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Figli di terra e cielo

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Figli di terra e cieloDevo essere sincero: Figli di terra e cielo è il libro che meno mi ha preso di Guy Gavriel Kay. Scritto bene, personaggi caratterizzati, ambientazione interessante (con Saressa che ricorda molto con la sua laguna, i suoi canali e il suo potere la Repubblica di Venezia), trama ricca ma non è riuscito a coinvolgermi. Era già successo con Tigana (da noi pubblicato tanti anni fa col titolo Il paese delle due lune e che ora dovrebbe tornare nelle librerie con un nuovo editore) che Kay s’ispirasse all’Italia, ma non è solo a questo cui l’autore canadese si è ispirato: Kay ha attinto molto dalla storia elaborandola per creare un suo mondo con le sue vicende.
Tutto questo dovrebbe aiutare a dare un giudizio positivo e non si può negare il gran lavoro che ha fatto Kay e che riconosco; ciò purtroppo però non toglie il fatto che Figli di cielo e terra mi ha lasciato freddino nei confronti del romanzo. Non sono riuscito a provare molta simpatia ed empatia per i personaggi, cosa che invece non era successo negli altri romanzi che ho letto di Kay, soprattutto L’Arazzo di Fionavar. Sarà perché molta della storia è incentrata su intrighi, sarà perché l’elemento fantastico è davvero scarso, ma il libro di Kay non mi ha scosso, anzi in un paio di punti l’evolversi della situazione descritta mi ha lasciato alquanto perplesso, ritenendo quanto verifivatosi poco credibile.
Danica, Pero Villani, Marin e gli altri protagonisti del libro non sono riusciti a farmi addentrare nel loro mondo e nelle loro storie. Forse dipende dal fatto che gli intrecci politici non m’interessano più di tanto in una storia fantastica (era successo anche con Martin e la sua famosa serie incompiuta di romanzi), forse era da tanto che aspettavo di leggere un romanzo nuovo di Kay e le aspettative erano alte, forse non ero nel momento più adatto per leggere un libro del genere, ma Figli di terra e cielo non è riuscito a lasciarmi molto.