Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

Il magazzino dei mondi 2

365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2

Wikio vote

http://www.wikio.it

aprile: 2017
L M M G V S D
« Mar    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Archivio

Chiaroscuro

No Gravatar

Chiaroscuro

Calcio e politica: che cosa hanno in comune?

No Gravatar

Calcio e politica: che cosa hanno in comune?
Calcio e politica: cosa hanno in comune (nella foto: Paolo Sollier, figura che unì tifo e politica)In apparenza poco o nulla, ma se ci pensa, più cose di quel che può sembrare.
Innanzitutto, entrambi hanno inflazionato il mercato. Giornali, trasmissioni televisive, social: non fanno che parlare di essi in ogni salsa. Calcio e politica vengono sviscerati da ogni punto di vista, se ne parla per ore, divenendo una cosa ossessiva, esasperando e scaldando gli animi in discussioni accese, che fanno crescere in chi le guarda l’aggressività. Si provi a osservare una discussione vertente su uno di questi due argomenti e si noti come lo stato d’animo muti, cominciando ad avvertire stati di tensione, d’ansia: se non si sta attenti, se non si tengono sotto controllo le emozioni generate, ci si trova con l’animo alterato, suscettibile a certe reazioni; se si è da soli succede poco o niente (si è solo un po’ agitati), ma se ci si trova in luoghi con altre persone, far scoccare la scintilla di cose poco piacevoli è tutt’altro che improbabile. Una cosa è sicura: questo parlare in continuazione di calcio e politica ha stancato, è qualcosa che è diventato nauseante.
In entrambi circolano ingenti quantità di denaro: gli interessi economici legati a questi ambienti sono veramente notevoli. Non è per niente un caso che in tanti cerchino di entrare in questi due mondi e in ancora di più vi gravitano attorno cercando di succhiare da essi il più possibile.
Naturalmente, quando ci sono tanti soldi in ballo, non ci si fa tanti scrupoli e si ricorre a qualsiasi mezzo pur di accaparrarsi un fetta della torta, possibilmente la più grossa possibile (non importa se poi è troppo grossa e fa strozzare). E naturalmente, sia per il calcio, sia per la politica, la trasparenza non è certo un elemento che li contraddistingue. Tutti lo sanno, ma la maggior parte rifiuta di ammetterlo perché ha da difendere degli interessi legati a questi due mondi. Compromessi, omertà, aggirare le regole, il più influente che le piega al proprio volere. Ormai è palese che ci sono troppe cose storte, i fatti sono talmente evidenti che è impossibile non vederli; eppure si continua ad andare avanti come se niente fosse. Calcio e politica sono ormai diventati l’icona del compromesso, del far finta di niente e dell’andare avanti perché si pensa che vada bene così. Invece non va bene per niente e prima o poi ce se ne accorgerà. Ma sarà troppo tardi.

Buona Pasqua

No Gravatar

Pasqua, per chi è credente cristiano, è la festa della Resurrezione di Gesù, un simbolo di rinascita. Una rinascita in questo caso fisica, ma che sta a rappresentare un rinnovamento dello spirito, che va tradotto in un diverso modo di vivere, di pensare.
Anche per chi non è credente la Pasqua può essere un simbolo di rinascita, dato che viene festeggiata sempre in primavera ed è proprio in primavera che la natura rinasce e ritorna alla vita. Come si dovrebbe sapere, si può imparare da chiunque e da tutto, anche e soprattutto dalla natura, se si sa osservare. Ogni anno il ciclo della vita si rinnova, è un nuovo e continuo sbocciare, anche nelle condizioni più difficili: così, se si vuole, dovrebbe essere per ogni individuo, che può cambiare e crescere a seconda di quanto desidera da se stesso.
Buona Pasqua.

