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Tentativi di peggioramento

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Il caso Electrolux che tanto in questi giorni sta tenendo banco è allarmante e non solo per il fatto che centinaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro (lavoratori degli impianti Electrolux, ma anche dell’indotto che lavora per tale ditta): il tentativo da parte della dirigenza di colpire il contratto e i diritti dei dipendenti è stato molto grave e pesante. Dimezzamento degli stipendi, riduzione dell’orario a 6 ore lavorative, taglio dei 2.700 euro di premio aziendale dell’80%, blocchi dei pagamenti delle festività e degli scatti di anzianità, riduzione di pause e permessi sindacali (-50%): una proposta che subito ha fatto levare la protesta, ad agire contro di essa. Di fronte a ciò, la dirigenza ha subito ritirato la proposta giustificandosi con un tipicamente italiano “avete capito male” e modificando la linea di condotta.
Ma rimane il fatto che il tentativo è stato fatto e se fosse stato accettato e attuato, avrebbe creato un pesante precedente, al quale poi tante altre ditte sarebbero andate dietro (Fiat docet), peggiorando ancora di più la condizione dei lavoratori e di conseguenza il mercato, i consumi, l’economia, rendendo tutto ancora più drastico.
Ancora più gravi sono state le opinioni e i “consigli” dei cosiddetti esperti e della gente legata alla politica che indicavano come l’unica soluzione possibile l’accettazione di quanto proposto dalla dirigenza, asserendo che era meglio lavorare per poco che non lavorare, che bisogna adattarsi, fare sacrifici. Ma i sacrifici li devono fare sempre e solo i lavoratori dipendenti, gli operai, la gente comune, sempre a stringere la cinghia, sempre ad accettare di tutto e a sottomettersi: la gente che dà simili consigli non ha problemi, ha sicurezza economica perché ha stipendi elevati che un lavoratore normale si sogna e non sanno cosa significhi tirare avanti, fare i conti con un sistema sempre più schiacciante che grave sempre sulle loro spalle. Accettare simili proposte significa solo dare il via a un continuo peggioramento delle condizioni di vita, a perdere sempre più diritti, arrivando a lavorare in condizioni di poco migliori della schiavitù, se non uguali.
Finora si è sempre fatto così, da quando sono state immesse le società di lavoro interinale, le decine di tipologie di contratto e la cosiddetta flessibilità: il risultato è stato un peggioramento continuo.
Quanto tempo ancora ci vuole per imparare la lezione?

L'Italia è un paese

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in cui le persone non imparano, né dalla storia (presente e passata), né dai propri errori.
Non si è fatto a tempo a perdere dallo scenario politico una figura come Berlusconi, che subito la si è rimpiazzata con un’altra simile: Matteo Renzi.
Un altro venditore, un altro individuo che non fa politica ma si cura solo d’apparire in tv, la cui unica preoccupazione è ottenere una poltrona e dei problemi della popolazione non ha interesse, sono solo una facciata per mascherare le sue intenzioni e prendono in giro come fanno tanti altri il cui unico intento è avere potere.
No, non si riesce, peggio, non si vuole imparare.
Senza speranza.

