mestruale, se non si fossero accanite contro la più debole del gruppo, niente sarebbe successo; occorre però andare a ritroso per capire lo scoppio di tanta violenza, perché difficilmente un singolo evento può essere così traumatico. Ma se si sommano anni di angherie, venendo sempre considerati una merda, è inevitabile non arrivare a uno scoppio. Carrie è sempre stata considerata il peggio del peggio, pagando per le scelte della madre, che con il suo fanatismo religioso l’ha messa in condizione di essere considerata una diversa, qualcosa da evitare e schifare. Sempre bistrattata, presa in giro, senza nessuno che la trattasse come un essere umano con dei sentimenti, in Carrie a un certo punto si è rotto qualcosa e tutto quello che aveva tenuto a freno si è scatenato.
Qui siamo in un racconto fantastico, ma il potere telecinetico ben rappresenta quello che provano le vittime del bullismo e che alle volte a un certo punto sboccia e fa scatenare qualcosa di poco piacevole; quando questo accade, occorre farsi delle domande e cercare di comprendere come si è arrivato a tanto. Le cause di quanto è accaduto spesso sono riconducibili agli ambienti che si frequentano: spesso ai figli si fanno pagare le colpe e i comportamenti dei genitori, senza riflettere che non è automatico che i figli siano come li ha messi al mondo. Molti adulti non pensano a come i loro comportamenti possono rispecchiarsi nell’esistenza di coloro cui hanno dato la vita: così la madre di Carrie con i suoi isterismi e le sue ossessioni rende la figlia un’emarginata, un facile bersaglio per gli altri ragazzi su cui scaricare cattiveria e frustrazioni e provare quel meschino potere che è il fare del male a un altro.
Aspettative e sogni frustrati, soprusi, umiliazioni, una mancanza di comprensione disperante, hanno portato una ragazza che voleva solo essere lasciata in pace e vivere semplicemente la sua età come tante altre coetanee ad andare oltre il proprio punto di rottura. Nonostante sia stato realizzato nel 1984, Carrie è un romanzo sempre attuale, che in tanti dovrebbero leggere.

