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Propaganda: pericoli e trappole insiti in essa

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Propaganda – Le regole d’oro del buon demagogo
1. La propaganda deve essere popolare
«A chi bisogna rivolgere la propaganda? Agli intellettuali o alle masse sensibilizzate? Secondo me essa deve rivolgersi solo alle masse… La propaganda deve essere popolare, svolta cioè a un livello di comprensione tale da essere recepita dai più umili tra quelli a cui si rivolge. Ne consegue che il suo livello spirituale sarà tanto più basso quanto più grande è la massa che si vuole coinvolgere ».

2. Trovare la via del cuore delle grandi masse
«L’arte della propaganda si basa su una tecnica fondamentale: trovare la via del cuore delle grandi masse; capire ed esprimere il loro mondo, rappresentare i loro sentimenti… Il modo di sentire del popolo non è tortuoso ma semplice ed elementare. Mancano in esso sfumature sottili o articolazioni composite; lo schema di interpretazione del mondo ha solo due poli: positivo o negativo, vero o falso, giusto o ingiusto, bene o male.»

3. Esercitare la violenza del padrone
«La massa è come le donne: la loro sensibilità non è influenzata da argomenti di natura astratta, ma piuttosto da una vaga e sentimentale nostalgia per qualcosa di forte che le completi, cosicché sono molto più disposte a subire la violenza del forte piuttosto che a esercitarla sul debole. Così la massa si piega più facilmente davanti alla violenza del padrone piuttosto che alle preghiere dell’imbonitore.»

4. Calcolare con precisione le debolezze umane
«È necessario conquistare con astuzia e con prudenza una posizione dopo l’altra. Tutti i mezzi sono buoni, dai ricatti segreti ai furti veri e propri… Si tratta di saper calcolare con precisione le debolezze umane : questa tattica porterà sempre alla vittoria, finché anche l’avversario non sia in grado di rispondere con le stesse armi venefiche.»

5. Affidarsi alle grandi menzogne
«Può darsi che il popolo sia corrotto, fin nelle pieghe più nascoste del suo sentimento, ma esso non è mai consapevolmente malvagio. È dunque assai più facile coinvolgerlo in una grande piuttosto che in una piccola bugia, appunto per la semplicità del suo modo di sentire. Anche la massa, infatti, è spesso bugiarda nelle piccole cose, ma si vergognerebbe certo di esserlo in quelle importanti. Se la menzogna è di proporzioni iperboliche, alla gente non verrà neanche in mente che sia possibile architettare una così profonda falsificazione della verità…»

6. Limitarsi a pochissimi punti
«Le grandi masse hanno una capacità di ricezione assai limitata, un’intelligenza modesta, una memoria debole. Perché una propaganda sia efficace deve basarsi quindi su pochissimi punti, ripetuti incessantemente, finché anche l’uomo più rozzo sia indotto a ripeterli di continuo così da imprimerli nel profondo della sua coscienza innocente.»

7. Mostrare che il nemico è sempre lo stesso
«È compito del leader politico mostrare che anche i nemici più diversi appartengono a un’unica categoria: individuare più di un avversario può provocare infatti tra le masse insicure e perplesse discussioni e dubbi sulla giustezza del loro diritto… Non bisogna esitare a scatenare sull’avversario un fuoco continuo di menzogne e calunnie, fino a provocare uno stato di isterismo collettivo: a questo punto, per riottenere la pace, il popolo sarà disposto a sacrificare la vittima prescelta.»
(1)

