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IA nella scrittura

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La settimana scorsa mi sono imbattuto in questo video dove si parlava del caso Shy girl, un romanzo che ha scatenato un polverone nel mondo dell’editoria.

Per chi non volesse vedere l’intero video, ecco un breve riassunto di quanto successo. Shy girl è un romanzo scritto da Mia Ballard e uscito in Inghilterra tramite autopubblicazione nel 2025; quest’anno doveva essere pubblicato dal Gruppo Hachette, casa editrice ben conosciuta, ma il tutto è saltato perché il libro sarebbe stato scritto dall’Intelligenza Artificiale, non da un autore in carne e ossa. L’autrice ha negato tutto ciò, asserendo che sì, l’IA era stata usata da una sua editor che vi aveva fatto ricorso lavorando su una prima versione del libro, ma che esso non era stato scritto tramite essa.
Come si è arrivati a tutto ciò? Alcuni lettori su Goodreads hanno cominciato a criticare Shy girl per l’uso di metafore confuse e frasi ripetitive, come se fossero state realizzate con l’IA; a questo punto la vicenda ha attirato l’attenzione del New York Times e l’inchiesta ha motivato la decisione di Hachette di ritirare il romanzo. (1) Oltre al testo, anche la copertina è finita al centro dell’attenzione: sembra una versione rivisitata dall’AI di un’altra copertina, operazione nella quale, ovviamente, all’autore dell’illustrazione originale non è stato chiesto nessun consenso né gli è stato dato alcun compenso (2).
Non è la prima volta che si parla dell’uso dell’IA in ambito letterario: autori, case editrici, hanno già utilizzato IA per realizzare copertine. Questione differente per quanto riguarda il testo, almeno per quanto è dato sapere. Tuttavia, le opinioni non sono unanimi: c’è chi dice che l’usa dell’IA nella scrittura sarà inevitabile, chi asserisce che questo è il futuro, che gli autori se devono adeguare perché questa sarà la realtà. E naturalmente c’è chi è contrario all’utilizzo dell’IA.
Personalmente, ritengo che l’IA si possa usare come correttore ortografico (anche se tanti programmi per la scrittura hanno tale sistema integrato), al massimo la si può utilizzare per avere un punto di vista diverso se si hanno dei dubbi su come è scritto un brano. L’IA in questo modo può essere un mezzo di supporto utile; ma se si vuole essere scrittori, per me, la fase creativa, la realizzazione di un testo, deve appartenere all’essere umano; l’IA può servire per migliorare la forma, ma non si può demandare a essa la scrittura di un’opera. Stesura, revisione, spettano all’autore e a un editor, se si ha la possibilità economica di averlo; soprattutto, se uno vuole essere autore, ideazione e realizzazione devono essere totalmente a suo carico. Costa impegno, tempo, fatica, ma se si vuole creare qualcosa di valido, si deve attingere a qualcosa di più, quel qualcosa che viene dal vissuto: si pensi a Tolkien e a Il Signore degli Anelli e a quanto l’esperienza personale dell’autore ha influito ed è stata riversata nel testo (l’amore per i cavalli, per la natura, i traumi e gli orrori della guerra, il monito sull’industrializzazione feroce). Tutte cose che un IA non può avere perché non ha un vissuto: ha tante informazioni, tante nozioni, ma non ha vita, sa solo in teoria cosa significano certi eventi. L’assenza di questi elementi in un testo si avvertono e fanno tutta la differenza del mondo tra un testo creato da un essere umano e uno generato da un’IA.

1. https://www.repubblica.it/cultura/2026/03/21/news/caso_shy_girl_romanzo_scritto_con_ia_ritirato_dal_mercato-425235779/
2. https://www.rivistastudio.com/hachette-horror-ritirato-per-uso-ai-autrice/