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Alcune riflessioni sul tempo del Covid-19

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Covid-19Il virus Covid-19 sta mostrando delle debolezze che la società e il sistema attuale avevano; sta ridimensionando alcune cose. Di certo ne ha fatte fermare molte: o succedeva questo oppure era una guerra che lo avrebbe fatto, perché sinceramente c’era qualcosa che non andava. Adesso ci si sta accorgendo come il sistema sanitario, gli ospedali hanno della lacune; mancanze dovute ai tanti tagli fatti negli anni e alla mancanza d’investimenti. Se solo la metà dei soldi investiti nel mondo calcio fossero stati messi nella sanità, forse non ci sarebbe tutta questa emergenza. Si è preferito dare priorità al superfluo e non al necessario; nonostante i fatti continuino a dimostrare la gravità della situazione, c’è ancora gente che non vuole capire come stanno le cose e si continua a paralre di quando riprendere le manifestazioni sportive, il tutto perché in questi ambienti girano ingenti quantità di soldi. Il denaro è stato messo al di sopra di tutto, ma senza la vita, che valore può avere?

Tutte le volte che si afferma che le misure restrittive verranno prolungate e rese più dure per rallentare i contagi di Covid-19, i supermercati vengono presi d’assalto, andando a creare assemblamenti, proprio quello che si dovrebbe evitare. Questo a dimostrare quanto grande sia la paura e il panico prenda possesso delle persone: la situazione è grave e l’informazione non può che vertere su quello che sta accadendo, ma questo non fa che aumentare preoccupazione, ansia e stress. Tuttavia tutto ciò è necessario perché ancora molti non entrano nell’ottica d’idee che non è più tempo di fare quello che si vuole ma di seguire le regole, ma non perché lo ordina qualcuno, ma perché lo si fa per la salvaguardia personale e degli altri. Eppure, nonostante le denunce effettuate, si vede e si sente molta gente insofferente di queste restrizioni; nonostante sia chiaro del perché si fa ciò, c’è ancora chi cerca di fare il furbo e le vuole aggirare. Di certo il cambiamento per alcuni è stato drastico: dall’uscire sempre e comunque e andare ovunque a passare al dover stare sempre in casa è un adattamento duro da accettare. Ma non è il solo perdere le abitudini acquisite che pesa, c’è qualcos’altro: la gente non è più abituata a stare sola con se stessa. E questo la spaventa non poco.
Per questo si capisce che si cerca di fare stare calme le persone, ma il continuo ripetere “Andrà tutto bene” stride e non poco con la situazione in cui siamo. “I morti e i contagiati aumentano”, ma “Andrà tutto bene”. “Gli ospedali sono al collasso, non ci sono più posti dove mettere i malati” ma “Andrà tutto bene”. “Infermieri e dottori sono allo stremo, presto non potremo più curare altre persone” ma “Andrà tutto bene”. “Bisogna fare restrizioni ancora più pesanti” ma “Andrà tutto bene.”
No, non va tutto bene e non andrà tutto bene. Andare a dire una cosa del genere a tutti i parenti delle vittime del virus è privo di sensibilità. A livello comunicativo si è commesso un errore: si poteva scegliere uno slogan differente. “Stringiamo i denti, ma ce la faremo”, “Teniamo duro, ma supereremo anche questo momento”. La scelta fatta è stata sbagliata: non va bene per niente. E neanche fra un po’, quando sarà passato il contagio, le cose saranno tanto rosee.
In base a ciò, pure il mettersi a cantare da finestre e balconi risulta stridente con tutti i morti che ci sono e ci saranno: ci vuole rispetto per essi, le loro famiglie, tutti quelli che stanno male e lottano in prima linea e così facendo non lo si fa. Forse lo si fa per alleggerire la tensione, forse è solo un pensare a loro stessi, forse è un modo perché (come già detto) non si sa più satre con se stessi, ma è un comportamento inoppurtuno.

Le figure politiche da settimane stanno, giustamente, insistendo che si seguano le regole date per arginare l’avanzata del Covid-19 e lo fanno per la salvaguardia della popolazione; si meravigliano però che tutto ciò sia così difficile da recepire. E qui vengono al pettine dei nodi di lunga durata. Per decenni, la classe politica italiana (tutta quanta) non ha fatto altro che mostrare che si poteva fare tutto quello che si voleva, che ce se ne poteva infischiare delle regole, che tanto la si sarebbe passata liscia. Ora quella classe politica che tanti danni ha fatto, vuole che la gente segua le regole e non si rende conto che se questo non avviene è anche per una parte di responsabilità sua che ha dato il cattivo esempio. Morale, etica, serietà, professionalità, buon senso: per anni sono stati calpestati e ora ci si appella a essi per superare il brutto momento. Se la situazione non fosse drastica (non c’è da stare allegri con il Covid-19), ci sarebbe da sorridere su come la vita alle volte rende il conto da pagare; e invece c’è solo da prendere atto di uno dei tanti errori commessi e perpetrati così a lungo.
Certo, non si può dare tutta la responsabilità a essa: è una concomitanza di colpe. La politica è certo specchio della popolazione, ma la popolazione se uno fa cavolate può fermarsi e seguire altre strade; invece non lo si è fatto, si è continuato a ripetere sempre lo stesso errore. Si è entrati in un circolo vizioso da cui occorre uscire per osservare e comprendere cosa è successo. La popolazione ha scelto i politici a sua immagine e somiglianza oppure è la classe politica che con l’aumento dei mezzi d’informazione ha plasmato la massa come gli faceva comodo?
Trovare risposta non è facile, ma occorre capire subito che questo modo di fare è sbagliato. Si è stati costretti a fermarsi e lo è stato fatto in modo duro: che questo tempo di sofferenza e di prova causato dal Covid-19 sia anche un tempo di riflessione per comprendere che d’ora in avanti occorre prendere un’altra rotta, dando importanza a ciò che è veramente importante: la vita e tutti quei valori che sono superiori all’economia e al suo spietato mondo, a cui per troppo tempo ci si è sottomessi.