Strade Nascoste – Racconti

Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

Jonathan Livingston e il Vangelo

L’Ultimo Demone

L'Ultimo Demone

L’Ultimo Potere

L'Ultimo Potere

Strade Nascoste

Strade Nascoste

Inferno e Paradiso (racconto)

Non Siete Intoccabili (romanzo)

Lontano dalla Terra (racconto)

365 storie d’amore

365 storie d'amore

L’Ultimo Baluardo (racconto)

365 Racconti di Natale

365 racconti di Natale

Il magazzino dei mondi 2

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365 racconti d’estate

Il magazzino dei mondi 2

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Haven

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HavenHaven è l’undicesimo disco (pubblicato nel 2015) della band metal americana Kamelot, il secondo con Tommy Karevik come cantante al posto di Roy Khan, che aveva lasciato per motivi di salute. Fare paragoni con il passato e il predecessore non sarebbe corretto, quindi occorre prendere atto che da Silverthorn è iniziato un nuovo corso. Karevik se la cava bene, anche se in tanti rimpiangono Khan; se l’album non convince nella sua totalità, non è certo per responsabilità sua.
Partiamo dalle note positive.
“Fallen Star” convince grazie al suono della chitarra di Thomas Youngblood, ben accompagnato dalla voce di Karevik. Malinconica e potente.
“Veil of Elysium” parte subito forte, coinvolgendo con un ritmo trascinante. Tutto funziona e il brano avanza in un crescendo continuo. La miglior canzone dell’album, seguita a ruota da “Liar Liar (Wasteland Monarchy)”, altro brano altrettanto potente che vede le chitarre grandi protagoniste e la partecipazione della voce growl di Alissa White-Gluz.
Bella, seppur non ai livelli delle due precedenti, “My Therapy”, una canzone dalle tonalità ossessive, malinconiche, che a tratti fa riecheggiare una sensazione di abbandono e disperazione.
Da menzionare “Under Grey Skyes”, ballad leggiadra dalle note celtiche, dolce e romantica, che vede la partecipazione di Charlotte Wessels. Interessante “Here’s to fall” un lento dove regnano le sinfonie per piano e violini.
“Revolution” vede di nuovo la partecipazione della voce growl di Alissa White-Gluz, in un brano Black Metal veloce e ossessivo ma non riuscito in tutte le sue parti.
Che cosa non ha funzionato in “Citizen Zero”, “Beautiful Apocalypse”, “End of Innocence”, “Insomnia”? Tecnicamente sono ben realizzati, ma dopo il loro ascolto non c’è una strofa, un passaggio di chitarra o batteria che si faccia ricordare.
In conclusione, Haven, seppur non raggiunga livelli di lavori come Karma ed Epica, è un buon album, con diverse canzoni veramente valide e alcune senza infamia e senza lode.