Il monopattino

No Gravatar

Era una domenica pomeriggio e Roberto si annoiava: tutti i suoi amici erano partiti per le ferie e per giunta era venuta a mancare la corrente e non poteva usare la console. Papà era impegnato a leggere un libro, mamma a curare il giardino e non avevano tempo per giocare con lui.
Stanco di starsene chiuso in casa senza far niente, Roberto uscì per una passeggiata in paese, dove quel giorno si teneva il mercatino dell’usato. Gironzolò da una bancarella all’altra, dando occhiate svogliate qua e là, ma non c’era niente d’interessante: solo vestiti, vettovaglie e cianfrusaglie varie.
All’inizio aveva sperato d’incontrare qualche suo coetaneo per andare a fare qualche tiro al campo di calcetto, ma c’erano soltanto anziani e genitori con bambini troppo piccoli per giocare.
Stava per tornarsene a casa quando dietro una bancarella di macinini da caffè e teiere dalle forme più strane vide un monopattino appoggiato a un muretto: era un vecchio modello, eppure la vernice brillava al sole come se fosse stata appena data.
«Hai occhio giovanotto, è uno dei miei pezzi migliori.»
La voce fece sobbalzare Roberto: preso com’era dal guardare il monopattino, non si era accorto dell’anziano che stava seduto dietro la bancarella.
«Mi ha portato in ogni luogo sia voluto andare e non mi ha mai lasciato a piedi» continuò orgoglioso l’anziano.
«E perché lo vende allora?» chiese d’impulso Roberto.
«Quando si arriva alla mia età gli acciacchi si fanno sentire e si capisce che il tempo delle avventure è finito.» L’anziano sospirò. «Però ho così tanti ricordi che non mi annoio neanche a star fermo tutto il giorno. Meglio di Netflix» sorrise compiaciuto.
«Ah» fu tutto quello che riuscì a dire Roberto.
L’anziano socchiuse gli occhi mentre lo squadrava. «Mi sembri un ragazzo con tanto tempo a disposizione, così tanto che non sai come impiegarlo.»
Roberto rimase così sorpreso che non seppe cosa rispondere.
L’anziano posò un attimo lo sguardo sul monopattino e poi lo riportò su di lui. «Sarebbe un peccato se restasse a prendere polvere in cantina… quanti soldi hai in tasca?»
Roberto ci guardò e trovò solo il resto del gelato comprato il giorno prima. «Cinquanta centesimi.»
«Venduto!» L’anziano si tirò su in piedi dopo aver dato una manata a un ginocchio e andò a prendere il monopattino. «A una condizione» disse prima di consegnarglielo. «Non devi porre limiti alla tua fantasia.»
«Va bene.»
“Che strano vecchietto” pensò Roberto mentre si allontanava. “Chissà cosa avrà voluto dire.”
Quando la folla fu distante, salì sul monopattino per provarlo: filava che era una meraviglia. Mentre avanzava lungo il marciapiede, osservava le poche auto che passavano per la strada. “Sono andati quasi tutti al mare” pensò tristemente. “Piacerebbe anche a me fare lo stesso.”
Svoltò l’incrocio ed ecco che davanti ai suoi occhi il mare comparve. I gabbiani volavano sulla spiaggia, un bastimento rosso solcava le onde.
«Uao!» esclamò mentre con il monopattino filava veloce lungo la discesa. Come un razzo passò accanto a una panchina dove c’era un bambino con i capelli neri che fece appena tempo a scorgerlo passare.
Vide una stradina secondaria che si diramava da quella principale e decise d’imboccarla. Percorse qualche decina di metri, l’asfalto lasciò il posto al ghiaino: Roberto si spaventò, temendo che sarebbe caduto per terra, ma il monopattino proseguì senza nemmeno uno scossone, portandolo nei pressi di alcune grotte lambite dalle onde del mare. Già s’immaginava a esplorarle e a trovare i tesori perduti dai pirati quando un rombo giunse dalla profondità di una di esse; pochi secondi dopo la testa di un grosso drago dalle scaglie color bronzo fece capolino da dietro una roccia.
Il grande animale fissò Roberto, poi scosse il testone, mettendosi a brontolare prima di spiccare il volo.
Roberto fu sollevato nel vederlo allontanarsi. “Meno male, credevo volesse mangiarmi” pensò.
Ma il drago non si era allontanato troppo: girava in tondo sopra il mare e soffiava nuvole fuori dalla sua grande bocca. Presto il cielo fu oscurato dalle nubi: fulmini cadevano in mezzo al mare mentre chicchi di grandine grossi come noccioline cominciarono a colpire in testa Roberto. In tutta fretta si rifugiò in una delle grotte, lontano da quella del drago per non farlo arrabbiare ancora di più.
Era appena entrato che un animale simile a un cavalluccio marino, ma con le ali e più grosso, prese a starnazzare contro di lui.
«Mi scusi, non volevo disturbarla, stavo solo cercando un riparo contro la grandine» cercò di spiegare Roberto.
L’animale però non volle sentir ragioni: prese a sparargli dal suo becco a trombetta delle dure palline arancioni.
Roberto tornò a uscire dalla grotta e le cose andarono di male in peggio: il drago si era messo a girare in tondo ancora più velocemente, creando una gigantesca tromba d’aria che si faceva sempre più vicina.
“Avessi le ali come il drago, potrei volare via” pensò impaurito Roberto.
Come per magia si ritrovò a fluttuare nell’aria, il monopattino che lo portava sempre più in alto. Roberto strabuzzò gli occhi passando accanto a uno strano razzo verde e giallo e vedendo le stelle farsi sempre più grandi e luccicanti. Stava già fantasticando dei mondi che avrebbe scoperto che la sveglia del suo orologio cominciò a suonare: era ora di cena.
“Meglio che torni a casa, se tardo mamma e papà poi mi sgridano.”
In men che non si dica si ritrovò nel suo giardino. Mise il monopattino in garage e salì le scale di corsa. “Chissà quali avventure mi aspetteranno domani” pensò trepidante.