Hitler, purtroppo, ha saputo effettuare una propaganda efficaceSe siete inorriditi, se avete provato un senso di allarme e preoccupazione leggendo questi brani, non preoccupatevi: è una reazione normale, perché essi sono tratti da Mein Kampf di Adolf Hitler. Quello che deve preoccupare è che le parole di questo genio del male sono state e sono tuttora seguite e attuate da molti: purtroppo hanno fatto scuola, e non solo a livello di propaganda. Ascoltate i discorsi di certe figure politiche, sia in Europa sia in Italia, e troverete molte analogie. Tutti i punti sono importanti e rivelano il modo di fare che certe figure politiche attuano, ma visto il periodo attuale, ci si soffermi sul punto 7; allora il nemico fu individuato negli ebrei (almeno in principio: poi lo divennero molti altri), oggi sono gli immigrati il nemico. Certo, una regolamentazione sull’immigrazione più chiara di quella attuale occorre perché mancano le risorse per accogliere un numero così elevato di persone e sostentarle in maniera dignitosa (e non ci si può arricchire con l’immigrazione come è stato fatto), ma il problema dello stato delle cose nel nostro paese non può essere additato agli immigrati: è una semplificazione troppo superficiale, ma è facile e immediatamente comprensibile dalla massa che non pensa, proprio come ha fatto notare Hitler, ed è su questo che si gioca. Risulta più semplice far credere che il problema è solo uno, dovuto a una sola categoria: quante volte si è sentito che se c’è delinquenza è colpa degli immigrati, se ci sono furti è colpa degli immigrati, se c’è spaccio di droga è colpa degli immigrati, se gli italiani non trovano lavoro è perché glielo fregano gli immigrati? Risulta più semplice far credere che una volta eliminati gli immigrati tutto andrà a posto, anche se è chiaro che le cose non stanno affatto così.
Molto più difficile invece far capire alla massa che i problemi sono molteplici, che sono dovuti a mentalità e atteggiamenti perpetrati da molti. I politici non ammetteranno mai che i problemi partono anche da loro, che sono loro i primi a commettere reati, ad attuare la corruzione, a creare leggi a proprio fare e a pensare che per loro le regole non valgono, a istigare odio, violenza e dare il cattivo esempio. Tanti rifiutano l’esistenza della mafia dato che vi sono legati e gli fa comodo che non venga portata alla luce perché hanno un tornaconto personale. Tantissimi non ammetteranno mai che se i figli commettono certe azioni, la colpa è dei genitori che non li hanno educati o gli hanno dato il cattivo esempio, reputando di poter fare tutto quello che gli passi per la testa, che il rispetto altrui è cosa inutile; certo, ci sono le eccezioni di figli che nonostante l’educazione ricevuta fanno poi quello che gli pare, ma la regola è che manca un’educazione di base, dove le varie parti si scaricano il barile l’uno con l’altro. Se tanti giovani commettono reati e violenze è perché, oltre a quanto appena scritto, vanno per imitazione: vedono quanto fatto sui social, in televisione, e lo mettono in atto perché questo dà notorietà, e avendo notorietà si sentono riconosciuti, quindi si sentono esistere. Questa società ha dato l’input che se non si appare, se non si è conosciuti, non si è nessuno, non si ha nessun valore; tanti ad attaccare i social, i media, additandoli come il male, ma questi sono soltanto dei mezzi: diventano il male perché sono le persone che gli trasmettono quello che hanno in sé in essi.
Si ritorna sempre sul fattore educazione: tutto dipende dalle persone, da come sono state educate e dal livello di consapevolezza raggiunto. Il problema si concentra allora su chi educa e si capisce quanto questo ruolo sia importante, nel bene come nel male. Gesù, nei Vangeli, metteva in guardia proprio da queste cose.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? (2)

Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso. (3)

Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo (4)

Da duemila anni si viene messi in guardia (ma anche da prima, se si va a guardare anche in altre culture). La storia ha dato dei chiari esempi perché non si ripetano certi errori; eppure, pare che tutto questo ancora non basti, dato che si continua a perseverare. Oppure c’è un’altra ipotesi: queste cose le si è capite, ma vengono ignorate, perché si è disposti a tutto, anche a riproporre orrori, pur di ottenere il potere.

1. Pro e contro. Hitler. I dossier Mondadori. Arnoldo Mondadori Editore 1972, pag. 35,36,37.
2. Vangelo. Matteo 5,13.
3. Vangelo. Matteo 15, 14.
4. Vangelo. Matteo 15, 18-20.

Estremismi e follia

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I fatti di Macerata sono noti non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Già è stato grave il fatto che una ragazza sia stata uccisa e fatta a pezzi, ancora di più che una persona non legata alla vittima abbia deciso di farsi giustizia sparando su persone di colore che nulla avevano a che fare con la sua morte, ma che dovevano pagare solamente per avere la pelle dello stesso colore di chi è colpevole di un atto criminale.
Se possibile la situazione si aggrava ulteriormente con tanti attestati di stima e solidarietà all’uomo che ha sparato, cui sono seguiti inneggiamenti al duce, al fascismo e alla morte di chi è di colore, ma anche dei comunisti e di chi non è di destra. Chiari esempi di estremismi che stanno prendendo sempre più piede.
Che l’Italia sia nel caos lo si sa da tempo, come si sa che da tempo il fascismo sta sempre più prendendo piede, ma che ci siano forze politiche che speculano sull’immigrazione, che facciano leva su questo clima d’odio per ottenere voti e spingano sugli estremismi, fa preoccupare non poco. Perché è così che nascono cose come il nazismo: la storia ha insegnato che i tedeschi di allora prima colpirono gli ebrei, poi altre etnie, zingari, avversari politici, persone con handicap.
Qua, purtroppo, si teme che non andrà diversamente. Adesso gli africani, poi toccherà a sudamericani, orientali, chi non è della stessa appartenenza politica, disoccupati, anziani, handicappati.
La storia si ripeterà. E pare proprio che si voglia che si ripeta, dato che si lascia fare. Ci si domanda che fine ha fatto il reato di apologia di fascismo. Ci si domanda perché si permetta tranquillamente sui social di fare dei fotomontaggi dove si decapitano persone che politicamente la pensano diversamente. Ci si domanda perché un estremista di destra che ha sparato su persone innocenti venga difeso dando la colpa dell’accaduto agli immigrati perché sono in Italia.
Ci si pone molte domande, ma non si è meravigliati di quello che sta accadendo perché si sapeva che si sarebbe arrivati a questo punto. Era qualcosa di già scritto. I segnali erano chiari e vedendoli si poteva evitare di arrivare a questo punto; sono stati visti e si è voluto continuare lo stesso, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Studiando la storia ci si sarebbe accorti che di copioni simili ce n’erano già stati tanti, anche recenti, come fascismo e nazismo hanno insegnato con la Seconda Guerra Mondiale e tutto il periodo precedente che ha fatto giungere a essa.
Non è stato un caso, e non è stata certo fantasia, quando ho scritto di certi argomenti in L’Ultimo Potere: il contesto può essere differente, ma il copione è lo stesso. Chi ha letto il romanzo sa cosa è seguito dopo: si vuole fare la stessa fine?