Tornano le opere di R.A. Salvatore in Italia

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Gauntldrym di R.A. Salvatore
In Italia tornano le opere di R.A. Salvatore pubblicate da di nuovo da Armenia. Dopo il fallimento della casa editrice e il ritorno sul mercato grazie alla sua acquisizione da parte del gruppo Il Castello, Armenia ha ripreso a pubblicare fantasy terminando la saga Malazan di Steven Erikson con la pubblicazione degli ultimi tre volumi mancanti (in realtà dell’ottavo era uscita la prima parte) e riproponendo tutti i precedenti in una nuova edizione. I fan dello scrittore canadese sono stati soddisfatti di poter terminare in italiano la famosa serie; non tanto quelli che seguivano le serie fantasy pubblicate dalla Wizard of the Coast, specialmente quelle sui Forgotten Realms, che si ritrovavano nell’impossibilità di leggere nuove avventure di quel mondo e di recuperare volumi che non possedevano.
Le cose però sono cambiate: da fine maggio in libreria è possibile acquistare un volume inedito finora in Italia, Gauntlgrym, che vede come protagonisti Drizzt Do’Urden e i suoi compagni. Ma questa non è l’unica novità: Armenia, oltre a romanzi non ancora giunti in Italia, ripubblicherà anche le opere già viste negli anni passati. Magari per i neofiti del fantasy Drizzt Do’Urden è un nome nuovo, ma per i lettori di fantasy degli anni ’80, ’90 e inizio 2000, era un personaggio conosciuto. Non solo per i lettori, ma anche per i giocatori di AD&D e delle edizioni successive di D&D, oltre che dei videogiocatori (chi ha giocato ai giochi creati dalla Black Isle, Baldur’s Gate 1 e 2, ha potuto fare il suo incontro); Drizzt Do’Urden, con le sue avventure, è diventato uno dei personaggi più famosi dei Forgotten Realms, una della tante (e forse la più famosa) ambientazioni del mondo di D&D. Questo grazie, e forse soprattutto, alla penna di R.A.Salvatore.
Sia ben chiaro: non si è dinanzi a capolavori della letteratura di genere, ma a buoni libri d’intrattenimento fantasy. Niente di complesso, profondo e stratificato come la saga Malazan di Erikson, ma di classiche avventure epiche dove la magia, le creature magiche, le varie razze e gli atti eroici sono i padroni incontrastati. Storie d’intrattenimento, ma di gran lunga superiori a tante pubblicazioni che sono state servite al mercato durante il boom del fantasy.
I lettori più esigenti del fantasy potranno storcere il naso dinanzi a queste letture, considerandole le tipiche storie di spada e magia ambientate in un classico mondo fantasy, roba ormai già vista, ma R.A. Salvatore è uno scrittore onesto, che fa il suo dovere (senza contare che alcuni suoi romanzi sono meritevoli davvero di essere letti). Certo, queste storie hanno avuto il loro momento di gloria in Italia quando hanno avuto diffusione i giochi di ruolo, senza contare che i videogiochi dedicati all’ambientazione Forgotten Realms (i già citati Baldur’s Gate 1 e 2, poi Icewind Dale 1 e 2, quelli dedicati a Newerwinter Nights) hanno fatto da traino (basti pensare a quanto è successo ai libri di Sapkoski, che hanno trovato grande diffusione grazie ai videogiochi della serie The Witcher), ma possono ancora ritagliarsi il suo spazio tra gli appassionati del fantasy.
Salvatore però non ha scritto solo opere ambientate nei Forgotten Realms: ha realizzato la serie The DemonWars Saga, che s’ispira alla terza edizione di D&D, introducendo personaggi che appartengono alla classe dei monaci (una delle classi immesse nell’edizione successiva alla AD&D che più ha fatto discutere i giocatori).
Per chi volesse conoscere le opere di R.A. Salvatore, su quali puntare?
Sono passati tanti anni da quando ho letto i libri di questo scrittore e quindi entrare nei dettagli diventa difficile, tuttavia le sensazioni sono rimaste.
Molto bella la Trilogia degli elfi scuri (Il dilemma di Drizzt, La fuga di Drizzt, L’esilio di Drizzt), che mostra la nascita di Drizzt, la sua crescita a Menzoberrazan, il mondo crudele del Sottosuolo, la lotta tra le casate e il rigetto che l’eroe ha di un mondo che non sente suo, fuggendo da esso e andando a vivere sul mondo di superficie. Storia avvincente e ben costruita, con ottima caratterizzazione dei personaggi.
La Trilogia delle terre perdute (Le lande di ghiaccio, Le lande d’argento, Le lande di fuoco) vede Drizzt unirsi al nano Bruenor, al barbaro Wulfgar e all’umana Cattie-brie nella lotta contro la malvagia reliquia Crenshinibon e nella ricerca di Mithral Hall (la patria di Bruenor); in questa serie fa la sua comparsa Artemis Entreri, che diverrà nemesi di Drizzt in continui scontri per dimostrare chi dei due è lo spadaccino migliore. Serie carina per l’entrata in scena di uno dei più grandi avversari dell’elfo oscuro, ma non eccezionale; s’intuisce che questo è uno dei primi lavori di R.A. Salvatore e che non ha raggiunto la profondità e lo spessore della trilogia successiva (La trilogia degli elfi oscuri sopra menzionata).
R.A. Salvatore dà il meglio quando usa come personaggi gli elfi scuri e lo dimostra con la quadrilogia L’eredità di Drizzt (L’eredità, Notte senza stelle, L’assedio delle ombre, L’alba degli eroi), con ciò che resta della famiglia d’origine di Drizzt che scatena una guerra per eliminare l’elfo scuro rinnegato. Storia epica e ben realizzata.
In I sentieri delle tenebre ((La lama silente, L’ora di Wulfgar, Il mare delle spade), il gruppo di eroi cerca un modo per distruggere Crenshinibon, mentre Wulfgar, ritornato dall’Abisso dove era stato imprigionato per lungo tempo, cerca di ritrovare se stesso. Storia gradevole ma che non coinvolge come le altre.
Di I soldati di ventura ho letto solo Il servitore della reliquia, ma non è nulla di trascendentale.
Per quanto riguarda The DemonWars Saga, molto bella la prima trilogia del Demone, soprattutto il primo libro (Il risveglio del demone) e il secondo (Lo spirito del demone) che mostra un gruppo di eroi guidati dal ranger Elbryan e dal monaco Avelyn combattere contro il Demone dactyl.
Mortalis e la seconda Trilogia del Demone non sono invece all’altezza della serie precedente: solo per chi è curioso di vedere come si chiude il cerchio di questa serie. Purtroppo, quando vengono a mancare personaggi cardine e ben riusciti, una saga ne risente sempre: o si è in grado di rimpiazzarli a dovere oppure diventa dura mantenersi agli stessi livelli mostrati in precedenza. Di buono questa serie ha come il Demone, una volta persa la sua manifestazione fisica, s’impossessi di qualcuno d’insospettabile per portare avanti i suoi fini: in questo Salvatore ha fatto delle valide scelte.
Concludendo, se qualcuno volesse conoscere questo autore, per apprezzarlo al meglio, è bene che legga La trilogia degli elfi scuri e La prima trilogia del Demone: non ne rimarrà deluso.