Il monopattino è un racconto che ho scritto per Piccoli Grandi Sognatori; alla seguente pagina è possibile vedere il video che è stato realizzato.

Il fiume nel cielo

No Gravatar

Piruetto era un uccellino blu che viveva in una terra lontana, dove nessun uomo era mai riuscito ad arrivare; lì l’aria era sempre pulita, profumava di tiglio e ginepro, gli alberi erano di un verde così brillante da far invidia agli smeraldi. La sua era una vita felice, ma da qualche giorno se ne stava mogio mogio appollaiato sopra un masso, sospirando sempre con il becco all’insù.
Un concerto di rami spezzati lo distolse dai suoi pensieri: ecco comparire dal folto della foresta Palugorso che, pacioccone come sempre, avanzava senza curarsi di dove metteva le grosse zampe.
«Ciao!» lo salutò il grosso mammifero.
«Ciao» rispose svogliato Piruetto.
«Oggi è proprio una giornata calda, l’ideale per andarsi a sdraiare nel fango fresco» disse tutto contento Palugorso.
«Eh sì» biascicò Piruetto.
«E poi una bella scorpacciata di fragole selvatiche: ne ho trovate una bella distesa vicino alla pozza di fango dove vado di solito» l’acquolina cominciò a scivolare fuori dalla bocca di Palugorso.
«Eh sì» disse di nuovo Piruetto.
Il sorriso sparì dal grugno di Palugorso. «Senti un po’, è qualche giorno che hai un muso più lungo di quello di un cavallo: che ti è successo?»
«Mi sono fatto male a un’ala e non riesco a volare» spiegò mestamente Piruetto.
«Un po’ di riposo e tutto si sistemerà. Dopo volerai più veloce di prima» lo consolò Palugorso.
«Lo so» mugugnò Piruetto. «Ma tutti gli altri miei amici uccelli vanno a fare il bagno nel fiume nel cielo in questi giorni.»
Palugorso lo guardò perplesso. «E allora?»
«Non fanno altro che dire quanto è limpida quell’acqua, quant’è bello nuotarci dentro, quanto si divertono e allora voglio andarci anch’io.»
Palugorso si grattò un orecchio con una zampa. «Quando sarai guarito potrai andarci.»
«Io voglio andarci adesso!» Piruetto si mise stizzito a pestare le zampette sul masso.
Palugorso volse lo sguardo verso l’alto, guardando lo scintillante fiume che scorreva calmo in mezzo al cielo. «Se non puoi volare, arrivarci è un problema» disse.
«Lo so!» sbottò esasperato Piruetto.
Palugorso si mise seduto a pensare. «Ci sono!» esclamò mentre il muso s’illuminava per l’idea che aveva avuto. «Il fiume nel cielo passa proprio accanto al Monte Rosa, così vicino che basta un piccolo balzo per saltarci dentro.»
«Ma è troppo lontano per me!» protestò Piruetto. «Con le zampette che mi ritrovo arriverò al monte che sarà notte!»
«Non ti preoccupare, ti ci porto io, è sulla strada per la mia pozza di fango.»
«Come farò ad arrampicarmi fino alla cima? Mica sono uno stambecco!» stridette Piruetto.
«Nessun problema: non c’è parete che le mie zampe non possono scalare» lo rincuorò Palugorso.
«Ma…»
«Oh, insomma!» sbottò Palugorso. «Vuoi andarci oppure no?»
«Beh, sì.»
«Allora saltami in groppa, si parte!»
Piruetto rimase stupito nel vedere quanto velocemente si muoveva Palugorso: di solito andava così piano che era arrivato a credere che fosse l’unica velocità cui riusciva ad andare.
Per un attimo il cielo fu oscurato da un banco di nubi che fecero cadere una pioggia di delicati cristalli; quando il sole tornò a risplendere, i prati e gli alberi luccicavano come se fossero stati cosparsi da migliaia di brillantini.
Prima di quanto Piruetto credesse il Monte Rosa prese a farsi sempre più grande: presto l’uccellino blu fu costretto a piegare il capo all’indietro per vedere la sua cima. Un senso di trepidazione invase il suo piccolo corpo, ma quando furono alla base del monte e vide i grandi cristalli che lo ricoprivano, fu colto dalla preoccupazione: come avrebbero fatto a salire su quelle pareti così dure e lisce?
Ma Palugorso non si fece intimidire. «Tieniti stretto!» disse all’uccellino. Le sue forti zampe riuscivano a trovare un appiglio dietro l’altro e il fiume nel cielo prese a farsi sempre più vicino.
Quando furono in cima, Piruetto ammirò l’acqua che scorreva lenta: i suoi amici avevano ragione, era davvero limpida.
«Eccoci arrivati!» esclamò Palugorso. «E i tuoi amici devono essere quelli là che starnazzano come anatre.»
«Sì, sono loro» confermò Piruetto, restando però fermo dov’era.
«E allora cosa aspetti a raggiungerli?»
«Ma come faccio a tornare a casa? Lo sai che non posso volare!»
Palugorso sospirò. «Sempre a preoccuparti. Ti passo a riprendere questa sera. Ora vai a divertirti!» Aspettò che l’uccellino raggiungesse gli amici poi prese a scendere il Monte Rosa. «Non vedo l’ora di farmi una bella scorpacciata di fragolette» disse tutto contento.