Shangri-La

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Shangri-LaShangri-La è una graphic novel di Mathieu Bablet del 2016 appartenente al genere distopico/fantascientifico. La Terra è divenuta un luogo inabitabile in seguito alla Grande Catastrofe del XXI secolo; di questa catastrofe si sa poco: c’è chi pensa che sia la guerra che ha portato il divieto di praticare le religioni, e c’è chi crede che sia il disastro avvenuto quando la siccità ha impedito il raffreddamento delle centrali nucleari. Quale che sia la realtà, ciò che resta dell’umanità vive in un grande satellite artificiale che gravita attorno al pianeta, obbedendo ai dettami della Tianzhu Enterprises, una multinazionale che impartisce ordini e direttive che devono essere eseguiti senza pensare né protestare. Molta della popolazione accetta lo status quo passivamente, credendo che avere un posto di lavoro con il quale comprare i prodotti della multinazionale sia il massimo della vita; una vita tranquilla, sicura, dove tutto è stabilito e controllato; ma c’è chi non accetta una vita del genere, avendo chiaro che la Tianzhu nasconde qualcosa e mente su molte cose, essendo riuscita a plagiare la mente delle persone con un consumismo sfrenato.
All’inizio Scott, il protagonista della storia, è tra le persone che ritengono che il sistema di Tianzhu sia giusto, ma lentamente comincia ad aprire gli occhi quando la multinazionale non gli vuole rilevare informazioni sulle anomalie su cui sta indagando: in varie Tianzhu Atomic Research stanno avvenendo esplosioni sferiche prive di tracce di combustione. Sfere fantasma al posto dei laboratori dove si facevano esperimenti sulla materia, portate avanti dal gruppo di ricerca “L’ambizione del secolo”, che vuole creare dal nulla la vita, proprio come avvenne alle origini della creazione dell’universo: gli scienziati di tale gruppo vogliono creare attraverso l’uso dell’antimateria l’Homo Stellaris, una nuova specie umana che andrà a vivere nelle pianure di Shangri-La, una zona di Titano, il più grande satellite di Saturno, che da 300 anni viene terraformato (macchine gigantesche sono state mandate per rendere il luogo vivibile, rendendo l’aria respirabile, facendo comparire l’acqua e poi permettendo la proliferazione di flora e fauna). Nonostante la pericolosità, Tianzhu lascia fare gli scienziati perché è ricattabile: infatti questi ultimi sanno che da tempo la Terra è di nuovo abitabile e la multinazionale lo tiene celato per poter controllare meglio l’umanità.
Uno scienziato di L'ambizione del secoloDi fronte a questa realtà, Scott e i suoi amici decidono di unirsi alla resistenza guidata da Mister Sunshine per saperne di più su quello che sta succedendo e cercare di cambiare le cose. Quello che scopriranno su ciò che vuole fare la resistenza e come agisce Tianzu non li soddisferanno per nulla.
Le vicende prendono una piega sempre più brutale quando la verità viene rivelata: la violenza dilaga in tutto il satellite, portando caos e distruzione. Il gruppo di ricerca “L’ambizione del secolo” riesce nel suo intento, creando dal nulla una nuova razza umana e mandandola su Titano: dopo essersi sbarazzato di Dio, ora l’uomo è riuscito a divenire lui stesso Dio. Creando la vita dal nulla si sente sopra di tutto e di tutti, il massimo cui può giungere l’umanità.
Ma il suo più grande successo risulta essere anche la sua stessa rovina. Scott e il fratello cercano di fermare la reazione instabile dell’antimateria. Una parte degli abitanti della stazione riesce a raggiungere la Terra, ma la loro è una felicità di breve durata. Per i protagonisti e la vecchia razza umana non c’è un lieto fine: le loro scelte li hanno portati a una fine inevitabile. Per l’homo stellaris invece si tratta di un inizio, senza essere controllato da nessuno, con la speranza che gli errori di chi li ha preceduti non si ripetano.

