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Jonathan Livingston e il Vangelo

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Una recensione su Strade Nascoste

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Strade NascosteSu Bostonian Library è possibile leggere una recensione su Strade Nascoste, il primo romanzo che ho realizzato.
Sono trascorsi più di dieci anni da quando ho concluso la prima stesura: che valutazioni fare del percorso inerente alla scrittura?
Continuare a scrivere (e soprattutto a leggere) ha portato ad acquisire una maggiore sintesi, ad avere uno stile più asciutto; ho scritto Strade Nascoste al meglio delle possibilità che avevo in quel periodo, mettendo tutti i mezzi e le risorse a mia disposizione nella realizzazione dell’opera. Se lo scrivessi adesso, lo stile sarebbe differente, ci sarebbero delle migliorie nei dettagli: questo è un fatto normale, una presa di coscienza che qualsiasi scrittore ha nei confronti dei suoi primi lavori. Non rimpiango (e neppure mi vergogno) di quello che ho fatto, perché ci ho messo tutto l’impegno che avevo e quanto fatto è servito per farmi migliorare e arrivare dove sono adesso. E così continuerà a essere continuando nel percorso scrittorio.
Sono rimasto praticamente sempre in ambito fantastico nei miei lavori, ma non sono mai stati semplicemente dei fantasy; Strade Nascoste (e così Strade Nascoste-Racconti) è sicuramente il romanzo che più è fantasy, seppure abbia diversi elementi dell’horror, ma lo stesso non si può dire per L’Ultimo Potere e L’Ultimo Demone. Questi due ultimi lavori hanno trovato in sé lo sviluppo di più generi: fantasy, horror, fantascienza, denuncia sociale, filosofia, spiritualità. Qualcuno potrà storcere il naso, ma a me interessa scrivere storie quanto più interessanti e profonde possibili; non sono un purista dei generi, perché per me è il genere al servizio della storia, non la storia al servizio del genere; qualsiasi elemento di qualsiasi genere può andare bene purché sia utile a scrivere qualcosa di buono.
Tutt’altro discorso per Jonathan Livingston e il Vangelo, che appartiene alla saggistica e che va a toccare argomenti molto diversi dal fantastico, anche se opere appartenenti a questo genere sono utilizzate per mostrare aspetti della vita, perché di essa si parla in quest’opera.
Ancora diverso è il discorso per altre due opere concluse ma al momento inedite: una è un thriller paranormale di denuncia sociale (legata sempre al ciclo della Caduta), l’altra una storia per bambini (ma anche per quelli un po’ più grandi) con protagonisti gli animali.
Finora ho parlato del passato e del presente: il futuro quale sarà? Certezze non se ne hanno: le idee saltano fuori in qualsiasi momento e qualcosa di nuovo può venire creato all’improvviso. Una cosa però è certa: c’è materiale per scrivere altre storie su Asklivion e la Caduta, anzi, ci sono già dei capitoli scritti e la struttura di futuri lavori già imbastita. Però sono ancora lontano dal poter dire che il lavoro è a buon punto: per questo ci vuole tempo. E io sono dell’avviso che per fare dei buoni lavori occorre tempo, perché le cose vanno fatte per bene, senza fretta (la cosa migliore quando la si ha, è andare con calma), altrimenti è meglio non farle.