Il fiume nel cielo è un racconto che ho scritto per Piccoli Grandi Sognatori; alla seguente pagina è possibile vedere il video che è stato realizzato.

I Draghi del Crepuscolo d'Autunno

No Gravatar

I Draghi del Crepuscolo d'AutunnoI Draghi del Crepuscolo d’Autunno, di cui ho accennato nel precedente articolo, è un romanzo del 1984 realizzato da Margaret Weis e Tracy Hickman legato al gioco di ruolo Dungeons and Dragons, le cui vicende si svolgono nell’ambientazione Dragonlance, creata per la TSR da Laura e Tracy Hickman. Risulta chiaro fin da queste premesse lo stampo dato alla prima opera di quello che sarà un ciclo prolifico (anche se non sempre di qualità eccelsa): non ci si deve aspettare perciò aspettare da tale ciclo dei volumi che sono dei capolavori, libri che hanno stravolto il mondo del fantasy, ma prodotti commerciali realizzati per supportare il merchandise D&D. Ciò non toglie che tali opere nella maggior parte dei casi svolgono bene il compito d’intrattenere, e in alcuni casi fanno anche qualcosa di più.
La storia di I Draghi del Crepuscolo d’Autunno è abbastanza classica: un gruppo di avventurieri, che per anni sono stati amici e hanno vissuto nello stesso posto, partono alla ricerca degli antichi dei scomparsi dal mondo di Krynn da tre secoli dopo avervi scagliato contro una montagna di fuoco per punire gli uomini della loro arroganza. Dopo cinque anni si ritrovano da dove erano partiti, Solace, tutti eccetto una; il ritrovo già offuscato da questa mancanza, è reso ancora più cupo dalle voci di un esercito che si sta muovendo dal nord e dalla loro casa controllata dai goblin.
La premessa iniziale non è nulla d’originale, eppure fin dalle prima pagine ci si ritrova immersi in un’atmosfera coinvolgente grazie al fascino delle case costruite sugli alberi di Solace, all’accoglienza della taverna dell’Ultima Casa, al gruppo di personaggi che risulterà essere protagonista delle vicende. Un gruppo classico, parlando di D&D: Flint, il burbero nano armato di ascia; Tasslehoff, un kender sempre allegro e dedito perennemente al furto; Caramon, un grosso guerriero di buon animo; Raistlin, suo fratello, un mago cinico e opportunista, segnato profondamente dalle prove nella Torre della Magia; Tanis, un mezzelfo alla ricerca del proprio posto nel mondo; Sturm, un Cavaliere di Solamnia, il cui onore è più importante della vita.
A essi si uniranno due barbari, Riverwind e Goldmoon, arrivati a Solace assieme a Sturm, dopo essere costretti a scappare per il tentativo della massima autorità religiosa della cittadina d’impossessarsi del bastone azzurro in possesso di Goldmoon.
Proprio i personaggi sono l’elemento vincente del romanzo: benché siano figure classiche di D&D, sono ben caratterizzati e sviluppati, le loro storie personali ben approfondite, che ben si legano alle vicende cui vanno incontro. Incontri con creature draconiche mai viste prima, boschi stregati, esseri non-morti, unicorni bianchi li spingono verso rivelazioni che mostreranno quello che sta accadendo nel loro mondo: i draghi malvagi sono stati risvegliati e guidati da Takhisis, la Regina delle Tenebre, una potentissima dea, vogliono dominare il mondo. Tra morti, resurrezioni, imprese eroiche, il gruppo non solo ritroverà gli antichi dei buoni, ma riuscirà a fermare l’avanzata dell’esercito che sta portando distruzione sul continente di Ansalon.