Shangri-La (che si rifà al luogo immaginario descritto nel romanzo Orizzonte perduto di James Hilton del 1933, un Eden materiale e spirituale in cui l’occupazione degli abitanti è quella di produrre cibo nella misura strettamente necessaria al sostentamento e trascorrere il resto della giornata nell’evoluzione della conoscenza interiore della scienza e nella produzione di opere d’arte) è un’opera lucida che, anche se ambientata in un futuro distante secoli, denuncia la società del presente: è impossibile non accorgersi della forte critica che Mathieu Bablet lancia contro il sistema attuale.
Le multinazionali che con i sistemi creati da loro vogliono controllare la massa attraverso la mentalità del consumo.
La verità celata e l’attenzione distolta attraverso lo spettacolo, i social e l’illusione che il parere della gente conti qualcosa.
Il bisogno creato a tavolino che spinge le persone ad avere sempre le ultime novità e a seguire le mode decise dai media.
L’insensibilità degli uomini di non chiedersi come i prodotti sono realizzati, disposti a tutto pur di averli, anche se essi sono ottenuti con la sofferenza altrui; molto potenti sono le immagini che mostrano come sono sfruttati gli animoidi (l’uomo con la sperimentazione ha dato la parola agli animali): intubati, senza la possibilità di muoversi, menomati, sono costretti a lavorare in piccoli box all’interno di enormi fabbriche di montaggio per realizzare i tanto ambiti TZ-phone. Impossibile non vedere in questo il riferimento alle condizioni di lavoro cui sono costretti coloro che lavorano nella produzione degli I-phone, trattati come delle bestie.
Robot di Shangri-LaCome è impossibile non accorgersi della denuncia di come il corpo della donna viene usato nella pubblicità per influenzare la mente delle persone all’acquisto (emblematica l’immagine che pubblicizza il TZ-phone, con una donna completamente nuda messa a novanta gradi con la scritta “Approfittate” messa in diagonale a poca distanza dal suo di dietro in un chiaro atto di penetrazione).
Per non parlare dell’odio e delle ingiustizie perpetrate verso le minoranze e i diversi da parte di chi si considera superiore (in questo caso gli umani che angustiano, denigrano e pestano gli animoidi, come succede nella nostra storia, basti pensare a quello che hanno fatto fascismo e nazismo).
Contenuti e storia non mancano di certo in Shangri-La: si è di fronte a un’opera matura, dal potente impatto, molto cruda e amara, e non potrebbe essere diversamente vista la realtà che mostra, ovvero di un’umanità chiusa in se stessa, persa dietro il superfluo e il banale (l’accumulo materiale, la mania di fare selfie e condividere tutto quello che fa e pensa).
Mathieu Bablet dimostra non solo di sapersi destreggiare bene nella sceneggiatura, ma di sapersela cavare altrettanto bene nell’uso dei colori e nei disegni: grande cura è data ai mezzi, agli interni della stazione, ai mezzi tecnologici e agli esterni, sia nello spazio, sia sui vari pianeti. L’unica cosa che non a tutti può piacere è la scelta stilistica usata per i volti umani, che li raffigura un po’ troppo piatti.
Shangri-La è una lettura consigliata, soprattutto a coloro che non si rendono di come stanno vivendo e di cosa fa e dove sta andando la società attuale.

2017

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2017: un anno più di ombre che di luciIl 2017, come preventivato, è stato un anno negativo, dove c’è stato poco o nulla da salvare; non si è trattato di avere la sfera di cristallo o avere doti da preveggente, ma semplicemente arrivare a conclusioni ovvie osservando come stavano andando le cose.
Tutto è stato un andare alla deriva, un continuo peggioramento di situazioni già critiche.
Tutta la classe politica italiana non ha fatto che continuare a prendere in giro, un guazzabuglio litigioso dove non si salva nessuno: ci sono stati sempre più casi di corruzione, le menzogne sono dilagate per non parlare degli insulti, mentre di fatti concreti per migliorare una situazione ormai allo sfacelo sono risultati assenti.
Il famoso e tanto decantato joc act non solo non ha risolto i problemi occupazionali, ma ha peggiorato le condizioni lavorative.
La buona scuola di buono non ha nulla e l’alternanza scuola/lavoro ha dimostrato di essere quello che si temeva ovvero uno sfruttamento di lavoro giovanile, il tutto per aiutare le grandi imprese, ulteriore conferma che oramai i governi sono dalla parte esclusivamente delle ditte, mentre poco importa dei lavoratori.
Il fascismo sta tornando ad alzare la testa, facendosi sempre più presente e minaccioso.
Ci sono sempre più morti ammazzati, spesso per soldi o futili motivi, anzi molte volte si muore senza sapere nemmeno perché. Si sa invece che queste morti sono violente e brutali.
L’informazione è sempre meno informazione.
Malattie del passato stanno ritornando perché non si vogliono effettuare vaccinazioni.
C’è sempre più malasanità.
Si legge sempre meno.
La verità è sempre più messa da parte e distorta per dare spazio a menzogne e proclami.
Le cose vengono fatte con meno qualità, ma ci si autocelebra sempre di più, anche se di buono non s’è fatto nulla.
Questo solo per quanto riguarda l’Italia.
A livello mondiale le cose non vanno meglio, sempre più in balia d’individui che fremono dalla voglia di scatenare conflitti di grossa portata. Terroristi, presidenti con manie di potere e grandezza: per la pazzia di pochi, tanti piangeranno lacrime e verseranno sangue.
Non bastassero gli uomini, anche la natura si è messa a fare il suo numero. Terremoti, alluvioni, incendi. Si è passati da un’estate dove non è mai piovuto a una stagione dove quando piove o nevica fa dei danni per milioni di euro, senza contare il vento, che si è messo a soffiare anche sul nostro paese con forza spaventosa anche dove non tirava con una simile potenza.
Il 2017 è iniziato male e finisce male: è stato un ano di peggioramento globale, dove tante persone hanno dato il peggio di sé. Niente fa auspicare che il 2018 possa essere diverso. E nonostante ciò, c’è gente che ha voglia di festeggiare, che non fa che ripetere che va tutto bene e andrà tutto bene. A queste persone si può rispondere allo stesso modo di Katrin (un personaggio di L’Ultimo Potere): non ne sono per niente sicuro.