Il vero volto delle persone

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Il vero volto delle personeLa cacofonia raggiunse Sanjuro sul tetto del palazzo. Un ronzio fastidioso come uno sciame di calabroni. E ugualmente carico di minaccia.
Tutto quello che vedeva bastava per fargli prendere una decisione?
Mark Destin avrebbe detto che non c’era bisogno di tentennamenti, perché farlo significava arrivare troppo tardi.
Ma lui continuava a cercare altre soluzioni.
Mark lo avrebbe redarguito con quei suoi modi privi di emozioni. “La tua mente si sta chiudendo di fronte all’orrore della scelta, ma il tempo della comprensione è finito.” Lui però non c’era più; adesso era solo, con guida le ultime parole lasciate in eredità dall’altro. “Ti convincerai quando vedrai il vero volto delle persone.”
Le urla gli fecero abbassare lo sguardo. Osservò la fiumana di gente che si riversava verso il centro della città: una massa impazzita vestita di nero, risoluta nella sua frenetica possessione.
«Giustizia!»
«Libertà!»
Urlava il lato destro del corteo.
«Condanna per i nemici!»
«La sua innocenza deve essere riconosciuta!»
Strepitava il lato sinistro.
«Fate sentire la vostra voce! Fatevi ascoltare!» Li incitò il capo corteo con il megafono. «Il popolo lo vuole!»
«Il popolo lo vuole!» ruggì il corteo.
Senza più la forza dei soldi, il potere era divenuto quello delle masse: chi aveva il loro consenso dominava, imponendo la sua legge. Era stato normale che fossero i politici a far la parte dei leoni, visti gli appoggi che erano arrivati ad accumulare negli anni. In nazioni dominate dal caos era inevitabile che chi fosse abile con le parole s’innalzasse sopra gli altri. Con gente disperata, che non aveva più lavoro e mezzi con cui sostenersi, era stato facile ottenere consensi facendo leva sul ritorno dell’agiatezza passata. Alla massa non importava che chi li guidava fosse stato condannato per crimini d’ogni sorta contro l’umanità: avrebbe accettato qualunque cosa pur di rimanere negli schemi del conosciuto.
“È questo il vero volto degli uomini?”
Il corteo si espanse come una piovra che allungava i tentacoli. La folla entrò nei palazzi, tornando indietro con i suoi residenti: fatti avanzare a calci e schiaffi davanti al corteo, furono coperti di sputi e insulti.
I volti di quegli uomini erano maschere di violenza e rabbia; le parole che usavano una bestemmia al loro vero significato. Imponevano la legge dei numeri, che con la forza sopprimeva la volontà e uccideva la libertà. Per paura, le vittime si unirono a loro. Ogni compassione per esse svanì.
Ancora però non riusciva a decidersi. Perché farlo avrebbe significato perdere la propria anima. E se non poteva salvare quelle persone, almeno poteva salvare se stesso.
Le urla di protesta e di dolore si trasformarono in urla d’orrore.
Si erano formate delle sacche di resistenza al rastrellamento. Squadroni si erano staccati dal corteo prendendo d’assalto i palazzi. Poi coloro che si erano ribellati furono portati in strada, trascinati perché incapaci di camminare. Uomini, donne, bambini: non avevano fatto distinzione nello spaccare le gambe.
«Loro rifiutano l’innocenza del nostro leader: credono a chi l’ha giudicato colpevole di truffa, sfruttamento della prostituzione, corruzione!» Tuonò l’uomo con il megafono. «Ritengono che sia la causa della rovina del nostro paese, che abbia pensato solo al suo interesse, promulgando leggi a proprio favore!»
La folla protestò inferocita.
«L’offesa merita il castigo!»
Sanjuro vide le teste degli uomini fatte appoggiare sul marciapiede e colpite con mazze di ferro fino a quando il cervello non schizzò fuori. Le donne furono prese e crocefisse lungo le ringhiere dei giardini, i loro ventri squarciati, mentre con gli ultimi scampoli di vita vedevano i bambini venire sgozzati come maiali strillanti.
«Gli abbiamo dato una possibilità!» Tuonò l’uomo con il megafono. «Non l’hanno colta! Andate e uccidete chiunque non è di noi! Perché chi non è con noi, è contro di noi!»
La folla sciamò tra le vie come scorpioni, cacciando, stanando. Le scene di mattanza si ripeterono centinaia di volte.
“E io non sto facendo nulla per fermarli. Ho la forza per impedirlo e me ne sto a guardare.”
“Avresti dovuto ucciderlo quando ne avevi l’occasione.” L’eco della voce di Mark diede corpo al senso di colpa d’aver avuto pietà di chi pietà non meritava.
“Se l’avessi ammazzato, nulla di ciò sarebbe successo.” La barriera che finora aveva bloccato la sua decisione prese a sgretolarsi. “Tutto questo sta accadendo a causa di un misero uomo e di chi non ha avuto il coraggio di fare quello che andava fatto.”
Ma anche se aveva il Potere, non poteva salvare tutti: erano troppi i massacri. Doveva scegliere dove intervenire, ma come poteva decidere chi era più meritevole d’essere salvato?
Allibito, osservava teste infilate sopra pali, neonati presi per le gambe e sbattuti contro i muri, uomini cui venivano amputati gli arti e fatti sventolare come trofei.
Un urlo acuto sotto di lui lo riscosse. Una donna con un bambino in braccio correva disperata tenendone un’altra per mano. La folla li inseguiva scagliando pietre. Una centrò la donna alla spalla, facendola barcollare e inciampare, fino a che non rovinò al suolo trascinando con sé la piccola. La folla le fu subito addosso. La bambina fu sollevata in piedi, la testa strattonata all’indietro. Un coltello si levò nell’aria.
Sanjuro si lasciò cadere dal tetto del palazzo, sfondando con un pugno la testa della donna che impugnava l’arma. La folla gli si lanciò contro. Sprigionò il Potere, riducendo gli assalitori a una nebbiolina rossa.
Si voltò verso la donna. «Puoi camminare?»
Tremante, lei assentì.
«Seguitemi.»
Scelse vicoli stretti, ma anche lì i tentacoli della folla li raggiunsero. E con meticolosa freddezza vennero tranciati.
Superato l’angolo di un quartiere, la pianura si stagliò davanti a loro.
«Dirigetevi verso le montagne.»
La donna gli strinse la mano. «Tu non vieni?» domandò con apprensione.
«Altri sono da salvare.»
A malincuore lei lo lasciò. «Grazie.»
«Grazie» ripeté la bambina mentre si allontanavano.
Stava per tornare in città quando udì lo strillo della bambina. Si voltò, vedendo due uomini vestiti di nero saltarle addosso e pugnalarla alla schiena. Pochi metri più in là altri tre stavano finendo la madre e il fratello allo stesso modo.
“Ero sicuro che fossero al sicuro…”sentì un’altra parte di sé sgretolarsi. “Avrei dovuto controllare che non ci fossero di quei folli qua fuori…”
I cinque corsero verso di lui con le lame insanguinate. Furono ridotti in una nebbiolina rossa.
La periferia della città ora era silenziosa. I vicoli erano bagnati e resi scivolosi dal sangue, i corpi delle vittime abbandonati come rifiuti. Nelle vie principali c’erano file di teste impalate e crocefissioni. Le superò tenendo lo sguardo fisso davanti a sé, puntando al palazzo più alto della città e salendo sulla sua cima, dove troneggiava un’insegna di cui restavano solo le cifre VIII.
Non c’era più nessuno scontro. La gente faceva bivacchi negli incroci, scherzando rilassata, come se non fosse successo nulla.
“Adesso ho visto il vero volto delle persone.” Scese dal palazzo e si allontanò dalla periferia, raggiungendo la donna e i suoi figli per seppellirli. Lanciò un ultimo sguardo ai tre cumuli prima di voltarsi verso la città.
“Uguale a Sodoma e a Gomorra: non c’è più un solo giusto in questo luogo.”
Levò la mano destra al cielo, sentendo i muscoli del volto tendersi mentre serrava la mascella. Le nubi nere del cielo furono percorse da scie luminose.
“Che io sia maledetto per non essere riuscito a impedire tutto ciò.”
La coltre plumbea si aprì in un gigantesco vortice, squarciata da una luce sfolgorante che si allargava sempre più.
“E per non aver avuto prima il coraggio di fare quello che andava fatto.”
La mano si abbassò e la gigantesca lama bianca si abbatté sulla città.
Quando la Spada dell’Apocalisse ebbe purificato tutto, lasciando solamente blocchi di sale, si mise in cammino verso la città successiva.
“Ti troverò figlio di puttana, dovessi ridurre tutto a un mucchio di sale.”

Un ringraziamento a Nerio di WD per la realizzazione della copertina.

