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Il reietto. L'Alleanza d'Acciaio vol.1

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Il reiettoAnthony Ryan con Il reietto, primo volume di L’Alleanza d’Acciaio, si mantiene su un buon livello, come altri suoi romanzi che ho letto. A differenza di Vaelin al Sorna, Alwyn lo Scrivano non ha capacità elevate che gli permettono di distinguersi e e di essere sopra la media; non è neppure un eroe cui tutti si rivolgono, bensì è il figlio abbandonato di una prostituta che viene allevato dal Re dei Fuorilegge e cresce come un delinquente; non è un assassino ma alle volte ha ucciso, se la cava con il coltello ma preferisce usare la testa per risolvere le situazioni. La sua vita è dura, ma gli piace il senso di libertà che gli dà vivere nella foresta; questo almeno fino a quando il Re dei Fuorilegge, figlio bastardo di un nobile, non si lascia prendere la mano dall’ambizione e fa cadere l’intera banda in un’imboscata, tradito da uno dei suoi. Alwyn riesce a salvarsi, ma viene catturato e spedito nelle Miniere, dove incontra l’Ascendente Shilva, che lo istruisce, insegnandogli a leggere e a scrivere prima di portare a compimento il piano di fuga dal luogo di prigionia; gli darà anche il suo testamento, rivelatore di una sconvolgente verità per il regno.
La sua strada inevitabilmente lo porterà nell’Alleanza e a legarsi in maniera forte al suo Capitano, lady Evadine Courlain, una nobile che visioni di un’apocalisse demoniaca e che crede le siano inviate dai Serafili. Perché dico inevitabilmente? Perché Alwyn è una sorta di predestinato, su di lui è stato scritto un antico libro che narra le gesta che ha compiuto e che deve ancora compiere.
Non rivelo altro della trama, ma Il Reietto è un’ottima lettura, a mio avviso si può mettere al livello come coinvolgimento di Il canto del sangue. Una narrazione veloce, con una buona caratterizzazione dei personaggi, ben scritto senza dilungarsi in descrizioni che appesentirebbero la storia. Soprattutto, Il Reietto non è uno young adult e questo non può che essere positivo (niente contro gli ya, ma si storce un po’ il naso quando delle storie potenzialmente buone perdono punti perché si dà spazio a paturnie amorose adolescenziali; e in questo romanzo di Ryan non ce n’è traccia).

Aquaman e il regno perduto

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Aquaman e il regno perdutoAquaman e il regno perduto si conferma nella media delle sensazioni datemi dai film del DC Universe: poche e noiose. Sceneggiatura senza scossoni, caratterizzazione dei personaggi praticamente assente, trama piatta e già vista: si capisce perché la critica ha dato giudizi negativi su questa pellicola. Belli gli effetti speciali, ma ormai di simili se ne vedono in tanti altri film di genere e non bastano di certo per far raggiungere la sufficienza. Vanno spezzate due lance per Aquaman e il regno perduto: sono stati fatti tanti film sui supereroi che ormai è difficile trovare qualcosa che colpisca e sorprenda. Aquaman, almeno per quel che mi riguarda, non ha mai avuto una gran attrattiva e sarà anche per questo che non ho mai letto niente che lo riguarda; non sapendo nulla (o quasi) del personaggio non posso dare giudizi in positivo o negativo su quanto il personaggio interpretato da Momoa è fedele alla versione cartace, però da quanto visto su schermo posso dire che mi lascia abbastanza freddo. Aquaman è il re di Atlantide ma vive anche sulla terra, è serio ma è anche un tamarro che fa quello che gli pare e non si confroma alle regole: non c’è altro da dire su di lui dopo la visione della pellicola (questa e la precedente, che è leggermente superiore).
La storia non è meglio: Aquaman si è sposato, ha avuto un figlio e deve avere a che fare con le beghe dell’essere re mentre lui preferirebbe fare come prima (fare risse e tafferugli). Deve avere a che fare col ritorno del villain del film precedente, Black Manta, che ha rinvenuto un antico artefatto atlantideo, il tridente nero, appartenuto a uno dei sette regni di Atlantide, dimenticato e perduto, ma anche causa di una quasi apocalisse dell’intero mondo. Naturalmente questo comporta l’arrivo di una grave minaccia che rischia di sconvolgere tutto. Aquaman per fermarlo ricorre all’aiuto del fratello che aveva fatto imprigionare: lo libera, i vecchi contrasti si risanano, tutto si risolve e insieme fermano il cattivo che è stato posseduto da qualcosa di ancora più cattivo.
Alla fine tutto si risolve, si inneggiano i valori della famiglia ma anche quelli della tamarraggine. Sinceramente i film di supereroi americani che parlano di famiglia, di quanto essa sia importante (il matrimonio, i figli), hanno un pochino stancato: avere qualcosa alla Watchmen, ai primi due Batman di Nolan o i primi due Spiderman di Raimi fa così schifo?
Se capita e non si ha niente da fare, Aquaman e il regno perduto si può anche guardare, ma per la verità non lo consiglio (come non consiglio il secondo di Suicide Squad e Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn).

Il signore della torre

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Il signore della torreIl signore della torre di Anthony Ryan è il seguito di Il canto del sangue e ha una struttura differente: mentre il primo era totalmente incentrato dulla figura di Vaelin, mostrando il suo addestramento all’interno del Sesto Ordine e il suo percorso di crescita assieme al potere che possiede, il secondo ha diversi punti di vista, mostrando le vicende della principessa Lyrna, di Frentis (altro membro del Sesto Ordine più giovane di Vaelin) e di Reva (figlia di un personaggio affrontato da Vaelin nel primo libro). Una scelta azzeccata, utile per mostrare l’intero quadro della situazione ma anche per diversificare, dato che parlare di un solo personaggio è già dura farlo per un libro, figurarsi due.
Se Il canto del sangue poteva essere il classico romanzo del cammino dell’eroe, Il signore della torre è un libro di guerra, dato che il Regno ha a che fare con l’invasione dell’Impero Valoriano (le cui mire però sono molto più grandi), dietro cui si nasconde quel nemico le cui azioni si sono già viste nel primo romanzo; un tema quello dell’invasione, dell’aggredire altri paesi, purtroppo molto attuale, come sta dimostrando la nostra realtà con le azioni in pochissimi anni di Russia, Israele e USA. Ci sono atti eroici, ma la vera protagonista è la morte: morte ovunque, che non risparmia nessuno, che porta distruzione, isterie, schiavitù, il tutto per un imperialismo sprezzante che vuole arricchirsi e sottomettere gli altri. Niente di nuovo, una storia già vista e raccontata tante volte, sia nel fantastico, sia nel reale; nonostante ciò, si deve costatare che l’umanità non impara mai, che ci sono sempre uomini che si credono onnipotenti e dettare al mondo le proprie regole, imporre la loro volontà, fregandosene del prezzo che c’è da pagare.
Non c’è niente da aggiungere su Il signore della torre che già non si sappia, salvo il fatto che Anthony Ryan conferma le sue qualità di scrittore: non sarà un romanzo d’impatto come Il canto del sangue, ma è un buon libro.