La verità è l’opposto di quello che si dice

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La verità è l’opposto di quello che si dice: pare essere questa la regola di questo periodo.
Quanto più si parla di una cosa, quanto più è vero il contrario.
Si parla tanto di equità, giustizia, diritti, ma è sotto gli occhi di tutti che i diritti sono calpestati, la disuguaglianza tra le persone e i ceti aumenta, l’ingiustizia regna sovrana con la legge che si schiera con il più forte e chi ha più soldi.
Tanti declamano la democrazia, ma appena hanno la possibilità di ottenere un ruolo di potere, impongono la propria volontà e ciò che creano è una sorta di dittatura.
Dio viene invocato in continuazione, a lui si rivolgono preghiere e invocazioni per attuare la Sua volontà, ma se si guardano i risultati si scopre che di Dio non c’è nulla; c’è invece qualcosa che con Dio non ha nulla a che fare.
S’inneggia alla libertà, ma se si guarda bene, ci si accorge che in verità non si è liberi: vincoli, catene, restrizioni, limitazioni, muri, condizionamenti. Da tutte le parti giungono elementi che vogliono limitare, e spesso ci riescono, la libertà dell’individuo.
Si urla che il fascismo non sta tornando, ma sempre più fatti dimostrano che sempre da più parti, chi appoggia questo movimento che tanta morte, distruzione e orrore ha creato (e creerebbe ancora) sta rialzando la testa tentando d’imporre con la violenza il suo ritorno. La verità è che chi segue questo movimento e chi tacitamente non fa nulla per opporvisi, ha voglia di scatenare rabbia e violenze a lungo represse dentro di sé portando a un’escalation che porterebbe solo a una cosa: guerra. Perché è questo ciò di cui si ha voglia adesso.
Se si riflette usando la propria testa, non seguendo il sistema in atto o la maggioranza, ci si accorge che non si ha a che fare con la verità, ma con la menzogna. E a tanti va bene così, perché la verità non è piacevole, non è facile, non è bella, non consola, non tranquillizza, fa pensare, mette in contrasto con l’autorità e la maggioranza; la verità rende scomodi, fa essere isolati, insultati, perseguitati. Ma è l’unico modo che fa essere individui e rende la vita meritevole di essere vissuta.

Sui cartoni animati (e non solo)