Fiamme

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FiammeSanjuro osservava il fuoco a pochi passi da lui. Le fiamme si muovevano lente e sinuose; facevano pensare a qualcosa di vivo, anche se in esse non c’era vita.
Si può vivere senza luce, ma senza calore si è destinati a morire; non ricordava chi glielo aveva detto, ma doveva ignorare che anche una cosa buona come il fuoco, se portata all’eccesso, poteva uccidere. “Anche mal riporre la propria fiducia può portare allo stesso risultato.”
Nella danza delle lingue scarlatte ricordò fiamme che si levavano verso il cielo ruggendo e soffiando, stagliandosi alte contro la notte nera, sferzando le facciate dei palazzi, il calore così elevato che sbriciolava il cemento.
Sanjuro si guardò attorno, non nuovo a scenari di distruzione, ma non abituato a quanto aveva dinanzi.
Corpi carbonizzati pendevano dalle finestre nel disperato tentativo di sfuggire alle fiamme. Le auto si erano accartocciate su se stesse, le barre di metallo incandescente che continuavano a piegarsi.
“Questa città non doveva essere colpita.” Avanzò accumulando orrore su orrore. “C’era solo gente innocente che semplicemente cercava di sopravvivere, non era una base di Posseduti.”
Camminò nel crepitio dei vetri che esplodevano, tra i crolli di muri e pilastri.
Una massa fiammeggiante rotolò fuori da un palazzo, contorcendosi al suolo qualche secondo prima di giacere immobile. Dell’uomo che era stato, in pochi attimi erano rimaste soltanto ossa e fiamme che fuoriuscivano dal torace e dalle orbite degli occhi.
“L’Inferno è sceso sulla Terra” pensò stranito. “Ma chi tra noi è stato capace di fare una cosa del genere? Chi ha avuto questo coraggio? No, non coraggio” si corresse. “Follia.”
Avanzò sulle strade roventi, sperando ci fosse ancora qualcuno da aiutare. Ma sapeva che nessuno poteva sopravvivere a quelle fiamme. Nessuno che non fosse dotato di Potere.
Dal lato opposto della strada un uomo avanzava baldanzoso verso di lui.
«Spettacolo grandioso, vero Sanjuro?»
«Furia…»
«Controlli che il lavoro sia stato portato a termine?» Furia gli batté una mano sulla spalla. «Stai tranquillo: nessuno è rimasto in vita in questa città. A parte me e te, naturalmente.»
«Questa città non era da colpire…»
«Certo che lo era: lo sono tutte.»
«Questa città non era da colpire!» scattò Sanjuro.
Furia alzò le sopracciglia. «Perché?»
«Queste persone cercavano solo di sopravvivere! C’erano innocenti! C’erano bambini!» urlò Sanjuro.
«E allora?» domandò senza scomporsi Furia.
Sanjuro si avvicinò minaccioso. «Che colpa avevano i bambini?»
«Il sangue dei padri scorre nelle vene dei figli» rispose tranquillamente Furia.
«Che stai dicendo?» ringhiò Sanjuro.
«Un giorno i bambini cresceranno e saranno come gli uomini che li hanno procreati. Rifaranno gli stessi sbagli, gli stessi crimini, creeranno gli stessi orrori o anche peggio. Quindi meglio eliminarli quando sono una possibile minaccia, che non una minaccia che ha fatto danno.»
Sanjuro socchiuse gli occhi come una belva pronta ad attaccare. «Ma tu chi sei?»
«Uno che fa la tua stessa identica cosa» rispose l’altro.
«Io non uccido bambini!» sibilò Sanjuro sentendo la rabbia montargli dentro.
«Tu uccidi, esattamente come me. Spazzi vite via dalla faccia della terra come fa il vento con le foglie secche.»
«Io non provo piacere nell’uccidere.» Sanjuro strinse i denti. «Tu sì.»
«Solo perché le persone hanno quello che si meritano. Perché gli viene reso quanto hanno fatto. Accetta la realtà: tutti gli uomini sono colpevoli. Nessuno escluso.»
«Neppure tu.»
«Certo. Infatti, non mi reputo una vittima e neppure voglio esserlo. Preferisco essere il carnefice. E come carnefice, apprezzo il sangue che viene versato.» Furia prese a girargli attorno. «Anche tu lo sei e pure a te piace portare rovina, per quanto tu possa negarlo. Non c’è nulla di più sublime dell’avere tra le mani la vita degli altri e poterla spezzare. Abbiamo il potere più grande, quello di dare la morte e non c’è niente che faccia sentire così vivi.» Osservò con disgusto un corpo carbonizzato. «Provi pietà per il decesso di queste persone ma guarda in che modo vivevano, in cosa credevano, cosa inseguivano e capirai che meritavano questa fine.» Gli lanciò un’occhiata di feroce divertimento. «Sai che cos’ha di bello questo potere? È nei momenti in cui uccidiamo che la vita esprime e acquisisce la sua maggiore intensità, ci fa provare il desiderio di continuare a essere, cancellando ogni apatia, ogni non senso.»
«La morte è solo dolore.»
Furia scosse il capo. «La morte è liberazione dal dolore. Il dolore è vivere. Tu pensi di sapere cos’è la sofferenza, ma non hai mai provato quella vera, capace di mutare il tuo essere in ogni suo aspetto.»
Sanjuro sentì la rabbia crescere. «Hai perso il senso dell’essere Usufruitore.»
Furia scoppiò in una bassa risata. «Ho detto di esserlo?»
La frase raggelò Sanjuro, cominciando a comprendere. «Tu non sei un Usufruitore…»
«A costo di ripetermi, non l’ho mai detto. Il fatto che io abbia la vostra stessa forza, non fa me uno di voi.»
«Ma allora…» Sanjuro sentì il peso della rivelazione piombargli addosso di colpo.
Furia sollevò le mani con i palmi rivolti verso l’esterno in segno di discolpa. «La responsabilità non è mia se non sai osservare e distinguere le cose.»
Il respiro di Sanjuro accelerò. «Mi sono fidato di te.»
Furia scrollò le spalle. «Impara a non fidarti di nessuno.»
«Ci hai usato, utilizzando le nostre informazioni per i tuoi scopi.»
«Non ho usato nessuno: ho fatto quello che avrei fatto in tutti modi. Solo che in questa maniera le nostre strade si sono affiancate. Con o senza di voi continuerò sullo stesso percorso. Quindi, non farti il sangue amaro per questo: non puoi farci nulla.»
«Su questo ti sbagli, demone.» Il Potere colpì in pieno Furia e la strada esplose, scaraventando pezzi d’asfalto in tutte le direzioni.
Furia scagliò in avanti le fiamme in colonne ruggenti. I lampioni e le auto si fusero come ghiaccio nel deserto.
Sanjuro rotolò lontano, rialzandosi e scagliandogli contro il proprio Potere.
Il fuoco si erse a difesa formando un muro che disperse l’attacco.
«Dovrai fare di meglio» Furia sbeffeggiò Sanjuro. «Hai scoperto il Potere da poco tempo, mentre io sono antico di secoli e quindi ho più esperienza di te. E l’esperienza è tutto sul campo di battaglia.»
Il muro di fuoco fu perforato da catene che lo centrarono nel petto. Furia rotolò sull’asfalto, sentendo gli abiti inzupparsi di sangue.
“È riuscito a ferirmi” costatò stupito.
Le fiamme furono ricacciate indietro. Sanjuro avanzò deciso.
“Ma che…?”
Catene incandescenti gli salirono sulle gambe, intrecciandosi con altre dagli anelli rosso sangue fin sulle braccia e sul petto, dove divenivano nere.
“Che razza di Potere sta usando?” Furia riuscì a schivare l’attacco delle catene, scagliando in risposta una marea di fiamme.
Le catene crearono un vortice di anelli attorno a Sanjuro; il fuoco fu spinto verso l’alto, disperdendosi nel cielo in nuvole di scintille.
Furia lo incalzò, ma niente riusciva a passare la ferrea difesa. “Non sta usando nessun Potere, eppure quelle catene hanno forza: le mie fiamme non riescono nemmeno a scalfirle.” Prese ad arretrare, sentendo un tintinnio quando il suo calcagno pestò qualcosa di duro.
“Merda.” Tutto intorno a lui era uno strisciare di catene: non vedeva la fine del serpeggiare degli anelli fatti di rosso, nero, arancione. Il buio cominciò a calare, le fiamme soffocate dall’espandersi della misteriosa manifestazione di Sanjuro. Palazzi, strade: tutto era ricoperto di catene che sferragliavano.
“Si mette male.” Furia fece esplodere il potere in una gigantesca colonna di fuoco accecante e poi scattò all’indietro. Sentì il corpo perforato in decine di punti, le catene che cercavano di serrarsi attorno a braccia e gambe per trascinarlo al suolo e stritolarlo in uno spietato abbraccio. Lasciando lembi di carne tra gli anelli, riuscì a liberarsi, scappando nella notte.