I Draghi del Crepuscolo d’Autunno risulta essere una piacevole lettura, cui non mancano momenti di un certo livello: il toccante sacrificio di Matafleur per salvare quelli che sono diventati i suoi nuovi figli, il delicato rapporto tra il cinico Raistlin e l’innocente Bupu, i discorsi un po’ strampalati del mago Fizban, le gag di cui è protagonista, le scene d’azione che vedono coinvolti i draghi. Un buon prodotto commerciale, ben confezionato (oltre alle belle copertine di Larry Elmore ben fatti e pertinenti i disegni presenti all’inizio di ogni capitolo), dedicato agli appassionati di sedute di gioco di ruolo ma anche a chi vuol passare alcune ore trasportato in un mondo pieno di magia, leggende e creature straordinarie.

Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight

No Gravatar

Dragonlance: Dragons of Autumn TwilightDragonlance: Dragons of Autumn Twilight è il film d’animazione americano del 2008 dell’omonimo romanzo realizzato nel 1984 da Margaret Weis e Tracy Hickman; per chi ha amato l’opera letteraria, la visione ne è sconsigliata. Nonostante sia stata una produzione Paramount Pictures e a dare voce ai personaggi siano attori come Kiefer Sutherland, Lucy Lawless e Michael Rosenbaum, la pellicola è di scarsa qualità. Benché la sceneggiatura segua a grandi linee la storia originale, non riesce a coinvolgere lo spettatore, risulta fredda e piatta; qualcuno potrebbe obiettare che questo è dovuto a una storia che non eccelle già in partenza, ma anche riuscendo a distaccarsi dall’affetto che un fan può avere ed essere obiettivi, vedendo i suoi difetti, il romanzo di Weis e Hickman ha degli aspetti positivi. L’atmosfera dell’Ultima Casa a Solace e del il ritrovo del gruppo di amici che si ritrova dopo diversi anni, la nobiltà e stoicità di Sturm (resa ancora meglio nel volume successivo, I draghi della notte d’inverno), il cinismo di Raistlin, il tenero rapporto che quest’ultimo ha con la nana di fosso Bupu, lo straziante ultimo atto di Matafleur: tutti questi elementi la regia non riesce a ricreare nella pellicola, rendendo Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight un prodotto mediocre, dovuto soprattutto alla mancanza di caratterizzazione dei protagonisti, che sembrano essere delle semplici marionette di una scarsa seduta di D&D che avanzano meccanicamente lungo la trama creata dal DM (Dungeon Master). Ritmo troppo veloce, balzi da una parte all’altra della trama da principianti, e soprattutto novanta minuti sono troppo pochi per dare giustizia alla storia del romanzo, condensando troppe cose in poco spazio (e tagliandone anche diverse).
Se possibile, il comparto grafico è riuscito a fare peggio: con i mezzi a disposizione, si potevano fare delle scelte tecniche differenti, che avrebbe dato un aspetto migliore al film. Non si capisce come si sia potuta scegliere un’animazione obsoleta e scadente come questa, che ricorda la peggiore degli anni 80 e 90, un miscuglio di 2D e CGI che stride parecchio.
In definitiva, Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight è un film da evitare, un’occasione persa. Un peccato, perché di materiale per fare bene ce n’era e si aveva un bacino d’utenza abbastanza grande per gettare le basi per altre produzioni.