Elantris - La recensione

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Sarebbe stato bello poter scrivere di Elantris, la città degli déi, la città abitata da creature di una bellezza splendente, luogo di fulgore e magia. Un luogo di una felicità eterna che però all’improvviso finisce, divenendo teatro di tetra disperazione, i cui abitanti, colpiti da un’orrenda maledizione, diventano misere creature i cui corpi hanno dimenticato di essere morti e la città diventa la loro tomba.
Sarebbe stato bello scrivere di Raoden, principe ereditario del regno di Arelon, che viene rinchiuso all’insaputa di tutti tra le mura di Elantris, dove sarà costretto a fare i conti con una civiltà imbarbarita; di Sarene, sua futura sposa, che dovrà affrontare da sola gli intrighi di corte di Arelon e una nuova minaccia rappresentata da Hrathen, un alto sacerdote giunto dal regno ostile di Fjorden.
Sarebbe stato bello scoprire i segreti che si nascondono dietro questa storia, i risvolti psicologici dei personaggi che ne fanno parte e gli danno vita.
Ma tutto ciò non è possibile.
Perché non ci si può far sfruttare per qualcosa che piace.
Perché pur di avere qualcosa che interessa non si può accondiscendere a tutto quello che gli altri vogliono.
Perché ogni cosa deve avere il suo giusto prezzo.
Questo Fanucci non ha fatto con Elantris di Brandon Sanderson, il romanzo che è stato il suo esordio nel mondo dell’editoria, solo adesso tradotto in Italia, proponendolo al prezzo spropositato e ingiustificato di 30 E per un volume che arriva appena alle 700 pagine, presenta copertina morbida e non ha nessuna immagine al suo interno.
Il motivo per cui si sottolineano questi punti è presto spiegato: già La Via dei Re fu contestato quando uscì per lo stesso prezzo, ma si cercò di trovare giustificazione nel fatto che aveva mantenuto la copertina originale, aveva le mappe a colori e disegni al suo interno, senza contare la lunghezza di 1152 pagine, a cui andavano aggiunti i costi di traduzione che potevano renderlo più caro rispetto all’America (venduto a 20 $), ma non da far arrivare a una cifra del genere. Ragionamenti e giustificazioni che però sono crollati quando Fanucci ha proposto l’edizione economica di La Via dei Re, che, salvo un paio di mappe da colori passate in bianco e nero e della copertina passata da rigida a morbida, è praticamente uguale a quella più costosa, solo che viene proposta a 14.90 E.
Dopo queste premesse si capisce del motivo dell’indignazione, perché non si può far pagare allo stesso prezzo un romanzo che ha quasi 500 pagine di meno, è privo delle stesse caratteristiche e che in lingua originale supera appena i 20 $ nella versione rilegata con copertina rigida. Una tale politica dei prezzi significa solo una cosa: speculare. E in un periodo di crisi, dove sempre più si avvertono le contrazioni del mercato e del calo di denaro nelle tasche delle persone, questo significa o cercare d’affossare il prodotto o ritenere chi apprezza e segue lo scrittore statunitense un individuo inintelligente, disposto a pagare qualsiasi cifra pur di poter leggere le storie che gli piacciono tanto.
Si sarebbe preferito scrivere di avventure e misteri e invece ci si ritrova a dover riflettere su un modo di fare che è stato perpetrato più volte con Brandon Sanderson dalla casa editrice romana.
È troppo pagare 25 E per Presagi di Tempesta, Le torri di Mezzanotte e Memoria di Luce, tutti pubblicati in brossura, quando lo stesso formato in lingua originale costa meno di 10 $ e la versione rilegata non arriva a 24 $.
Se si riteneva 22 E un prezzo che poteva essere appropriato per ogni volume della trilogia Mistborn (sempre in brossura) per la sua prima edizione, esso appare senza ragione dopo l’uscita di quella economica a 16.90 E, che è praticamente la stessa salvo il cambio dell’immagine di copertina: una semplice immagine non può costare più di 5 E. O si cambia tutto il formato oppure si tratta sempre di voler approfittare e guadagnare più del dovuto.
La Legge delle Lande ha presentato un prezzo di 14.90 E, ma si deve considerare che rispetto agli altri volumi della saga Mistborn è appena la metà (340 pagine contro volumi che sono tra le 700 e 800 passa pagine) ed è già nella versione economica.
Il Conciliatore, rilegato con copertina rigida e dello spessore di Elantris invece è stato venduto a 16.90 E: rapportato con gli altri, un buon prezzo.
La cosa fa pensare, ma forse c’è una spiegazione.
Prima del restyling del sito di Brandon Sanderson, era possibile scaricare gratuitamente il file pdf di Warbreaker (Il Conciliatore, appunto): si trattava di una delle prime stesure, con diversi refusi e pure sviste grosse. Fanucci potrebbe aver usato quella per tradurre il romanzo: per questo si può spiegare il prezzo così basso.
Cosa fa pensare tutto ciò?
Questo punto.
Nella versione cartacea italiana a pag 579, alla riga 31 c’è un grosso errore.
La scena è incentrata su Vasher e Vivenna, ci sono solo questi due personaggi e la frase “Dai loro dèi” pronunciata da Vasher viene attribuita a Lievecanto che non compare minimamente nel paragrafo.
Stessa cosa accade a pag 501 del file pdf di Warbreaker. Difficile pensare a una semplice coincidenza: il resto viene da sé.