Pasqua, come la primavera, è un simbolo di rinascita

Tormentoni

No Gravatar

Tormentoni. Ogni anno ce n’è uno. Non si riesce a sfuggirgli, sembra qualcosa più forte della legge di gravità. Più forte delle leggi dell’universo. E forse è proprio così: la stupidità umana è una forza dall’energia sconfinata, infinita (Einstein ne era convinto, e non a torto).
Se per malaugurata sorte qualcuno crea qualcosa che prende piede e diventa virale, è la fine: non si riesce a scavarselo più dai piedi. Lo si trova dappertutto: media, giornali, social lo propinano in continuazione. Pubblicità della Tim: un dei tanti tormentoni che impazzano in tv e in reteIn tanti nell’ambito mediatico la copiano, cercando di sfruttare l’onda del momento. Basta vedere per esempio la pubblicità della Tim che tanto va in questi mesi, con il ballerino che danza ovunque, in qualsiasi istante e in qualsiasi circostanza; non bastasse il trovarselo in mezzo alle scatole ogni volta che c’è la pubblicità, si deve avere a che fare poi con tutti i suoi emuli (quello di Mediaworld, per esempio). Nella pubblicità ora si balla per qualsiasi motivo; il brutto è che le persone, vedendo la pubblicità, vanno poi per imitazione e ballano anche loro, nella realtà (mai una volta che si imiti qualcosa d’intelligente…questo non succede neanche per sbaglio…).
Ora, fermiamoci un attimo a ragionare. Uno, se ha voglia di ballare, è liberissimo di farlo, e questo è giusto. Solitamente, se viene voglia di ballare, è perché si ascolta una musica che coinvolge, o perché si è felici. Ecco, fermiamoci su quest’ultima cosa, si ragioni e si pensi a che cosa c’è da essere così felici nella realtà che stiamo vivendo: sta andando tutto a rotoli, la follia dilaga, la violenza impazza, governanti sempre più dittatori non vedono l’ora di far scoppiare un bel conflitto… Non bastasse ciò, chi imbastisce e dirige lo show che è la nostra realtà ritiene le persone dei mentecatti che sono contenti che gli venga propinata qualsiasi boiata.
Non c’è che dire, siamo in una botta di ferro. Non c’è di che preoccuparsi.

Che qualcuno ci salvi. Che qualche buonanima venga in nostro soccorso, siamo messi proprio male, ribaltati come dei copertoni.
Anzi, no, non importa nessun aiuto: ci salviamo da soli. Basta svegliarci un pochino, cominciando a dire no alla deficienza, ai sorrisi idioti e a smettere di guardare certa pubblicità e altra spazzatura che passa per la tv. E chissà che così facendo non ci si tolga di torno un bel po’ di tormentoni e si cominci a sembrare delle persone e non dei burattini.

Limiti e paure

No Gravatar

In L’Ultimo Demone c’è un brano, postato anche su Le Strade dei Mondi sotto forma di racconto con il nome di Il Dio del LimiteMuro, un modo per tenere lontana la paura, che parla di muri, di limiti e confini; è messo sotto forma di favola, ha una connotazione fantastica, ma di fantastico, se ci si pensa, ha solo l’aspetto, perché parla di realtà. La realtà che viviamo ogni giorno. Anche se a tanti non piace ammetterlo, ormai la vita delle persone è dominata dalla paura; anche se assume tanti aspetti (la paura degli altri, la paura di perdere il lavoro, i diritti), essa è sempre la stessa e sta divenendo sempre più forte, si allarga a macchia d’olio. Se si osserva si ha sempre meno fiducia negli altri, si guarda con sospetto chi è diverso, spesso lo si vede come una minaccia. E quando ci si sente minacciati, spesso una delle reazioni che si attuano è quella di aggredire. Emblema sotto gli occhi di tutti di tale realtà è il presidente degli Stati Uniti, Trump (ma si potrebbe dire lo stesso di Erdogan per quanto riguarda la Turchia), con i muri fisici e non (basti pensare al muro con il Messico o ai limiti d’accesso per le persone agli Stati Uniti o ai dazi commerciali per quanto riguarda le merci di altri paesi) che vuole ergere. Trump non è un dio, anche se con il modo che ha di fare si può pensare che lui si ritenga davvero tale, ma di certo è un creatore di limiti, oltre che un creatore di paure, tensioni e anche conflitti; il fatto che non sia l’unico, ma che ci siano altri potenti come lui che fanno alla stessa maniera, non fa presagire a nulla di buono. Arroganza, presunzione, mania di controllo, sete di potere, dimostrare la propria superiorità, disprezzo e mancanza di rispetto per gli altri: tutti questi sono elementi che vanno a spiegare questo modo di fare. Se però ci si pensa, questo agire è dettato dalla paura; una paura di fondo che magari non è neppure riconosciuta, ma che ha il controllo dell’individuo, le cui conseguenze si ripercuotono anche sugli altri. Finché ci sarà paura, non ci sarà modo che si possano creare e sviluppare elementi positivi. Questo contesto ben è rappresentato da una frase presente in L’ombra dello scorpione di Stephen King: “L’amore non cresce bene in un posto dove c’è solo paura, così come la piante non crescono bene in un posto dove c’è sempre buio.”