La mente di Sanjuro ritornò al presente. Si alzò, risoluto. Era tempo di porre rimedio agli errori commessi.

Nebbia

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Matt scese il sentiero con passi lenti, misurati, guardandosi continuamente attorno.
Alla sua destra si ergeva una ripida parete rocciosa. Alla sua sinistra si apriva un precipizio di centinaia di metri. Un luogo simile a molti che aveva già visto, ma con una differenza: lui non doveva trovarsi lì.
Si voltò e diede un’altra occhiata alla grotta nella quale si era risvegliato. Grande, semicircolare. E bassa, tanto che aveva dovuto procedere chinato per non sbattere la testa. Non ci aveva messo molto a perlustrarla. Aveva impiegato molto di più a decidersi a uscirne, il fucile a canne mozze puntato sull’ingresso, restando in attesa che qualcosa facesse la sua apparizione.
Si era costretto a fare dei lunghi respiri per calmare il battito del cuore e riprendere a ragionare con lucidità.
“Non possono essere state le chimere a portarmi qui: se fossero riuscite a prendermi, mi avrebbero fatto a pezzi.”
Le bestie avevano iniziato a braccarlo subito dopo mezzogiorno: una volta fiutata la sua pista, non l’avevano più mollato. Aveva tentato in ogni modo di seminarle, ma non c’era stato verso: ogni espediente che aveva attuato era risultato inutile. Le scimmieragno avevano continuato a dargli la caccia senza posa, aumentando di numero.
Matt aveva continuato a muoversi, cambiando sempre direzione per cercare almeno di disorientarle. La sua unica possibilità di salvezza era lasciare la città; se si fosse asserragliato in un palazzo o in un magazzino, sarebbe stata la sua fine: prima o poi le scimmieragno sarebbero riuscite a entrare.
L’inseguimento era durato per tutto il pomeriggio e la sera. La notte aveva cominciato a calare e la fatica si era fatta sentire sempre più insistentemente, ma era riuscito a raggiungere la periferia; dalla posizione in cui si era trovato, era riuscito a scorgere il canyon verso cui si era diretto: una volta raggiunto il fiume, si sarebbe lasciato trasportare dalla corrente, allontanandosi dal pericolo e facendo perdere definitivamente le sue tracce alle chimere. Doveva solo non farsi trovare finché le tenebre non fossero calate completamente.
Il caso però non era voluto stare dalla sua parte: due scimmieragno gli erano praticamente cadute addosso. Era riuscito a eliminarle senza che lo ferissero, ma i rumori della lotta avevano segnalato la sua posizione al resto del branco.
Era stata una fuga angosciosa. Le strida delle chimere erano riecheggiate nelle strade. Era riuscito appena in tempo a superare gli ultimi palazzi, prima che le scimmieragno calassero dalle loro ragnatele e gli precludessero ogni via di salvezza. Le maledette bestie però non si erano date per vinte.
Ricordava di aver lasciato la strada asfaltata, correndo in mezzo alla sterpaglia del deserto, inerpicandosi su un pendio sassoso, il canyon che si stagliava a poche centinaia di metri da lui. Aveva raggiunto il fiume e vi si era gettato, le bestie sempre alle sue calcagna. Poi…
Poi si era svegliato nella grotta. Stando alla luce che filtrava dall’ingresso, doveva essere sul mezzogiorno. Erano trascorse dodici ore. Dodici ore di cui non ricordava nulla.
Matt riprese a muoversi lungo il sentiero.
“Come diavolo ho fatto a giungere fin qua? Forse qualcuno mi ha visto trascinato dalla corrente e mi ha tratto in salvo, portandomi al riparo della grotta.”
NebbiaEscluse subito la possibilità: non c’erano impronte lungo il sentiero che salivano, solo le sue che stava lasciandosi alle spalle. Inoltre, benché la parete rocciosa assomigliasse a quella del canyon verso cui si era diretto mentre fuggiva, non poteva essere lo stesso che aveva visto: sotto di lui si estendeva una folta foresta e nessuna città si scorgeva all’orizzonte. Camminò per ore, continuando a scendere verso di essa.
Quando finalmente il sentiero terminò, si ritrovò in una radura. Matt si avvicinò agli alberi, ma quando vide che dai loro tronchi neri trasudava una linfa simile al sangue, decise di tenersene alla larga. Inoltre la sera stava calando e non era consigliabile avventurarsi in un luogo sconosciuto col giungere delle tenebre. Volse lo sguardo al cielo.
“La Luna sta sorgendo.” Fece per rimettersi in marcia, ma si fermò dopo pochi passi, tornando a guardare il cielo.
“Cazzo.”
Accanto alla Luna c’era un altro satellite più piccolo, d’una colorazione rossastra. Ma guardando meglio, capì che quella non era la Luna: nessuna Luna che lui aveva visto possedeva sfumature verdastre che si facevano sempre più intense mentre continuava la sua ascesa nella volta celeste.
I due astri si fecero indistinti mentre la bruma prese a salire sopra la cima degli alberi.
La nebbia.
In quell’attimo Matt capì. Anche quando si era gettato nel fiume c’era la nebbia, ma non era la solita nebbia: troppo cupa e riflettente, come un cristallo oscuro. Era avanzata come un serpente viscido di umori, allungando le sue spire verso di lui.
“Aveva ragione quell’uomo.” Quando aveva sentito la sua storia non ci aveva creduto; aveva ritenuto impossibile che gli uomini avessero trasceso la natura della nebbia, spingendosi oltre limiti conosciuti, creando e scatenando energie che andavano oltre la loro comprensione e il loro controllo, capaci di aprire una finestra su altri luoghi, di creare passaggi per altri mondi: mondi da favola, mondi d’orrore. Ma ora, dinanzi all’evidenza, doveva ammettere che la follia umana era andata oltre la creazione di mostri come le chimere, era andata…
Lo schiocco di qualcosa che si rompeva lo fece ritornare alla realtà.
Al limitare della foresta qualcosa di grosso stava banchettando con i resti di un uomo. Qualcosa che aveva la stazza e gli artigli di un orso, ma la coda di uno scorpione. La creatura si levò eretta sulle zampe posteriori, volgendo il muso da scimmia al cielo, le narici che fremevano spasmodiche. Poi si volse verso di lui, snudando le zanne. In un attimo la creatura si mise a quattro zampe, lanciandosi in carica.
Matt imbracciò l’arma e la puntò verso di lei. La paura e lo sbigottimento di prima erano svaniti, sostituiti dal sangue freddo acquisito in anni di lotte.
Poteva anche essere finito su un altro mondo, ma le cose non erano poi così diverse dalla Terra: dovunque si andasse, per sopravvivere c’era sempre da combattere.