I nuovi mostri

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M’incammino lungo il vialetto inghiaiato, godendomi l’ombra dei pioppi che lo fiancheggiano. La grande e vecchia casa si para davanti a me: è un anno che mi ci sono trasferito. Anzi, ci siamo trasferiti. Dopo Francisco sono arrivati Alfredo e Jinko: pazienza per il primo, ma gli altri due avrebbero attirato troppo l’attenzione. Cambiare residenza è stato inevitabile.
Alle mie spalle risuona il rumore di tacchi a spillo che calpestano la ghiaia.
«Ti ho detto di non seguirmi.»
La tipa mi affianca, tirandosi su la minigonna; fra poco si vedrà il filo interdentale che usa per biancheria intima…sempre che indossi qualcosa là sotto. «Non tirartela…non ti ho chiesto la Luna!»
Scuoto la testa. «Ti ho già detto che non è interessato.»
La tipa si sbottona un altro po’ la camicetta azzurra troppo stretta per il suo seno rifatto. «Questo non lo puoi sapere senza che mi abbia vista!» sbotta stizzita. «Nessuno resite a un’eurognokka come me!»
Scrollo le spalle.
Si fa più civettuola. «Dai, fammi conoscere il tuo amico figo!»
Raggiunto il piazzale davanti alla casa, mi dirigo verso il gazebo che abbiamo montato da poco. Lui è lì, come ogni pomeriggio con il tablet, intento ad annusare una rosa appena colta.
«Francisco, c’è una che ti vorrebbe conoscere.»
Lui assume un’espressione stanca e sconsolata. «Un’altra…» sospira.
Se non mi tenesse sveglio ogni notte con i suoi commenti, i suoi gridolini, i suoi pianti mentre guarda le serie tv, avrei quasi compassione di lui.
«Stasera esci come me?» gli dice la tipa a bruciapelo, senza nemmeno presentarsi.
Le lancio una rapida occhiata: la sua espressione dice tutto. L’ha già spogliato e trombato con gli occhi.
«Stasera no, sono stanco» dice depresso, lo sguardo perso nel vuoto.
“Quante storie perché è finita la sua serie tv preferita…vediamo se così si risolleva un poco.” Gli porgo un piccolo sacchetto di carta. «È uscito il cofanetto speciale dell’ultima stagione di Walking Dead.»
«Che bello!» Francisco si ravviva di colpo: sprizza gioia da tutti i pori.
«Non accenderti!» sussurro vedendo che sta cominciando a luccicare peggio di un albero di Natale. «Ma non potevi essere come Dracula che se ne sta in giro solo di notte, invece di un vampiro alla Twilight?» La battuta mi parte prima che me ne accorga, ma la tipa è talmente sbavante a guardare i pettorali che s’intravedono dalla sua camicia aperta che non sentirebbe nemmeno le trombe del giudizio.
Francisco afferra il sacchetto, fa la sua tipica scossettina di culo e poi parte di corsa in casa. Io lo seguo a ruota, lasciando da sola la tipa come una pera troppo matura caduta dall’albero.
«Alfredo!»
«Signorino, non urli, la sento benissimo.»
Alfredo mi raggiunge, massaggiandosi un orecchio peloso con una mano mentre con l’altra tiene la scopa.
«Non mi dire che stai spazzando da stamattina» esclamo esterrefatto.
Alfredo estrae dalla tasca una spazzola e se la passa sui pantaloni, raccogliendo i peli che si sono attaccati sopra. «Lei è fortunato, signorino, non sa che seccatura il periodo della muta. Peli dappertutto. Pulire in questi giorni diventa un inferno.»
Per uno ordinato come lui, lo è davvero. E anche per noi: ce lo troviamo tra i piedi in continuazione.
Gli allungo le due borse di plastica mentre ci avviamo verso la cucina. «Ecco la spesa e quello che mi hai chiesto dalla ferramenta.»
Alfredo si china verso il lavandino. «Jinko, è arrivato il materiale per sistemare l’impianto idraulico.»
«Perfetto!» la voce di Jinko ci giunge dalla tubatura del lavandino. «Portamelo giù, che mi metto subito al lavoro.»
«Con permesso» dice Alfredo dirigendosi verso la cantina, dove sta sempre Jinko: dice che in casa l’aria è troppo secca e gli fa squamare la pelle. Alfredo si ferma sulla soglia della porta, tirando fuori dalla tasca del panciotto l’antico orologio da taschino. «Il the sarà servito fra mezz’ora in salotto. Ci sono anche i bignè ripieni, freschi di giornata. Devo dire che la crema di oggi è particolarmente gustosa.»
«Ehi, signorino» la voce di Jinko rimbomba nelle tubature. «Ne tenga qualcuno da parte anche per me!»
«D’accordo!» rispondo chinandomi sul lavandino.