Warbreaker refuso pag 501 – Sanderson – versione pdf

A fronte di tutto ciò, occorre ricordare un’altra cosa: Elantris non è un libro appena uscito, ma risale al 2005 e per quanto le capacità di Sanderson non possono essere negate, rimane il fatto che si tratta del suo romanzo d’esordio e lo scrittore allora non aveva la maturità stilistica e di sviluppo di trama che è venuta con l’esperienza acquisita negli anni successivi ed è lontano dal livello che gli ha permesso di realizzare un’opera del calibro di La Via dei Re.
In definitiva, il gioco non vale la candela e viene sconsigliato l’acquisto del romanzo a tali condizioni. Specialmente e soprattutto di fronte all’atteggiamento tenuto dalla casa editrice che ha chiuso gli occhi e voluto ignorare deliberatamente le numerose proteste dei lettori, specie sulla sua pagina Facebook, oltre a non pubblicare commenti di critica sul suo blog com’è suo solito fare:

Elantris fanucci facebook
Elantris fanucci facebook 2
Elantris fanucci facebook 3
Elantris fanucci facebook 4
Elantris fanucci facebook 5
Elantris fanucci facebook 6

Fanucci ha trovato il coraggio di asserire che, “come molti di voi (i lettori), hanno notato, le nostre scelte editoriali hanno sempre avuto una coerenza” (certamente per il loro interesse da editore), nonostante decine degli utenti criticassero la notizia dell’uscita di Elantris a tale prezzo e solo una manciata ne era felice.
Ora, Fanucci può obiettare che c’è sempre la versione e-book (prezzo 9.99 E) se si vuol leggere Elantris, ma fare un’affermazione del genere sarebbe un’ulteriore presa in giro e mancanza di rispetto vero i lettori, perché sarebbe un voler distogliere l’attenzione da una politica e un atteggiamento sbagliati e ingiustificabili.

Il gioco non vale la candela

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In un periodo dove molti settori sono in crisi, quello del gioco invece prospera. In apparenza incredibile, le persone hanno meno soldi da spendere, ma ne spendono di più per il gioco. Scommesse, siti online dedicati al poker, gratta e vinci, superenalotto, casinò, macchinette dei bar: questi sono solo alcuni esempi di tale ampio settore. Di fronte all’incertezza, al mare di problemi che ci sono, invece di darsi da fare e cercare ognuno di fare la propria parte, di puntare sull’impegno, molti rimangono fermi (demoralizzati da un sistema che non premia il merito e dall’esempio di guide incompetenti che se ne lavano le mani) e decidono piuttosto d’affidarsi alla fortuna, senza considerare che tutto il sistema gioco è un sistema dotato di un’efficacia straordinaria nello spillare soldi e sfruttare, che adesca e ammalia con il miraggio di grandi vincite.
Il problema non sono solo i soldi che ci si rimette, dato che sono più le spese che i guadagni, ma il fatto che sono sempre maggiori i casi di uomini e donne che hanno sviluppato una dipendenza dal gioco, vivendo solo per esso, facendo debiti spaventosi, perdendo tutto (affetti, proprietà), avendone la vita rovinata; si è arrivati al punto che si stanno aprendo cliniche per la disintossicazione da esso, tanto è alto il numero di vittime che non riescono a staccarsene senza un aiuto.
Nonostante stia diventando una piaga sempre più diffusa, ciò che stride è che continuamente non si fa che martellare con la pubblicità per spingere le persone a giocare, subito seguite da campagne che invitano a farlo con moderazione perché può nuocere alla salute. Una delle tante contraddizioni che dimostrano come con qualche bel discorso e raccomandazione si pensa di risolvere un problema quando si è stati il suo creatore, un lavarsene le mani perché quello che conta non è la salute del cittadino, ma fare sì che spenda denaro e lo faccia entrare nelle casse altrui.