Cambiamento delle royalties degli e-book su Amazon

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A partire dal 15 gennaio, le royalties degli ebook su Amazon sono cambiate; con il nuovo anno anche Streetlib, con cui pubblico le mie opere, ha dovuto adeguarsi alle condizioni imposte da Amazon.
Ecco che cosa è cambiato.
Ora i libri vengono fatti rientrare in due modelli.
•Modello Standard: prevede un guadagno pari al 25% del prezzo di copertina.
•Modello Enhanced: prevede un guadagno pari al 60% del prezzo di copertina* al netto dei costi di spedizione che sono così calcolati:

Amazon.com
USD $0.15/MB
Costo minimo: USD $0.01

Amazon.ca
CAD $0.15/MB
Costo minimo: CAD $0.01

Amazon.co.uk
£0.10/MB
Costo minimo: £0.01

Amazon.de, Amazon.fr, Amazon.es, Amazon.it, Amazon.nl
€0.12/MB
Costo minimo: €0.01

I libri vengono fatti rientrare nel modello Standard o Enhanced in base al prezzo di copertina:
•Prezzo inferiore a €2,99 → Standard
•Prezzo tra €2,99 e €9,99 → Enanched
•Prezzo oltre€ 9,99 → Standard

Strade Nascoste, L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone, Jonathan Livingston e il Vangelo, seppur con un prezzo di 1.99 E non rientrano nel modello standard e mantengono le royalties al 60 % perché non sono coinvolti nei libri pubblicati dagli editori indipendenti indicati poco sopra, che rispondono ai seguenti requisiti:

•caricati a partire dal 1° agosto 2017

oppure

•con un numero di vendite inferiore a 25 unità nei 12 mesi dal 1° agosto 2016 al 31 luglio 2017.

I libri caricati al di fuori dei periodi/condizioni indicati mantengono per il momento le condizioni già previste per il calcolo delle royalties.

C’è questo “per il momento” che non è tanto piacevole e fa presagire che Amazon può decidere quando vuole di cambiare le condizioni (per il momento, da quel che ho visto dal 15 gennaio ad adesso, le royalties si sono mantenute al 60%). In questo caso, le cose per quanto riguardano i prezzi degli e-book che ho realizzato, potrebbero cambiare, come spiegherò fra poco.
Strade Nascoste – Racconti, essendo stato pubblicato il 22 gennaio 2018 e avendo il prezzo di 1.99 E, rientra nel modello standard e percepirà royalty al 25%.
Per quest’opera avrei potuto aumentare il prezzo a 2.99 E per mantenere le royalties al 60%, ma essendo una raccolta di racconti, seppur legata a un romanzo corposo, non ho reputato giusto far pagare di più ai lettori una decisione presa da Amazon. Dal mio punto di vista, una serie di racconti non può costare più di un romanzo; naturalmente dipende dalla lunghezza dell’opera, perché è illogico (portando un esempio estremo) che una raccolta di racconti di mille pagine costi meno di un romanzo di cento pagine.
La decisione di Amazon però non mi è piaciuta, anche se per questa volta ho deciso di lasciare lo stesso prezzo delle altre opere; per i prossimi lavori però mi vedrò costretto a utilizzare come prezzo 2.99 E per mantenere le royalties al 60%, anche se sono consapevole che l’aumento dei prezzi può non piacere a lettori (a nessuno piacciono i rincari) e questo potrà influire sul numero di vendite.
Qualcuno potrebbe obiettare che il 25% è un’ottima percentuale, che tanti autori che pubblicano con le ce tradizionali lo vorrebbero, ma ci sono dei punti che non vengono presi in considerazione. Qui si sta parlando di e-book, non di libri cartacei, quindi non ci sono costi di materiale e di produzione. Inoltre con una ce tradizionale ci sono pure i costi che lei si sobbarca per la distribuzione e la promozione, cosa che un autore autopubblicato non ha e per le quali si deve dare da fare personalmente. Senza contare che se si pubblica con una ce, in teoria si ha anche il servizio di editing (in pratica ci sono ce che questo servizio non lo fanno, ma vogliono avere il testo già editato, con l’autore che deve pagare personalmente un editor).
Guadagnare un quarto di due euro, dopo che si è fatto personalmente tutto il lavoro di stesura, revisione, correzione, realizzazione della copertina e dell’e-book, e ci si sobbarca la promozione, è poco; dato che lo store a parte mettere in vetrina non fa altro, tenersi una fetta così alta di guadagno è troppo.
Come ho già scritto, quella di Amazon è una scelta che non mi è piaciuta, perché uno dei punti di forza per gli autori autopubblicati per vendere è tenere prezzi bassi; 2.99 E rimane ancora un prezzo basso, vista anche la lunghezza delle opere che ho realizzato (si parla di diverse centinaia di pagine), ancora di più confrontandolo con quelle delle ce (spesso costano come minimo il doppio e hanno meno pagine) o con quelle di altri autori autopubblicati, che con lo stesso prezzo vendono opere di poche decine di pagine. Purtroppo però si deve avere a che fare con un mercato dove la gente legge sempre meno e si hanno dei pregiudizi verso le opere autpubblicate (a volte a ragione, ma bisognerebbe valutare caso per caso, non fare di tutta l’erba un fascio).
Perché Amazon ha effettuato questo cambiamento?
Si possono fare delle supposizioni.
Un modo per limitare le autopubblicazioni.
Oppure un modo per cercare di guadagnare di più dalle autopubblicazioni, dato che tanti vendevano a 0.99 E e 1.99 E.
Amazon ha sempre avuto una politica spesso opinabile; si potrebbe anche non avere a che fare con esso (Strettlib permette di scegliere gli store su cui pubblicare), ma purtroppo si deve tenere conto che, se non si vuole limitare la diffusione delle proprie, Amazon è lo store che fa vendere di più, perché tanta gente acquista su di esso per le condizioni che pone verso il cliente. E il cliente è contento, anche se non si pone domande a che prezzo ciò avviene (ovvero, si gioca sulle pelle altrui, basta pensare alle condizioni lavorative dei dipendenti di Amazon).
Vedrò come andrà la decisione che metterò in atto per le prossime opere (e non solo per esse, se le cose attuali dovessero cambiare), anche se temo che ne pagherò le conseguenze (riferito al numero di vendite), ma è qualcosa che non dipende da me ed è questa la cosa che più m’infastidisce.