La casa è stranamente silenziosa. La tv e il giradischi sono spenti, come tutte le luci delle stanze. Trovo Alfredo e Francisco seduti sulla terrazza, intenti a fissare la Luna piena. La cosa mi sorprende: solitamente a quest’ora bisticciano perché il primo vuole ascoltare i dischi di Schubert e Bach mentre l’altro vuole seguire le serie tv a tutto volume.
«Ci chiamano mostri perché siamo diversi» comincia a parlare Francisco. «Ma là fuori c’è di peggio» indica la città. «Quelli che ignorano i bambini e li abbandonano a se stessi. Quelli che picchiano le donne. Quelli che pensano solo ai soldi e a fregare gli altri. Quelli che non hanno più sogni.»
Sul suo viso è dipinta un’espressione intensa. “Non l’ho mai visto così, fa quasi spavento.”
«I veri mostri sono quelli che non ti aspetti, quelli che non si riconoscono al primo sguardo, che si rivelano solo con il tempo, quando ormai è troppo tardi per fermarli e poter rimediare a quanto hanno fatto» aggiunge Alfredo.
“Ma che gli è preso a questi due stasera?”
«Vede signorino, questa per noi doveva essere una notte di festa» continua Alfredo. «Una notte in cui le varie specie cui apparteniamo si radunavano per fare baldoria e raccontare le proprie esperienze.» Fa una pausa. «Ma ormai sono decenni che tutto questo non avviene. Troppo pericoloso. E poi siamo rimasti in pochi, ormai siamo specie in vie di estinzione. Fra poco dei mostri, di quelli originali, non ne rimarrà nemmeno uno. Abbiamo cercato d’integrarci in questa società multirazziale. Ma anche se i tempi cambiano, certe cose non sono destinare a cambiare: il diverso non sarà mai accettato, si cercherà sempre di schiacciarlo ed eliminarlo.»
«Da quando è stata creata la società, con i suoi costrutti, le sue regole, gli umani si sono sentiti superiori, assolvendosi per qualsiasi malefatta commessa. Guerre, deportazioni di massa, pulizie etniche, omicidi senza ragione…tutto questo gli umani hanno fatto, senza vergogna. Nonostante questo, hanno dato la caccia a quelli della mia specie etichettandoli come mostri assetati di sangue, solo perché, per sfamarsi, eliminavano alcuni di loro» interviene Francisco.
«Stessa cosa è successa a noi mannari e ai nostri cugini lupi» dice Alfredo. «Ci hanno definito belve spietate perché uccidevamo le pecore. Ma non ne abbiamo mai uccise più del necessario e delle prede che catturavamo non abbiamo mai sprecato un solo osso. Non ci divertivamo a fare quello che abbiamo fatto, a differenza degli umani, che con i loro safari, le loro caccie indiscriminate per fare soldi e creare fantomatici elisir per durare più a lungo a letto hanno ridotto all’estinzione decine di specie animali.»
«Anche noi figli dell’acqua abbiamo subito la stessa sorte» la voce di Jinko ci raggiunge dal tubo della grondaia. «Bastava avvicinarci agli umani per scatenare caccie sfrenate, peggio che in Lo squalo. Locky sono anni che non esce dalla sua tana, ormai è caduta in una depressione più profonda della Fossa delle Marianne.»
«Locky?» chiedo perplesso.
«Si riferisce alla creatura che vive nel lago di Ness» precisa Alfredo.
«Tutto ha una fine» dice tristemente Francisco. «Ma certe cose sono destinate a esistere sempre. Noi scompariamo, ma il nostro posto verrà preso da dei nuovi mostri.»
«E chi sarebbero?» domando intimorito.
«Gli esseri umani.»
Alfredo mi fissa per alcuni momenti vedendo la consapevolezza farsi largo sul mio volto. «La luna alla volte gioca brutti scherzi e fa dire cose strane. Non pensi più a questa conversazione, signorino. Sono solo riflessioni di specie sulla via del tramonto. Faccia un buon sonno e vedrà che domani tutto sarà come prima.»
Mi avvio verso la camera da letto, sapendo che le cose non saranno più come prima.

Tijuana Express

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Chi segue Le Strade dei Mondi ha potuto vedere che ho avuto modo in alcune occasioni di pubblicare su Letture Fantastiche alcuni articoli inerenti ad opere del fantastico, oltre ad avere promosso alcuni miei e-book. Oggi voglio presentare l’ultima fatica di Gianluca Turconi, la persona che gestisce il sito sopra menzionato. Per chi non lo conoscesse, ecco la sua biografia.

Nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.
Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.
Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre “Protocollo Aurora”, “La fine del gioco”, “Gli Dei del Pozzo”, “Il Cavaliere del Tempio”, “La cappella Nera”, “Alveare e dintorni”, “L’Altare”, “Fermata obbligatoria”) per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo “Figlio della schiera” di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana “Schegge di futuro” (Letture Fantastiche).

E a seguire tutto quello che c’è da sapere su Tijuana Express, il suo ultimo lavoro pubblicato.

Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Pagine: 322 (indicative, in formato per Amazon Kindle)
Costo: euro 0.99 (gratuito per abbonati Kindle Unlimited)

Tijuana Express“Buon amore e buona morte, non c’è miglior sorte”.
Di questo antico detto popolare di Todos Santos, piccola cittadina ad alta vocazione turistica e basso reddito pro capite nello stato messicano della Baja California Sur, il diciassettenne Alejandro Aguilar Zamudio ha già scoperto la parte iniziale, grazie a una passione travolgente e complicata che l’ha costretto a crescere anticipatamente e a cercare una nuova fonte di reddito sicuro.
Per tale ragione, ha chiesto un lavoro a Nestor Moyes, proprietario terriero conosciuto come Dos Ocho, Due Otto, soprannome attribuitogli durante la burrascosa gioventù. In città, pur parlandone solo di nascosto nelle case, tutti sanno che lui e l’allevatore Rogelio “el Gordito” Orellana, già contrabbandiere di carne di maiale verso San Diego, negli Stati Uniti, fanno soldi facili da parecchio tempo.
Così, Alejandro si troverà una sera ad accompagnare il Gordito durante un trasporto al suo allevamento, incurante dei rischi che dovrà affrontare. Dall’alto dei suoi diciassette anni, crede di essere pronto a tutto, per amore. Tuttavia, il ragazzo ignora che a Todos Santos nessuno è mai chi sembra. Ogni persona si nasconde dietro una maschera, come gli amici d’infanzia Nestor, Rogelio e Agnes, madre di Alejandro, ora divisi da segreti che li hanno separati per sempre.
Tra violenza, sotterfugi, inaspettate scoperte e visionarie tradizioni, Alejandro finirà invischiato nelle conseguenze di una rapina al Tijuana Express, il convoglio di automezzi che trasporta migranti e cocaina da Todos Santos a Tijuana, al confine con gli USA. Per uscirne vivo, sarà obbligato ad affrontare non solo la verità sulla sua nascita, ma anche lo strascico di morte lasciato dietro di sé dai Santi, il Cartello di narcotrafficanti che domina parte della Baja Sur, in precario equilibrio, sempre sotto minaccia dei gruppi rivali di Sinaloa e Tijuana.
Durante il pericoloso viaggio alla scoperta della realtà criminale di Todos Santos, Alejandro si sentirà combattuto nella scelta tra ciò che rischia di perdere e quanto ha occasione di guadagnare. Non avrà altra possibilità che prendere decisioni e fare errori, ogni giorno, su consiglio di Nestor, per non affogare nel torbido che li circonda.
Eppure, quali siano gli occhi che la guardano, Todos Santos pare avere un unico destino, immutabile, caratterizzato da soli tre elementi: narcotici, sesso e uomini ambiziosi.
Ambiziosi proprio come i Santi e Alejandro.

A seguire c’è il link per poter leggere gratuitamente un’anteprima del romanzo e quello per poter acquistare su Amazon.

lettura primi capitoli del romanzo
Link per acquisto Amazon

Il giardino delle parole

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Il giardino delle paroleIl giardino delle parole è il romanzo dell’omonimo film realizzato nel 2013 sempre da Makoto Shinkai. Come asserisce lo stesso autore, si tratta di una storia di solitudine e tristezza, molto prima che di amore; attraverso i suoi personaggi Makoto Shinkai mostra questi stati d’animo con delicatezza, rivelando come tanto spesso sono più le cose che non si dicono che quelle che si dicono e questo porta a incomprensioni e a perdere qualcosa d’importante. Ma alle volte è davvero impossibile comunicare i propri sentimenti perché troppo grandi, che quasi spaventano, o perché non sono chiari neppure a noi stessi; quale che sia la loro natura, è certa la sofferenza che essi fanno scaturire e di cui molto spesso gli altri ne ignorano l’esistenza. E questo non vale solo per gli adolescenti, ma per chiunque, anche da adulti, quando si è acquisita maggiore esperienza.
Anche se ci sono dodici anni di differenza tra Takao e Yukino (lui studente liceale, lei professoressa della stessa scuola), entrambi vivono gli stessi sentimenti, la stessa attrazione, la stessa sofferenza. Un incontro avvenuto per caso, durante un giorno di pioggia in un parco, quando entrambi si sono ritrovati sotto la stessa azumaya. Così, i due cominciano a vedersi tutti i giorni di pioggia sempre allo stesso posto, con Takao che rivela il suo sogno di diventare calzolaio e chiede a Yukino di prendere le misure del suo piede per poter realizzare un paio di scarpe da donna; una richiesta semplice, magari inusuale, ma che rappresenta un momento importante, che diverrà una tacita promessa tra i due per il futuro.
A differenza del film, il romanzo di Il giardino delle parole approfondisce maggiormente i personaggi secondari, quali il fratello e la madre di Takao, il professor Ito, la studentessa Reimi Akizuki e permette di capire meglio i fatti accaduti. Risulta più chiaro il motivo per cui Yukino ha abbandonato la scuola, rivelando come un sentimento di ammirazione possa mutarsi in breve in accanimento e odio, mostrando come l’adolescenza è un’età bellissima e tremenda allo stesso tempo, dove chi la vive può passare da vittima a carnefice in un attimo e rovinare la vita di una persona innocente. Questa parte è davvero interessante e si può dire illuminante: più che un libro per adolescenti, Il giardino delle parole è un romanzo che andrebbe letto dagli adulti per metterli in guardia su come comportarsi con gli adolescenti per non ritrovarsi in situazioni poco piacevoli, dove sono loro quelli che hanno maggiormente da perdere. Nonostante ciò, anche se si pone la massima attenzione, ci si può ritrovare danneggiati senza aver alcuna colpa.
Ciò non toglie che Il giardino delle parole affronti (e anche bene) altre tematiche quali il rapporto genitori/ figli, quello tra fratelli, l’ammirazione per le persone più grandi, l’amore, il cambiamento.
Altro punto interessante, e che aggiunge ulteriore spessore all’opera, è il presentare dei brani del Man’yoshu, la più antica antologia del Giappone: in ogni capitolo del romanzo c’è una sua poesia in modo che siano collegati tra loro, simboleggiante lo scorrere del tempo e i sentimenti dei vari personaggi, che aggiunge un ulteriore significato alla storia, mostrando come ci sono realtà antiche come l’uomo, che si ripetono a ogni epoca, di generazione in generazione.
Come per 5 cm al secondo, anche in Il giardino delle parole Makoto Shinkai dimostra di sapersela cavare sia a dirigere film che a scrivere libri.