Sempre alle solite

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In Italia, ormai da anni si ripetono sempre i soliti copioni e ancora non si è imparato a riconoscerli e a stancarsene.
Per l’ennesima volta si sta aprendo l’ennesima crisi di governo: prevedibile quando si fa un governo basandosi sul compromesso e si sottostà a ricatti per mantenere la posizione che si è ottenuta, per mantenere equilibri che danno benefici. In un paese che va sempre più a rotoli, non è possibile che l’unica preoccupazione sia il tentare di salvare in ogni modo un individuo che ha fatto sempre e solo il proprio interesse a discapito della popolazione e in barba alle leggi: con tutti le problematiche che ci sono, l’unico messaggio che è capace di dare la politica attuale è che conta salvare l’insalvabile.
No, tutto non può girare attorno a una sola persona, non deve essere così importante da essere al di sopra di un intero paese e delle sue leggi. Per qualcuno tuttavia deve avere questa importanza, dato che se cade Berlusconi, cadono molti che sono nel suo partito e che sono al governo, perdendo i privilegi accumulati finora, cosa che in ogni modo vogliono evitare, perché nessuno ci sta a rimetterci. Gente che è stata ed è al governo pensando solo al proprio interesse, che non ha fatto nulla per portare il paese fuori dalla crisi e ha puntato invece solo sui giochi (i cui ricavi, gestiti da chi era premier negli anni passati, sono serviti a pagare i debiti di una società di suo possesso, la Mondadori), venendo pagata con i soldi dei cittadini, venendo stipendiata per un lavoro che non fa, e che per questo dovrebbe essere licenziata, essere sbattuta via. Non solo: non dovrebbe avere più la possibilità di essere eletta, di avere cariche pubbliche e di governo.
Tutto questo è sbagliato certo, ma c’è un altro fatto: si è partiti con il piede sbagliato per l’ennesima volta, perché non si può realizzare un sistema di governo che si basa sul compromesso: tutto ciò deve sparire, si deve resettare totalmente. Bisogna ripartire con basi differenti dove conta la preparazione, l’esperienza, la capacità, il merito, non mettere delle persone che non hanno nulla a che vedere con determinati ruoli (e non conoscono minimamente la materia di competenza) solo perché hanno le conoscenze, sono raccomandati.
Tutto ciò deve finire. Ma perché finisca, deve iniziare dal basso. Perché non si pensi che le raccomandazioni, avere posti non per merito ma per spinte, appartenga solamente alla politica, è così dappertutto, in qualsiasi ambiente, anche per piccoli ruoli: enti pubblici, ditte, scuole, palestre, piscine. Sono poche le persone che hanno determinate mansioni per le loro sole capacità, per i meriti di quanto sanno fare: sempre di più ci si trova ad avere a che fare con persone che sono in un posto solo grazie alle conoscenze che hanno. Ma i risultati di questo modo di fare che sputa in faccia alla meritocrazia si vedono: creano solo perdita, solo danni.
Gli individui se desiderano che tutto ciò non si ripeta, devono volere che ci sia cambiamento, ma perché avvenga, occorre che siano loro i primi a cambiare mentalità e rifiutare in maniera netta e precisa quello che è stato solamente un gran cumulo di fango inquinante. E per farlo, servono fatti, non lamentele.