Scelte d'autore

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Ogni autore, quando realizza un libro, fa delle scelte: quale stile utilizzare, quale storia raccontare, quali personaggi usare e come mostrarli. Qualcuno potrebbe obiettare che, a parte lo stile, l’autore non è poi così libero di scrivere e di ideare, come ha voluto mostrare Stephen King nella serie della Torre Nera, rivelando che lo scrittore è un semplice osservatore che riporta le vicende di mondi su cui apre una finestra e guarda. Queste sono realtà che ogni autore deve scoprire da solo: ognuno ha una propria verità da trovare e lo può fare solo scrivendo.
Quale che sia lo stato delle cose, ogni scrittore, una volta prese le sue decisioni, non può che aspettare il risultato delle sue scelte, che dipende dal giudizio dei lettori. Una premessa va fatta prima di andare avanti e che ogni scrittore dovrebbe avere chiara fin da subito: non si può piacere a tutti e non tutti possono essere accontentati. Chi vorrebbe che la storia andasse in un certo modo, chi vorrebbe un finale diverso, chi vorrebbe che un personaggio avesse avuto un altro ruolo o avesse avuto maggiore spazio: sono davvero tanti gli elementi che andrebbero cambiati se si ascoltasse tutti, al punto che alla fine si rimarrebbe bloccati.
Quello che un autore dovrebbe fare è andare avanti per la sua strada, ascoltando i suggerimenti che gli permettono di migliorare il suo lavoro, ma restando fedele alla propria idea se crede in essa.
Quando ho scritto L’Ultimo Potere sapevo come iniziare, come avanzare e come finire; sapevo che tipo di storia volevo raccontare. Ma sapevo anche che non volevo raccontare solo una storia d’azione, non volevo mostrare solo la rovina di un mondo: volevo creare un testo che rendesse il lettore consapevole di alcuni aspetti dell’essere umano. I vizi e le virtù sono alcuni degli elementi che ho trattato, ma non sono stati certo gli unici.
Niente di strano in questo, si potrebbe far notare. La scelta strana è che con L’Ultimo Potere ho voluto creare un’opera che unisse narrativa e saggista: visto che mi piacciono entrambe, ho deciso di usarle nello stesso lavoro. L’obiezione che si può fare è che o si utilizza l’una o si utilizza l’altra, ma visto che a me piace sia l’azione, sia l’introspezione, sia la riflessione, averle in un’unica opera è qualcosa che ho ritenuto apprezzabile. Sono consapevole che è stato un rischio agire in questa maniera, che non a tutti può piacere vedere mischiati i due elementi (certi dialoghi non sono degli “spiegoni” come si usa dire tra gli addetti ai lavori, ma sono il modo in cui ho immesso la parte saggistica), ma questa è stata la mia scelta d’autore.

Estremismi e follia

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I fatti di Macerata sono noti non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Già è stato grave il fatto che una ragazza sia stata uccisa e fatta a pezzi, ancora di più che una persona non legata alla vittima abbia deciso di farsi giustizia sparando su persone di colore che nulla avevano a che fare con la sua morte, ma che dovevano pagare solamente per avere la pelle dello stesso colore di chi è colpevole di un atto criminale.
Se possibile la situazione si aggrava ulteriormente con tanti attestati di stima e solidarietà all’uomo che ha sparato, cui sono seguiti inneggiamenti al duce, al fascismo e alla morte di chi è di colore, ma anche dei comunisti e di chi non è di destra. Chiari esempi di estremismi che stanno prendendo sempre più piede.
Che l’Italia sia nel caos lo si sa da tempo, come si sa che da tempo il fascismo sta sempre più prendendo piede, ma che ci siano forze politiche che speculano sull’immigrazione, che facciano leva su questo clima d’odio per ottenere voti e spingano sugli estremismi, fa preoccupare non poco. Perché è così che nascono cose come il nazismo: la storia ha insegnato che i tedeschi di allora prima colpirono gli ebrei, poi altre etnie, zingari, avversari politici, persone con handicap.
Qua, purtroppo, si teme che non andrà diversamente. Adesso gli africani, poi toccherà a sudamericani, orientali, chi non è della stessa appartenenza politica, disoccupati, anziani, handicappati.
La storia si ripeterà. E pare proprio che si voglia che si ripeta, dato che si lascia fare. Ci si domanda che fine ha fatto il reato di apologia di fascismo. Ci si domanda perché si permetta tranquillamente sui social di fare dei fotomontaggi dove si decapitano persone che politicamente la pensano diversamente. Ci si domanda perché un estremista di destra che ha sparato su persone innocenti venga difeso dando la colpa dell’accaduto agli immigrati perché sono in Italia.
Ci si pone molte domande, ma non si è meravigliati di quello che sta accadendo perché si sapeva che si sarebbe arrivati a questo punto. Era qualcosa di già scritto. I segnali erano chiari e vedendoli si poteva evitare di arrivare a questo punto; sono stati visti e si è voluto continuare lo stesso, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Studiando la storia ci si sarebbe accorti che di copioni simili ce n’erano già stati tanti, anche recenti, come fascismo e nazismo hanno insegnato con la Seconda Guerra Mondiale e tutto il periodo precedente che ha fatto giungere a essa.
Non è stato un caso, e non è stata certo fantasia, quando ho scritto di certi argomenti in L’Ultimo Potere: il contesto può essere differente, ma il copione è lo stesso. Chi ha letto il romanzo sa cosa è seguito dopo: si vuole fare la stessa fine?