Tutti vogliono comandare

No Gravatar

Greg Stillson, esempi di chi vuole comandareTutti vogliono comandare e imporre il proprio volere sugli altri: si stanno raggiungendo livelli deliranti e allarmanti. Ci stiamo avvicinando alla follia, se non lo si è già fatto, e con questo il rischio di scatenare una violenza senza controllo e senza ragione; è sotto gli occhi di tutti come questa sia una realtà e non una fantasia.
Nelle cronache di ogni giorno si sentono notizie di atti di bullismo, pestaggi, stupri, omicidi per i più futili motivi (per un drink, un commento, una sigaretta): le persone ritengono di poter dire e fare tutto quello che gli pare, come se fossero i padroni del mondo, come se potessero comandare anche in casa d’altri. Se queste persone non ottengono quello che vogliono, se non possono fare quello che le pare, s’incattiviscono, diventano aggressive, maleducate, insultano, quando va fatta bene, perché quando va fatta male si arrivano a tragedie dove tutti si guardano increduli e si domandano come è potuta accadere una cosa del genere, come si è arrivati a questo punto.
Ma la risposta, se la si ricerca davvero, la si conosce già: la perdita di valori, il permissivismo, un modo di vivere dedito solamente all’apparire, al guadagno, al vivere bene. Un vivere superficiale, senza consapevolezza, senza rendersi conto che la libertà non è mettere in atto tutto quello che passa per la mente e pensare che gli altri accettino tutto come se niente fosse.
La società, il sistema, sono arrivate a far credere che questo sia il modo di fare; un modo di fare che porta solo caos. Ma non solo loro: in questo i governanti delle varie nazioni sono un esempio negativo, che aumenta la sua presa grazie al martellare continuo di media, social. La tecnologia in questo caso ha una connotazione negativa, dato quello che trasmette, ma la colpa, come spesso accade, è dell’uomo e di come la utilizza, non sua.
Basta guardare quello che fanno i politici italiani (di tutti i partiti) e di come, invece di preoccuparsi di come migliorare le condizioni del paese e della gente che vi abita, passino il tempo a litigare e insultarsi, e a fare i propri interessi (alle volte in modo poco limpido). Il fatto che spesso si manchi di rispetto alla popolazione con dichiarazioni opinabili, poi ritrattate per le polemiche che scatenano (vedere le ultime di Poletti sul calcetto come metafora del lavoro, che a tanti ha fatto intendere che in Italia per lavorare non servono i meriti, la professionalità, ma andare avanti a calci), non aiuta certo a rendere il comportamento delle persone migliore, che vedendo questo modo di fare, reputano che sia normale comportarsi in questa maniera.
A livello mondiale le cose non vanno certo meglio. Chi governa Nord Corea, Russia, Turchia, Stati Uniti, vuole in tutti i modi comandare e imporre il suo volere, e se non ci riesce attua ripercussioni verso chi non li asseconda. Tutto ciò è molto allarmante. Uno, perché è palese che si fa tutto in nome del denaro e del profitto, a discapito di cose molto più importanti come la salute, la dignità. Due, perché è ancora più palese che si vuole limitare la libertà degli individui dando un potere spropositato a istituzioni e grandi gruppi e questo, come insegna George Orwell con 1984 e La fattoria degli animali, non è mai una cosa positiva. Non bastassero i danni di queste azioni, l’arroganza, lo spregio e il disprezzo di questi governanti nei confronti degli altri non fa che essere un pessimo esempio per le presone, che lo prendono come modello ritenendolo quello normale. Certo si potrebbe obiettare che le persone potrebbero fare diversamente ragionando con la propria testa, ma il problema è proprio questo: i più non ragionano con la propria testa, si adeguano, seguono ciò che va per la maggiore, senza domandarsi se è la cosa giusta da fare.
Come già detto in altre occasioni, il futuro non appare roseo.