Nel mondo d'oggi

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specie in tempi di crisi, si sente di tutto. E più che altro sono assurdità e ingiustizie, dove, per esempio, dopo aver fatto dei danni, si vuole che siano gli altri a pagarne il prezzo.
E’ il caso della politica, dove i governanti sbagliano, ma è la popolazione che deve rimboccarsi le maniche e rimediare.
E’ il caso degli imprenditori, che fatte le scelte sbagliate, fanno riduzioni di personale, licenziando i lavoratori per ridurre le spese: una politica dei tagli che non porterà mai guadagno, dato che solo con l’innovazione e la ricerca può esserci sviluppo.
In questo triste e deprimente quadro, non poteva mancare la Mondadori, che vista la crisi e il proprio indebitamento, dovuti ad aver compiuto politiche aziendali sbagliate seguendo la strada che non puntava sulla qualità e sul rispetto dei lettori, ha pensato bene di chiedere ai fornitori di “restituire” il 5% degli incassi 2013. Una richiesta che mostra, come se ce ne fosse ancora bisogno, la natura di tale case editrice e della sua proprietà, che dovrebbe invece preoccuparsi di restituire tutti i soldi che si è appropriata indebitamente per pagare col denaro pubblico i debiti che possiede.

Senza Speranza

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Non importa il sangue dei feriti.
Non importa il sangue dei morti.
Nemmeno di fronte alla forza distruttiva della natura l’uomo riesce a comprendere, a imparare dai propri errori: continua a perpetrare il copione che da anni porta avanti e che ha condotto nella disastrosa situazione economica e sociale che sta investendo il mondo.
Soldi. Soldi. Soldi.
Conta solo il guadagno, non importa a cosa si passa sopra. Le persone delle zone dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto oltre ad essere colpiti negli affetti e aver subito danni alle proprie cose, devono subire un’altra ingiustizia: il sopruso degli imprenditori che per non perdere guadagno vogliono far ripartire subito l’attività lavorativa, ma non vogliono verificare la sicurezza delle strutture e pertanto vogliono che i lavoratori firmino delle liberatorie dove questi si assumono la responsabilità civile e penale per il ritorno al lavoro per i danni causati da nuove scosse.
Un’imprenditoria sempre sfruttatrice, che non ha rispetto né per la dignità né per la vita, che pensa solo al guadagno senza avere spese e responsabilità.
Di fronte a un quadro del genere non c’è davvero speranza.

