Archivi tag: Sthepen King

Joyland

No Gravatar

JoylandJoyland è uno dei pochi romanzi che Stephen King ha scritto in prima persona (si parla di una decina di opere) e attraverso il punto di vista di un Devin Jones ormai più che sessantenne viene raccontata la sua estate del 1973 quando, unversitario, venne mollato dalla sua fidanzata e si ritrovò triste e sconsolato a lavorare per l’estate presso un parco giochi (il Joyland del titolo, situato a Heaven’s Bay nella Carolina del Nord) dove non si vendono mobili o auto, non si vendono terreni o case o fondi pensione, non si ha un programma politico, ma si vende divertimento, come piace dire a un personaggio secondario del romanzo. Grazie all’amicizia con Tom ed Erin, altri due ragazzi che lavorano con lui nel parco, le pene d’amore si alleviano leggermente, ma un’ombra grava su di lui come gli predice Rozzie, la chiromante del parco; profezia non sbagliata, dato che si fa coinvolgere dalla storia della ragazza uccisa anni fa nella Casa degli Orrori, il cui fantasma pare infestarlo, apparendo ad alcuni visitatori come in cerca d’aiuto. La storia sembra una delle tante che s’inventano in certe situazioni, ma Tom la vede per davvero, rimanendone scioccato, e questo colpisce Devin, che decide così di farsi assumere come lavoratore fisso e non solo stagionale nel parco per scoprire cosa è veramente successo. Nel mentre conosce una donna e suo figlio, Annie e Mike, che vivono in una grande villa sulla spiaggia dove lui spesso passa per andare e tornare dal lavoro; il ragazzino è malato di distrofia muscolare (sta quasi sempre sulla sedia a rotelle) è molto intelligente, oltre a possedere certe doti soprannaturali (tipo comunicare con la gente morta) e lega subito con Devin, mentre la madre all’inizio è molto diffidente e fredda nei suoi riguardi. Sarà proprio questo legame con loro due che porterà a risolvere il mistero legato a Joyland e alla ragazza uccisa (che però non è l’unica ad aver fatto una morte violenta).
Joyland è un thriller/horror (più del primo: sinceramente di horror c’è davvero poco) e devo dire che mi è piaciuto parecchio: è veloce, scorrevole, sintetico, non come altri romanzi di King dove vengono usate tante parole. La scrittura è essenziale, si arriva al punto senza dilungarsi; magari in certe occasioni è un po’ troppo veloce, così da sembrare sbrigativa, però ci teniamo su dei livelli davvero buoni. Ho qualche perplessità su come tutta la vicenda si risolve, ma nel complesso il libro l’ho apprezzato parecchio, soprattutto per quel che riguarda i temi affrontati, già visti in altri libri e tanto cari a Stephen King: questo mi ha fatto mettere in secondo piano come il mistero venga risolto, che, devo esser sincero, m’interesseva relativamente, dato che ero focalizzato molto di più sulle vicende umane e personali del protagonista.
Joyland è una lettura consigliata per chi non vuole avere a che fare con la versione prolissa di King e vuole leggere una storia che non si perde dietro tanti fronzoli.