A sud del confine, a ovest del sole

No Gravatar

A sud del confine, a ovest del soleA sud del confine, a ovest del sole è un romanzo di Haruki Murakami del 1992. Un libro sulla solitudine, su tutto quello che è nascosto in una persona e che non può essere conosciuto se non viene condiviso volontariamente. E anche se condiviso, è difficile da capire. Un libro sulla distanza che c’è tra gli individui, spesso incolmabile, soprattutto dopo certe esperienze, dalle quali non si può tornare indietro.
Il romanzo racconta la storia di Hajime, dalla sua nascita (avvenuta il 4 gennaio 1951) fino all’età di trentasei anni. Figlio unico in un periodo in cui essere figlio unico era una rarità, si sente diverso, avvertendo un senso d’inferiorità nei confronti degli altri; almeno fino a quando, dodicenne, non conosce Shimamoto, una ragazza figlia unica come lui con una leggera zoppia alla gamba sinistra a causa di una poliomielite avuta da piccola. Fin da subito s’intendono reciprocamente e tra loro nasce un bel rapporto; rapporto che s’interrompe quando Hajime si trasferisce in un’altra città. Si perdono di vista; Hajime va al liceo, all’università, si sposa e gestisce due jazz bar nel quartiere di Aoyama. In un’occasione gli sembra di rivedere Shimamoto: la segue, ma l’insicurezza che sia proprio lei lo blocca. Quando decide di avvicinarsi, un misterioso signore interviene a fermarlo e impedirgli di continuare a seguirla.
Poi un giorno, grazie a un articolo sui suoi locali comparso su una rivista, Shimamoto ricompare ed è lei ad avvicinarlo. Il rapporto riprende come se non si fosse mai interrotto, i sentimenti mai dimenticati riaffiorano e s’intensificano. Hajime, nonostante non sappia nulla di Shimamoto, che rimane sempre un mistero, è disposto a lasciar perdere la moglie, i figli, il lavoro, pur di stare con lei; anche Shimamoto vuole restare con lui, vuole prendere tutto di lui. Tutto. Un legame intenso, totale, che prenderà a un certo punto una piega inaspettata. O forse no, se si è riusciti a comprendere il fatto che Shimamoto non accetta compromessi, la piega non è poi così sorprendente.
A sud del confine, a ovest del sole è un romanzo malinconico, che mostra il senso d’inadeguatezza che si prova verso un mondo dove comunicare con gli altri appare così difficile, dove si è soli e la solitudine pare essere l’unica compagna che mai abbandonerà l’individuo. Come in altre opere di Murakami,  anche in A sud del confine, a ovest del sole la musica ha un ruolo fondamentale nella vita dei personaggi e nel dare nome (o almeno a una parte) al titolo del romanzo (ma questo spetta al lettore scoprirlo da solo, dato che è una cosa che si rivela verso il finale, a differenza di L’incolore Tazuki Tzukuru e i suoi anni di pellegrinaggio dove lo si rivelava all’inizio e non c’è timore di fare spoiler nel parlarne), così come in esso emergono esperienze personali dell’autore e la morte. Sì, la morte, perché è anch’essa parte della vita, ne è parte integrante e nessuno non può che fare esperienza con essa, venendone toccato, ferito, stravolto. Chi ha letto altre opere di Murakami si sarà accorto che il modo di sviluppare la storia si ripete come in altri volumi (ma se si sa osservare, è così per quasi tutti gli scrittori, ognuno ha il suo marchio di fabbrica che lo contraddistingue), questo però non toglie che l’autore riesca a coinvolgere il lettore nelle vicende di Hajime: non importa se si sono capiti i meccanismi di scrittura di Murakami, si vuole scoprire come andrà a finire  la storia del protagonista,  in che direzione lo condurrà la sua scelta. Murakami in questo non delude e tocca nel profondo l’animo di chi legge, soprattutto con quello che non scrive, ma che si fa intuire, dando a A sud del confine, a ovest del sole un velo di mistero e dubbio che dona ulteriore spessore all’opera.

 

Intervista per Jonathan Livingston e il Vangelo

No Gravatar

Su Letture Fantastiche c’è un’intervista dove rispondo alle interessanti domande postemi riguardo Jonathan Livingston e il Vangelo, l’opera di saggistica che ho realizzato. Per chi fosse curioso e volesse conoscere qualcosa in più sul libro, questo è un buon modo per farlo 🙂

Jonathan Livingston e il Vangelo

L'Ultimo Demone revisionato.

No Gravatar

Sugli store online è stata caricata la versione corretta e rivista di L’Ultimo Demone, secondo romanzo della serie I Tempi della Caduta. La revisione effettuata è andata a correggere quei refusi che erano stati segnalati nella recensione fatta da Annalisa Sutto, che ancora ringrazio per aver così permesso di migliorare il lavoro fatto; qualcuno potrebbe obiettare che erano piccoli dettagli, ma spesso sono proprio i dettagli a rendere migliori le cose. Spero di essere riuscito a trovarli tutti; di certo ora ce n’è un numero minore che nella precedente versione.