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Sono nato in anni in cui c’erano cartoni animati decenti. Certo, anche negli anni ’80 e ’90 (quand’ero bambino e adolescente) c’erano delle boiate, non era tutto perfetto; crescendo, ci si accorgeva dei difetti e delle ingenuità di certe serie, soprattutto perché dalle storie si esigeva di più perché si era maturati. È naturale, ripensando a quei cartoni animati, sorridere dei loro limiti e difetti: basti pensare a Holly & Benji, con il campo di calcio che sembrava posizionato sulla cima di una collina, dove occorrevano diverse puntate per raggiungere la porta avversaria, con la palla che diventava oblunga, luminosa e capace di lasciare la sua impronta in un muro di cemento, con gente che faceva mosse strane (la catapulta infernale, lanciarsi da un palo all’altro della porta); come non nominare i Cavalieri dello Zodiaco, con armature che non coprivano i punti vitali, che dopo lunghi voli a causa di un colpo subito si schiantavano sempre di faccia e che ripetevano spesso la frase “lo stesso colpo non funziona due volte” (ma se fosse così, visto il numero limitato di colpi dei personaggi, gli scontri sarebbero dovuti finire sempre in pareggio). I Gem Boy, prendendo in giro i cartoni animati di quel periodo, hanno creato dei veri e propri cavalli di battaglia.
un'immagine con i personaggi e i mezzi di Fortezza Superdimensionale Macross in Robobtech, uno dei cartoni animati degli anni 80In mezzo a loro c’erano però delle belle chicche, basti pensare a Fortezza Superdimensionale Macross (in Italia conosciuto grazie alla serie Robotech, di cui faceva parte), Evangelion, Patlabor, Maison Ikkoku (conosciuta in Italia anche come Cara dolce Kyoko), per non parlare di Gargoyles e di Duck Tales. Quali che fossero i gusti, tutti questi cartoni animati avevano un punto in comune, seppur appartenenti a generi differenti: avevano una storia da raccontare, sapevano emozionare. Che parlassero di quotidianità o di salvare il mondo, sapevano coinvolgere lo spettatore perché erano di spessore, erano fatte per colpire chi le guardava. Parlavano di sentimenti, di problemi da affrontare, scelte difficili da prendere, di avventure, combattimenti; anche se erano prodotti commerciali, atti a creare un guadagno, erano qualcosa di vivo, avevano qualcosa in sé che li rendeva particolari e amati.
In molti cartoni animati di oggi, soprattutto per i più piccoli, tutto questo non c’è più. Oggi ci sono Spongebob, Peppa Pig, adesso hanno fatto anche Trulli Tales, un cartone animato made in Italy ambientato tra i trulli della Puglia, atto a spingere la dieta mediterranea e i prodotti fatti in Italia, tra i quali l’olio di oliva. Oltre che disegnato male, questo cartone è senz’anima perché non è nato per narrare una storia, ma è stato creato con il fine di pubblicizzare e far vendere i prodotti del territorio italiano.
Come si è giunti a questo punto?
Mancanza di idee perché ormai si è visto di tutto e non si può creare nulla di nuovo? Si ritiene inutile impegnarsi nel creare qualcosa di buono perché tanto passato il momento della novità si cercherà altro, nel tipico spirito del consumismo sfrenato attuale? Perché l’unica cosa che conta è il denaro e tutto è in funzione di vendite e guadagni e chissenefrega di tutto il resto?
Una cosa è certa: certi cartoni animati del passato, seppur con difetti, sono diventati icone, mentre quelli di adesso passano senza lasciare traccia.
Perché?
Io penso che chi fa i cartoni animati di adesso si sia rincoglionito di brutto, oltre che a essersi venduto al consumismo. Non solo: tale gente crede anche che le persone sono dei coglioni a cui può essere propinato di tutto perché tanto non è capace distinguere un prodotto buono da uno scarso e quindi non si dà da fare per realizzare qualcosa di meglio perché tanto va bene tutto.
Solitamente sono più diplomatico nel scrivere certe cose, ma alle volte occorre essere brutali e dire chiaramente le cose come stanno.
Purtroppo la cosa non è limitata solo ai cartoni animati ma riguarda anche fumetti (basta vedere come DC Comics e Marvel negli ultimi anni stanno raschiando il fondo del barile riproponendo copioni già usati), film (ne parlava Bruno Bacelli in questo articolo), libri (se in Italia si vendono cose come quelle di Alessandro Di Battista, che ha pubblicato solo perché è un politico, non ci si deve meravigliare se l’editoria poi va in crisi). C’è da pensare che se fino a un certo punto la razza umana è andata verso l’evoluzione, ora sta involvendo, facendo registrare un calo nella sua intelligenza; si ha presente il film Idiocrazia?
Si può sembrare disfattisti, ma non siamo messi bene. E non si creda a chi dice il contrario: sta solo prendendo in giro, cercando di illudere e far star calme le persone. I problemi però restano, sono tanti e sono gravi: prima se ne prende atto, meglio è.