Sulla televisione

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La Televisione può avere anche 99 canali,più che Venezia,
e, come Venezia, sta sprofondando sempre più.
Una volta c’era la Lampada di Aladino con dentro un « genio », ora c’è la Televisione e tutti quelli
che ci sono dentro sono convinti di essere dei « geni ».
La Lampada di Aladino aveva un solo programma, ma faceva tutto ciò che si voleva. La Televisione ha tanti programmi e, in compenso, facciamo noi tutto quello che vuole Lei.
La Lampada la « sfregavi », la Televisione ti « frega ».
La Televisione fa bene…
No, la Televisione fa male!
La Televisione ti condiziona…
Non è vero: ti informa!
La Televisione è come la droga…
No, non fa niente!
Ma una sola speranza ci illumina i cuori perché, come dice il nostro amico Giorgio Delbarmetro:

« Se è vero che l’hashish non fa niente speriamo non si annoi! »

televisione

Salve…Sono il titolo. Zuzzurro & Gaspare (disegnato da Silver). Rizzoli 1989, pag. 86

News su Brandon Sanderson in Italia

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Brandon SandersonSui propri social, Fanucci ha annunciato che non sarà più l’editore di Brandon Sanderson; pertanto non pubblicherà più suoi romanzi.
Una notizia data pochi giorni fa, ma da qualche tempo si sospettava che i rapporti tra la casa editrice e l’autore non fossero più quelli di una volta. Nel 2017, in un post su facebook (in quel post rispondeva soprattutto alle proteste di un gruppo di fan che avrebbero contattato direttamente l’autore per il modus operandi della ce nei riguardi delle opere dell’autore), Fanucci aveva fatto sapere che c’erano dei problemi con l’agente di Sanderson e pertanto le pubblicazioni dei libri dell’autore in Italia erano al momento bloccate; sugli store era possibile vedere che le date delle uscite di Le ombre (che doveva uscire a ottobre 2017) ed Edgedancer (che doveva uscire a gennaio 2018), i due libri di Sanderson che dovevano essere pubblicati, venivano spostate da un mese all’altro (attualmente lo store di La Feltrinelli dava entrambi in uscita per il 27 giugno, vedere le immagini sottostanti).
Adesso la situazione è divenuta più chiara e si sa che tali volumi non saranno pubblicati, né ce ne saranno altri (soprattutto il tanto atteso terzo volume delle Cronache della Folgoluce, Oathbringer) da parte di Fanucci.
Si nota che Sanderson è solo l’ultimo degli autori che non verranno più pubblicati da tale editore; prima di lui era toccato a Goodkind, Rothfuss e Hobb, le cui opere sono state poi pubblicate da altri editori italiani. Ai fan di Sanderson non resta che attendere che le sue opere seguano il percorso intrapreso da questi tre autori e vengano tradotte da case editrici decise a puntare su di loro: al momento non c’è ancora alcuna notizia ufficiale, ma stando a un comunicato apparso sulla fanpage italiana di Brandon Sanderson di facebook, i diritti sarebbero stati acquisiti da Mondadori (Folgoluce, almeno per quanto riguarda il terzo volume, e seconda trilogia Mistborn) e Armenia (la nuova serie young adult Skyward).