Un paio di segnalazioni

No Gravatar

Un paio di segnalazioni.
Fino al 31 agosto sarà possibile acquistare Strade Nascoste, Strade Nascoste – Racconti, L’inizio della Caduta, L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone, Jonathan Livingston e il Vangelo, Il Falco a 0.99 E anziché 2.99 E.

Segnalo questo articolo dove (cito parte del pezzo) viene raccontata la storia di una potentissima confraternita di maghe e stregoni che, intrecciando parole, colori e polvere di stelle, trasformano i disegni dei più piccoli in racconti per bambini. E’ la storia di un’idea bella e forte, che viaggia sulle ali del passaparola raggiungendo paesi sempre più lontani. E’ la storia di Emina, di Giulia e dei loro amici, che in tempo di quarantena hanno dato vita al progetto “Piccoli Grandi Sognatori”.

Monstress Volume Quattro. La Prescelta

No Gravatar

Monstress Volume QuattroGli intrighi si fanno sempre più complessi in Monstress Volume Quattro. La Prescelta. Kippa, la piccola volpe, è stata fatta rapire, grazie al tradimento di Mastro Ren, dal Dottore, figura misteriosa intravista nelle storie precedenti, e che si rivelerà essere il padre di Maika Halfwolf. Le rivelazioni però non finiscono qui: il Dottore in passato ha ospitato per lungo tempo Zinn, l’Antico che ora risiede nel corpo di Maika, ed è stato sempre lui ad avere affidato la figlia fin da neonata alle cure di Mastro Ren. Conosciuto anche come il Ghoul Assassino, dato che deve soddisfare la stessa fame che possiede Maika e che può essere soddisfatta solo mangiando altra gente, ha una conoscenza più profonda della figlia del potere che possiede e che vuole utilizzare per governare su tutto una volta terminata la guerra ormai imminente. Da una parte gli umani guidati dalla Cumaea, dall’altra gli Arcanici che hanno visto la Corte dell’Alba e quella del Tramonto unite in alleanza dal matrimonio tra la Marchesa e la zia di Maika, e in mezzo la Corte del Sangue che il padre di Maika ha creato formando un esercito con i migliori elementi della razza Arcanica.
Nel mentre il confronto tra padre e figlia si fa sempre più teso, la piccola Kippa riesce a fuggire ai suoi rapitori rifugiandosi nelle tomba di Baru, il re degli orsi; qui verrà in contatto con una Drakul e rivelerà che il suo potere sis ta risvegliando. Aiutata da quest’ultima a sfuggire agli inseguitori, si ricongiunge con Mastro Ren, Corvin e Maika e, aiutati da un altro degli Antichi, vanno incontro alla distruzione che si sta per abbattere sul mondo.
Monstress Volume Quattro. La Prescelta è un’altra tappa di preparazione per quello che sembra essere l’evolversi di una storia che si fa sempre più sanguinosa. Lotte tra regni, risvegli di potenze antiche, eredità ricercate che lentamente vengono riscoperte, sono gli elementi che contraddistinguono la storia scritta da Marjorie Liu, oltre a dare grande spazio all’esplorazione del razzismo, alle figure femminili (poche quelle maschili presenti nell’opera) e ai rapporti tra donne, tema che le è valso la candidatura a un GLAAD Media Award (Gay&Lasbian Allegiance Against Defamation). Liu pare aver dilatato i tempi dell’evolversi delle vicende, prendendo con calma il mettere a posto i tasselli per il mosaico che sta realizzando: se questo ne è valso la pena dipenderà da quali saranno le trame future e come saranno sviluppate. Sempre di alto livello i disegni realizzati da Sana Takeda, con tonalità dei colori che sono meno cupi del volume precedente ma che si mantengono sempre crepuscolari. Per quanto in Monstress Volume Quattro. La Prescelta non ci siano eventi eclatanti o colpi di scena che stravolgono le vicende, ma sia una tappa di scoperta del passato (comincia a essere rivelato cosa è successo a Costantine), il volume è sempre un prodotto sopra la media, sia per storia sia per cura del prodotto. Sempre interessanti e graditi gli intermezzi del Professor Tam Tam, che non solo servono ad alelntare la tensione della storia, ma danno anche notizie utili per capire meglio il Mondo Conosciuto (dove si svolgono le vicende).