Il mondo sta impazzendo

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Il mondo sta impazzendo: questo è un fatto incontestabile (anche se c’è chi vuol far credere diversamente). Ormai si sta vivendo in un clima esasperato, un clima dove dominano la violenza, la prevaricazione, la paura. Ormai non si è sicuri da nessuna parte, né sulla strada, né nelle piazze, né nei centri commerciali e neppure in casa propria. I politici non fanno che tuonare e ripetere che i paesi, le popolazioni, non si faranno vincere dalla paura; ma quanto più si ripete una cosa, quanto più è vero il contrario: la gente è dominata dalla paura e la porta a chiudersi, a non fidarsi più degli altri. Senza contare la violenza: sì, perché c’è molta violenza nelle persone, anche in quelle che non la manifestano. La violenza non è solo un atto fisico, ma è anche verbale e mentale e si attua tutte le volte che si vuole imporre qualcosa a qualcuno.
Ma non sono gli unici elementi preoccupanti: la gente ormai è esasperata, oltre che piena di ossessioni, e questo porta degli squilibri che conducono a estremismi e intolleranza. In questa situazione non devono sorprendere atteggiamenti razzisti che ricordano tanto quelle dei nazisti verso gli ebrei e non solo: vedere il caso dell’hotel che obbliga gli ebrei a fare la doccia prima di usare la piscina, quando dovrebbe essere invece una norma igienica che dovrebbe essere applicata a chiunque (chi ha fatto nuoto o va in piscina sa che è una norma da seguire sempre e vale per tutti), e di usare il frigorifero solo in determinati orari; oppure quella di esclusione da concorsi canori perché non si è “veri” italiani o dal fare certi lavori perché di colore. Le persecuzioni naziste, le lotte delle persone di colore per avere gli stessi diritti dei “bianchi” come avvenuto in America, non sono tanto lontane, eppure ci si è dimenticati di quegli orrori, si sono dimenticate le lezioni che dovrebbero essere state apprese dagli errori commessi. Invece non lo si è fatto e la storia si sta ripentendo.
Certo, a creare questo clima di conflitto, di tensione, di odio e intolleranza, i politici e i governanti hanno avuto un ruolo molto importante: Trump, Putin, Kim Jong-un (consiglio la lettura di questo articolo di Bruno Bacelli per riflettere un poco) e nel suo piccolo anche l’Italia con tutta la sua classe politica (possono cambiare nome e fazione, ma tutti agiscono alla stessa maniera, alzando sempre i toni, in modo sprezzante, arrogante e offensivo). Sarebbe però limitante pensare che sia solo colpa loro, perché è vero che hanno grande influenza dato il ruolo e la visibilità che hanno, ma se la gente sapesse pensare con la propria testa, queste persone sarebbero nulla, non avrebbero alcun potere e non potrebbero fare niente. Purtroppo le persone si lasciano condizionare e si adeguano a quello che va per la maggiore; in questo caso a un clima di violenza, dove le azioni e le reazioni estremiste e folli sono all’ordine del giorno. Non si guardi solo agli attentatori, a quelli che fanno saltare in aria gli edifici, a quelli che investono con camion e furgoni le folle: si guardi a quelle che dovrebbero essere persone normali (ma che evidentemente tanto normali non sono) che uccidono per un parcheggio, un commento, una sigaretta, per gelosia, per soldi o anche senza un motivo. La vita non ha più valore: uccidere sta diventando come bere un bicchiere d’acqua.
Come si è arrivati a questo punto?
I fattori sono tanti.
Il vivere sempre di corsa. L’essere proiettati verso elementi che allontano da se stessi: il dover far carriera, ottenere una posizione sociale sempre migliore. Il far girare tutto attorno ai soldi, come se fosse l’unica cosa che conta. Il consumismo. L’adeguarsi ai modelli proposti dai media e dai social. L’apparire a tutti i costi. Avere sempre più atteggiamenti stupidi e superficiali. Adeguarsi alle mode. Il bisogno spasmodico di attenzione e visibilità (basti pensare ai social e ai selfie). L’uso di droghe. L’uso eccessivo di alcool. Tutto ciò che porta dipendenza (il gioco, il dover essere sempre connessi alla rete). Vivere in ambienti malati e ossessivi; sì, perché ad andare con lo zoppo s’impara a zoppicare e a stare con i malati ci si ammala, alla lunga: purtroppo le patologie mentali sono sempre più in aumento.
Questi sono solo alcuni degli elementi che hanno portato squilibrio nell’individuo. Il brutto è che la società, il sistema, oltre a creare tutto ciò, ha fatto credere che fosse una cosa normale, quando di normale non c’è nulla. È normale un sistema che martella le persone con la pubblicità a giocare (vedere i tanti giochi online pubblicizzati in tv), creando dipendenza, per poi creare strutture per disintossicarsi dal gioco? È normale un sistema che non fa che spingere in maniera insistente perché la gente beva alcolici e poi crei strutture per disintossicarsi dall’alcool? Lo stesso vale per il fumo. È vero che avvertono che il gioco può causare dipendenza patologica, che il fumo nuoce alla salute, che bisogna bere con moderazione, ma sono ammonimenti fatti per mettere a tacere chi protesta contro di essi, un modo di placare la coscienza, per salvare la faccia, per far sembrare di avere una morale ed essere interessati alle persone, ma a cui non si crede per niente, perché l’unica cosa che conta è fare soldi, mantenere in moto la macchina dell’economia.
Dire che è tutta colpa dei soldi sarebbe limitante (le cause sono tante e ce ne sono altre che non sono state elencate) ma siamo nell’Era dell’Economia e si è sviluppata purtroppo nelle persone la mentalità che tutto possa essere comprato, tutto possa essere ottenuto con il denaro; ma ci sono cose che non possono essere acquisite o recuperate se sono andate perdute. La sanità mentale è una di queste cose e sta divenendo elemento scarseggiante. Il mondo sta impazzendo, ma non è impazzito ancora del tutto: si è ancora in tempo a fermarsi e a salvarlo. E così facendo salvare anche se stessi, perché, se non lo si è capito, se non lo si fa ci si rimetterà tutti.