Fanucci annuncia che non sarà più editore di Sanderson

Edgedancer, una data di uscita che non si verificherà

Edgedancer, una data di uscita che non si verificherà

Agguato nella città in mezzo al deserto

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“Quando incontri un Demone, non cercare di affrontarlo. Pensa solo a fuggire” erano state le parole di Vecchio.
Un consiglio saggio. Un consiglio per la sopravvivenza.
Una regola che aveva seguito come se fosse una bibbia.
Una regola che per la prima volta stava per trasgredire. Un azzardo fatale, probabilmente, ma c’era un limite a tutto.
L’impressione d’essere seguito non era stata errata: chi era alle sue spalle si era mostrato.
Guerriero non era rimasto sorpreso dalla sua natura. E nemmeno si era spaventato; solamente non riusciva a spiegarsi il motivo di tanta perseveranza.
Ma una cosa era certa: era stanco di scappare, di avere paura.
“È tempo di dire basta. È tempo di voltarsi a combattere. Probabilmente sarò ucciso, ma questa specie maledetta per una volta non avrà la soddisfazione di vedere qualcuno scappare al suo arrivo: guarderà invece negli occhi un uomo che non ha nessun timore di lei.”
In fondo, buona parte del potere dei Demoni risiedeva nella paura che facevano provare. Se non si aveva paura di loro, la loro forza si ridimensionava, l’aura d’intoccabilità svaniva.
“Forse non possono essere sconfitti, ma possono essere colpiti. Ed è mia intenzione farlo il più duramente possibile.”
Dal riparo dell’androne buio osservò l’avanzata del Demone nel turbinio della polvere.
“Continua a camminare sicuro di te, bastardo schifoso: è ora che anche tu soffra. I morti reclamano che tu sprofonda nella stessa merda che hai elargito. Potrai anche scatenare oceani di fuoco e far esplodere la terra, ma oggi prenderai tanti di quei colpi da pentirti di essere uscito dal buco da cui nascesti strisciando. Non ti scorderai facilmente di questo giorno.”
Con mani ferme strinse l’impugnatura del cannone al plasma.
Due colpi. L’arma era carica soltanto per due colpi. Peccato non averla al pieno delle sue possibilità: forse avrebbe potuto abbattere il Demone. Forse era stata creata proprio per quello scopo. Purtroppo la tecnologia di supporto a quel genere d’armamenti era andata perduta, rendendoli inutilizzabili. Per questo aveva tenuto quel cannone portatile da parte, da utilizzare solo in caso estremo.
Portò l’occhio sul display, prendendo la mira mentre il Demone si avvicinava.
“Uno, due, tre” contò i passi dell’avanzata. “Avanti, ancora un pochino.” Trattenne la frenesia, aspettando che entrasse nell’area di massima efficacia del colpo.
“Ora.”
Una saetta verde attraversò lo spazio in un lampo, centrando in pieno il bersaglio e sbalzandolo all’indietro. Il Demone si ritrovò seduto sul marciapiede, un’espressione stupita sul volto affilato.
Il secondo colpo lo raggiunse senza farsi aspettare, schiantandolo contro il muro del palazzo e facendolo rotolare in mezzo alla strada.
Non poteva cadere in posto migliore.
Afferrando il telecomando, Guerriero sollevò la prima levetta a partire dall’alto.
L’esplosione fece tremare gli edifici, uno scoppio che spaccò la strada in tante zolle di duro catrame. Un violento getto di sabbia schizzò verso l’alto come un geyser, ricadendo a terra in un denso velo nebbioso.
Guerriero si spostò da dove si trovava, abbandonando il cannone e dirigendosi nella strada con il fucile a pompa spianato. Attraverso la fitta cortina polverosa vide una figura barcollare verso di lui.
“Rialzati pure. So che non ti posso ammazzare, ma ti posso fare male.”
Il Demone uscì dal cratere apertosi in mezzo alla strada, incespicando nelle pareti della buca che sdrucciolavano sotto i suoi piedi. Fu investito da colpi che lo centrarono in ogni punto vitale, squassando i muscoli e costringendolo a indietreggiare. Con un ringhio, scosse la testa, scacciando lo stordimento che l’esplosione aveva causato e gettandosi avanti con furia.
Prevedendo la carica, Guerriero lasciò andare il fucile e si buttò verso il Demone, rotolando oltre di lui. Subito in piedi, sganciò la mitragliatrice assicurata alle spalle e premette il grilletto, scaricandogli il caricatore sulla schiena. Poi scattò sulla sinistra, pronto a mettere in atto l’ultima parte dell’attacco.
Il manrovescio lo colse all’altezza dell’anca, facendolo piroettare su se stesso e stramazzare al suolo. Con una smorfia si costrinse a rialzarsi; dopo un attacco del genere non sperava di averlo ucciso, ma almeno rallentarlo sì. Invece eccolo lì già in piedi, senza averlo nemmeno scalfito. Strisciò sui detriti, pervaso da fitte brucianti all’anca, cercando di allontanarsi il più in fretta possibile.
Sfregandosi gli occhi con un braccio, il Demone protese in avanti quello libero e l’afferrò per la cintola.
Usando la mitragliatrice come clava, Guerriero lo centrò in pieno sulla tempia, facendogli schizzare la testa di lato.
Il Demone lo sollevò da terra con un ringhio, portando i loro visi alla stessa altezza.
Guerriero estrasse i coltelli che portava alla cinta, facendoli saettare verso le orbite lacrimanti del Demone.
Con una torsione innaturale del collo l’essere evitò l’attacco, scagliandolo contro un muro.
Stringendo i denti, con un braccio insensibile, Guerriero estrasse dalla tasca il telecomando.
“Vediamo come te la cavi con questo, bastardo.”
Tutte le levette furono abbassate.
Pietre e muri saltarono in aria come fuscelli, scatenando un’ondata di devastazione che divelse la strada come se montagne stessero emergendo dalla crosta terrestre. In un fragore di tuono i palazzi implosero, vomitandosi sulla via in una slavina di cemento e acciaio.
Coprendosi la bocca e il naso per non respirare la polvere, Guerriero si allontanò zoppicando lungo un vicolo laterale. Andò a sinistra dove l’intreccio di vicoli era più stretto e la presenza di sabbia quasi nulla. Attento a non pestarla per evitare di lasciare tracce, si lanciò in una serie di continue svolte, senza mai andare nella stessa direzione. Il crollo non avrebbe fermato a lungo il Demone, ma se fosse stato fortunato avrebbe avuto il tempo di allontanarsi e far perdere la sua pista. Spingendosi al di là del dolore, continuò a muoversi velocemente.
Le esplosioni cominciarono in serie, una scarica improvvisa che fece tremare i palazzi, facendo piovere cascate di sabbia e detriti.
Si bloccò come un animale in fuga, guardandosi alle spalle. “Non possono essere le cariche che ho piazzato: sono esplose tutte.” Riprese a correre con maggiore forza. “Merda, il Demone si è liberato più in fretta di quanto avessi previsto.”
Le esplosioni non si placarono, ma aumentarono d’intensità, facendo tremare la terra e crepare i marciapiedi.
“Vuole radere al suolo l’intera città pur di riuscire a trovarmi?”
Calcinacci sempre più grossi presero a piovere dai palazzi che a ogni scossa andavano sgretolandosi. “Devo togliermi immediatamente da questi vicoli prima di venire schiacciato.”
Sbucò in una piazza coperta di dune; il pericolo dei crolli era scongiurato, ma in quella maniera il Demone avrebbe potuto vederlo senza alcuna difficoltà. Spasmodicamente prese a girare lo sguardo tutt’attorno. Scappare per le strade era un suicidio. Rifugiarsi in un palazzo pure. Aspettare equivaleva a rassegnarsi a morire.
Lo spostamento di un cumulo di sabbia vicino a un marciapiede gli mostrò la salvezza: il coperchio di un tombino.
Senza esitazione lo spostò e s’infilò all’interno dell’apertura; scese la scala due pioli alla volta, atterrando sul duro pavimento del fondo. Accendendo la torcia tenuta in una delle tasche laterali, si guardò intorno, assicurandosi che le esplosioni non facessero crollare le pareti. Poi prese a muoversi lungo lo stretto cunicolo; il calore del deserto era arrivato fin sotto il terreno, prosciugando quello che doveva essere un canale di scarico ed essiccando muffe e alghe fino a saldarle alle pareti in un grottesco affresco.
Un rombo soffuso lo raggiunse. “Non si vuole dare per vinto. Dovrò restare nascosto per qualche tempo, lasciando che in superficie le cose si calmino. E contemporaneamente trovare una via d’uscita che mi porti il più lontano possibile da qui.”
Claudicante, avanzò nell’oscurità.