Shangri-La

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Shangri-LaShangri-La è una graphic novel di Mathieu Bablet del 2016 appartenente al genere distopico/fantascientifico. La Terra è divenuta un luogo inabitabile in seguito alla Grande Catastrofe del XXI secolo; di questa catastrofe si sa poco: c’è chi pensa che sia la guerra che ha portato il divieto di praticare le religioni, e c’è chi crede che sia il disastro avvenuto quando la siccità ha impedito il raffreddamento delle centrali nucleari. Quale che sia la realtà, ciò che resta dell’umanità vive in un grande satellite artificiale che gravita attorno al pianeta, obbedendo ai dettami della Tianzhu Enterprises, una multinazionale che impartisce ordini e direttive che devono essere eseguiti senza pensare né protestare. Molta della popolazione accetta lo status quo passivamente, credendo che avere un posto di lavoro con il quale comprare i prodotti della multinazionale sia il massimo della vita; una vita tranquilla, sicura, dove tutto è stabilito e controllato; ma c’è chi non accetta una vita del genere, avendo chiaro che la Tianzhu nasconde qualcosa e mente su molte cose, essendo riuscita a plagiare la mente delle persone con un consumismo sfrenato.
All’inizio Scott, il protagonista della storia, è tra le persone che ritengono che il sistema di Tianzhu sia giusto, ma lentamente comincia ad aprire gli occhi quando la multinazionale non gli vuole rilevare informazioni sulle anomalie su cui sta indagando: in varie Tianzhu Atomic Research stanno avvenendo esplosioni sferiche prive di tracce di combustione. Sfere fantasma al posto dei laboratori dove si facevano esperimenti sulla materia, portate avanti dal gruppo di ricerca “L’ambizione del secolo”, che vuole creare dal nulla la vita, proprio come avvenne alle origini della creazione dell’universo: gli scienziati di tale gruppo vogliono creare attraverso l’uso dell’antimateria l’Homo Stellaris, una nuova specie umana che andrà a vivere nelle pianure di Shangri-La, una zona di Titano, il più grande satellite di Saturno, che da 300 anni viene terraformato (macchine gigantesche sono state mandate per rendere il luogo vivibile, rendendo l’aria respirabile, facendo comparire l’acqua e poi permettendo la proliferazione di flora e fauna). Nonostante la pericolosità, Tianzhu lascia fare gli scienziati perché è ricattabile: infatti questi ultimi sanno che da tempo la Terra è di nuovo abitabile e la multinazionale lo tiene celato per poter controllare meglio l’umanità.
Uno scienziato di L'ambizione del secoloDi fronte a questa realtà, Scott e i suoi amici decidono di unirsi alla resistenza guidata da Mister Sunshine per saperne di più su quello che sta succedendo e cercare di cambiare le cose. Quello che scopriranno su ciò che vuole fare la resistenza e come agisce Tianzu non li soddisferanno per nulla.
Le vicende prendono una piega sempre più brutale quando la verità viene rivelata: la violenza dilaga in tutto il satellite, portando caos e distruzione. Il gruppo di ricerca “L’ambizione del secolo” riesce nel suo intento, creando dal nulla una nuova razza umana e mandandola su Titano: dopo essersi sbarazzato di Dio, ora l’uomo è riuscito a divenire lui stesso Dio. Creando la vita dal nulla si sente sopra di tutto e di tutti, il massimo cui può giungere l’umanità.
Ma il suo più grande successo risulta essere anche la sua stessa rovina. Scott e il fratello cercano di fermare la reazione instabile dell’antimateria. Una parte degli abitanti della stazione riesce a raggiungere la Terra, ma la loro è una felicità di breve durata. Per i protagonisti e la vecchia razza umana non c’è un lieto fine: le loro scelte li hanno portati a una fine inevitabile. Per l’homo stellaris invece si tratta di un inizio, senza essere controllato da nessuno, con la speranza che gli errori di chi li ha preceduti non si ripetano.

Shangri-La (che si rifà al luogo immaginario descritto nel romanzo Orizzonte perduto di James Hilton del 1933, un Eden materiale e spirituale in cui l’occupazione degli abitanti è quella di produrre cibo nella misura strettamente necessaria al sostentamento e trascorrere il resto della giornata nell’evoluzione della conoscenza interiore della scienza e nella produzione di opere d’arte) è un’opera lucida che, anche se ambientata in un futuro distante secoli, denuncia la società del presente: è impossibile non accorgersi della forte critica che Mathieu Bablet lancia contro il sistema attuale.
Le multinazionali che con i sistemi creati da loro vogliono controllare la massa attraverso la mentalità del consumo.
La verità celata e l’attenzione distolta attraverso lo spettacolo, i social e l’illusione che il parere della gente conti qualcosa.
Il bisogno creato a tavolino che spinge le persone ad avere sempre le ultime novità e a seguire le mode decise dai media.
L’insensibilità degli uomini di non chiedersi come i prodotti sono realizzati, disposti a tutto pur di averli, anche se essi sono ottenuti con la sofferenza altrui; molto potenti sono le immagini che mostrano come sono sfruttati gli animoidi (l’uomo con la sperimentazione ha dato la parola agli animali): intubati, senza la possibilità di muoversi, menomati, sono costretti a lavorare in piccoli box all’interno di enormi fabbriche di montaggio per realizzare i tanto ambiti TZ-phone. Impossibile non vedere in questo il riferimento alle condizioni di lavoro cui sono costretti coloro che lavorano nella produzione degli I-phone, trattati come delle bestie.
Robot di Shangri-LaCome è impossibile non accorgersi della denuncia di come il corpo della donna viene usato nella pubblicità per influenzare la mente delle persone all’acquisto (emblematica l’immagine che pubblicizza il TZ-phone, con una donna completamente nuda messa a novanta gradi con la scritta “Approfittate” messa in diagonale a poca distanza dal suo di dietro in un chiaro atto di penetrazione).
Per non parlare dell’odio e delle ingiustizie perpetrate verso le minoranze e i diversi da parte di chi si considera superiore (in questo caso gli umani che angustiano, denigrano e pestano gli animoidi, come succede nella nostra storia, basti pensare a quello che hanno fatto fascismo e nazismo).
Contenuti e storia non mancano di certo in Shangri-La: si è di fronte a un’opera matura, dal potente impatto, molto cruda e amara, e non potrebbe essere diversamente vista la realtà che mostra, ovvero di un’umanità chiusa in se stessa, persa dietro il superfluo e il banale (l’accumulo materiale, la mania di fare selfie e condividere tutto quello che fa e pensa).
Mathieu Bablet dimostra non solo di sapersi destreggiare bene nella sceneggiatura, ma di sapersela cavare altrettanto bene nell’uso dei colori e nei disegni: grande cura è data ai mezzi, agli interni della stazione, ai mezzi tecnologici e agli esterni, sia nello spazio, sia sui vari pianeti. L’unica cosa che non a tutti può piacere è la scelta stilistica usata per i volti umani, che li raffigura un po’ troppo piatti.
Shangri-La è una lettura consigliata, soprattutto a coloro che non si rendono di come stanno vivendo e di cosa fa e dove sta andando la società attuale.