Hiroshima 6 agosto 1945.

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“…nulla alimenta l’oblio più di una guerra, Daniel. La legge del silenzio prevalse e ci convincemmo che quanto avevamo visto, fatto o saputo non fosse che un incubo. Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall’indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato.” (1)

Tutto questo non deve accadere e per questo occorre ricordare orrori come il 6 agosto 1945, quando su Hiroshima fu sganciata la prima bomba atomica. Ricordare e andare a scavare sulle ragioni di questa follia, perché non possa più ripetersi. Perché se è vero che tanti ritennero quest’atto necessario per far terminare il conflitto bellico, va ricordato che fu l’ultima grande follia di una guerra dove tutto fu folle.

Hiroshima dopo lo sgancio della bomba atomica

1. Carlos Ruiz Zafon. L’ombra del vento, pag.386. Oscar Mondadori 2006.

Non è più questione di sport 3

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Ormai si è andati ben oltre l’ambito dello sport, sconfinando nell’assurdo.
Oltre agli scandali sulle scommesse, su partite combinate e altre cose per niente pulite, tocca assistere alle azioni di parti delle tifoserie veramente becere. Scontri con feriti, alle volte con morti, minacce a società e giocatori, auto bruciate, come è capitato al presidente del Pescara. O, cosa di questi giorni, le frasi ingiuriose ai caduti di Superga o i manichini di giocatori della Roma impiccati nei pressi del Colosseo con tanto di minacce al seguito (azione rivendicata dagli Irriducibili laziali; allucinante la loro risposta a quanto fatto: “Meravigliati e stupiti da tanta ottusità, dal sensazionalismo misto all’allarmismo che anima il giornalismo italiano. Il tutto va circoscritto al sano sfottò che genera il derby capitolino. Nessuna minaccia a nessun giocatore della Roma, le bambole gonfiabili rappresentano una metafora che vuole rimarcare lo stato depressivo in cui versano tifosi e giocatori dell’altra sponda del Tevere”. Fa pensare anche la risposta della società Lazio: “Una ferma condanna di ogni forma di violenza, fermo restando che da sempre dopo ogni derby ci sono sfottò ed episodi goliardici”, ovvero il tipico esempio italiano di non prendere posizione e pararsi le spalle). Per non parlare dei cori razzisti rivolti ai giocatori di colore. E qui c’è qualcosa che stride parecchio.
le proteste di Muntari all'arbitro per i "buuuu" razzisti: quando lo sport non è più taleQuesti cori vanno perseguiti sempre e comunque, purtroppo in Italia questo non avviene: si applica il due pesi due misure. Nelle stessa giornata di campionato di calcio, i “buuuuu” rivolti a Koulibaly (giocatore del Napoli) da parte della tifoseria interista sono stati puniti con 10.000 € di multa all’Inter, un turno di chiusura della curva Nord e un anno di sospensione della stessa per cori razzisti; i “buuuuu” rivolti a Muntari (giocatore del Pescara) da parte della tifoseria cagliaritana, non hanno subito nessuna punizione, anzi società e tifosi del Cagliari sono stati assolti. Non bastasse questo, ecco la ciliegina sulla torta. Muntari, giustamente a un certo punto della partita ha detto basta ai continui insulti verso di lui per il colore della pelle e ha protestato; la partita andava sospesa. Invece l’arbitro, prima lo ha ammonito per le proteste, poi lo ha espulso perché si è allontanato dal campo di gioco. Il fatto non è rimasto nei confini nazionali, ma ha fatto il giro del mondo, facendo intervenire anche l’ONU. Di fronte a tutto ciò, il nostro paese non ha potuto esimersi di fare la sua solita magra figura: le istituzioni hanno difeso l’operato dell’arbitro e del giudice sportivo per aver dato al giocatore un turno di squalifica, asserendo che queste sono le regole del calcio italiano e vanno rispettate. Salvo poi annullare la squalifica viste le proteste che giungevano da tante parti del mondo.
La cosa è altamente grottesca, dato che il nostro paese, come dimostrano innumerevoli casi, dal piccolo al grande, è tra quelli che più infrange le regole e meno le rispetta. Aggrapparsi ai regolamenti e dire che vanno seguiti dinanzi a casi di una simile gravità, sono una grossa presa in giro, una totale mancanza di rispetto e un grande schiaffo alla dignità umana. Un simile sistema non fa che dimostrare quanto ormai tutto sia marcio e come le istituzioni non faccio altro che prendersi gioco delle persone, decidendo quando e come applicare le regole.