5 cm al secondo - Romanzo

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5 cm al secondo5 cm al secondo è il romanzo tratto dall’omonimo film ed è realizzato sempre da Makoto Shinkai. Il regista, come per altri suoi lavori, ha voluto cimentarsi come scrittore in modo da completare con la versione cartacea della sua storia quella cinematografica.
“Ciò che si può rappresentare per immagini è diverso da ciò che si può rappresentare con un testo. Ci sono molte cose più immediate da capire attraverso una rappresentazione per immagini (e musica), ma ci sono anche emozioni che non hanno bisogno di immagini” scrive l’autore nella postfazione del romanzo e ha perfettamente ragione. Avendo sia visto il film, sia letto il libro, posso concordare che le due opere si completano a vicenda e allo stesso possono essere fruite singolarmente; sinceramente però non so se il mio giudizio è stato condizionato dall’aver visto prima il film. Rimane tuttavia il fatto che è stata una lettura coinvolgente, che praticamente mantiene la stessa trama nei primi due capitoli (Fiori di ciliegio e Cosmonauta), mentre con il terzo (5 cm al secondo) da maggiori informazioni sulla vita di Takaki dopo il liceo, mostrando i rapporti con le fidanzate che ha avuto all’università e al lavoro, la sofferenza che ha provato e il tormento di non essere riuscito a far avvicinare nessuno, anche di poco, alla felicità. In questo capitolo è mostrato come Takaki non riesce a comunicare i propri sentimenti agli altri, portandosi dietro una ferita che risale ai tempi delle medie, del suo amore per Akari, così puro e grande che in un qualche modo l’ha bloccato perché l’ha idealizzato. Takaki anche se ha studiato, ha trovato un lavoro dove ha avuto successo e in apparenza ha avuto una vita soddisfacente, in realtà non è riuscito davvero ad andare avanti da quel dolce e fantastico momento, è in un qualche modo rimasto bloccato dal suo ricordo impedendogli di vivere altre relazioni e di poter contraccambiare i sentimenti delle ragazze innamorate di lui (come accade con Kanae, la protagonista di Cosmonauta).
5 cm al secondo è una lettura consigliata, che come il film sa suscitare emozioni, capace di completarlo (per esempio mostrando i sentimenti di Kanae per la sorella maggiore e il mare o rivelando i contenuti delle lettere che Takaki e Akari si erano scritti ma che non erano riusciti a consegnare) e di far godere ancora di più una storia profonda.