Balla coi lupi

No Gravatar

Balla coi lupiBalla coi lupi è il romanzo di Michael Blake dal quale è stato tratto il famoso film interpretato, diretto e prodotto da Kevin Costner. La storia ruota attorno al Tenente John Dunbar dell’Esercito Unionista, ai tempi della Guerra di Secessione, a cui, dopo un atto eroico che cambia le sorti di una battaglia, viene concesso di raggiungere la frontiera dell’Ovest. Accompagnato dal rozzo Timmons raggiunge Fort Sedgewick, ma lo trova abbandonato e male in arnese. Solo, ma felice della libertà e della bellezza del luogo, Dunbar conduce un’esistenza guidata dal lavoro, completamente dimenticato da tutti, con unica compagnia il fedele cavallo Cisco e un vecchio lupo (che lui chiamerà Due Calzini per via della colorazione delle zampe).
La sua vita cambia quando avviene l’incontro con la tribù comanci. Un passo alla volta due mondi diversi cominciano ad avvicinarsi e a conoscersi. Lentamente le barriere tra Dunbar e i comanci iniziano a cadere, soprattutto dopo che il tenente salva la vita a Mano Alzata, una donna bianca divenuta indiana, che aveva tentato di togliersi la vita dopo la morte del marito; è grazie a lei che l’ostacolo delle lingua viene superata e il dialogo tra le due parti si fa sempre più profondo. Dunbar allora conosce un modo di vivere che sente più vicino a lui, più suo, facendo amicizia con i nuovi vicini (soprattutto Vento nei Capelli e Uccello Saltellante) e venendo accettato come uno di loro, al punto che gli viene dato un nome indiano, Balla coi Lupi (nome nato dopo averlo visto giocare con Due Calzini). La caccia al bisonte, l’affrontare i nemici Pawnee, il partecipare alla vita della tribù lo fanno addentrare sempre più in una vita primitiva ma in equilibrio con se stessi e con la natura; il traumatico nuovo incontro con i suoi simili gli fa rinnegare del tutto la vita precedente e abbracciare la nuova, anche se a malincuore deciderà di staccarsi da essa per proteggere la tribù dalle ripercussioni dei bianchi che lo verranno a cercare.
Balla coi lupi è uno dei rari casi in cui libro e film sono praticamente uguali e, cosa più importante, mantengono lo stesso spirito. Qualche piccola differenza c’è (nel libro gli indiani sono comanci, nel film sioux; Dunbar nel romanzo fa un sogno che non è presente nel film), ma questo non influisce sulla storia, permeata di un’epica e una bellezza che rispecchiano la natura selvaggia dell’Ovest non ancora contaminata e sfruttata dall’uomo, anche se si cominciano già a vedere i primi segni lasciati dai bianchi (mandrie di bisonti uccise solo per le pelli, i corpi lasciati a marcire sulla pianura).
Balla coi lupi è il canto del cigno di un’epoca che sta per essere distrutta in nome dell’economia e del progresso, la fine di una terra ma anche di un popolo. Un’opera che merita di essere gustata sia come romanzo, sia come film.