Ancora sulla Manovra, ancora con le ingiustizie

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Sulla Manovra è stata posta la fiducia.
Niente di nuovo: ormai ci siamo abituati, sapevamo che sarebbe finita così. La solita azione mossa da vigliaccheria, sopraffazione, spregio dei diritti, mancanza di rispetto verso istituzioni e popolazione.
Dove sta il grosso errore in tutto questo?
Certo, le decisioni prese dal governo sono di una gravità e irresponsabilità che rasentano l’inaudito.
Il problema sta nella frase che ho scritto sopra: ormai ci siamo abituati. Ci siamo assuefatti al punto che lasciamo correre tutto, come le parole di uno dei rappresentanti di Cisl e Uil che ha detto che la modifica sui licenziamenti loro non l’hanno voluta, ma che cosa potevano farci?
Che cosa potevate fare ?!
PER LA MISERIA, SCIOPERARE!
Che razza di sindacato siete? Siete solo capaci di stare dalla parte del più forte e dare ragione al governo, solo per accorgervi troppo tardi che anche voi siete sodomizzati dalle sue decisioni.
E buona parte della gente fa lo stesso, sta ferma mentre le cose vanno sempre peggio. Ma l’inerzia si paga e a caro prezzo.
Adesso ci sono i licenziamenti, dove costituzione e statuto dei lavoratori non varranno più nulla.
Ma questo è solo l’inizio.
C’è la proposta che vuole che sul posto di lavoro i dipendenti siano sorvegliati da telecamere e vigilantes.
Telecamere. Vigilantes.
Prigione.
Il mondo del lavoro sta diventando una prigione.
CHE COSA SIAMO DIVENTATI?
Si sta avverando sempre più la visione di George Orwell mostrata in 1984: dopo il bipensiero, anche il controllo sistematico di tutte le attività. L’individuo privato della libertà, controllato in ogni sua mossa.
Il lavoratore trattato alla stregua di un delinquente, uno schiavo, un prigioniero. E’ questa la concezione che si ha di lui.
Controllato, sempre sotto pressione, senza dignità e diritti.
Un ritorno allo squadrismo.
Cos’è, se non si manterranno i ritmi produttivi, oltre a essere licenziati, mulinelleranno i manganelli?
BASTA.
Questa non è più politica.
Gente che vive sulle spalle altrui, spadroneggiando, imperversando con le sue ingiustizie, dove tutto gli viene perdonato, dove ai delinquenti la si fa passare liscia. Come la decisione di mandare in carcere solo chi evade per tre milioni di euro (chi ne evade solo centomila invece è una persona per bene, no?). Ma il capo del governo, persona equa e giusta, vuole rimediare: vuole togliere la misura che prevede il carcere per gli evasori oltre la cifra sopra citata. Chissà per quale motivo…E si ha poi la faccia tosta di fare pubblicità progresso contro gli evasori fiscali, ovvero chi non chiede lo scontrino per il caffè al bar. Della serie si vede la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel proprio. Ma va tutto bene, non preoccupatevi, siamo in Italia, il paese dei furbetti, dove il disonesto è osannato e acclamato, portato a esempio. Che poi la pubblicità contro gli evasori sia ipocrisia allo stato puro non ci piove: come si può fare una reclame del genere, quando i primi a venire meno alla legge sono quelli che l’hanno voluta per creare una facciata di onestà e giustizia? Autoaccusa o autogoal clamoroso.
Una cosa la dice però giusta il claim: “Chi vive a spese degli altri danneggia tutti.”
Bene: allora è arrivato il tempo per chi ci governa di rispondere di quanto fatto e di pagare.
BASTA con questo scempio, via questa classe governante, fuori dal paese: bisogna liberarsene, non stare fermi e magari lamentarsi.
Come si fa?
Sciopero generale a oltranza, finché la classe governante non se ne và.
E ancora sciopero generale a oltranza finché non saranno ridati diritti e dignità ai lavoratori, fino a quando gli imprenditori non la smetteranno di fare quello che vogliono e trattare le persone come pezze da piedi.
Di nuovo, sciopero generale a oltranza, fino a quando le cose non cambieranno.
E non si dica che non si può fare perché si butterebbe a terra il paese: il paese è già a terra e si sta scavando la fossa.
E’ ora di dire basta alla sopraffazione e allo sfruttamento, all’impoverimento della vita.

Una nota personale. C’è stato chi leggendo Non Siete Intoccabili ha criticato che l’opera era esagerata, perché la realtà del mondo del lavoro non è così nefasta come l’ho descritta, che erano solo mie impressioni, un punto di vista personale troppo duro.
No, ciò che ho scritto non erano mie impressioni, fantasie esagerate: semplice realtà e i fatti lo stanno dimostrando. La realtà sta superando se stessa e sta divenendo incubo. Non si crede che questo sia possibile? Si continui su questa strada senza fare niente e si vedrà che le cose andranno anche peggio.