Andrà tutto bene

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Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto, ma lei non ci fece caso, la sua attenzione rapita dall’intreccio dei palazzi, lunghe sagome affilate che facevano apparire la città un immenso campo di lance. Un campo inquietante, sulla cui sommità incombeva una densa foschia giallognola alimentata dalle colonne di fumo che nascevano dalle zone centrali.
Erano soprattutto le rovine d’acciaio e cemento della periferia, simili a lame smussate e dentellate, a renderla restia ad avanzare. Stava per tornare sui suoi passi, ma un gorgoglio dello stomaco le ricordò che da due giorni non mangiava. Alzò lo sguardo di nuovo sulle colonne giallo/grigie che salivano al cielo.
“Dove c’è fumo, c’è fuoco” pensò. “E se c’è fuoco, ci sono anche esseri umani, che sicuramente hanno del cibo con sé.”
Si fece coraggio e riprese il cammino.
Dopo un paio d’ore raggiunse i primi edifici della periferia, casermoni sventrati o collassati su se stessi. Tenendosi lontana da loro, proseguì lungo la strada principale per un pezzo, ma quando cominciò a trovare tracce di animali, piegò alla sua sinistra, percorrendo strade più strette e invase dai cadaveri di auto arrugginite.
Spaurita e disorientata, avanzò in mezzo a palazzi che sembravano volersi chiudere su di lei. Presto iniziò a sentire versi che non aveva mai udito; aggredita dalla loro durezza, fu presa dal panico, cominciando a svoltare a destra e a sinistra come un animale in fuga. Saltò sul marciapiede quando un forte sbuffo risuonò vicino a lei.
Fissò per alcuni secondi la nuvoletta di gas che si levava dal tombino; poi, disgustata dall’odore, tornò a camminare sulla strada.
Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono, invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione. In pochi istanti si sentì sporca, provando l’impellente bisogno di lavarsi.
“Questo è troppo.” Ritornò sui suoi passi, decisa a lasciare quel letamaio. Quando raggiunse l’incrocio, si rese conto di non sapere quale direzione prendere per tornare alle colline.
“Mi sono persa.” Il panico crebbe ancora di più.
Con uno sforzo cercò di calmarsi.
Andrà tutto bene, te lo prometto.
Si ripeté la frase che le diceva suo padre quando doveva affrontare qualcosa che le faceva paura.
“Se solo fosse qui con me. Se solo lo avessi fermato quando è partito con mio fratello alla ricerca di cibo. Perché non ho dato retta al mio istinto?” Ma già conosceva la risposta: perché aveva avuto paura, perché voleva sentirsi dire da suo padre quelle parole.
Andrà tutto bene, te lo prometto.
Si costrinse a calmarsi. Con lo sguardo al cielo, usò le volute di fumo come punti di riferimento, come se fosse un marinaio che seguiva le stelle.
Continuando a schivare i vapori sulfurei che uscivano dai fori dell’asfalto, finì in quartieri sempre più sporchi, dove le pareti dei palazzi degradavano in colorazioni che passavano dal grigio al marrone al nero e tutto sapeva di fumo.
Le strade si mutarono presto in budelli tortuosi, dove ogni buco era stato trasformato in fortificazione: istrici di spranghe e lamiere, rafforzate da auto ribaltate e mobili d’appartamenti depredati. Volti sporchi di cui s’intravedevano solo gli occhi la scrutavano dalle fessure delle barricate.
Cominciò a sentire un vociare soffuso, che presto si fece più vicino, accompagnato dal sottofondo di metallo che veniva divelto e di corpi che cozzavano contro i muri. Rallentò il passo.
Quando raggiunse l’incrocio, vide alla sua destra quello che era stato un negozio bruciare con furia, soffiandole contro una densa fumana nera che sapeva di carbone e plastica fusa.
Si allontanò da quel luogo, continuando a seguire il vociare. Vide di nuovo il fumo giallo/grigio che aveva scorto dalla collina salire da dietro un basso caseggiato. Dimentica di ogni timore, si affrettò a raggiungerlo.
Superato l’angolo dell’edificio, si bloccò.
Il fumo non apparteneva a falò da campo, dove il cibo era cotto: era l’esalazione di roghi d’esseri viventi che venivano gettati all’interno di profondi crateri e lasciati bruciare fino a che non ne rimaneva che ossa.
La sua mente si chiuse dinanzi al quadro d’orrore che aveva davanti.
Prese a correre all’impazzata, dimentica di tutto, se non che doveva allontanarsi il più possibile da quell’inferno. Poi, quando le forze scemarono, con i polmoni e le gambe in fiamme, dovette rallentare; continuò solo per disperazione, non aveva le energie nemmeno per alzare lo sguardo dall’asfalto.
Si sentì afferrare per un braccio, costretta a muoversi in fretta. Per un pezzo si lasciò guidare, ma poi la mente cominciò a schiarirsi. Lentamente si voltò verso chi la teneva: si vide riflessa nelle lenti scure di una maschera di gomma gialla.
L’uomo grugnì qualcosa che non riuscì a comprendere.
Katrin strabuzzò gli occhi, guardandosi attorno.
Un altro uomo con una maschera identica spuntò da dietro un palazzo e si diresse verso di loro; alle sue spalle saliva al cielo un’altra colonna di fumo giallo/grigio.
Lo vide avvicinarsi e solo allora si accorse che aveva quattro gambe.
“Questi non sono uomini…”
Riuscì a divincolarsi, ma si girò troppo in fretta e cadde a terra. Le due creature l’afferrarono per le gambe, trascinandola verso il fumo.
Camminando sgraziatamente a gambe aperte, i due esseri avanzarono a testa bassa, strattonandola senza pietà.
Katrin tentò di afferrarsi a qualsiasi appiglio trovasse lungo il marciapiede.
«Aiuto!» urlò disperata mentre veniva trascinata.
Stizziti, i due intensificarono gli sforzi, sballottandola di qua e di là con più violenza.
«Aiuto!» continuò a strillare Katrin, dimenandosi con tutte le forze.
Il fumo si avvicinava sempre di più.
«Aiutatemi!» I muscoli si tesero sul collo sottile e denutrito, scavando una fossetta sopra lo sterno mentre cercava di liberarsi. «Per favore, che qualcuno mi aiuti!» Katrin s’inarcò cercando d’avvinghiarsi attorno a un palo di metallo. «Io non voglio morire!»
Katrin lanciò uno sguardo verso il vicolo scuro alla sua destra prima di perdere la presa sul palo e tornare a essere trascinata verso la sua fine.
Improvvisamente le sue gambe furono libere.
Sentì un cozzo.
Si voltò appena in tempo per vedere un uomo afferrare le maschere delle due creature e strapparle dalle teste adunche. Le facce cadaveriche si contorsero come carta che bruciava, la pelle raggrinzì e si riempì di vesciche in pochi istanti. Un gemito strozzato uscì dalle bocche prive di denti, come di chi non riusciva a respirare. Una serie di spasmi violenti e i due giacquero immobili a terra, il volto che si liquefaceva in una poltiglia biancastra.
«Cosa stai aspettando? In piedi, sei libera!» si sentì intimare. «Forza! Potrebbero arrivarne altri!»
La prospettiva di una nuova cattura le diede la scossa di tornare a muoversi.
Seguì l’uomo che la precedeva a passo spedito.

Sdraiata sul letto della casa nella quale si erano rifugiati, Katrin guardava la nebbia che vorticava fuori dalla finestra e ripensava alle parole di Guerriero, l’uomo che l’aveva salvata.
Alle volte c’è qualcosa di strano in quel grigio: non è una nebbia normale. È viva: sembra un gigante che respira, che non riesci a vedere, ma che è vicino a te. Quando c’è, la realtà cambia. È come se si aprissero delle porte, delle finestre che si affacciano su altri mondi, facendo arrivare il loro alito sulla Terra. Un sospiro capace di mutare la realtà. Le persone spariscono in mezzo a essa.
All’interno dei palazzi erano al sicuro, le aveva detto, dato che la nebbia non passava oltre ciò che era chiuso.
“Ma sarà davvero così?” pensò con un tremito. “Era meglio se fossi rimasta sulle colline, a patire la fame, piuttosto che finire in questo inferno.” Si raggomitolò su se stessa, come se questo potesse proteggerla da un mondo dove tutto era ostile.
Andrà tutto bene, te lo prometto.
“Non ne sono sicura, papà.” Si strinse con forza le braccia al petto. “Non ne sono per niente sicura.”