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Le pietre magiche di Shannara

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Le pietre magiche di ShannaraLe pietre magiche di Shannara è il miglior volume della serie di Shannara realizzato da Terry Brooks. Secondo romanzo realizzato dallo scrittore americano nel 1982, presenta una decisa maturazione sia a livello stilistico che di trama che di caratterizzazione dei personaggi rispetto alla sua opera d’esordio, La spada di Shannara, che praticamente è una brutta copia di Il Signore degli Anelli. La storia non presenta nulla di trascendentale a livello di originalità: le Quattro Terre sono in pericolo, minacciate dall’invasione delle legioni dei Demoni che stanno per tornare ora che il Divieto sta venendo meno con la morte sempre più vicina dell’Etera, l’albero millenario custodito con tanta cura dagli elfi. Allanon, l’unico druido rimasto, accorre in aiuto dei popoli, portando la sua conoscenza e la sua magia, oltre ai suoi segreti; ma perché la salvezza possa avvenire occorre l’aiuto di Wil Ohmsford nella ricerca del Fuoco di Sangue in cui Amberle, l’ultima degli Eletti, dovrà immergere il seme datole dall’Eterea per farla rinascere.
La trama non sembra nulla di eccezionale, anzi, pare qualcosa di già visto, che non aggiunge nulla di nuovo al genere fantasy, andando ad annoverarsi tra le tante storie che vedono il giovane eroe avventurarsi in un pericoloso viaggio per salvare il mondo. Ma qui entra in gioco la bravura di Brooks, capace di creare un racconto avvincente, in grado di tenere incollati alle pagine, il tutto grazie a una caratterizzazione dei personaggi davvero ben riuscita.
Wil Ohmsford non è il tipico eroe senza paura e dai grandi poteri, ma un giovane che cerca di fare la cosa giusta, di vincere le sue paure di non riuscire a proteggere chi gli è stato affidato, avendo a che fare con un potere come quello delle pietre magiche che non sempre risponde alla sua volontà a causa del suo sangue solo in parte elfo; se a questo si aggiunge che ha a che fare con il Mietore, uno degli antagonisti più coriacei creati da Brooks, si riesce a capire la fragilità e la grandezza di un personaggio che il lettore sente vicino.
Allanon non è più la copia di Gandalf vista in La spada di Shannara, ma un individuo reso più profondo e cupo, pieno di misteri, costretto a portare da solo il peso di decisioni non facili e a vivere con il sospetto che gli altri provano nei suoi riguardi per quello che non dice; una figura solitaria, tormentata dal senso di responsabilità e dal non poter condividere con nessuno il fardello che deve portare, una sorta di cavaliere oscuro (la sua figura ricorda il Batman mostrato sul grande schermo dal regista Nolan) che fa quello che deve anche a costo d’essere incompreso e odiato, anche a costo di perdere la fiducia degli altri.
Ander Elessedil, uno dei figli di re Eventine, che si ritrova a succedere al padre ferito nella lotta contro i Demoni e a essere quella guida che sarebbe dovuta spettare al fratello Arion, l’erede designato e il preferito dal genitore.
Stee Jans, l’Uomo di Ferro, il comandante del Libero Battaglione della Frontiera mandato da Tirsys in supporto alla lotta contro l’invasione demoniaca. Un uomo le cui imprese lo hanno avvolto di una reputazione che lo riteneva capace di sopravvivere a qualsiasi battaglia, un essere invincibile che la morte non riusciva mai ad abbattere. Una figura granitica, capace con la sua sola presenza d’infondere coraggio in chi gli sta accanto, anche nei momenti più drastici.
Amberle, la giovane Eletta che rifugge la propria responsabilità ma che arriverà ad accettare la sua natura e il legame che ha con l’Eterea per salvare il proprio popolo e la terra, affrontando quanto necessario con il ritrovamento del Fuoco di Sangue.
L’affascinante e seducente Eretria.
Le streghe sorelle Mallerroh e Morag, esseri del mondo di fiaba dotati di grande bellezza fisica, ma con uno spirito così arido da far credere d’esserne prive, visto come trattano le creature viventi che hanno la sfortuna di vivere o entrare nella Fossa, il territorio della Malaterra che gli appartiene.
Il Dagda Mor, il più potente dei demoni, detentore del Bastone del Comando, l’incarnazione del male. Il Camaleonte maestro d’inganno e mascheramento, capace di assumere le sembianze di chiunque voglia. Il Mietitore, l’incarnazione dell’assassinio, una macchina inarrestabile che vive solo per portare morte.

Terry dà il meglio di sé con Le pietre magiche di Shannara, costruendo un intreccio dal forte sentore epico. Elfi, nani, troll, Uomini della Frontiera, Cavalieri Alati si ritrovano a compiere gesta eroiche in una guerra di pura sopravvivenza per sé e per il pianeta. Gli scontri sui passi del Confine, le battaglie disperate per tenere le sette rampe dell’Elfitch, baluardo difensivo di Arborlon, la capitale degli elfi, dove né la forza dei troll, né l’ingegno dei nani o il coraggio del Libero Battaglione (una sorta di Legione Straniera, un esercito che dà un’opportunità a chiunque di ricominciare a prescindere dal passato avuto) possono dare la vittoria sulle schiere dei Demoni, sono esempio della grandezza che raggiunge questo libro, dove è la resistenza delle forze delle Razze a dare una speranza di salvezza al mondo, rallentando la marea oscura e permettendo a Wil e Amberle di portare a compimento la missione salvifica.
Una missione che mostrerà come ogni potere richiede qualcosa da sacrificare, un prezzo da pagare.
La rilettura di Le pietre magiche di Shannara non è stata soltanto piacevole, ma ha mostrato come Brooks sia stato coerente con il suo mondo e i libri successivi che ha scritto, in special modo con I figli di Armageddon, romanzo che ho molto apprezzato (la parte relativa al Cavaliere del Verbo e al gruppo dei bambini) e molto criticato per via del saltar fuori improvviso nel nostro mondo degli elfi, che sono sempre esistiti ma non si sono mai fatti vedere: Brooks aveva già spiegato questa realtà in Le pietre magiche di Shannara e pertanto non ha fatto altro che portare avanti quanto scritto in passato. Rimango dell’idea che tale scelta rovina quanto creato nella prima parte di I figli di Armageddon, risultante stridente con l’atmosfera instillata nel lettore, tuttavia mi fa apprezzare Brooks come professionista che rimane fedele con quanto realizzato.