Social Card

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Molti ricorderanno il battage pubblicitario e i grandi proclami fatti per la social card dei poveri. Spot realizzati in pompa magna da Sacconi e Tremonti, veri e propri showmen piuttosto che politici che devono governare; ma ormai è noto che queste figure passano più tempo ad apparire in televisione che a fare il loro lavoro in parlamento, cercando di trovare soluzioni valide per il paese per migliorarlo (invece il loro operato, o non operato, è volto a farlo peggiorare).
Dopo tutte le promesse e i proclami fatti, che fine ha fatto questa ricetta miracolistica per eliminare la povertà? Che quaranta euro risolvessero poi i problemi delle persone era utopia ai massimi livelli: certo, meglio averli piuttosto che farne senza, ma non era una cifra sufficiente per essere realmente d’aiuto a persone con difficoltà ad avere lo stretto necessario per sopravvivere.
Una misura che oltre a non essere di reale supporto, ha causato non poche difficoltà e disagi alle persone che ne dovevano beneficiare; un flop, specialmente all’inizio a causa delle inefficienze del sistema e dei malintesi tra governo e Poste Italiane. Come capita di sovente, in Italia è mancata la pianificazione, l’organizzazione e la chiarezza, evidenziando la mancanza di collegamenti e dialogo tra le parti interessate a fornire il servizio; un “armiamoce e partite” stile armata Brancaleone, un andare allo sbaraglio senza aver chiaro quello che si ha da fare.
Centinaia di migliaia di cittadini aventi fatto richiesta si sono presentati a sportelli o casse con la carta scarica; specie le persone anziane hanno dovuto subire la vergogna e l’umiliazione (oltre alla brutta sorpresa di non aver soldi su cui si era contato) di sentirsi dire di non poter acquistare i prodotti perché la tessera era vuota, costretti a lasciarli perché non avevano altro modo per pagare. Un’umiliazione gratuita e sgradevole che si è dovuta subire per colpa di altri che non hanno saputo fare il loro lavoro e che hanno fatto promesse che non hanno poi mantenuto: la solita presa in giro.
Vergogna e beffa che non è toccata solo a pensionati, ma anche a decine d’immigrati a cui inizialmente è stata data la carta perché genitori di bambini sotto i tre anni nati in Italia e a cui in seguito è stata ritirata, con richiesta che i soldi spesi venissero restituiti perché non spettanti. La motivazione di tale gesto risulta trovarsi nella tessera bianca di riconoscimento del minore accompagnante il permesso del genitore, riportante la sigla Ita sotto la voce cittadinanza, in base alla nascita sul territorio italiano che però la legge del minore non riconosce come cittadino italiano.
Un mare di disservizi ai quali va aggiunto che dell’1.3 milioni di utenti secondo il governo aventi i requisiti per averne diritto, soltanto la metà ha potuto avere e usare la social card.
Un flop di grande portata, se si considera anche la spesa di trecento milioni di euro fatta per dare un’elemosina di quaranta euro a meno dell’8% dei quasi otto milioni di poveri indicati a oggi dall’Istat. E se si considera che sono esclusi a questo servizio le persone indigenti prive di reddito, i disabili titolari di altro trattamento, le famiglie con minori sopra i tre anni, il quadro non migliora di certo.
Va ricordato che i 450 milioni annui necessari per finanziare la carta dovevano arrivare dalla famosa Robin Tax: la tassa pubblicizzata in tv da un Tremonti/Robin Hood che tendeva l’arco per colpire e vessare le imprese elettriche e petrolifere. Peccato solo che tale fonte di finanziamento non sia ancora disponibile.
Ora, a due anni di distanza dalla partenza di questa iniziativa, il governo sembra intenzionato a non rifinanziare la misura, a tagliarla, dato che la voce non è presente nei capitoli di spesa.
In teoria i finanziamenti ci sarebbero, sia per l’anno in corso sia per il successivo, data la raccolta tra fondi pubblici e privati di un miliardo di euro, ma si tratta di risorse virtuali, non sono disponibili in concreto, dato che tali soldi dovrebbero tornare da aiuti di Stato alle banche sono però bocciati dall’Unione Europea.
E allora da dove possono arrivare i soldi necessari per continuare a mantenere questa beffa?
Una buona domanda, considerando che il governo ha tagliato la spesa nazionale portandola dai 2.5 miliardi di euro del 2008 ai 538 milioni di euro di quest’anno.
Un’ulteriore dimostrazione d’inefficienza e incapacità del governo di fare qualcosa d’utile per le persone: non solo perché i mezzi che mette a disposizione sono insufficienti e mancanti, ma anche perché incapace di comprendere le persone.
Molti infatti, oltre che a causa degli annunci contraddittori e confusionari e della solita burocrazia, hanno preferito rinunciare allo scarso servizio perché non volevano avere un marchio che connotasse la propria condizione di difficoltà e indigenza: questo era per tanti avere e mostrare la tessera.
E in una società basata sull’apparenza e sul consumismo, sulla superficialità e sull’egoismo, chi è in difficoltà preferisce rimanere nel silenzio e nell’anonimato per non subire l’umiliazione e il disprezzo di essere compatito e messo da parte perché considerato un peso e una macchia da cancellare dalla vista.