Dance dance dance

No Gravatar

Dance dance dance di Haruki Murakami chiude il ciclo iniziato con Vento & Flipper. Il protagonista, uno scrittore su commissione di articoli di vario genere, si ritrova a sognare l’Albergo del Delfino, un luogo che è stato importante nella ricerca del suo amico Sorcio nel volume precedente, Nel segno della pecora. Un luogo che l’ha segnato e che pare essere entrato a far parte del suo destino: fu lì che quattro anni prima, Kiki, la ragazza che frequentava, sparì dalla sua vita senza lasciare traccia. Vista la ricorrenza del sogno, capisce che quello è il punto di partenza per fare ordine nella sua vita, una vita dove tanti sono i morti e dove lui fa fatica a ritrovarsi.
L’Albergo del Delfino non è più il vecchio, sgangherato edifico di quando c’era stato la prima volta, ma è diventato una struttura moderna, molto più grande; ha mantenuto solamente il vecchio nome, una richiesta del proprietario precedente per cederlo alla società che l’ha rilevato. Ma c’è qualcosa che non va in esso, come racconta la receptionist che il protagonista comincia a frequentare: alle volte si finisce in un luogo freddo e buio, dove si percepisce una strana presenza. Quando il protagonista ci finisce, capisce che non è un luogo pericoloso, anche se non è adatto a viverci, ed è lì che rincontra l’Uomo Pecora, che lo sta aspettando da tempo perché il protagonista è legato all’albergo, un luogo di contatto che gli permette di ritrovarsi e ritrovare quello che ha perduto. Aiutato dall’Uomo Pecora che cerca di metterlo in contatto con quello che sta cercando, il protagonista deve seguire il flusso della vita, o l’istinto, o danzare, come gli spiega l’Uomo Pecora: solo in questo modo potrà risolvere lo stato confusionale in cui si trova.
E così, andando a vedere un film dove recita un suo ex compagno di classe, il protagonista vede in una scena Kiki, la ragazza di cui non ha saputo più nulla. Si rimette in contatto con Gotanda, il vecchio amico che ora fa l’attore e dall’albergo di Sapporo torna a Tokyo, non prima di aver riaccompagnato a casa Yuki, una tredicenne lasciata nel suo stesso albergo dalla madre artista. Un incontro che risulterà essere determinante per dipanare l’intricato mistero che avvolge certi elementi della vita del protagonista.
Tra vacanze alle Hawaii, squillo di lusso, omicidi veri e presunti, suicidi e realtà oniriche che si mischiano con quella reale, il protagonista si trova immerso in un vortice di eventi che lo portano a conoscere i più disparati personaggi, fino al giungere alla fine della sua ricerca esistenziale.
Dance dance dance è una tipica opera di Murakami, contraddistinta dal solito intreccio tra sogno e realtà, tra suicidi e cose perdute che più non possono tornare, dove la malinconia è uno dei sentimenti dominanti. Il protagonista è un uomo tra i trenta e i quarant’anni (età molto cara a Murakami dato che diversi dei suoi protagonisti ce l’hanno), appassionato di musica, che cerca di venire a patti con un passato irrisolto, ormai un classico per un romanzo dell’autore; come un classico è la ragazzina con doti inusuali e che parla in maniera particolare e la donna che sparisce dalla vita del protagonista, svanita in strane circostanze. Tutti questi sono elementi che solo chi già conosce altre opere dell’autore può individuare ma che non pregiudicano la comprensione di Dance dance dance, un’opera scorrevole e piacevole.